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Proposta Pastorale 2018-19

//Proposta Pastorale 2018-19

Proposta Pastorale 2018-19

PROPOSTA PASTORALE 2018-2019
«Il servizio responsabile nel quotidiano:

l’esito necessario della nostra spiritualità apostolica»

IO SONO UNA MISSIONE

#perlavitadeglialtri

1. NEL QUADRO DELLA SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
La proposta pastorale per il prossimo anno educativo-pastorale ha come tema di fondo il “servizio responsabile”. È l’ultimo dei cinque grandi pilastri della nostra Spiritualità Giovanile Salesiana, che fa da riferimento ineludibile al nostro modo di essere Chiesa e di essere nella Chiesa:
  1. La vita quotidiana come luogo dell’incontro con Dio. Il quotidiano ispirato a Gesù di Nazareth è il luogo in cui il giovane riconosce la presenza operosa di Dio e vive la sua realizzazione personale.
  2. Una spiritualità pasquale della gioia e dell’ottimismo. Il quotidiano va vissuto nella gioia e nell’ottimismo, senza rinunciare per questo all’impegno e alla responsabilità.
  3. Una spiritualità dell’amicizia e della relazione personale con il Signore Gesù. Il quotidiano è ricreato dal Cristo della Pasqua che dà le ragioni della speranza e introduce in una vita che trova in Lui la pienezza di senso.
  4. Una spiritualità ecclesiale e mariana. Il quotidiano si sperimenta nella Chiesa, ambiente naturale per la crescita nella fede attraverso i sacramenti. Nella Chiesa troviamo Maria, prima credente, che precede, accompagna e ispira.
  5. 5. Una spiritualità del servizio responsabile. Il quotidiano viene consegnato ai giovani in un servizio generoso, ordinario e straordinario.
L’anno 2018-19 porta a compimento un triennio organizzato intorno a tre di questi nuclei, che hanno una distensione ben precisa e fortemente unitaria:
  • • 2016-2017: L’incontro con il Signore;
  • • 2017-2018: L’appartenenza gioiosa alla Chiesa;
  • • 2018-2019: Il servizio responsabile nella vita quotidiana.

Possiamo pensare ad una dinamica generativa che parte dall’incontro con Gesù e che ci orienta in due direzioni: quella dell’accoglienza della grazia che salva, ben chiarita dal tema dell’appartenenza e della comunione ecclesiale, che ci fa discepoli del Signore; e quella della testimonianza in uscita, rappresentata dalla necessità di diventare sempre di più missionari del Vangelo nel mondo e nella società in cui viviamo.

2. NEL TEMPO DEL SINODO SUI GIOVANI
L’anno pastorale che stiamo per cominciare segna la presenza del Sinodo dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si svolgerà dal 3 al 28 ottobre 2018.

Il Sinodo non ha l’intenzione di parlare genericamente dei giovani, ma di farlo a partire da un’ottica specifica, che è quella della “fede” e soprattutto del “discernimento vocazionale”. Puntando sull’idea di “pastorale giovanile vocazionale” il Sinodo desidera qualificare la pastorale giovanile in ottica vocazionale e far diventare patrimonio di tutti i giovani il discernimento a proposito della propria missione nel mondo e nella Chiesa.

A partire dall’ottica del “discernimento”, frutto della laboriosità della fede, prende corpo l’idea e la specificazione di che cosa significa il “discernimento vocazionale”, tipico dell’età giovanile. Esso non avviene rinchiudendosi nella propria interiorità per cercare la propria identità in forma intimistica e autoreferenziale, ma esattamente aprendosi al senso e all’orientamento della propria esistenza in forma “estatica” ed “eccentrica”:

Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Ma tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”. Come la Madonna, che è stata capace di domandarsi: “Per chi, per quale persona sono io, in questo momento? Per la mia cugina”, ed è andata. Per chi sono io, non chi sono io: questo viene dopo, sì, è una domanda che si deve fare, ma prima di tutto perché fare un lavoro, un lavoro di tutta una vita, un lavoro che ti faccia pensare, che ti faccia sentire, che ti faccia operare. I tre linguaggi: il linguaggio della mente, il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. E andare sempre avanti (Veglia in preparazione alla XXXII Giornata Mondiale della Gioventù, 8 aprile 2017).

