Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Leonardo Murialdo

//Leonardo Murialdo
Leonardo Murialdo2018-10-06T22:36:55+00:00

LEONARDO MURIALDO

SANTO
(1828-1900)
Beatificato nel 1963
Canonizzato nel 1970

Leonardo Murialdo s’inserisce nel novero delle figure di singolare santità che hanno caratterizzato la Chiesa piemontese nell’800, quali le forti personalità del Cottolengo, del Cafasso, del Lanteri, dell’Allamano, di don Bosco e di don Orione, con le loro perspicaci intuizioni, il genuino amore per i poveri e la sconfinata fiducia nella Provvidenza. Attraverso la loro azione, la carità della Chiesa ha potuto promuovere efficacemente l’emancipazione materiale e spirituale dei figli del popolo, vittime di gravi ingiustizie e posti ai margini del tumultuoso processo di modernizzazione dell’Italia e dell’Europa.

L’esperienza spirituale di questo santo torinese, amico e collaboratore di don Bosco, ha le proprie radici in una grave crisi giovanile, un periodo difficile e doloroso di lontananza da Dio, a 14 anni, che Leonardo non avrebbe mai dimenticato e che ne segnerà la vita e la missione, improntandone l’azione educativa e pastorale a dolcezza, comprensione e pazienza. Il “ritorno alla luce” avvenne con la grazia di una confessione generale, nella quale riscoprì l’immensa misericordia di Dio. A 17 anni maturò la decisione di farsi sacerdote, come risposta d’amore a Dio che lo aveva afferrato con il suo amore. Ritornato a Dio dopo lo sbandamento giovanile, il Murialdo sperimentò in modo forte e vitale l’amore misericordioso e accogliente del Padre, che diventò l’anima della sua azione apostolica e sociale, soprattutto a favore dei giovani e degli operai.

Nasce a Torino il 26 ottobre 1828. Il padre, ricco agente di cambio, muore nel 1833. La madre, donna molto religiosa, invia il suo piccolo “Nadino” in collegio a Savona, presso i Padri Scolopi, dove rimane dal 1836 al 1843. Tornato a Torino, frequenta i corsi di Teologia all’Università e nel 1851 diventa sacerdote. La sua spiritualità, fondata sulla Parola di Dio e sulla solida dottrina di autori sicuri, quali Sant’Alfonso e San Francesco di Sales, fu animata dalla certezza dell’amore misericordioso di Dio. Il compimento della volontà di Dio nella realtà quotidiana, l’intensa vita di preghiera, lo spirito di mortificazione e un ardente amore all’Eucaristia caratterizzarono il suo cammino di fede. In collaborazione con don Bosco sceglie subito di impegnarsi nei primi oratori torinesi, tra i ragazzi poveri e sbandati della periferia: prima all’oratorio dell’Angelo Custode, fino al 1857, e poi nell’oratorio di San Luigi, come direttore, dal 1857 al 1865. Trascorre un anno di aggiornamento a Parigi, finché la Provvidenza lo chiama nel 1866 a farsi carico di giovani ancora più poveri e più abbandonati: quelli del collegio Artigianelli di Torino. Da allora in poi tutta la sua vita è dedicata all’accoglienza, all’educazione cristiana e alla formazione professionale di questi ragazzi, in un’epoca segnata dai forti contrasti sociali creati dall’industrializzazione nascente e dovuti al disagio delle classi sociali più povere. Tra gravi difficoltà economiche, sarà questa la sua principale attività fino all’ultimo.

Leonardo Murialdo divenne amico, fratello, padre dei giovani poveri, sapendo che in ognuno di essi c’è un segreto da decifrare: la bellezza del Creatore riflessa nell’anima. Li vedeva fragili, lasciati in balia di se stessi o uniti ad adulti senza scrupoli, costretti a vivere nell’ozio, nell’ignoranza, nella schiavitù di passioni che sarebbero cresciute sempre più se non fossero state combattute, ricchi soltanto di “ignoranza, di selvatichezza e di vizi”. Accoglieva tutti quelli che la Provvidenza gli affidava, fedele al motto che si era dato: “Poveri e abbandonati: ecco i due requisiti essenziali perché un giovane sia uno dei nostri; e quanto è più povero e abbandonato, tanto più è dei nostri”. Per questi ragazzi volle spendere le migliori energie, affinché neanche uno di essi andasse perduto. Fu aiutato da confratelli e da laici di grande apertura d’animo, che avevano compreso e condividevano le profonde motivazioni del suo ministero. Per loro egli fonda nel 1873 la Congregazione di San Giuseppe (Giuseppini del Murialdo), così da garantire continuità alla propria azione sociale e caritativa. Il fine della Congregazione è l’educazione della gioventù, specialmente di quella povera ed abbandonata. Collabora a molte iniziative in campo sociale in difesa dei giovani, degli operai e dei più poveri. Negli anni seguenti avvia nuove iniziative: una casa famiglia (la prima in Italia), una colonia agricola, altri oratori, insieme a varie ulteriori opere. Quella del Murialdo è una presenza significativa nel movimento cattolico piemontese. Lavora per la stampa cattolica, è attivo all’interno dell’Opera dei Congressi, è uno degli animatori dell’Unione Operaia Cattolica.

Seppe essere padre per i suoi giovani in ogni cosa riguardasse il loro benessere fisico, morale e spirituale, preoccupandosi per la loro salute, il vitto, il vestiario, la formazione professionale. Favorì, al tempo stesso, la preparazione e la qualificazione dei responsabili dei vari laboratori, cercando di affinare la loro capacità educativa attraverso conferenze pedagogico-religiose. Mai trascurò la crescita religiosa, oltre che umana, dei giovani. “Il nostro programma – egli scrisse – non è solamente quello di fare dei nostri giovani intelligenti e laboriosi operai, tanto meno farne dei saputelli orgogliosi, ma di farne anzitutto dei sinceri e franchi cristiani”. Per questo sviluppò tra loro la catechesi, favorì la pratica sacramentale e incrementò le associazioni per i ragazzi e gli adolescenti, stimolandoli a essere apostoli in mezzo ai loro compagni e dando vita, a tale riguardo, alla Confraternita di San Giuseppe ed alla Congregazione degli Angeli Custodi.

Soave nei modi, come notano i suoi biografi, era sempre modesto e il suo volto era raddolcito da un sorriso che invitava alla confidenza. Si mostrava sereno e affabile anche quando doveva rimproverare, tanto che i suoi artigianelli, diventati adulti, lo descrivevano come “un padre affettuoso, un vero padre, un padre amoroso”. Era convinto che “senza fede non si piace a Dio, senza dolcezza non si piace al prossimo”. Fu l’esperienza dell’amore misericordioso del Padre celeste a spingerlo a prendersi cura della gioventù. Ne fece una scelta di vita, lasciandosi guidare da un amore sollecito e intraprendente che gli trasformò l’esistenza e lo rese attento alla realtà sociale e paziente verso il prossimo. Tenne fisso lo sguardo sul Padre celeste che attende i propri figli, ne rispetta la libertà ed è pronto ad abbracciarli con tenerezza nel momento del perdono. La sua esistenza terrena terminò il 30 marzo 1900.

Paolo VI lo proclamò beato nel 1963 e santo il 3 maggio 1970.

Memoria facoltativa: 18 maggio.

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