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Dorotea Chopitea

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Dorotea Chopitea2018-10-07T17:56:32+00:00

DOROTEA CHOPITEA

VENERABILE
(1816-1891)
Inizio del Processo il 4-4-1927
Venerabile il 9-6-1983

Dorotea de Chopitea nacque a Santiago del Cile il 5 giugno 1816. I genitori, Don Pedro Nolasco Chopitea e Isabella Villota, provenivano dalla Spagna ed erano di condizione economica molto agiata. Lei, Dorotea, fu una delle ultime di una bella nidiata di 18 figli. Tre anni dopo, non appena il Cile raggiunse l’indipendenza dalla Spagna, Don Pedro Nolasco Chopitea riportò la famiglia a Barcellona. Dorotea ha un carattere energico, vivace, intraprendente, ma più ancora un cuore d’oro. A 13 anni si sceglie come confessore e direttore spirituale don Pietro Nardò, che la guiderà per circa 50 anni, educandola con dolcezza e forza a “staccare il cuore dalle ricchezze”. Per tutta la vita Dorotea considererà le ricchezze di famiglia non come una fonte di divertimento e di dissipazione, ma come un grande mezzo messole in mano da Dio per fare del bene ai poveri. Don Pietro Nardò fece leggere tante volte a Dorotea la parabola evangelica del ricco epulone e del povero Lazzaro. Ricevette una buona istruzione. Consigliata da don Pietro, a 16 anni sposa un giovane eccellente, Giuseppe Maria Serra, commerciante e banchiere. Vissero sposi fedeli e felici per 50 anni, al termine dei quali Giuseppe dirà: “Il nostro amore è cresciuto ogni giorno”. Dal loro matrimonio nacquero sei figlie: Dolores, Anna Maria, Isabella, Maria Luisa, Carmen e Gesuina. Diventeranno tutte eccellenti cristiane e madri esemplari. E non ce ne meravigliamo, se pensiamo che l’atmosfera religiosa che si respirava in famiglia era tale da far pensare a una “comunità religiosa”.

Fu una donna di grande fede, di pietà viva, di ardue penitenze. La preoccupazione principale di Dorotea era di vivere veramente per Dio. Coltivava la sua pietà: ogni giorno Messa, Comunione, Rosario. Partecipava ogni anno agli esercizi spirituali. In uno di questi, prese tra l’altro i seguenti propositi: “Non lascerò la meditazione e la lettura senza grave motivo […]. Farò venti atti di mortificazione al giorno, portando al mattino per due ore il cilicio”. La virtù che rifulse maggiormente in lei fu la carità. “L’elemosiniera di Dio” sacrificò i beni di fortuna come nessun’altra persona fece in Barcellona ai suoi tempi. Nella scala dei valori, mise al primo posto l’amore ai poveri: “I poveri saranno il mio primo pensiero”. Accompagna il marito nei suoi viaggi, viene ricevuta da Leone XIII che la tratta con grande deferenza. Una trentina di fondazioni sorgono dalla sua munificenza e da quella del marito: asili, scuole, ospedali, laboratori… Don Filippo Rinaldi – terzo successore di don Bosco, oggi beato – che la conobbe direttamente, attestava: “Ho veduto con i miei occhi tanti casi di soccorso a bambini, vedove e vecchi, disoccupati, ammalati… Sentii ripetere molte volte che la Serva di Dio compiva verso gli infermi i più umili servizi. Si parlava ad esempio di bambini colpiti in forma ributtante alla testa, e che di nascosto essa ripuliva e maternamente medicava”. In ciò lei ebbe, da parte del marito, piena fiducia e collaborazione. Ma quando questi morì, lei poté dedicarsi a tempo pieno alla sua missione preferita.

Fu in questo periodo che nacque e subito crebbe il rapporto con i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice. Era una donna ancora piena di energie, tutte da spendere per i poveri. Scrisse a don Bosco il 20 settembre 1882 per chiedere la fondazione di un collegio nelle periferie di Barcellona: “Vorrei fondare un’opera per giovani operai e per orfani nei sobborghi di Barcellona”. Il collegio nascerà a Sarriá e diventerà la casa madre dei Salesiani in Spagna. Due anni più tardi fonda un’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 1886, dopo suoi pressanti inviti, don Bosco è in Spagna, accolto dalle sue premure. Egli può rendersi conto delle realizzazioni compiute dalla grande benefattrice. Dopo la morte di don Bosco è la volta del collegio di Santa Dorotea. Per comprare la casa mancavano settemila pesetas: era proprio la somma che lei aveva pensato di tener da parte per la sua vecchiaia. Ma la diede generosamente esclamando: “Dio mi chiede di essere veramente povera: lo sarò”. Presiedeva una questua di beneficenza il Venerdì Santo del 1891 quando contrasse una polmonite, che nello spazio di sette giorni la portò alla tomba. Don Rinaldi accorse e rimase lungamente al suo capezzale. Scrisse: “Nei pochi giorni che rimase in vita, non pensava al male, ma ai poveri e alla sua anima. Volle dire qualcosa in particolare a ciascuna delle figlie, e tutte le benedisse nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come un antico patriarca. Mentre eravamo intorno al suo letto per raccomandarla al Signore, a un tratto alzò gli occhi. Il confessore le diede il crocifisso da baciare. Noi presenti ci inginocchiammo. Donna Dorotea si raccolse, socchiuse gli occhi e soavemente spirò”. Era il 3 aprile 1891. Nel 1928 la sua salma fu trasportata nel santuario di Maria Ausiliatrice di Sarriá. La rivoluzione del 1936 profanò e disperse le sue ossa. Queste, parzialmente ricomposte, vennero poi tumulate nello stesso santuario.

Dorotea Chopitea fu la prima Salesiana Cooperatrice avviata agli onori degli altari, sposa e madre di sei figlie. Pur essendo stato piuttosto breve il periodo di appartenenza alla Famiglia Salesiana, tuttavia fu una delle pochissime persone a cui don Bosco diede l’appellativo di “mamma”. Don Michele Rua, primo successore di don Bosco e oggi beato, comunicandole la morte di don Bosco le scriveva: “Egli dimostrò sempre viva stima e riconoscente affetto per la nostra mamma di Barcellona, com’era solito chiamarla: mamma dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice”. E fu veramente una mamma per tutti: sempre pronta a intervenire là dove c’era bisogno di aiutare. È stato compilato un elenco di ben trentuno fondazioni dovute alla sua generosità. C’è chi ha calcolato che i beni da lei elargiti ammontino a circa venti milioni di pesetas. “Supera il bilancio di enti statali”, ebbe a scrivere a suo tempo il suo biografo, don Pinol.

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