Già in Evangelii Gaudium vi era un passaggio di grande lucidità sull’argomento quando, parlando dell’identità del cristiano, si dice che «io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273). Un’affermazione molto forte e precisa: la missione non è un “fare”, ma un “essere”, cioè mi offre consistenza personale nella forma della generosità sistemica verso il prossimo.
Il passaggio dal “chi sono io?” al “per chi sono io?” è decisivo e segna un cambio di prospettiva radicale e imprescindibile. Questa mossa sinodale è kairologica, perché propone esattamente l’antidoto alla malattia tipica e specifica del tempo in cui siamo chiamati a vivere e operare dal punto di vista educativo e pastorale: il narcisismo sistemico, autistico e autoreferenziale.
Decisivo è aiutare ogni giovane, ma in verità ogni battezzato e in fondo anche ogni uomo di buona volontà, a porsi la domanda giusta circa la destinazione della propria libertà, perché la questione della realizzazione della propria esistenza e della ricerca di una vita felice passa sempre attraverso la mediazione dell’altro: la domanda giusta da fare ai giovani non è “cosa devo fare per essere felice?”, ma “chi devo rendere felice perché io possa davvero trovare la felicità?”.

Qui si vede bene che ogni vocazione personale è una missione verso terzi e mai si riduce ad un monologo mortifero con se stessi. E mai e poi mai diviene una relazione a due con Dio. Anzi, è proprio il dialogo vocazionale con il Dio dell’alleanza e della misericordia che chiama per inviare e mai per restare.

3. LA CORRESPONSABILITÀ APOSTOLICA CON I GIOVANI
Eccoci così giunti al cuore della proposta pastorale, che consiste sostanzialmente nel pensare ai giovani come ai protagonisti della missione della Chiesa. Effettivamente il soggetto dell’evangelizzazione, come ben ci ricorda Evangelii Gaudium al n. 120, è la Chiesa nel suo insieme, perché

in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr. Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni.

E i giovani, in quanto battezzati, sono soggetti attivi della missione della Chiesa. Essi possono prendere consapevolezza della propria vocazione nella Chiesa solo nella forma della condivisione evangelica di vita e della corresponsabilità apostolica. Non è possibile entrare nel ritmo della fede al di fuori di un’esperienza ecclesiale coinvolgente che abbia la forma di un evento sempre inedito capace di generare simpatia, accoglienza e imitazione da parte dei giovani.
Questo è il punto qualificante della pastorale giovanile, perché il cristianesimo è nella sua essenza un evento di donazione e quindi esso “si impara” solo attraverso il contatto con una testimonianza capace di generare sequela e imitazione: non nel sapere teorico, né nel ripetere scolastico, né nel contemplare spirituale, ma nel servizio concreto, nell’esperienza della dedizione reale si fa esperienza di Dio, della sua Chiesa e del suo Regno che viene.
Si diventa discepoli del Signore nell’effettività della vita, attraverso la chiamata e l’esercizio concreto dell’apostolato, attraverso l’accoglienza di un invito percepito come parola non di uomini, ma che rimanda realmente a Dio. E questo impegno, che permette ai giovani di essere protagonisti, apre il campo a tutte le altre istanze della vita cristiana: da qui infatti sorge l’esigenza di una vita che sia moralmente all’altezza della missione, di una vita di fede capace di attingere all’essenziale, di una spiritualità apostolica, di una conoscenza dei contenuti della fede stessa.

