SALVO D'ACQUISTO

SERVO DI DIO
(1920-1943)

Anche se non figura nel Dossier della postulazione generale dei Salesiani di Don Bosco, Salvo d’Acquisto è stato inserito in questa sezione del portale per via delle sua formazione.

Origini e formazione. Salvo Rosario Antonio D’Acquisto nacque a Napoli, a Villa Alba, nel rione Antignano. Fu primogenito di cinque figli in una famiglia profondamente cristiana: il padre Salvatore, nativo di Palermo, e la madre Ines Marignetti, nativa di Napoli. Frequentò l’asilo presso l’Istituto Salesiano “Figlie di Maria Ausiliatrice” quartiere Vomero, la Scuola Elementare “Luigi Vanvitelli”, il Ginnasio presso l’Istituto Salesiano “Sacro Cuore”e il Liceo Classico “Giambattista Vico”. Nel 1934 lascia gli studi, pur frequentando per un periodo il Conservatorio di “San Pietro a Majella” cantando da baritono.

I rastrellamenti nazisti e la fucilazione. Dopo il Proclama Badoglio dell’8 settembre 1943 un reparto di paracadutisti tedeschi della Fallschirmjäger-Division si era accasermato presso alcune vecchie postazioni precedentemente in uso alla Guardia di Finanza nelle vicinanze della località Torre Perla di Palidoro, che rientrava nella giurisdizione territoriale della stazione Carabinieri di Torrimpietra. Qui, nel tardo pomeriggio del 22 settembre 1943, alcuni di loro, mentre ispezionavano casse di munizioni abbandonate, furono investiti dall’esplosione di una bomba a mano o forse dall’incauto maneggio di ordigni usati per la pesca di frodo, a suo tempo sequestrati dai finanzieri. Due paracadutisti morirono e altri due rimasero feriti.

Il comandante del reparto, un maresciallo, attribuì la responsabilità dell’accaduto ad anonimi attentatori locali e richiese la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione, temporaneamente comandata dal vicebrigadiere Salvo D’Acquisto per l’assenza del maresciallo comandante: minacciarono la rappresaglia se entro l’alba non fossero stati trovati i colpevoli. La mattina seguente D’Acquisto, assunte alcune informazioni, provò a ribattere che l’accaduto era da considerarsi un caso fortuito, un incidente privo di autori, ma i tedeschi insistettero sulla loro versione e confermarono l’intenzione di dare corso ad una rappresaglia ai sensi di un’ordinanza emanata dal feldmaresciallo Albert Kesselring pochi giorni prima.

Lo stesso D’Acquisto fu forzatamente prelevato dalla caserma da parte di una squadra armata e fu condotto nella piazza principale di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. Fu tenuto un sommario “interrogatorio” nel corso del quale tutti gli ostaggi si dichiararono ovviamente innocenti. Nuovamente richiesto di indicare i nomi dei responsabili, D’Acquisto ribadì che non ve ne potevano essere visto che l’esplosione era stata accidentale e che gli ostaggi e gli altri abitanti della zona erano dunque tutti quanti innocenti.

Gli ostaggi e D’Acquisto vennero quindi trasferiti fuori dal paese. Agli ostaggi furono fornite delle vanghe e furono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, per la ormai prossima loro fucilazione. Salvo D’Acquisto si era autoaccusato del presunto attentato, addossandosi la sola responsabilità dell’accaduto e richiedendo l’immediata liberazione dei rastrellati.

I 22 prigionieri furono lasciati liberi e immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già dentro alla fossa, dinanzi al plotone d’esecuzione. Alla fuga si unì Angelo Amadio che i tedeschi ritenevano fosse un carabiniere obbligandolo ad assistere all’esecuzione ma fu rilasciato quando riuscì a dimostrare che era un operaio delle ferrovie. In una testimonianza resa nel 1957 disse che fece in tempo a sentire il grido “Viva l’Italia” lanciato dal carabiniere, seguito subito dopo dalla scarica di un’arma automatica che portava a termine l’esecuzione. Si girò e vide un ulteriore colpo sparato da un graduato al corpo già riverso per terra. Vide i soldati ricoprire il corpo con il terriccio, spostandolo con i piedi. Il comportamento del militare aveva infatti colpito gli stessi tedeschi, che il giorno dopo, secondo quanto riferito nella testimonianza della Baglioni, le riferirono: “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte.”

Un atto eroico del 23enne carabiniere napoletano che gli valse la medaglia d’oro al valor militare e il titolo di Servo di Dio riconosciutogli, nell’ambito del processo di beatificazione avviato da papa Giovanni Paolo II, per la “santità” dimostrata con l’estremo sacrificio.

Le sue spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Chiara, a Napoli. Figura simbolo dell’Arma, ricordata in numerose caserme e nella toponomastica stradale, Salvo D’Acquisto ha ispirato un film (nel 1974, protagonista Massimo Ranieri) e una miniserie televisiva (2003).