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I Miracoli della Canonizzazione

///I Miracoli della Canonizzazione
I Miracoli della Canonizzazione2018-10-06T22:36:05+00:00

La “casa” di San Domenico Santo è lì, a Lecce, nel cuore del Salento, elevata a Basilica Minore da S.S. Giovanni Paolo II. C’è un fortissimo legame fra Domenico Savio ed il Salento perché, per proclamarlo Santo, la Chiesa ha tenuto conto di due prodigi compiuti in favore di due mamme leccesi, tornate, per Sua intercessione, dalle soglie della morte alla vita.

Le mamme sono ricorrenti nella mediazione di Domenico con il buon Dio: egli riesce sempre a spuntare per loro (e per gli amati giovani) un flusso ininterrotto di grazie.

Ma veniamo ai due miracoli accaduti in Salento. Entrambi si collocano nel 1950, l’Anno Santo, e riguardano entrambi due madri di famiglia con numerosa prole. Ne facciamo un rapido cenno.

Il primo prodigio ha come protagonista Antonietta (o Antonina) Micelli in Maglietta, residente a Lecce con marito e quattro figli, colpita da una gravissima forma di sinusite frontale e mascellare risultata ribelle ad ogni terapia, eliminabile solo con un problematico intervento chirurgico, peraltro doloroso e rischioso. La sera precedente l’operazione (è l’8 marzo 1950), la donna, spossata da sofferenza ed ansia, scorge per caso su una rivista illustrata portata in casa del marito (che non era solito acquistare riviste) la figura di Domenico Savio, beatificato da appena tre giorni. L’inferma si commuove, implora il beato perché la salvi e gli si affida nella preghiera. All’improvviso si addormenta (dopo giorni di insonnia e di pene) ed all’alba del 9 marzo si sveglia di colpo in preda al panico: non riesce a respirare, si sente soffocare, avverte tra naso e gola un corpo estraneo. D’un tratto esce dalla bocca e cade sul lenzuolo “un pezzo solido cretaceo” – come narrano le cronache – grosso come una noce che la libera dal male. La donna si riaddormenta, poi si risveglia e solo allora legge sulla rivista la data di morte di Domenico: il 9 marzo del 1857. A distanza di 93 anni, nel giorno esatto del suo passaggio al cielo, Domenico ha ottenuto da Dio la grazia per la signora leccese, guarita per cause ignote alla scienza.

Il secondo miracolo avviene invece a Maglie, grosso centro della provincia di Lecce, ove vive con il marito e sei figli Maria Porcelli in Gianfreda. E’ la sera del 23 marzo 1950 e la povera donna è in fin di vita per una gravissima forma di emorragia interna, apparsa dopo vari disturbi e malesseri nelle settimane precedenti. Occorrerebbe un immediato intervento chirurgico, ma è ormai troppo tardi. La situazione è disperata. In quel frangente, il medico curante si rende conto che la medicina è impotente e si aggrappa alla fede. Ricorda di aver visto un’immagine di Domenico Savio neo-beato e di averne letto la vita, perciò lo invoca ed invita i presenti a pregare per la guarigione. E la preghiera ottiene il miracolo. Nel corso della lunga notte l’inferma migliora e la mattina del 24 marzo 1950 viene giudicata clinicamente fuori pericolo, anche qui per cause ignote alla scienza. Domenico è beato da 19 giorni!

La storia dell’abitino di Domenico Savio

Oltre che per i prodigi eclatanti che lo hanno innalzato alla gloria degli altari, San Domenico Savio è venerato da decenni dalle gestanti di tutto il mondo per le grazie ottenute con il cosiddetto “abitino”. Specie nel caso di parto difficile, si mette al collo della mamma in attesa un’immagine del Santo, racchiuse in una piccola confezione di seta appesa ad un nastro pure di seta, immagine già benedetta ed impreziosita da una reliquia. Questo è l’abitino, fatto di vari colori (rosa, azzurro e bianco) che, sovente, a parte felicemente concluso, viene portato dalle mamme nella basilica torinese di Maria Ausiliatrice, presso la tomba di Domenico, divenuto per questo anche il “Santo delle culle”. Questa usanza gentile nasce da un avvenimento straordinario, riferito sotto giuramento ai giudici ecclesiastici da Teresa Savio, sorella del Santo. Occasione per la devozione dell’abitino, dunque, fu la nascita di una sorellina di Domenico, avvenuta sei mesi prima della sua morte. Nella circostanza, ispirato dalla Vergine di cui era devotissimo, il Santo partì da Torino per far visita alla madre, in grave travaglio e pericolo a causa del parto imminente e le mise al collo di nascosto un nastro rosa cui era attaccato un pezzo di seta piegato in due, con il volto di Maria, cucito come un “abitino”. Le difficoltà e i problemi della mamma svanirono d’incanto e la sorellina venne felicemente alla luce. L’evento prodigioso operato da Domenico per intercessione della Madonna rivela così un’altra missione, tenera e sublime, affidata da Dio al Santo, iniziata con sua madre e, che per suo espresso volere, continua nel tempo con gli “abitini” indossati dalle partorienti. Purtroppo, il primo prezioso “abitino” del Santo è andato perduto, ma il patrocinio di Domenico per le mamme e per le culle risplende anche oggi. E il “Bollettino Salesiano” segnala mensilmente le grazie più belle ottenute dalle mamme e dai bimbi per intercessione del piccolo grande patrono, evidentemente molto caro al cuore dell’Onnipotente. C’è da aggiungere che gli “abitini” sono a disposizione di chiunque ne faccia richiesta presso le parrocchie e le comunità salesiane, confezionate a cura della Direzione Generale delle Opere di Don Bosco. E’ ovvio che l’iniziativa è certo un mezzo privilegiato per diffondere la devozione per Domenico Savio ed ottenere, per suo tramite, i favori celesti, ma – come è stato giustamente evidenziato dalla Congregazione Salesiana – la pratica da sola non basta. Perché, lo sappiamo bene, il Signore dell’imprevedibile concede le sue grazie ai cuori che lo implorano con fede e speranza, attraverso la preghiera che sgorga dalla carità e da una vita secondo il Vangelo. Questo non dobbiamo scordarlo mai! Concludiamo, rivolgendo un appello ai lettori e alle lettrici di queste righe: fate conoscere alla parrocchia salesiana di Lecce dedicata al Santo i casi in cui, grazie all’abitino e all’intercessione di Domenico Savio si è ottenuto l’intervento del Cielo per le mamme in attesa e per i bimbi. Sarà anche questo un modo per onorare e venerare S. Domenico Savio, canonizzato da 50 anni, e per ringraziare l’Altissimo che lo ha donato alla Comunità salesiana, alla Chiesa e al mondo. Lui, il “Santo dei giovani e delle culle”, continuerà certamente a proteggere i fanciulli dallo sbocciar della vita e a benedire ed accompagnare le mamme del mondo nella loro difficile ma splendida e sacra missione.

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