Convegno Regionale dell’Exallievo e dell’Exallieva di Don Bosco

Santeramo in Colle 13 aprile 2019

Relazione di Don Tobia Carotenuto

Delegato per la Famiglia Salesiana dell’Ispettoria Meridionale

L’IMPEGNO DELL’EXALLIEVO/A DI DON BOSCO
PER IL SERVIZIO NEL BENE DELLA COMUNITÀ

NELLA DIMENSIONE SOCIO POLITICA

1. INTRODUZIONE.

1.1 A partire dal Concilio Vaticano II
Intendo partire da uno scenario ecclesiale di largo respiro nel quale intendo incastonare anche questo nostro tema, cioè nella sequela di Gesù di Nazaret, figlio di Dio, ma anche perfetto uomo (cfr. G.S. n. 41). È Lui che qualifica ogni nostro investimento umano di intelligenza e di cuore.
Sì, cito la Costituzione Conciliare Gaudium et Spes, che più avuto consenso anche dalla laicità extraecclesiale: essa al n. 1 così recita:

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta da uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.”

1.2 La sfida di una laicità adulta
E inoltre mi piace ancorarmi all’“Ecclesiologia di servizio, citando il Papa che è stato capace di iniziare il confronto con la modernità, il recente santo canonizzato, Paolo IV.

Nell’Evangelii nuntiandi (1975!) affermava con chiarezza che la vocazione dei laici è “alla guida dei più svariati compiti temporali”, precisando inoltre che “il loro compito primario e immediato dei laici non è l’istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei pastori”. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è “il mondo vasto e complicato della politica, dei laici, della realtà sociale, dell’economia”; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, dei giovani, il lavoro professionale, la sofferenza”.

2. L’EDUCAZIONE SOCIO POLITICA NEL MAGISTERO SALESIANO OGGI.

2.1 Il Capitolo Generale 23 dei Sdb (1990), facendo eco all’articolo costituzionale n. 33, a proposito del tema dell’Educazione alla fede, chiedeva ai Salesiani di sciogliere tre nodi particolari che bloccano la loro pastorale: la formazione delle coscienze, l’educazione all’amore, e il nodo della dimensione sociale della carità.

E relativamente al terzo nodo, chiedeva esplicitamente di scendere nelle situazioni molteplici di desertificazione dell’etica sociale e di impegnarsi a promuovere progetti concreti di solidarietà secondo l’ispirazione del Vangelo e della fede, “ma rispondendo anche ad esigenze di partecipazione politica” (n. 211 e nn. 203…214).

2.2 E il Regolamento della Federazione Italiana Exallievi/e di Don Bosco, al cap. II, alle Finalità Associative dell’art. 4, comma 3, lettera a, così si esprime, indicando le finalità associative:
“Servire la persona umana, tutelarne la dignità e le proiezioni religiose, nonché curarne la formazione socio-politica per la realizzare una società più giusta, più libera e umana”.
E ancora al c quinto, all’art. 8, intitolato “Stile di servizio”, così recita:

“L’Associazione, relativamente all’impegno sociopolitico, è fedele al magistero della Chiesa che vede nella politica un alto servizio alla carità, tuttavia rifiuta ogni possibile confusione con movimenti e partiti politici. Inoltre respinge ogni scelta su questioni etiche che sia contraria alla Dottrina della Chiesa” (cfr. Regolamento, Edizione 2016).

