2. La scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane

A partire dall’autunno 1848, Michele passa alla scuola comunale di Santa Barbara, situata in via Borgo Dora, che frequenta per due anni. Tutte le scuole comunali della città erano affidate ai Fratelli delle Scuole Cristiane, i quali applicavano il loro metodo educativo.
Nella scuola, Michele affina l’educazione ricevuta in famiglia. Gli allievi delle classi elementari sono invitati a leggere il trattatello del fondatore, san Giovanni Battista de La Salle, sulle Regole della buona creanza e dell’educazione cristiana.
Come vediamo dai titoli dei vari capitoli, il libretto abbonda di direttive puntuali. Riguardano, in ordine di successione, la testa e le orecchie, i capelli, il viso, la fronte e lo sguardo, il naso, la bocca, le labbra, i denti e la lingua, il modo di parlare e di pronunciare, di sbadigliare, di tossire e di sputare; il modo di tenere la schiena, le spalle, le braccia e i gomiti, le mani, le dita, le unghie, le ginocchia, le gambe e i piedi.
Il contegno in pubblico dev’essere perfettamente disciplinato. «I ragazzi non interromapano mai coloro che parlano con domande, anche se serie ed opportune. Quando si chiede loro qualcosa, devono rispondere con modestia; far seguire al sì e al no gli appellativi Signore, Signora, Signorina. Si deve impedire loro di fissare sfrontatamente coloro con i quali conversano, di ascoltare chi parla ad altri, mentre non prestano alcuna attenzione a ciò che loro si dice; di ridere o di sghignazzare parlando; di trattare di cose che conoscono appena. In una parola, bisogna convincerli che è loro dovere ascoltare, parlar poco e non parlare a sproposito».
Michele Rua, di indole attenta e riservata, assimila senza difficoltà quei principi di buona educazione. Grazie ad essi, da adulto, non farà fatica ad adattarsi alla «buona società».
Nelle scuole dei Fratelli la disciplina è rigorosa, si comprende così perché a Santa Barbara faccia enorme sensazione l’arrivo di don Bosco, per il suo stile relazionale amichevole e rasserenante. Don Rua testimonia: «Mi ricordo che quando D. Bosco veniva a dirci la santa Messa e non di rado a predicare nelle domeniche, appena entrava in cappella, pareva che una corrente elettrica muovesse tutti que’ numerosi fanciulli. Saltavano in piedi, uscivano dai loro posti, si stringevano attorno a lui e non erano contenti sinché non arrivassero a baciargli le mani. Ci voleva un gran tempo perché egli potesse giungere in sagrestia. In quei momenti i buoni Fratelli delle Scuole Cristiane non potevano impedire quell’apparente disordine e lasciavano fare».[2]

Presso la scuola dei Fratelli, Michele si dimostra allievo devoto, serio, impegnato e diligente: riporta regolarmente giudizi «onorevoli». Le pagelle, giunte fino a noi, lodano la sua «buona condotta» e la sua «applicazione» nelle classi di seconda e terza «elementare superiore». Conserverà un bel ricordo della sua scuola e una grande riconoscenza verso i suoi maestri. Le lezioni dei Fratelli sulla dignità del contegno in società e sulla Guida delle scuole influenzeranno il suo comportamento per tutta l’esistenza.