Ricordo con viva emozione la mia breve esperienza di servizio come delegato nazionale degli Exallievi nell’anno 2012/2013, segnato dal passaggio di consegne tra i Presidenti Bernardo Cannelli e Giancarlo Colombo. Si avviarono anche nuovi passi per allargare il coinvolgimento dei giovani nel servizio di animazione dell’associazione.

Ora, a Valdocco, continuo ad incontrare numerosi Exallievi pellegrini presso i luoghi santi salesiani e ho la possibilità di ascoltare le loro testimonianze e la gratitudine per Don Bosco e l’esperienza formativa vissuta nelle case salesiane. Si arriva nella Casa Madre di Torino con le gioie e i dolori della vita quotidiana e si fa esperienza di una pace che ci viene donata e che viene dall’alto.

L’esperienza del pellegrinaggio continuo presso l’Ausiliatrice e i santi salesiani può essere strumento nuovo di interpretazione per gli Exallievi e per la famiglia salesiana di come si possa continuare a camminare con i giovani per orientarli ad essere buoni cristiani e onesti cittadini nel solco di San Giovanni Bosco.

Il pellegrino. La meta del pellegrinaggio. Lo stesso pellegrinaggio. Chi sono i protagonisti di questa esperienza? Cosa possono dire a chi lavora per i giovani?

Ogni movimento e destinazione ci conduce lontano da casa, spinge nel mondo, in luoghi estranei alle abitudini quotidiane. Sperimentiamo che la nostra esistenza è proiettata al di fuori di noi, ci è chiesto di uscire da noi stessi, dai luoghi delle nostre sicurezze, per andare verso gli altri, in luoghi e ambiti diversi.

Incoraggiata da questo «dinamismo di uscita» (EG, n.20), anche la pastorale giovanile è chiamata ad andare incontro ai giovani, creativamente e flessibilmente, per trovarli nei loro luoghi ordinari di vita e generare con loro un nuovo tipo di apostolato più dinamico e attivo.  La casa di Valdocco è luogo di pace dove si sperimenta il silenzio e l’ascolto.

Con Maria, come avvenuto nell’episodio della visitazione, possiamo dire che una Chiesa che vuole compiere la sua missione insieme ai giovani è una Chiesa che non solo esce loro incontro, ma che, incontrandoli, si fa colloquio. Non è verbosa e incomprensibile, ma neppure è muta. Tra una Chiesa che solo parla e una Chiesa che solo ascolta, sembrerebbe che una salutare soluzione la si trovi in una Chiesa che dialoga; che vuole e sa intrattenersi in conversazione con i giovani «per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole» (EG, n.142); che dedica un tempo gratuito e senza fretta alle persone; che interroga i giovani e si mette in paziente ascolto per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo.

Con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, conducendoli a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi che hanno vissuto. Nella pastorale, il dinamismo comunitario dell’uscita è infatti anche quello del dialogo.

Le attenzioni che cerchiamo di vivere nel ricevere i pellegrini a Valdocco, la vicinanza, l’apertura al dialogo, la pazienza e l’accoglienza cordiale aiutano ad accogliere meglio l’annuncio. «L’ascolto rende possibile uno scambio di doni, in un contesto di empatia. […] Allo stesso tempo pone le condizioni per un annuncio del Vangelo che raggiunga veramente il cuore, in modo incisivo e fecondo» (ChV, n.38).

Nel dialogo tra Elisabetta e la Madre di Dio, sono le parole di una donna «in età avanzata» (Lc 1,18) quelle che svegliano il cantico giovanile di Maria. È il contatto tra due generazioni, fecondato dall’azione dello Spirito, che si conclude col magnificat.

La dimensione comunitaria di Valdocco, nel primo oratorio ed oggi, aiuta a ristabilire un rapporto dialettico e positivo tra le diverse generazioni e restituisce attrattiva specifica e dignità morale all’ambizione di essere adulti.

«Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti» (ChV, n.139).

Il prendersi cura della persona concreta che si ha dinnanzi è un “farsi carico” dell’altro, uno spendersi per l’altro, una forma espressiva del dono di sé. Nel curare gli altri, la persona esce dalla propria comodità e dall’isolamento e condivide la vita. In modo sintetico,

la pastorale con i giovani potrebbe essere definita come un amare i giovani e prendersene cura.

La casa di valdocco è luogo di pace dove si sperimenta il silenzio e l’ascolto.
Con maria, come avvenuto nell’episodio della visitazione, possiamo dire che una Chiesa che vuole compiere la sua missione insieme ai giovani è una Chiesa che, non solo esce loro incontro, ma che incontrandoli si fa colloquio.

Ciò non significa, però, afferrarlo. È proprio nei distacchi reciproci che si cresce e si procede negli spazi della vita. Saper lasciare spazio, sapere quando partire, e saper lasciar partire, ha il valore di evitare attaccamenti e di ricordarci di essere utili ma non necessari, insostituibili ma non indispensabili. Ne deriva così nella cura pastorale un modo speciale di stare accanto alle persone, anche accanto ai giovani: la modalità di chi si fa prossimo ma consapevole che il dinamismo della vita conduce non a rimanere ma a partire. Chi lavora nella pastorale giovanile mostra quindi in questo modo la bellezza di una Chiesa che ha la capacità di darsi, di rinnovarsi e di partire ancora verso nuovi percorsi di accompagnamento (ChV, n.37).

Nel cuore di Valdocco risplende Maria. Lei guarda con amore i suoi figli giovani, illumina la loro giovinezza, e si presenta loro come esempio per chi vuole seguire Cristo con freschezza e docilità. Nel nostro servizio di accompagnamento propositivo, anche noi, adulti, ci lasciamo condurre dalla sua presenza di Madre. E con san Domenico Savio, le cui reliquie sono custodite nella basilica di Valdocco, noi, membri della Famiglia Salesiana, ci disponiamo ad offrire a Lei non solo le sofferenze e le fatiche di un servizio che è in sé «lento, rispettoso, paziente, fiducioso, instancabile, compassionevole» (ChV, n.236), ma anche quei piccoli semi piantati nella vita dei giovani, nell’attesa che divengano alberi e frutti da raccogliere.

Vi aspetto nella Casa Madre. A presto.

Don Guido Errico, sdb

da Voci Fraterne, marzo 2020