Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

Laboratorio Sinodale Giovani

/, Corigliano d'Otranto/Laboratorio Sinodale Giovani

Laboratorio Sinodale Giovani

ARCIDIOCESI DI OTRANTO
SERVIZIO DIOCESANO DI PASTORALE GIOVANILE
Coordinamento degli Oratori Idruntini
Laboratorio Sinodale Giovani

in preparazione al Sinodo dei Vescovi su “Giovani, fede e discernimento vocazionale”

(documento consegnato ai partecipanti al convegno diocesano del 18 e 19 settembre 2018)

Introduzione
Lo scrittore americano D. F. Wallace, nel 2005 rivolgendosi ai giovani diplomandi del Kenyon College di Ohio (USA), pronunciò un discorso che è un piccolo gioiello di filosofia pratica. Il suo discorso prende le mosse dalla seguente storiella: «Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. “Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?”, fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: “E che diavolo è l’acqua?”». È una storia che parla di noi, della nostra realtà di oggi: siamo così maledettamente presi da noi stessi che abbiamo perso di vista il mondo, l’ambiente in cui “nuotiamo”, viviamo. Siamo come questi giovani pesci che nuotano in quell’esasperato «egocentrismo naturale» in cui tutti siamo immersi senza essere in grado di vederlo.
“E che diavolo è l’acqua?”: è la domanda coraggiosa che abbiamo messo alla base del nostro Laboratorio Sinodale Giovani. Ascoltare i giovani, per poter capire meglio “l’acqua”, il loro mondo, il nostro mondo, il contesto culturale in cui sono immersi, consapevoli che “ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravvedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa è chiamata a percorrere” (Documento preparatorio del Sinodo, Introduzione).

Il Cammino verso il Sinodo dei Giovani (che sarà celebrato dal 3 al 28 ottobre 2018) ha visto la nostra Diocesi impegnata in un’attenzione speciale al mondo giovanile. Abbiamo predisposto un Laboratorio Sinodale Giovani, nel quale il metodo fondamentale è stato quello di ascoltare e coinvolgere il più possibile i giovani per farli essere protagonisti nel loro cammino di fede e nelle scelte di ogni giorno.

Obiettivi
Ci siamo dati degli obiettivi:
  1. accostare i giovani e mettersi in ascolto di essi;
  2. ripensare/rilanciare la Pastorale Giovanile diocesana;
  3. rintracciare le sfide e le criticità nel nostro lavoro con i giovani nelle Parrocchie, nei gruppi associativi, negli Oratori e nei Centri Giovanili.
Luoghi – Tempi – Tutor dell’Ascolto
La proposta di Dieci Tavoli dell’Ascolto del mondo giovanile, di alcuni incontri negli Istituti Superiori (classi quarte e quinte), del Cammino dei Giovani e dell’itinerario della Scuola di Preghiera ci hanno consentito di poter raccogliere materiale sufficiente per far emergere alla nostra attenzione alcune sfide e qualche criticità.
Gli incontri si sono svolti in luoghi e/o attività differenziati: Parrocchie, Oratori, Seminario, Associazioni (in particolare l’Azione Cattolica), durante attività di volontariato, attraverso stand predisposti in luoghi pubblici, nelle scuole, durante un itinerario di fidanzati.
Le attività proposte si sono svolte tra gennaio e agosto 2018, durante incontri della durata di almeno un’ora e mezzo.

L’animazione di questi momenti è stata affidata a sacerdoti, religiosi, giovani adulti (Azione Cattolica, Salesiani, Animatori di Comunità del Progetto Policoro, Coppie), docenti, imprenditori, studenti universitari, esperti del volontariato.

Circa le sfide
Dai Report di ogni gruppo di lavoro, emerge che:
  • i giovani chiedono alla Comunità ecclesiale un sempre maggiore coinvolgimento (essere protagonisti della vita ecclesiale, non soltanto destinatari);
  • i giovani esprimono l’aspettativa di una Chiesa che sappia “restare accanto” alle loro fragilità e ai loro fallimenti;
  • i giovani sentono il bisogno e il desiderio di percorsi di educazione all’amore: tanti hanno alle spalle il fallimento del matrimonio dei genitori, ma emerge in loro la voglia di “far bene” nel momento in cui scelgono di sposarsi;
  • i giovani sono attenti alla “cultura del dono” e altrettanto sensibili alle tematiche del volontariato e del rispetto dei diritti umani; essi chiedono spazi adeguati in cui esprimere questo bisogno;
  • i giovani desiderano una Chiesa capace di un approccio adeguato al loro mondo e con un linguaggio in grado di comunicare con loro.
  • i giovani ricercano i “valori alti” ( il senso della vita, la felicità, l’amore, il gusto della vita, …] tra il desiderio di essere ascoltati e la paura di rischiare; emerge anche il bisogno di essere accompagnati da figure significative (sacerdote, genitori, testimoni credibili, psicologa…] e sostenuti nelle motivazioni e nelle scelte, non sempre definite e chiare.
Circa le criticità
Dai Report di ogni gruppo di lavoro, emerge che:
  • i giovani evidenziano la carenza di figure “capaci e disponibili ad ascoltare” (il riferimento è soprattutto ai sacerdoti e ai consacrati]; invocano, dunque, una Chiesa più prossima, più pronta all’ascolto, più attenta all’ascolto (“accorciare le omelie ed allungare i tempi dell’ascolto”];
  • i giovani percepiscono una Comunità cristiana “lontana” dai luoghi dove vivono e soffrono quando essa, pur non essendo sempre “coerente”, diventa “giudicante”;
  • i giovani desiderano spazi destinati ed opportunamente adeguati ed adibiti per loro;
  • le esperienze formative dell’infanzia, in particolare l’Iniziazione Cristiana, senza trascurare le esperienze associative ed oratoriali, (che vanno certamente menzionate perché ancora oggi raggiungono la quasi totalità dei bambini e dei ragazzi], non hanno avuto un seguito coerente e corrispondente alle esigenze di una crescita umana e sociale comunque sia avvenuta; è certo un problema di trasmissione della fede e dei protagonisti di tale impresa.
Conclusione