2.3 L’alibi del Pre-politico mi genera un disagio e mi provoca anche la denuncia per il fatto che come associazioni laicali salesiane ci rinserriamo nella nostra afasia della testimonianza nella pastorale socio-politica e, perché spesso rendiamo irrilevante la nostra bella originaria “politica” carismatica educativa che faceva esclamare al nostro padre: “Nelle cose che riguardano la salvezza dei giovani io vado avanti sino alla tenerità. E ancora: “Sarei disposto a strisciare con la lingua a terra sino a Superga pur di salvare tutta la dignità dei giovani (le anime)”.
Con un politicamente corretto rischiamo di essere assenti ed irrilevanti nella difesa della dignità dei giovani – quella di ogni genere – e basterebbe pensare solo a quella del loro lavoro, nascondendoci dietro l’uso del termine “pre-politico”.
La preposizione “pre” a volte nasconde la pigrizia e la razionalizzazione per non sporcarci le mani. E così i giovani ci colgono come attori asettici nelle situazioni che invocano solidarietà autentica per le loro condizioni di vita poco degne del termine dignità.
In un tempo in cui il nostro sud si spopola di giovani, noi rischiamo di avere le nostre istituzioni cattoliche sempre più frequentate da bambini e da ragazzi e non da giovani, in questa stagione in cui i nostri giovani sono “assunti” e catturati dalle tante forme di “dipendenza”. E ciò non solo ad opera dei poteri illegali paralleli, ma anche da tollerate forme ritardanti la loro entrata nella maturità sociale di responsabilità operativa e creativa, per la presenza di strutture di ingiustizia economica: si pensi, ad esempio, al lavoro nero, alla tratta della manovalanza, alla prolungata e costretta cultura del volontariato e dell’animazione, anche oratoriana…

Quanto sarebbe urgente la presenza di laici adulti salesiani (Exallievi?) che politicamente scendano in campo a difesa della giustizia sociale e giovanile. E qui il campo applicativo chiama in causa proprio voi laici, anche nella fase di studio, ricerca, mediazione, nascita di strutture prepolitiche che preparino l’ingresso nelle politiche giovanili, e addirittura nei circuiti istituzionali dove si prepara e si programma la politica.

2.4 Ricordiamoci, inoltre, che noi abbiamo una politica sicura, che ci è garantita dall’anima del “Sistema Preventivo”, che è il carisma dell’educazione. Quella educazione nello spazio più immediatamente politico che dobbiamo presidiare e curare. La presenza nelle politiche sociali e culturali giovanili dovrebbe essere il piano di “governo” della nostra presenza nel pubblico. Ma, ahimè, ne siamo fuori!

2.5 Senza il riconoscimento sociale e politico di questa nostra specificità, cioè l’educazione, i nostri oratori diventano territori pubblici: le parrocchie affidate a noi salesiani diventano sacrestie dilatate per un culto non gradito a Dio, perché non capaci di avere ricadute nel territorio (cfr, i noviluni deprecati del profeta Isaia 1,13-17); le nostre scuole si riducono a luoghi di supplenza; la stessa attenzione agli ultimi e al disagio finiscono per spalmarsi in un sociale di emergenza, magari anche rimunerato, ma senza peso “politico” nel servizio per un “cambiamento” della politica della famiglia…

3. LE RADICI GENERATIVE DELLA FAMIGLIA SALESIANA NELL’EDUCAZIONE SOCIO POLITICA DON BOSCO EDUCATORE E OPERATORE DI POLITICA.

3.1 Riporto qua un contributo di Don Giancarlo Manieri, già direttore del Bollettino Salesiano, che ci consegna un aneddoto interessante.

Don Bosco, invitato dal marchese liberale Massimo Taparelli d’Azeglio (1798-1866) a partecipare con i suoi giovani alla festa dello Statuto del Regno di Sardegna, declinò l’invito dicendo: «In fatto di politica io non sono né a favore né contro». Ciò non significa – commenta don Giancarlo Manieri – che egli non facesse politica, tutt’altro. I suoi scritti, i suoi interventi e le sue attività erano comportamenti politici. Criticato da d’Azeglio «per troppa religione», don Bosco non volle mai rinunciare alla visione religiosa del mondo, né all’educazione religiosa e morale dei suoi ragazzi, che esortava spesso a essere «buoni cristiani e onesti cittadini». Un’esortazione che solo apparentemente era limitata alla dimensione personale e alla sfera della morale individuale, ma aveva di fatto una potenziale rilevanza sociale e politica.