La pastorale giovanile desidera fare dei giovani a cui è mandata dei soggetti impegnati in presa diretta nell’esercizio della vita cristiana, e non degli inoperosi, disinteressati e indifferenti destinatari: l’idea che i giovani siano soggetti passivi della pastorale giovanile è assolutamente da respingere, perché – in primo luogo – tradisce il cuore della proposta cristiana, che è certamente ricezione dell’iniziativa di Dio a favore nostro, ma, nella sua piena maturità, è altrettanto un impegno esplicito di attestazione esistenziale di un modo di vivere che si pone al servizio degli altri. In secondo luogo tale prassi non è per nulla rispettosa dell’età della vita del giovane stesso: un’età che richiede l’energica presa in carico della propria vita, caratterizzata dall’esercizio in prima persona della libertà e della responsabilità, dalla capacità di iniziativa personale in molti modi.

4. LA NECESSARIA FIDUCIA E SPERANZA NEI GIOVANI
Questa strategia pastorale richiede un atteggiamento fondamentale nei confronti dei giovani: la fiducia e la speranza nei giovani stessi. Se questo atteggiamento manca nei responsabili della pastorale giovanile – e in generale nell’istituzione ecclesiale – non vi è possibilità di fare dei giovani dei soggetti della pastorale giovanile, e in fondo diventa quasi impossibile fare di loro dei discepoli del Signore.
L’accompagnamento necessario, il sostegno e la verifica – di fronte anche ai fallimenti a cui si può andare incontro – non possono far perdere la speranza sulle capacità e le possibilità dei giovani di essere protagonisti, di essere dei “giovani discepoli missionari”. Purtroppo il compito educativo e pastorale è colpito a morte quando siamo in presenza dalla perdita generale della fiducia e soprattutto della speranza, che, nel momento in cui aggredisce la fede e la carità, le svuota come da dentro della sua forza motrice.
Il peggior atteggiamento in assoluto per un operatore di pastorale giovanile è quello di non avere speranza nei giovani a cui è mandato.Si tratta di avere fiducia in loro e di dar loro fiducia.
Infine, il coinvolgimento corresponsabile dei giovani in ordine alla missione della Chiesa – nel momento in cui è adeguatamente accompagnato ed è interpretato con intelligenza – porta con sé un vantaggio di grande attualità proprio nel tempo in cui viviamo: il servizio generoso verso gli altri crea un naturale superamento dell’autoreferenzialità a cui è soggetto il nostro tempo, perché allontanano radicalmente il giovane da un’attenzione e da una concentrazione potenzialmente patologica verso la propria persona e lo costringono a confrontarsi e a misurarsi con l’altro da sé e a partire dall’altro da sé. Occuparsi degli altri, insomma, significa per lo meno distogliersi dalle proprie esigenze.

D’altra parte è decisivo affermare che la contestazione del principio narcisistico nella pastorale giovanile non può essere lasciato ad una enunciazione teorica, ma deve giungere a proporre ai giovani esperienze educative e pastorali di dedizione e di donazione – anche forti e discriminanti, se è il caso – in cui si sentono protagonisti e attori di una forma di servizio praticabile ed a loro misura, su cui far crescere la loro responsabilità personale.

TITOLO E HASHTAG
Il TITOLO sarà il medesimo per il Quaderno Giovani e per i Sussidi per fasce di età. È un’espressione di Papa Francesco, contenuta nella Evangelii Gaudium al 273: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo».

Invece è ancora in ricerca il sottotitolo messo in forma di hashtag, piccolo strumento comunicativo da usare sui social per raggruppare/identificare eventi, situazioni ed esperienze.