(tratta dalla Presentazione del Rapporto Giovani 2018, dell’Istituto Toniol, scritta da S. Ecc. Mons. Claudio Giuliodori)

“Le nuove generazioni sono per propria natura diverse dalle generazioni precedenti. Questo non significa che abbiano più valore, ma nemmeno che ne abbiano meno. Ogni generazione ha un proprio valore che va riconosciuto, nelle sue specificità, dalle generazioni precedenti e messo nelle condizioni di dar frutto rispetto alle sfide del proprio tempo. Ma è anche vero che le nuove generazioni non arrivano da Marte. Senza quelle precedenti i giovani di oggi non esisterebbero; senza le risorse materiali e immateriali prodotte e trasmesse dalle generazioni più anziane, ci ritroveremmo ogni volta a ripartire dall’età della pietra.
Serve quindi un reciproco riconoscimento di valore: le nuove devono riconoscere il valore di quello che hanno ricevuto, le vecchie devono riconoscere e aiutare a promuovere il nuovo valore di cui le nuove generazioni sono portatrici. Ma fino a che punto questo sta avvenendo in Italia? Quale valore hanno i giovani per le aziende italiane? Quale per la politica italiana? Quale per insegnanti ed educatori? Quale per i giornalisti? Quale per la Chiesa? Per i genitori? Sono prevalentemente manodopera a basso costo di cui ci si può facilmente disfare? Sono potenziali elettori da cui ottenere consenso e cittadini ancora inconsapevoli su cui scaricare i costi di rendite da conservare? Sono studenti con bassa attenzione e alta insofferenza verso metodi consolidati? Sono un tema di cui trattare sui quotidiani con facili luoghi comuni da dare in pasto all’opinione pubblica? Sono fedeli da conquistare e contenitori di valori tradizionali da riempire? Sono figli da proteggere contro tutto e contro tutti? E quale valore hanno i giovani per sé stessi?
Se vale tutto quello che abbiamo scritto sopra, rischiano di passare in pochi anni da adolescenti desiderosi di accendere il mondo con le proprie passioni a tardo-ventenni opachi, temporeggiatori, disillusi. Fortunatamente la realtà italiana è molto più complessa rispetto a questo ritratto.
Ci sono aziende che sanno come il proprio successo dipenda dalla valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni. Ci sono politici che considerano i giovani il bene comune principale su cui investire. Ci sono educatori che fanno molto di più di quanto loro richiesto per aiutare a tirare fuori il meglio di quello che i ragazzi possono esprimere. Ci sono giornalisti che fanno uno sforzo in più per capire una realtà complessa. Ci sono sacerdoti e suore che operano dal basso per costruire esperienze di valore con adolescenti di ogni credo. Ci sono genitori che sanno stare un passo indietro alle proprie aspettative sui figli. Tutto questo però accade ancora in modo troppo occasionale e limitato nel nostro paese. Stenta a diventare sistema. Manca un processo solido che punti con determinazione a porre le nuove generazioni al centro di un paese che si rinnova e incentiva ogni sua parte a contribuire nel modo migliore. Questo processo era già debole prima della crisi economica, ma risulta incerto anche in questa fase di uscita dalla recessione”.

La nostra Comunità diocesana, nel suo percorso di riflessione e di accompagnamento delle singole comunità parrocchiali, quest’anno mette al centro gli adolescenti, in linea con gli Orientamenti pastorale per il decennio Educare alla vita buona del Vangelo, dove emerge con chiarezza che con i giovani occorre cambiare il registro educativo (cfr. n. 32). E le parole di papa Benedetto, rivolte ai Vescovi italiani all’inizio del decennio, sembrano avere tonalità davvero profetiche:

“I giovani portano una sete nel loro cuore, e questa sete è una domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita. È desiderio di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili” (Discorso alla 61° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 27 maggio 2010).
   

By |2018-10-01T23:40:06+00:00settembre 19th, 2018|Categories: Chiesa Cattolica, Corigliano d'Otranto|Tags: , |Commenti disabilitati su Laboratorio Sinodale Giovani

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