3.2 L’invito del santo a essere buoni cristiani e buoni cittadini suscita un interrogativo legittimo e d’indubbia attualità, da più parti formulato, cioè se si possa «fare politica» — forma elevatissima di carità, come ha ricordato anche Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (n. 6) – anche senza iscriversi a partiti politici, operando sul piano civico-culturale e dell’animazione cristiana dell’ordine temporale, secondo l’espressione contenuta nel decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem (Associazioni prepolitiche, terzo settore, volotariato… Questa forma di politica, altrimenti denominata della società civile, interesserebbe in Italia quasi un milione di persone, impegnate in associazioni, comitati, movimenti, che si danno da fare per concorrere alle scelte quotidiane degli amministratori pubblici).

3.3 Se allora per politica s’intende la ricerca e la promozione del bene comune, della cura e del bene della propria polis, queste centinaia di migliaia di persone fanno politica anche senza i partiti e possono applicare al loro operato la definizione secondo cui «politico» significa tutto ciò che si riferisce alla città, e quindi cittadino, civile, pubblico e anche sociale. D’altronde la politica, prima della sua professionalizzazione e nella cultura laica non confessionale e prima della sua costituzione in scienza, propria dell’epoca moderna, prima coincideva con il sociale.
La domanda se si possa fare politica senza entrare in un partito se l’era già posta, in un certo senso, Don Bosco, che così si esprimeva:
«Se vuolsi, noi facciamo anche della politica, ma in modo affatto innocuo, anzi vantaggioso ad ogni Governo. La politica si definisce la scienza e l’arte di ben governare lo stato. Ora l’opera dell’Oratorio in Italia, in Francia, nella Spagna, nell’America, in tutti i paesi, dove già si è stabilita, esercitandosi specialmente a sollievo della gioventù più bisognosa, tende a diminuire i discoli e i vagabondi; tende a scemare il numero de’ piccoli malfattori e dei ladroncelli; tende a vuotare le prigioni; tende in una parola a formare dei buoni cittadini, che lungi dal recare fastidii alle pubbliche Autorità saranno loro di appoggio, per mantenere nella società l’ordine, la tranquillità e la pace».

E ciò è la Politica della Redenzione Sociale e di programmi di cambiamento!

3.4 L’esigenza di affiancare alla rappresentanza politica una partecipazione popolare è stata significativamente colta anche in occasione del Convegno Europeo Buoni cristiani, onesti cittadini, «veri» europei, organizzato nel 2005 dalla Confederazione delle Exallieve e dagli Exallievi e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Si legge negli atti:

«La democrazia rappresentativa deve andare di pari passo con una democrazia partecipativa. Il coinvolgimento dei cittadini “europei” non dev’essere realizzato unicamente attraverso i rappresentanti politici eletti; la società civile deve avere la possibilità di partecipare all’Europa mediante associazioni di cittadini: partner sociali, sindacati, associazioni di consumatori, ecc. Questo tipo di partecipazione democratica deve essere riconosciuto ed organizzato». «È l’oggetto del capitolo 6 della Costituzione. L’articolo 52 indica anche la consultazione delle chiese, delle organizzazioni filosofiche e non confessionali».

3.5 Alla luce di queste considerazioni non si dovrebbe disconoscere valore politico in senso lato alla stessa religione che, oltre a garantire la salvezza eterna, costituisce il presidio più sicuro della vita sociale e politica. Fin dagli inizi dell’età cristiana era evidente che la religione forniva, proprio in vista della salvezza eterna, norme regolatrici della vita terrena, sociale e politica. Ne è testimonianza la Lettera a Diogneto, nella quale si legge, a proposito dei cristiani:

«Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi».

3.6 Che la religione, oltre a garantire la salvezza eterna, costituisse una difesa sicura della vita sociale e politica, in un momento in cui l’ideologia socialista si andava diffondendo in tutta l’Europa con sempre maggior virulenza, era un principio molto familiare a don Bosco, il quale così si rivolgeva, nel 1884, al Circolo Cattolico di Prato:

«Chi crea una contrapposizione tra religione e benessere materiale e dice di promuovere questo combattendo quella è un ingannatore […]. Io confido che codesto Circolo Cattolico andrà ognora più allargandosi e raccogliendo al suo centro molti altri operai di buon volere, salvandoli così dalle insidie dei nemici della religione e della civile società, che col pretesto di migliorare la loro sorte la peggiorano invece di gran lunga, togliendo loro la pace della coscienza e la speranza di beni imperituri al di là della tomba».

