Siamo in tempi, in cui bisogna operare … bisogna lavorare e far conoscere il bene che si fa … Il mondo ha bisogno di vedere e toccare.
Invece di riempire l’aria di lamenti piagnucolosi, bisogna lottare a più non posso perché le cose procedano bene.
(Don Bosco)

Le parole di Don Bosco non furono parole al vento, ma impegno di tutta una vita. Nell’agosto 1854, quando a Torino scoppiò il colera, non esitò ad accogliere, benedire e organizzare l’offerta di tanti dei suoi giovani di andare ad assistere i colerosi nelle case e nei lazzaretti.

Come non pensare che in questo tempo Don Bosco chieda anche a te: “Mi daresti una mano?”.

È davvero un momento favorevole per vivere da cittadini attivi e responsabili. In questi giorni, abbiamo certo il sacrosanto dovere di restare a casa, ma anche quello non meno sacrosanto di darci da fare per fruttificare i talenti che ognuno di noi possiede.

Sfruttiamo il tempo di cui disponiamo per coltivare le relazioni con le persone che amiamo, leggiamo, con un buon commento, la Bibbia, valorizziamo libri, film, musica e quant’altro, inviamo pure messaggini più o meno interessanti o banali. E poi? Basta così? Non c’è altro da fare?

Se non vogliamo che buoni cristiani e onesti cittadini sia il vestito che indossiamo solo nelle feste salesiane, dovremmo decidere di far parte di quell’Italia che non si tira indietro e si sporca le mani aiutando il prossimo, l’Italia che fa ben sperare.

Caro Exallievo, mentre contrastiamo la diffusione del coronavirus, osservando le disposizioni che vengono emanate, contagiamoci l’un l’altro la solidarietà. Come sai, le forze deboli quando sono unite diventano forti. Possiamo contare anche sulla tua cordicella? Sì, perché anche OGGI C’È BISOGNO DELLA TUA CORDICELLA.

Ognuno di noi possiede un’età e dei talenti diversi e può assumere qualche impegno che può essere portato avanti di persona o coinvolgendo altri, siano essi Exallievi o membri della Famiglia salesiana o, semplicemente, donne e uomini di buona volontà.

A solo scopo esemplificativo, suggerisco alcuni possibili impegni. A ciascuno il compito di scegliere fiore da fiore e organizzarsi per diventare operativo prima possibile. Non serve volare, basta volere.

  • Attiviamo il progetto “Ciao, come stai?”, per fare compagnia, pur se a distanza, con delle semplici telefonate, a persone malate o che si sentono sole e abbandonate.
  • Invitiamo chi è in casa con noi, figli o nipoti, a dedicare un po’ di tempo ai più piccoli o ai meno abili in qualcosa, invitiamoli a tenere contatti a loro volta con parenti e amici, specialmente gli anziani.
  • Raccogliamo, anche privandoci di qualche cosa, cibo e prodotti a lunga scadenza, invitiamo anche altri a fare altrettanto e doniamoli a …
  • Facciamo la spesa o compriamo una medicina per un vicino di casa anziano, solo, malato o disabile che non può uscire di casa o che è meglio non esca, accompagnando la consegna con un grande sorriso.
  • Con i nostri amici organizziamo una raccolta fondi straordinaria per prenderci cura di una famiglia in particolare difficoltà economica a causa della sospensione dell’attività lavorativa.
  • Se siamo o conosciamo uno psicologo o psicoterapeuta disponibile, attiviamo e diffondiamo un servizio gratuito a distanza di supporto psicologico del quale possa avvalersi chi vive un momento di ansia o una crisi di panico o non riesce a elaborare un lutto.
  • Se siamo o conosciamo un insegnante o qualcuno che ne sia capace, attiviamo e diffondiamo un servizio gratuito a distanza di supporto scolastico, soprattutto in favore di ragazzi a rischio di dispersione, aiutandoli a colmare qualche lacuna.
  • Probabilmente la Caritas del nostro territorio e forse anche qualche Parrocchia gestiscono un dormitorio con i letti a distanza di sicurezza o docce a ingressi alternati o una mensa con i pasti consegnati all’esterno in busta chiusa, anziché consumati in saloni affollati. Informiamoci se ci sia la possibilità di dare una mano.

Sono solo alcune delle iniziative possibili per esprimere la fantasia della Carità sollecitata da Papa Francesco. Altre sono demandate alla creatività di ciascuno, facendo i conti con le proprie possibilità e i bisogni del posto.

In ogni caso, però, c’è una cosa della massima importanza che certamente può fare ciascuno di noi: dedicare più tempo alla preghiera e tornare a pregare insieme, anche recitando il rosario, come si faceva una volta, ma senza alcuna pretesa magica, convinti che la preghiera non è un ombrello sotto il quale ripararci dalle calamità, ma un disinteressato dialogo d’amore.

Coraggio, amici Exallievi, restiamo a casa e diamoci da fare.

Don Enzo Giammello, sdb