PAROLA DI DIO
Nella scelta della Parola di Dio ci siamo voluti confrontare con San Paolo, l’apostolo delle genti, colui che più di tutti ha espresso lo spirito missionario delle prime comunità cristiane.
L’anno precedente ci siamo lasciati ispirare e accompagnare dagli Atti degli Apostoli, che ci hanno raccontato e fatto incontrare con l’esperienza della Chiesa all’inizio del suo cammino di fede e testimonianza. Nel corso di quest’anno ci addentreremo con San Paolo nello spirito e nello stile del discepolo missionario. L’apostolo delle genti ci ha lasciato un prezioso tesoro nelle sue lettere, tutte da scoprire e studiare. Ci siamo concentrati sulla prima lettera ai Corinzi, in cui sono sviluppati i temi della missionarietà, della fraternità e della carità.

Per la traccia dei sussidi per fasce di età, invece, si farà riferimento al Vangelo di Luca: i brani del Vangelo sono più accessibili e facilmente comprensibili ed è l’evangelista seguito dalla liturgia nell’anno C.

FINALITÀ E OBIETTIVI
Dove vogliamo arrivare con la scelta di questo tema e con i relativi sussidi? Cosa ci proponiamo di raggiungere? Verso quale orizzonte camminiamo e verso quali tappe e traguardi ci muoviamo? Questi elementi sono contemporaneamente energia/propulsione, punti di attrazione e scelte di orientamento tra le tante che si possono fare. La finalità è l’orizzonte più ampio, gli obiettivi sono i vari punti del percorso, e tra di loro sono coerenti e armonici.La griglia è un aiuto a scandire questi elementi nell’arco dell’anno, con attenzione ai tempi liturgici e ai ritmi dell’anno pastorale.

La FINALITÀ che raccoglie e dà unità a quanto di seguito proposto è Valorizzare e accompagnare l’esperienza del servizio responsabile nel quotidiano.

DESTINATARI di Quaderno Giovani

Sono i giovani i primi destinatari di questo quaderno: universitari e lavoratori, che frequentano gli ambienti salesiani, ma anche che si sono distaccati da essi, per necessità di studio e lavoro. Sicuramente tra questi consideriamo gli educatori e gli animatori dei ragazzi e degli adolescenti, nei gruppi e negli ambienti educativi. Per la loro funzione educativa e il servizio che svolgono nei gruppi potranno ricevere questo quaderno anche adulti, genitori e giovani coppie. È un testo pensato per essere consegnato singolarmente a queste persone, perché facciano innanzi tutto loro una riflessione e un cammino. Condivideranno con i più giovani il frutto del proprio lavoro e cammino personale.

IO SONO UNA MISSIONE
#perlavitadeglialtri
Alcuni nuclei principali
  • siamo un tesoro prezioso in vasi d’argilla;
  • tema dello stile, delle pratiche educative;
  • tema della santità quotidiana;
  • tema del servizio responsabile (nucleo della spiritualità giovanile salesiana);
  • tematica sinodale del discernimento.
Importanza di mantenere sempre giusta la tensione tra il cammino di fede interna (la crescita interiore), quindi missione come percorso interiore e e il servizio responsabile (quale cammino fattivo per il prossimo), tra la riflessione e la concretezza. Due poli imprescindibili da non perdere e cercare di bilanciare.

Il servizio responsabile nel quotidiano: l’esito necessario della nostra spiritualità apostolica