4. IL MAGISTERO DI PAPA FRANCESCO APPLICATO AI NOSTRI AMBIENTI E ALLA NOSTRA PASTORALE SOCIO POLITICA.

4.1 Questo Papa, spesso letto da taluni cattolici riduttivamente come Papa socialista ed ideologicamente situato in certe catalogazioni, è ricco di quel perenne magistero della dottrina sociale della Chiesa, che si ispira a quell’articolo fondamentale del nostro credo, e cioè alla professione per la quale crediamo che Cristo, figlio di Dio, è anche perfettamente uomo, come è stato ricordato nella nostra introduzione, relativamente al numero 1 della Gaudium et Spes, e definito espressamente al n. 41 di essa.

4.2 Nel 2018 Papa Francesco, in occasione del Convegno su Toniolo, così si esprimeva “I cristiani devono superare la tentazione dell’indifferenza e il rischio dell’irrilevanza, trovando percorsi unitari di orientamenti e propositi. Anche oltre le nubi dell’individualismo autoreferenziale.”

Stiamo attenti nei nostri ambienti: A volte alcuni laici adulti, ma anche giovani, diventano “sensibili” al sociopolitico, all’”educativo sociale” perché capiscono che possono trarre un utile con proiezione remunerativa in esperienze di impiego nel terzo settore. O vivacchiano in certe stagioni di personaggi Sdb provvidenziali. Ma poi, concluso il progetto remunerato o il triennio-sessennio del salesiano, scadendo in “un turismo educativo e sociale”, scompaiono. E’ dunque necessario un qualche sistema strutturale che crei continuità di spazio e che dia voce a chi non può parlare dignità contrattuale.

4.3 E tuttavia sentiamo subito di affermare che noi non intendiamo sposare soluzioni rigide e delimitanti nell’accompagnamento dei nostri giovani. Si tenga presente, infatti, quanto il Papa ha affermato il 4 marzo del 2019 ad un gruppo.

“Non è opportuno il partito cattolico. In politica è meglio tenere una polifonia ispirata ad una stessa fede e costruita con molteplici suoni o strumenti, che una noiosa melodia monocorde e apparentemente corretta, ma omogeneizzata e neutralizzata e quieta.”

4.4 E relativamente allo spirito di comunione e condivisione, che genera nella politica collaborazione, così si esprime: “Non restate in posizioni individuali, magari anche apprezzabili e di eccellenza culturale e sociale, ma mancanti di un contributo organico. Pensate, ad esempio, a La Pira, che seppe coinvolgere anche operatori diversi dal suo orientamento…”
Viene proprio da dire quell’adagio, spesso declinato anche ai nostri ambienti oratoriani o parrocchiali “Ottimi solisti, ma pessimi coristi”.
E così nei nostri ambienti si abortisce l’attenzione perché certi salesiani e laici, pur nella loro bravura eccellente, risolvono certe “campagne” di politica tattica presenzialista individuale ed autoreferenziale con eventi che restano monumenti isolati e che occupano abusivamente il territorio oratoriano anche negli appuntamenti ludici, culturali e … religiosi sui palchi di teatro o nei cortili in cui prendono spazio.
Si tratta di persone che devono consumare, mi si perdoni il termine, la loro libidine di autoaffermazione, magari permessa anche da salesiani che hanno bisogno di fare bella figura proprio con i talenti di questi laici.
I nostri ambienti hanno sofferto e continuano a soffrire di questi autocelebrativi. Non mi prolungo perché trattasi di un tema molto delicato tra noi della nostra Ispettoria: basta avere un po’ di memoria remota e presente… E comunque queste situazioni non sono rare.
E proprio in questo scenario, spesso avvilente, qualunquista, populista e demagogicamente securizzante, ancora torna l’appello del Papa:” Per favore, mettetevi in politica, ma con la P maiuscola, Sappiate che la vocazione politica fa allargare il cuore alla parrocchia”.
E qui ricordiamo la bella professione di santificazione di quel Papa che più ha amato i Salesiani, Paolo IV: “La politica è la forma più alta delle carità” (al 25° Della FAO il 04/11/1970).

