Tema dell’anno
PUOI ESSERE SANTO
#lìdovesei

Secondo la delibera del Consiglio nazionale, per una convergente missione laicale di Famiglia salesiana, seguiamo la proposta formativa dei Salesiani Cooperatori, opportunamente riadattata dal Delegato nazionale degli Exallievi di Don Bosco, Don Antonio D’Angelo.

La santità è autentica fioritura dell’umano

Il tema della proposta pastorale, Puoi essere santo #lìdovesei, è suggerito dalla Strenna 2019 del Rettor Maggiore “Perché la mia gioia sia in voi (Gv 15,11). La santità anche per te”. Don Ángel Fernández Artime, ha voluto tradurre nel linguaggio giovanile l’appello alla santità che papa Francesco ha rivolto a tutta la chiesa con l’Esortazione Apostolica “Gaudete et exsultate”.

Ma noi vogliamo diventare santi?

In genere siamo sempre felici di festeggiare i santi! Ma noi, desideriamo essere santi? Nella vita progettiamo di essere ingegneri o medici; pensiamo di studiare, di sposarci e di andare in vacanza. Ma non sempre, con la stessa determinazione, vogliamo essere santi! Per Papini, il non volerlo, è la più grande tristezza!

Lo spiritualismo alienante non è santità

Non pochi credono che la santità sia qualcosa di celestiale e di etereo, che non abbia nulla a che vedere con ciò che è terrestre; una mentalità che, purtroppo, è favorita dalla stessa iconografia dei santi. Ci sono anche altri che intendono il cammino della santità come una sorta di spiritualismo alienante, lontano dal concreto storico. Nulla di più erroneo, perché diventare santi vuol dire vivere la propria umanità. Anzi, la santità è la pienezza della nostra umanità. Quando Gesù ci invita a essere perfetti come il Padre nostro che è nei cieli (Mt 5,48), non si rivolge agli angeli, ma a noi che viviamo nella carne. Si comincia a essere santi in terra, tra cadute e continue riprese.

La santità è per tutti

La santità è democratica, è aperta a tutti, riguarda ognuno di noi e non solo pochi eroi. Se è vero che non possiamo diventare tutti scienziati o violinisti, è altrettanto vero che tutti possiamo diventare santi: adulti e ragazzi, sposati e non, sacerdoti e suore, religiosi e nobili, ricchi e poveri, colti e semplici, uomini e donne di ogni lingua, razza e religione. C’è chi lo diventa da ragazzo e chi da vecchio. È Dio stesso che ci vuole tutti santi: “È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: – dice Gesù – che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. (Gv 6,39). «Come figli obbedienti, … – scrive Pietro – diventate santi… Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo» (1Pt 1,14-15)”. Il concetto di democrazia riferito alla santità è una caratteristica peculiare del carisma salesiano. Don Bosco, infatti, ha voluto un oratorio aperto a tutti, proprio perché doveva offrire a tutti la possibilità di dare frutti di santità.

Non si nasce santi ma lo si diventa

La santità è un cammino, lungo il quale dobbiamo lottare contro gli istinti egoistici che ci portano a prevalere sugli altri. Si può intraprendere questo cammino in ogni età della vita. C’è chi inizia da ragazzo e chi da adulto, ma non importa, perché il signore della vigna accoglie gli operai in ogni ora della giornata e dà a tutti lo stesso premio del paradiso (Mt, 20, 1-16). Non tutti i santi hanno cominciato bene il cammino! S. Agostino, per esempio, si converte quando aveva più di 30 anni; Edith Stein, di origine ebraica, filosofa, allieva di Husserl, inizialmente atea, si converte nell’età adulta.

Non cose straordinarie ma fare tutto con amore

Si pensa che per tendere alla santità bisogna compiere gesti eccezionali, ma non è vero! Almeno, questa non è la regola per tutti. Il titolo e l’hashtag, #lìdovesei, ci ricordano che per diventare santi non è necessario stupire con “effetti speciali”, ma fare con amore le cose ordinarie di tutti i giorni, tra i banchi di scuola o sul campetto di calcio, a tavola o in giardino, dietro una scrivania o al negozio. La santità, infatti, è la perfezione dell’amore. Chi vuole diventare santo ripete con San Paolo: “non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal. 2,20). Il cristiano manifesta questa volontà sia quando si accosta all’Eucaristia, sia quando compie gesti quotidiani e ordinari nella carità; ma la manifesta anche quando non riesce a fare tutto ciò e pecca, ma ha intenzione di rialzarsi sempre e ricominciare.

La santità è gioiosa

Un altro pregiudizio è quello di immaginare i santi come persone serie e noiose. Nulla di più falso! I santi sono stati tutti molto allegri. Evidentemente, non parliamo dell’allegria superficiale che scaturisce da una battuta scherzosa, ma di quella che nasce nel cuore di chi fa il bene senza secondi fini; di chi è leale, onesto e sincero con gli altri; di chi cerca la riconciliazione e la pace dopo un conflitto. Chi vuole diventare santo è sorridente e amabile, nonostante le contrarietà e le incomprensioni. È questa la gioia che don Bosco ha trasmesso ai suoi allievi, tanto da far esclamare a Domenico Savio che “la santità consiste nello stare sempre allegri”.

