Ottavio Ortiz – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Ottavio Ortiz

//Ottavio Ortiz
Ottavio Ortiz2018-08-07T20:55:58+00:00
Ottavio OrtizOTTAVIO ORTIZ

(1879-1958)

Venerabile
Inizio dell’Inchiesta diocesana l’8-7-1992
Conclusione dell’Inchiesta il 22-12-2001

Monsignor Ottavio Ortiz Arrieta Coya nacque a Lima il 19 aprile 1878. Quando i primi Salesiani arrivarono in Perù nel dicembre del 1891, tra i giovani che vi accorsero ci fu anche Ottavio che trovò in uno di loro, don Carlo Pane, l’amico che gli aveva preparato la Provvidenza. Aperte le scuole professionali, egli fu subito accettato e avviato al mestiere di falegname. Divenne un modello di pietà. Fece suo il motto di Domenico Savio – “La morte ma non peccati” – sino a essere soprannominato “pecadito” per il suo allertare sempre se stesso e gli amici su che cosa sarebbe potuto essere peccato. Da allievo falegname a studente, brillò per la sua intelligenza e per la sua volontà di ferro. Temperamento da artista, fu amante della musica fino a raggiungere un buon livello di competenza. Divenuto Salesiano, emise i voti perpetui il 24 maggio 1902 e fu ordinato sacerdote il 27 gennaio 1907: era il primo Salesiano sacerdote peruviano!

Nel 1918 si era resa vacante la diocesi di Chachapoyas. Il diritto di patronato concesso al Presidente della Repubblica del Perù dal Papa Pio IX rendeva in quel tempo la nomina più difficile poiché era il Parlamento a dover eleggere il candidato. Su proposta del Nunzio Apostolico, monsignor Lorenzo Lauri, venne eletto Ortiz Arrieta che fu consacrato vescovo l’11 giugno 1922. La diocesi di Chachapoyas – antica diocesi di “Quijos y Maynas” – comprendeva allora un territorio di 95.200 km2 e una popolazione di 250.000 anime. Dopo un mese di viaggio, raggiunse la sua sede episcopale ricevuto come un angelo mandato dal cielo, dopo 5 anni di sede vacante. Fu modello di vescovo e divenne un martire del dovere. Volle essere sempre in visita ai propri figli. La sua vita fu un continuo viaggiare: per lunghi giorni a cavallo, a piedi, nella cordigliera, nelle foreste, sui fiumi. Saliva fino a vette ghiacciate per poi scendere in torride vallate. Quando arrivava in un luogo, radunava la gente in chiesa e dava inizio alla catechesi. Si metteva poi a confessare, spesso fino a tarda notte. Non gli mancarono incidenti anche gravi. Si sottopose con ammirevole pazienza a un difficile intervento in cui gli furono staccate le ossa del gomito e della clavicola per correggere le deformazioni causate da una non riuscita operazione, per poi ripetere lo stesso intervento dopo tre mesi. Ma egli si dichiarava felice di soffrire per le proprie pecorelle.

Non si concesse mai vere vacanze. Quando si trovava lontano, il suo pensiero andava là dove aveva “tante anime che cercavano il Pastore”. Conservò sempre lo stile salesiano: amabile, accogliente, abitualmente allegro, vicino alla gente. I giovani riempivano le sale del suo vecchio palazzo episcopale. Organizzò la banda musicale e lui stesso con semplicità sostituiva lo strumentista che mancava all’appuntamento. Con la passione del catechismo nel cuore, lo insegnava tutte le volte che il tempo glielo permetteva. Fu un organizzatore nato: celebrò tre Sinodi diocesani e organizzò un ben riuscito Congresso Eucaristico; riordinò gli archivi parrocchiali; creò Associazioni e Confraternite; pubblicò un giornale.

Ebbe un amore di predilezione per i suoi sacerdoti. Abitava nel seminario e una volta al mese si faceva lui pure seminarista, condividendo in tutto la loro vita. Rifuggiva gli onori: quando gli fu offerta la sede primaziale di Lima insistette per rimanere nella sua umile Chachapoyas.

Fu un uomo di grande vita interiore, sempre unito a Dio, che egli vedeva in ciascun avvenimento. Quando predicava, tutti avvertivano la sua santità sacerdotale e la fiamma d’amor di Dio che ardeva nel suo cuore. Aveva il volto sereno nei momenti sia di gioia sia di prova, perché aveva l’arte di nascondere le proprie pene in un sorriso costante. Aveva un cuore semplice: con la medesima naturalezza celebrava devotissimamente la Santa Messa o un Pontificale, s’intratteneva con i suoi seminaristi, o con i contadini e i bambini, tagliava e inchiodava legni, memore della sua antica arte di falegname, o sbrigava affari difficili.
Fu generoso anche con i suoi nemici. Alcuni penetrarono nella sua camera per ucciderlo e non trovandolo, bruciarono e saccheggiarono tutto. Egli ebbe subito parole di perdono. Morì, all’età di 80 anni, il 1° marzo 1958 nella sua Chachapoyas, dove ora la sua salma riposa, venerata dai fedeli.
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
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