Tuttavia in questo impegno a ”Stare nel sociopolitico e nella politica, è lecito porsi la domanda: quando qualcuno si espone in politica per rendere una testimonianza cristiana qual è il livello di consenso e di sostegno che egli trova nella comunità ecclesiale? I parroci, i vescovi gli sono vicini? Lo sostengono? Dicono che ha fatto bene? Nessuno pretende che il parroco o il vescovo dica ai fedeli di votarlo o di votare il suo partito. Ma se si avesse il coraggio di dire semplicemente “Bravo, hai fatto bene”, questo rincuorerebbe ed incoraggerebbe. Se si avesse il coraggio di dire “questo è un esempio che merita di essere seguito”, altri potrebbero essere invogliati a iniziare lo stesso percorso.

4.5 Si ha invece talvolta l’impressione che volutamente si sfugga il rapporto con i politici cristiani. La Chiesa deve collaborare con ogni legittima autorità per il bene del popolo!. Pochi, invece, in politica sentono la responsabilità di favorire la crescita di una testimonianza cristiana e di incoraggiare e sostenere i laici impegnati in questa testimonianza.
Ma allora ci dobbiamo chiedere se non si è diffuso, anzi se non è diventata una struttura di peccato il trend esponenziale del peccato di omissione della carità sociale e politica.
E qui accenno a quel sistema letale e anche anti evangelico dato dalle “Strutture di Peccato” di cui soffre particolarmente il nostro Sud.
La letteratura ecclesiale delle Strutture di peccato viene accennata, per la prima volta in forma generale, nella Lumen Gentium al n. 36, nella Gaudium et Spes al n. 25; e, dopo venti anni, viene esplicitamente verbalizzata in modo definito in Giovanni Paolo II a Puebla nel 1979 e quindi nell’Evangelium Vitae dello stesso Papa Wojtyla. E comunque prima ancora nella Populorum Progressio di Paolo IV nel 1967.
Papa Francesco accenna a dei virus che indeboliscono la coscienza civica corresponsabile del bene comune:
“Si tratta di nuove forme di colonizzazione della politica: quelle ideologiche e culturali; quella del clima di cultura che promuove odio, disistima, e offende; quella di una giustizia che cerca la pena senza speranza”.
Nel febbraio del 2019 ancora afferma: “il Vangelo è un’espressione politica, perché tende alla polis, alla società, ad ogni persona che è società”.

L’impegno politico per un credente non significa solo militare in un partito politico. Stare con le mani, ma senza lavarsele queste mani, e stare ma come uomo che accompagna le parti perché giungano a maturazione, apportante il punto di vista della dottrina sociale. Il cristiano è un uomo che dialoga, ma senza ideologia asettica, che è la peggiore”.

5. LA RELIGIONE E L’EDUCAZIONE SOCIO POLITICA: IL SERVIZIO DELLA “LITURGIA” DELLA RAGIONE.

5.1 Questo che noi chiamiamo il servizio della “liturgia della ragione” nella politica, oltre “l’emotivismo” (Veritas in caritate n. 3), non può fornire le norme univoche che regolano l’agire in politica per tutti, come se esse potessero esser conosciute e assunte dai non credenti; e quindi da poter proporre soluzioni politiche concrete uguali per tutti. Ciò è al di fuori della competenza della religione. Invece piuttosto il servizio della “liturgia della ragione” in politica può aiutare nel purificare, sostenere, appunto, la ragione – peraltro dono di Dio – per una ricerca di valori morali possibilmente oggettivi.
Papa Benedetto XVI dà un nome a questo compito della religione nei riguardi delle cose della ragione:
“È un ruolo – dice – correttivo nel senso che – illuminando, recupera la profondità dei singoli principi e, a un tempo, rischiara sull’applicazione che viene fatta, aiutando dunque, quanto serve, a rettificare le distorsioni, a indirizzare meglio l’azione, a non lasciarsi deviare dai riduzionismi concettuali o dalle manipolazioni ideologiche, a non confondere mai il fine coi mezzi e viceversa…
I cattolici non possono consegnarsi all’afasia ideologica o tattica…: se lo facessero tradirebbero le consegne di Gesù ma anche le attese specifiche di ogni democrazia partecipata.

