Natale… Una Festa di sguardi

Messaggio alla famiglie

Carissima famiglia,

è con un sentimento un po’ strano che quest’anno ti scrivo il pur consueto biglietto di auguri natalizi: ho infatti quasi la sensazione che si tratterà di un “messaggio nella bottiglia”, una lettera che non so se e come ti giungerà, viste le attuali limitazioni e restrizioni – che si accentuano e si allentano in modo non prevedibile – causate dalla pandemia del Covid-19.

Indubbiamente viviamo quest’anno un Natale diverso, che giunge in un tempo di malattia diffusa e di difficoltà economiche e sociali: un contesto preoccupante, severo, sicuramente angosciante. Sì, una situazione triste, pur nella speranza di poter presto disporre tutti di adeguati vaccini.

Ma allora facciamo di necessità virtù, cioè rendiamo la difficoltà esistenziale, che stiamo vivendo, occasione positiva di crescita spirituale. Siamo forzatamente costretti a ridurre tutti gli apparati mondani e spesso consumistici, che normalmente accompagnano le feste natalizie: le luminarie, i cenoni, gli sprechi, che tante volte, negli anni passati, ci hanno fatto meditare sui rischi di una paganizzazione di questa grande festa cristiana.

Al di là di altre considerazioni su differenti livelli, facciamo tesoro di questa obbligata austerità e trasformiamola da una privazione di festosità, da un di meno, in un di più, in un’occasione di festa vera, cioè di gioia spirituale profonda.

Abbiamo, dunque, quest’anno la possibilità di concentrarci sull’essenziale: comprendere che il Natale di Gesù è un momento da vivere nella sua santità, per essere e sentir- ci più vicini a Lui, e comprendere pure che questa vicinanza ci porterà luce interiore in un momento storico di buio e di tenebre.

Ecco il mio augurio: che questo Natale diverso dagli altri anni diventi un diverso Natale, perché più santo e più vero, nella sua nuda e semplice verità di fede! Possiamo contemplare con fede il volto di Gesù Bambino e sentire nel nostro cuore il nostro amore sincero per Lui. E Lui ci donerà, con il suo amore per noi, la sua speranza che non delude. E tale speranza ci dirà che Lui ha fede, ha fiducia in noi. Qualcuno di noi potrà avere poca fede, potrà perfino ritenere di non avere fede in Gesù: ma Gesù ha sempre fede in lui, ha fiducia in ciascuno di noi e ci attende. È nel profondo del nostro cuore: e lì ci aspetta. E se noi compiamo questo cammino di profondità del cuore lo incontriamo. E allora sentiamo che Lui ha fiducia in noi. E di questa fiducia abbiamo bisogno per sentirci più forti davanti alle difficoltà, per sentirci più sicuri in un contesto di incertezze e di imprevisti, per essere nel cuore più sereni in un momento di sofferenze, di dolore e di morti.

Il vero Presepe, dunque, è spirituale. La vera culla di Gesù è il nostro cuore. Ed è nel nostro cuore che su Gesù splende una stella. Accorgiamoci di questa stella, di questa luce interiore, e lasciamoci guidare nella Betlemme dell’anima. Ecco Gesù che nasce allora in noi ed è deposto nel nostro cuore e lì lo adoriamo. Ma questa contemplazione non rimane mai un momento egoistico di isolamento: ci apre sempre ai fratelli e alle sorelle. Ecco allora, come dice papa Francesco, che «rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!» (Fratelli tutti, n. 195). E qui è pure la radice di ogni vivere civile, di ogni giustizia socia- le: «non c’è vero popolo senza rispetto per i volti di ogni persona» (n. 115).

Ecco: quest’anno vorrei sottolineare con voi, cara famiglia, questo grande mistero cristiano del volto. In un momento in cui la pandemia ci ha sottratto i volti, costringendoci al necessario uso delle mascherine per dovere di precauzione, verso i nostri cari più deboli, anziani e malati, e verso tutti. Mentre siamo chiamati alle giuste e doverose cautele del distanziamento, dell’isolamento, della protezione del viso e del corpo. Ecco la nostalgia del volto: perché il volto è la cifra umana di ciascuno e ciascuna di noi; con il volto esprimiamo noi stessi, la nostra gioia e la nostra sofferenza, con gli occhi lucidi o con il sorriso; con il volto manifestiamo i nostri sentimenti di fede, che sgorgano dalla profondità del cuore e infine illuminano di gioia spirituale il nostro volto.

Per questo, come icona di questo Natale, non ho scelto un’immagine consueta del Presepe e della Natività, ma ho voluto un particola- re di un affresco della Cripta bizantina di Santa Maria degli Angeli a Poggiardo: ecco il Sacro Volto di Gesù, ma non da solo, bensì in relazione di sguardi con la Madre sua, con il Volto della Beata Vergine Maria.

Perché il volto diventi sguardo: sguardo di amore, di tenerezza, di reciprocità affettuosa.

Impariamo questo dal Natale diverso a cui siamo costretti. Impariamo la preziosità dei volti, come via al mistero del cuore, al mistero cristiano del cuore.

E vivremo un diverso Natale: di sguardi intensi di amore con Lui e tra di noi.

È questo il mio augurio per te, cara famiglia, nel Natale 2020.

Otranto, 25 dicembre 2020

DONATO NEGRO

Arcivescovo