Consapevoli di essere amati da Dio

Chi vuole diventare santo è convinto di essere prezioso agli occhi di Dio e per questo non si turba mai. Gesù stesso ci invita a rallegrarci, perché i “nostri nomi sono scritti nei cieli”. Siamo amati dal Papà Celeste, e questo ci porta a non disperare mai, ma a lottare e sperare sempre. In passato circolavano delle diapositive su don Bosco dal titolo “navigò in un mare di guai”. È proprio vero. Il nostro fondatore ha dovuto affrontare difficoltà di ogni genere: resta orfano di padre a 2 anni, fa l’emigrante a 12 anni, lavora come sarto e barista per mantenersi negli studi, subisce minacce, attentati e incomprensioni anche da parte degli ecclesiastici, incontra difficoltà economiche a cui ha dovuto far fronte per tutta la vita. Ciononostante non si è mai lamentato, perché confidava sempre nell’aiuto della Provvidenza divina che non l’avrebbe mai abbandonato.

La santità è un dono di Dio

La santità non è raggiungibile solo con uno sforzo umano, così come in modo superbo presumevano i farisei al tempo di Gesù o gli gnostici, secondo i quali la salvezza dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata, frutto del proprio impegno nella ricerca della Verità. La santità, invece, è un dono di Dio, a cui l’uomo collabora: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, – ci ricorda S. Paolo – e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori.” (Efesini 2:8-10)

Il santo è bello

Noi siamo attratti dalle persone belle. Ci affascinano e ci piace stare con loro, le cerchiamo e la loro presenza ci rallegra. La persona bella non è solo quella con “belle forme”, perché queste scompaiono nel tempo. Invece, la bellezza che non sfiorisce mai si chiama bontà. Chi vuol essere bello, deve diventare buono e chi è buono diventa santo. In altre parole, il santo è una persona bella: “somma bellezza è somma santità”, così scrive F. Holderlin, il poeta tedesco tra i più grandi della letteratura mondiale. Il santo è bello perché attinge energia buona alla sorgente del Bene che è Dio, la Bellezza e la Bontà al sommo grado.

La bellezza salverà il mondo

In un mondo dominato dai poteri forti della finanza, abbiamo ancora più bisogno della bellezza dei santi. Il neoliberismo aggressivo, che sfugge al controllo della politica e dell’etica, riduce l’uomo alla sola dimensione economica, fa aumentare il divario tra i pochi ricchi e una moltitudine di poveri e non permette uno sviluppo sostenibile per la salvaguardia del pianeta. Dal canto suo, la tecnica, insieme ai grandi vantaggi, pone dei seri interrogativi dal punto di vista etico, perché non è limitata da nessun imperativo morale. Essa è l’incarnazione del super-uomo di Nietzsche, così come Heidegger ha argutamente sottolineato: è l’attuazione della dionisiaca volontà di potenza che non riconosce nessun essere oltre sé stessa e non vuole altro che il proprio auto-potenziamento. Questo mondo oggi, così come sostenevano Maritain e Bergson quasi cento anni fa, ha gran bisogno di un supplemento di “anima”, ha bisogno dei mistici. La bellezza dei santi, in 2000 anni, ha favorito la costruzione di scuole, università, ospedali, centri caritativi e di accoglienza; ha difeso i valori e i diritti che sono alla base della nostra civiltà. Sarà questa bellezza che aiuterà l’uomo a fronteggiare lo strapotere della tecnica e a liberarsi dalla dittatura della finanza; lo farà per mezzo dell’amore, testimoniato dai mistici che camminano con noi oggi per le strade del mondo. Il santo, infatti, ci fa vedere nel prossimo non un utilitaristico guadagno, ma un fratello da accogliere e amare. Questo è ciò che intendeva dire Dostoevskij quando scriveva: “non sarà l’economia che risolverà i problemi dell’uomo, ma la bellezza”. Il santo ci aiuterà a capire che il bene non coincide con “ciò che tecnicamente funziona”, ma con il primato della persona e della sua dignità; una persona che, come ci ricorda Kant, va trattata sempre come “fine” e mai come “mezzo”.

Maria ci rivela che la santità è bellezza

L’icona scelta per la proposta formativa di quest’anno è dedicata a Maria, che è la bellezza di Dio diventata donna! Il Signore è la Bellezza perché è Amore e Lei ha permesso all’Altissimo di incontrare la nostra umanità, perché è bella! Dio è diventato uomo, perché in Maria c’è una scintilla della bellezza divina; un raggio di paradiso che è riposto certamente nel cuore di tutti, ma che nella mamma celeste splende più luminoso. Nel vangelo si parla poco di lei, ma gli accenni sono sufficienti per capire che è piena di grazia, così come la saluta l’angelo. Lo sottolinea pure Elisabetta, quando la chiama beata e benedetta tra le donne. È bella perché ha Dio nel cuore! Una bellezza che si diffonde per la Palestina, da quando parte in tutta fretta per aiutare un’anziana cugina a quando interviene a Cana per togliere dall’imbarazzo due sposi sprovveduti; da quando segue suo Figlio fin sotto la croce a quando riceve lo Spirito nel giorno di Pentecoste! Il suo fascino splende ancora oggi in paradiso, dove continua a prendersi cura di noi suoi figli, prevenendo ogni nostra richiesta.