A nessuno oggi, nei Paesi liberi, viene formalmente inibito di manifestare liberamente le proprie posizioni culturali o religiose. Ma agisce sottilmente un conformismo per il quale “diventa obbligatorio pensare come pensano tutti, agire come agiscono tutti. Le sottili aggressioni contro la Chiesa, al pari di quelle meno sottili, dimostrano come questo conformismo possa realmente essere una vera dittatura.” (Benedetto XVI, Omelia alla Pontificia Commissione Biblica, 15 aprile 2001).

5.2 Il punto non è una smania di rilevanza, ma il dovere di servire.
Va perciò affermato che la mitezza non è scambiabile con la mimetizzazione, l’opportunismo, la facile dimissione dal compito. Bisogna invece che noi salviamo l’autonomia della coscienza credente rispetto alle pressioni pubblicitarie, ai ragionamenti di corto respiro, ai qualunquismi variamente mascherati, alle lusinghe. In questo senso capiterà talora di essere scomodi, ma non sarà per posa o per pregiudizio, quanto per sofferta, umile, serena coerenza.

Conviene sempre ricordarci che il Signore non ci ha chiesto di essere lo zucchero della terra, ma il sale (Bernanos).

6. LA POLITICA COME SERVIZIO.

6.1 Così ebbe ad esprimersi Benedetto XVI in una omelia a Cagliari nel 2008:

“Ai laici tocca agire direttamente nelle strutture pubbliche in coerenza con la fede e la morale cristiana. La loro presenza deve essere una garanzia di competenza, che nasce da preparazione professionale qualificata, aggiornata, capace di invenzione continua, una garanzia di moralità, non solo per la coerenza di fede, ma per amore del Paese, a una democrazia autentica, al dovere del servizio”.

6.2 La chiesa però non ha soluzioni politiche, ma può e deve ispirare l’azione dei propri figli verso la giustizia attraverso l’insegnamento della Dottrina sociale che, nonostante si tenti sempre di tirarla da una parte o dall’altra degli schieramenti, essa, afferma Giovanni Paolo II:

“Non è una terza via tra capitalismo liberalista e collettivismo marxista e neppure una possibile alternativa per altre soluzioni meno radicalmente contrapposte: essa costituisce una categoria a sé”.

6.3 Le comunità parrocchiali cioè con i loro pastori devono riconoscere e accompagnare coloro che si battono per la giustizia sulle orme del Vangelo e lavorano per fare in modo che sorga “una nuova generazioni di laici cristiani impegnati capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.

6.4 Si tratta forse di paura del messaggio liberante del Vangelo? Se le nostre comunità non devono entrare nella lotta tra le parti, non possono esimersi dall’essere coscienza critica come lievito e sale della città e dei nostri comuni.

6.5 E ci piace riportare la testimonianza di un credente “politico” del Vangelo, don Luigi Sturzo, che nel 1959 in uno dei suoi ultimi interventi affermava:

“Ciascuno, sostenendo quel che in coscienza crede il punto di vista migliore con retta intenzione, con cuore puro e mani pulite, anche sbagliando, contribuisce al bene comune, senza per questo volere sopraffare gli altri, ma senza neppure essere debole e lasciare il posto ai malevoli e ai profittatori”.