1. NEL QUADRO DELLA SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
  • La proposta pastorale per il prossimo anno educativo-pastorale ha come tema di fondo il “servizio responsabile”.
  • È l’ultimo dei cinque grandi pilastri della nostra Spiritualità Giovanile Salesiana, che fa da riferimento ineludibile al nostro modo di essere Chiesa e di essere nella Chiesa:
  1. La vita quotidiana come luogo dell’incontro con Dio.
  2. Una spiritualità pasquale della gioia e dell’ottimismo.
  3. Una spiritualità dell’amicizia e della relazione personale con il Signore Gesù.
  4. Una spiritualità ecclesiale e mariana.
  5. Una spiritualità del servizio responsabile.
  • L’anno 2018-19 porta a compimento un triennio organizzato intorno a tre di questi nuclei, che hanno una distensione ben precisa e fortemente unitaria:
    • 2016-2017: L’incontro con il Signore;
    • 2017-2018: L’appartenenza gioiosa alla Chiesa;
    • 2018-2019: Il servizio responsabile nella vita quotidiana;
    • Possiamo pensare ad una dinamica generativa: dall’incontro con Gesù – orienta in due direzioni: accoglienza della grazia che salva (tema dell’appartenenza e della comunione ecclesiale) + testimonianza in uscita (missionari del Vangelo nel mondo e nella società in cui viviamo).
2. NEL TEMPO DEL SINODO SUI GIOVANI: “I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”
  • Un’ottica specifica = quella della “fede” e soprattutto del “discernimento vocazionale”. Quindi idea di “pastorale giovanile vocazionale”;
  • Già in Evangelii Gaudium, si dice che «io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo»;
  • Il passaggio dal “chi sono io?” al “per chi sono io?” è decisivo e segna un cambio di prospettiva radicale e imprescindibile.
  • Mossa sinodale – propone esattamente l’antidoto alla malattia tipica e specifica del tempo in cui siamo chiamati a vivere e operare dal punto di vista educativo e pastorale: il narcisismo sistemico, autistico e autoreferenziale;
  • “chi devo rendere felice perché io possa davvero trovare la felicità?”.
3. LA CORRESPONSABILITÀ APOSTOLICA CON I GIOVANI
  • Il cuore della proposta pastorale: i giovani sono protagonisti della missione della chiesa.
  • E i giovani, possono prendere consapevolezza della propria vocazione nella chiesa solo nella forma della condivisione evangelica di vita e della corresponsabilità apostolica.
  • Serve per entrare nel ritmo della fede un’esperienza ecclesiale coinvolgente.
  • Si diventa discepoli del signore nell’effettività della vita, attraverso la chiamata e l’esercizio concreto dell’apostolato, attraverso l’accoglienza di un invito percepito come parola non di uomini, ma che rimanda realmente a Dio.
  • La pastorale giovanile desidera fare dei giovani a cui è mandata dei soggetti impegnati in presa diretta nell’esercizio della vita cristiana.
  • La necessaria fiducia e speranza nei giovani.
  • Questa strategia pastorale richiede un atteggiamento fondamentale nei confronti dei giovani: la fiducia e la speranza.
  • L’accompagnamento è necessario, come pure il sostegno e la verifica.
  • Infine, il coinvolgimento corresponsabile dei giovani in ordine alla missione della chiesa – nel momento in cui è adeguatamente accompagnato ed è interpretato con intelligenza – porta con sé un vantaggio di grande attualità proprio nel tempo in cui viviamo: naturale superamento dell’autoreferenzialità, allontanano radicalmente il giovane da un’attenzione e da una concentrazione potenzialmente patologica verso la propria persona e lo costringono a confrontarsi e a misurarsi con l’altro da sé e a partire dall’altro da sé. Occuparsi degli altri, insomma, significa per lo meno distogliersi dalle proprie esigenze.
1. CHIAMATI E MANDATI INSIEME
(1 Cor 1, 1-3)
Lc 6,12-16
Gesù sceglie i dodici apostoli
Il servizio responsabile:
  • è restituzione di quanto ricevuto e riconoscenza che diventa impegno per gli altri (“Giovani per i giovani”);
  • si traduce e manifesta in una carità fattiva che, nella tradizione salesiana, si realizza nell’operosità e nella concretezza (il colera del 1854 a Torino) è mettersi in gioco quotidianamente.

Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (EG20)

Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. (EG273)

2. APOSTOLI MISSIONARI CON STILE
(1 Cor 13,1-13)
Lc 10,25-37
Il buon samaritano
Lo stile:
  • è di gratuità, non per interesse, non chiede nulla in cambio, non ha prezzo; caratteristica principale è quella del “dimenticarsi di sé”: “tutto io faccio per il Vangelo”;
  • richiama ai valori della costanza e della perseveranza (cfr. il pergolato di rose);
  • trae forza dalla preghiera, punto di partenza per la missione.
Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37). (EG49)

Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e
missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore (EG262)

3 . ESSERE IN COMUNIONE: LA PRIMA MISSIONE
(1 Cor 1, 4-9)
Lc 6,37-42
Non giudicare, la metafora della pagliuzza
L’essere in comunione:
  • • è un sogno di Dio da costruire e custodire;
  • • ci fa riconoscere l’altro come bene prezioso di cui prendersi cura;
  • • ci rende tutti fratelli.

Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate. (EG99)

4. APOSTOLI MISSIONARI …ANCHE NELLE FRAGILITÀ
(1 Cor 5, 1-13)
Lc 22,54-62
Rinnegamento di Pietro
  • L’evangelizzatore non è senza peccato e senza fragilità; ma, come Paolo, è un uomo che dal peccato riparte.
  • Il discepolo non è colui che si crede perfetto e va ad aiutare chi è debole.
  • Gli errori che ciascuno commette, se riconosciuti, diventano motivo di discernimento, di crescita personale e per tutta la comunità.
  • È una tappa fondamentale della missione, in cui la comunità riconosce i propri peccati, conosce il limite del male e da questo riparte rinnovata perché unita a Dio e da Lui salvata.
Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute. (EG44)
Un cuore missionario è consapevole di questi limiti e si fa «debole con i deboli […] tutto per tutti» (1 Cor 9,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidità autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada. (EG45)

A ciascuno di noi è diretta l’esortazione paolina: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). E ancora: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9). (EG101)

5. EUCARISTIA, ICONA DEL SERVIZIO RESPONSABILE
(1 Cor 11, 17-34)
Lc 24,13-35
Il racconto dei discepoli di Emmaus in chiave di servizio responsabile
L’eucaristia sorgente e icona del servizio
  • La consapevolezza e l’esperienza del mistero Pasquale: modello per la nostra missione e chiave di lettura per comprendere la logica del servizio (dare la vita) (attenzione ai verbi che caratterizzano l’offertorio e la consacrazione: prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede).
  • Vivere il servizio verificando la rettitudine delle nostre intenzioni e approfondendo le vere motivazioni (San Francesco di Sales).
  • La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? (EG264).
  • La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore (EG264).
6. IL NOSTRO VANTO È NEL SIGNORE
(1 Cor 1, 10-25)
Lc 10,17-20
Il ritorno dalla missione dei 72 discepoli
La gioia nel servizio
  • Ripercorriamo il cammino pastorale di questi tre anni: dal servizio (3° anno) all’incontro con il Signore (1° anno) e al ritorno nella comunità di Gerusalemme (2° anno) nella gioia della testimonianza.
  • Insieme, annunciamo gioiosi con la vita e con la parola.
  • Il servizio non è un fare, ma è l’annuncio dell’essere di Cristo!
  • Per tutto ciò mi permetto di insistere: non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! (EG83).
  • Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”. Se non siamo convinti, guardiamo ai primi discepoli, che immediatamente dopo aver conosciuto lo sguardo di Gesù, andavano a proclamarlo pieni di gioia: «Abbiamo incontrato il Messia» (Gv 1,41). La samaritana, non appena terminato il suo dialogo con Gesù, divenne missionaria, e molti samaritani credettero in Gesù «per la parola della donna» (Gv 4,39). Anche san Paolo, a partire dal suo incontro con Gesù Cristo, «subito annunciava che Gesù è il figlio di Dio» (At 9,20). E noi che cosa aspettiamo? (EG120)
By |2018-10-01T23:41:55+00:00Luglio 2nd, 2018|Categories: Famiglia Salesiana|Tags: , |Commenti disabilitati su Proposta Pastorale 2018-19

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