Decreto di Venerabilità – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Decreto di Venerabilità

Decreto di Venerabilità2018-08-07T22:17:10+00:00
CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM
TAURINENSIS
BEATIFICATIONIS et CANONIZATIONIS
SERVAE DEI
MARGARITAE OCCHIENA vid. BOSCO
MATRISFAMILIAS

(1788-1856)

DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS

“Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore… I suoi figli sorgono a proclamarla beata” (Proverbi 31, 10.28).

Sono trascorsi ormai 150 anni da quando Margherita Occhiena morì nella sua umile stanza di Torino-Valdocco. Ci fu un compianto sincero da parte dei salesiani e dei giovani, che l’avevano amata come si ama una mamma. Questa donna si era talmente donata a loro, da far esclamare coralmente: “Era una santa!”. Tra i primi a dirlo fu proprio Don Giovanni Bosco, il suo figlio santo, che nel giudicarla andava oltre i vincoli del sangue. E fu subito una convinzione comune, non solo nella cerchia dell’Oratorio, ma anche al di fuori di esso.

Margherita Occhiena era nata a Capriglio, in provincia di Asti, il 1° aprile 1788. Il giorno stesso della sua nascita fu battezzata nella chiesa parrocchiale. Restò nel suo paese fino al matrimonio, celebrato con Francesco Bosco, che era rimasto vedovo all’età di 27 anni. Con lui si trasferì ai Becchi, una frazione di Castelnuovo d’Asti.

Alla morte prematura del marito, Margherita si trovò ad affrontare da sola la conduzione della famiglia in un momento di grave carestia. Aveva nella sua casa la mamma di Francesco, paralizzata e bisognosa di cure; Antonio, figlio delle prime nozze di Francesco; e i suoi due figli, Giuseppe e Giovanni (il futuro Don Bosco).

Donna forte e sapiente, giusta e ferma nelle sue scelte, Margherita conduce un regime di vita sobrio e temperante. Nell’educazione cristiana dei figli è severa, dolce e ragionevole. Fa crescere così tre ragazzi dal carattere molto diverso: ma non livella e non mortifica nessuno.

Costretta ad operare scelte talora drammatiche – come l’allontanamento da casa del figlio minore per salvare la pace in famiglia e per consentirgli di studiare –, asseconda con fede e speranza le propensioni dei figli, aiutandoli a crescere nella generosità e nell’intraprendenza. Accompagna con amore Giovanni fino al sacerdozio e poi, lasciando la cara casetta dei Becchi, lo segue tra i giovani poveri e abbandonati di Torino. Qui per dieci anni (gli ultimi della sua vita) Margherita si dedica senza risparmio alla missione di Don Bosco e agli inizi della sua opera. E’ la prima e principale cooperatrice salesiana; la sua carità operosa diventa l’ispirazione materna del sistema preventivo; è vera confondatrice della Famiglia salesiana, contribuendo a educare figli santi come Domenico Savio e Michele Rua.

Illetterata, ma piena di quella sapienza che viene dall’alto, è l’aiuto di tanti poveri ragazzi della strada, figli di nessuno. Mette sempre Dio al primo posto, consumandosi per lui in una vita di povertà, di preghiera e di sacrificio.

Muore a 68 anni, il 25 novembre 1856. L’accompagnano al cimitero tanti ragazzi, che la piangono come si piange una mamma.

In definitiva, la grazia di Dio e l’esercizio delle virtù hanno fatto di Margherita Occhiena una madre eroica, un’educatrice saggia e una buona consigliera del nascente carisma salesiano. E’ una persona semplice Mamma Margherita, eppure essa fa parte di quella aristocrazia spirituale, che brilla nello straordinario numero di mamme sante che vivono alla presenza di Dio e in Dio, con una unione fatta di silenziose invocazioni pressoché continue.

Si dimentica spesso ciò che è più semplice. La “cosa più semplice” che Mamma Margherita continua a ripetere con l’esempio della sua vita è questa: che la santità è a portata di mano, è per tutti, e si attua nell’ubbidienza fedele alla vocazione specifica che il Signore affida a ciascuno di noi.

La santità, ha scritto il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, è la “misura alta della vita cristiana ordinaria” (Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, 31): della vita di ogni giorno, apparentemente banale come le montagne di biancheria che Margherita rammendava e rassettava nelle sue operose giornate.

Mamma Margherita ci insegna che si può e si deve “puntare in alto” con coraggio. Le piccole cose di ogni giorno sono la via della santità.

L’Inchiesta diocesana sulla fama di santità fu aperta a Torino nel 1995. I relativi Atti giunsero alla Congregazione delle Cause dei Santi nel 1996. La Positio super virtutibus fu consegnata nell’anno 2000, e nel medesimo anno superò a pieni voti l’esame dei Periti storici. Il 26 maggio 2006 il Congresso Peculiare dei Periti teologi sull’eroicità delle virtù espresse la sua unanime approvazione. Infine i Padri Cardinali e i Vescovi, radunati nella Sessione Ordinaria il 17 ottobre dello stesso anno – essendo Ponente della Causa l’Eccellentissimo Mons. Salvatore Boccaccio, Vescovo di Frosinone – Veroli – Ferentino – hanno riconosciuto che la Serva di Dio coltivò in grado eroico le virtù teologali, cardinali, e quelle annesse.

Il sottoscritto cardinale Prefetto ha poi svolto un’accurata relazione di tutte queste cose al Sommo Pontefice Benedetto XVI.

Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dichiarato nella giornata di oggi: Consta che la Serva di Dio Margherita Ochhiena vedova Bosco, madre di famiglia, abbia esercitato in grado eroico le virtù teologali della Fede, della Speranza e della Carità, sia verso Dio sia verso il prossimo, nonché le virtù cardinali della Prudenza, della Giustizia e della Temperanza, e le altre virtù, a queste annesse.

Il Sommo Pontefice ha raccomandato che questo decreto venisse pubblicato e che venisse raccolto negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

Dato a Roma, il 23 Ottobre 2006.

José Card. Saraiva Martins

Prefetto

+ Edoardo Nowak
Arcivescovo Tit. di Luni
Segretario
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Descrizione
Decreto
Categoria
Versione2006
Files Totali1
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Inserimento15 ottobre 2009
Aggiornamento19 luglio 2018
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FEDERAZIONE ISPETTORIALE PUGLIESE
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