Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Francesco Convertini

//Francesco Convertini
Francesco Convertini2018-10-07T17:57:35+00:00

FRANCESCO CONVERTINI

VENERABILE
(1898-1976)
Venerabile il 20-1-2017

Nacque in contrada Marinelli presso Cisternino (Brindisi) il 29 agosto 1898. Rimase orfano di padre a tre mesi e a undici anni perdette anche la mamma. Fu affidato come pastorello a due coniugi, Vito e Anna Petruzzi, che lo trattarono come un figlio.

A 18 anni partì militare. Sul fronte dell’Isonzo visse la tragica rotta di Caporetto e poi l’esperienza degli Altipiani, dove il 23 dicembre 1917 fu fatto prigioniero e internato in un campo di concentramento dei Laghi Masuri (Polonia). A guerra terminata egli, completamente scheletrito, si ammalò di meningite. Mancò poco che morisse. Nel 1920, a guarigione avvenuta, si arruolò nella Guardia di Finanza. Fu a Trieste, a Pola e infine a Torino. Qui ebbe l’incontro decisivo della sua vita. Conobbe i Salesiani e in particolare il grande biografo di don Bosco, don Angelo Amadei, che divenne suo confessore. Il giovane s’innamorò di don Bosco – lui pure orfano e pastorello – e decise di farsi Salesiano, anzi Salesiano missionario.

Fu inviato all’istituto “Cardinal Cagliero” di Ivrea, popolato da un nutrito numero di aspiranti missionari. Lì il giovane Convertini fece emergere il meglio di sé: la semplicità, la sincerità, la disponibilità a ogni sacrificio, la costanza. Unica grande difficoltà fu la scuola. E lo sarà anche successivamente, nonostante il suo eroico impegno.

Nel 1927 fu tra i missionari destinati all’India e ricevette il Crocifisso dalle mani del Beato Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco. A Calcutta, il gruppo fu prelevato dal grande vescovo salesiano monsignor Luigi Mathias e condotto a Shillong. Qui fece il noviziato e gli studi filosofici. In questa prima fase di vita missionaria, don Convertini conobbe un’altra figura di Salesiano che, come già don Amadei, fu per lui determinante: don Costantino Vendrame, anch’egli Servo di Dio. Fu per il giovane missionario il miglior libro di formazione. Insieme percorrevano chilometri per visitare villaggi, ed entravano nelle case per raccontare a grandi e piccoli la vita di Gesù.

Terminati, un po’ a spintoni, gli studi teologici, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1935. Gli fu chiesto di lasciare l’Assam e recarsi nel Bengala, la vastissima ispettoria salesiana che andava dall’Himalaya al Gange, dal Brahmaputra al Tibet, chiamata, a causa del clima caldo-umido, “la tomba degli europei”. La diocesi, molto povera, contava sei milioni di abitanti, musulmani e indù. I cattolici erano solo l’uno per mille. Era un campo difficilissimo, aperto ai più sublimi eroismi di abnegazione e di sacrificio. Don Convertini si donò totalmente alla sua gente. Fu viceparroco a Bhoborpara sino al 1939, a Ranabondo fino al 1942 e a Krishnagar fino alla morte. Non imparò mai perfettamente la lingua, eppure seppe entrare talmente in sintonia con la gente che tutti lo sentivano come il loro grande amico. “Nessuno – scrisse il suo provinciale – in Krishnagar ebbe tanti amici, tanti figli spirituali tra gli ignoranti e i sapienti, tra i poveri e i ricchi. Non faceva grandi prediche o discorsi, perché non ne era capace, ma parlava a tu per tu ed entrava in tutte le famiglie”. Era l’unico ad avere accesso anche là dove nessun estraneo poteva entrare. Era continuamente in cammino di villaggio in villaggio. Mezzi di trasporto erano il cavallo e la bicicletta. Ma egli preferiva mettere sulle spalle il proprio zaino e andare a piedi, perché così poteva incontrare tanta gente e parlare loro di Cristo.

La vita di don Convertini è ricca di espressioni eroiche legate alla sua carità, alle sue penitenze e al suo fascino come uomo di Dio che porta “l’acqua di Gesù che salva”. Migliaia i Battesimi da lui conferiti. Si spogliava di tutto per donare ai poveri: anche dei propri vestiti, delle scarpe, del letto, del cibo. Dormiva sempre per terra. Digiunava a lungo. Povero sino all’inverosimile. Esiste un’episodica abbondante, arricchita anche da doni soprannaturali sufficientemente documentati, che gli procurò fama di santità anche in vita. Appartenne a tutti senza distinzione di religione, di casta o di condizione sociale. Da tutti fu amato. Lo si vide alla sua morte quando affluì in cattedrale una folla di cristiani, musulmani, indù. Morì l’11 febbraio 1975. Le sue ultime parole furono: “Madre mia, io non ti ho mai dispiaciuto in vita. Ora aiutami tu!”.

Don Francesco Convertini è senza dubbio un modello di vita salesiana missionaria, un esempio di vera inculturazione, un maestro di vita interiore e di eccezionale abnegazione in chiave pastorale.

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