Giovani felici nel tempo e nell’eternità

Don Bosco, nella lettera da Roma del 10 maggio 1884, scriveva ai suoi giovani: «Uno solo è il mio desiderio: quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità». Nessuna filosofia è in grado di proporre questa “felicità eterna”. Dio sì. Se non raggiungiamo la santità saremmo simili a quegli atleti che corrono e si allenano, ma non tagliano mai il traguardo. Tutto ciò che don Bosco ha detto o fatto era finalizzato unicamente a seminare nei suoi ragazzi il forte desiderio di diventare santi.

Se, insieme, guardiamo il cielo, ci spunteranno le ali

“Se si guardasse sempre il cielo – scrive Flaubert – finiremmo per avere le ali”. Dio «ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (GE, 1). Non è una meta che si raggiunge in un istante, ma un cammino graduale e progressivo che interpella la libertà e l’impegno personale; è un cammino che non si fa da soli, ma insieme: genitori e figli, giovani e adulti, consacrati e laici, Exallievi, devoti dell’ADMA, Cooperatori…

SINTESI DELLE TAPPE

PRIMA TAPPA (ottobre-dicembre)
Essere dei contemplativi in azione, sviluppando nella nostra vita i frutti dello Spirito Santo

Il cammino di santità non è possibile senza coltivare una profondità di vita, senza una fede autentica e senza la preghiera come espressione di intimità col Signore. Papa Francesco afferma: «Non credo nella santità senza preghiera» (GE 147). Alla scuola di don Bosco abbiamo anche imparato che la preghiera non è separata dall’azione. Chi vive in intimità col Signore rifiuta il male e segue la vita buona tracciata nel Vangelo con la pratica gioiosa e costante delle virtù: amore, carità, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé… «La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia» (GE, 34).

SECONDA TAPPA (gennaio-febbraio)
Testimoniare la comunione fraterna, diventando santi insieme nell’ordinario quotidiano

Dove c’è un santo, ne troviamo sempre molti altri. Non è possibile essere santi da soli e Dio non ci salva da soli. La santità non è elitaria ed eroica, ma si nutre di relazioni, di confidenza e di comunione. Non c’è santità cristiana dove non c’è comunione con gli altri, dove non si cerca il volto dell’altro, dove si dimentica la fraternità e la tenerezza. Il luogo dove sperimentiamo la gioia di vivere alla luce di Dio è l’ordinario quotidiano. Don Bosco ci ha insegnato che per essere santi dobbiamo fare bene il nostro dovere. Questa è la proposta di santità della vita quotidiana: vivere con semplicità e nella gioia, compiendo il proprio dovere con amore e per amore del Signore.

TERZA TAPPA(marzo-aprile)
Vivere le Beatitudini nel quotidiano

Le Beatitudini «sono come la carta d’identità del cristiano» (GE, 63), sono un cammino di santità. In un mondo dove si litiga facilmente, le Beatitudini ci propongono di essere poveri di cuore, miti e umili. In un mondo in cui prevale la prepotenza, la corruzione e l’abuso di potere, ci viene proposto di avere compassione, di sentire nella nostra carne le sofferenze e i dolori degli altri. Le beatitudini ci chiedono di avere fame e sete della giustizia; ci inducono ad agire con misericordia, aiutando e perdonando gli altri; ci spingono a mantenere un cuore puro e libero da tutto ciò che compromette l’amore verso Dio e verso il prossimo. Gesù ci propone di seminare pace, giustizia e di costruire ponti tra le persone. Ci chiede anche di accettare le persecuzioni e le incomprensioni sofferte a causa della nostra coerenza e fedeltà al suo vangelo.

QUARTA TAPPA (maggio giugno)
Ognuno diventa santo a modo suo, attraverso i piccoli gesti
Non si diventa santi allo stesso modo, perché il cammino di santità non è unico per tutti. Si percorre un cammino nella propria condizione di uomo e di donna, compiendo piccoli gesti, nella semplicità della vita quotidiana. In questo senso la tenerezza femminile, la finezza dei piccoli dettagli e dei gesti sono un magnifico esempio per tutti. Per questa ragione papa Francesco dice: «Voglio sottolineare che anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo e […] mi preme ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza» (GE, 12).
Elenco File
FileAzione
Proposta Formativa ExallieviScarica 


Descrizione
A cura dei Salesiani Cooperatori
La proposta Formativa è curata dai Salesiani Cooperatori e viene proposta anche agli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Categoria
Versione2019-20
Files Totali1
Dimensione1.11 MB
Inserimento28 Settembre 2019
Aggiornamento1 Ottobre 2019
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