7. UNA ESPERIENZA DI UN GRUPPO SOCIO POLITICO PARROCCHIALE SALESIANO.

Un vademecum per i candidati amministratori “BEATO L’AMMINISTRATORE SAGGIO E FEDELE” (Luca 12, 42) (Strumenti di lavoro della CEP – Parrocchia SDB Soverato 2010/2011)[1].
7.1 I laici cristiani che “fanno” politica ce ne sono tanti, proprio come ci sono tanti laici nella chiesa. Il problema è forse che il loro esserci non è percepito come una presenza, non è sentito come una testimonianza. Essi saranno pure dei buoni cristiani, alcuni andranno anche a Messa tutte le domeniche, osserveranno pure più o meno i comandamenti, ma il loro lavoro politico non è percepito come una testimonianza cristiana. La cultura che sta dietro questo tipo di cristiani è una cultura cattolica profondamente ambigua: la fede è una cosa, la politica è un’altra. E fra le due non c’è e non ci deve essere nessuna comunicazione o relazione etica.
7.2 Per questo tipo di cristiani è proprio lontano l’orizzonte di alcune novità evangeliche nell’etica pubblica, quali l’interiorità, l’abnegazione per la promozione della libertà, la relativizzazione di ogni potere a favore del primato della coscienza, ecc… È molto più facile dare una mano concedendo qualche contributo economico alle opere cristiane, ma l’investimento del politico cattolico nel progetto dell’umanesimo cristiano è ancora distante.
7.3 È lecito porsi la domanda: quando qualcuno si espone in politica per rendere una testimonianza cristiana qual è il livello di consenso e di sostegno che egli trova nelle comunità ecclesiale? Si ha talvolta l’impressione che si sfugga il rapporto con i politici cristiani. Pochi sentono la responsabilità di favorire la crescita di una testimonianza cattolica in politica e di incoraggiare e sostenere i laici impegnati in questa prova.
7.4 Dobbiamo domandarci: è sufficiente una testimonianza individuale? Pur senza costituirsi in un gruppo o in una lista, i cattolici sentono che devono formarsi in politica.
7.5 Quando la questione antropologica ed etica entra di prepotenza nella sfera della politica, una testimonianza solo individuale probabilmente non può bastare. Il cristianesimo è per sua natura comunionale e perciò corrisponde necessariamente alla sua natura una testimonianza pubblica di forte unità. E ciò tanto più quando ci sono battaglie che toccano in profondità l’identità nella libertà dei cattolici nella cosa pubblica.
7.6 Profetiche in proposito le parole di Paolo IV:
“La coscienza evangelica chiede che la fede non sia vissuta nel chiuso della propria interiorità, ma che si caratterizzi e traspaia in tutte le manifestazioni di vita del cristiano (Mt 10, 27).
Essa lo obbliga a scendere in campo, ad esercitare delle scelte e ad assumersi i rischi che tali scelte comportano, a non sottrarsi alla fatica del cercare le necessarie mediazioni che la vita democratica impone a dare il suo personale contributo con la presenza e nell’esercizio del controllo dell’operato dei governanti”.
7.7 Si, cogliamo che si è distratti continuamente da “eventi” che fanno immagine, sedano i malumori e indulgono alla logica del “panem et circenses”. Perciò per il cattolico non può andare bene qualunque persona e qualunque programma!
7.8 L’umanesimo cristiano politico non può raccogliere qualunque slogan o, peggio ancora, rincorrere le campane di turno.
7.9 Non è facile professarsi cristiani, “non è cosa tranquilla e confortevole” perché bisogna sempre tener presente il giuramento prestato, una volta per tutte nel Battesimo: rinunciare a tutto ciò che piace a satana e dispiace a Cristo. E a Cristo, e per conseguenza naturale, anche a noi, dispiace tutto ciò che cozza con i principi evangelici.
7.10 La comunità ecclesiale dovrà sostenere il cristiano anche nel coraggio della denuncia nel momento in cui occorre richiamare l’attenzione di chi governa a conformare la propria azione a principi di equità e di giustizia sociale, mettendo al centro l’uomo e il suo benessere.
7.11 E come comunità educativo-salesiana ci piace soprattutto dare voce a chi non può dare qualcosa in cambio. Innanzitutto al bambino che vive in una famiglia disagiata ed emarginata e chiede sostegno ad una politica attenta all’infanzia. E ancora alla famiglia, all’anziano solo, all’ammalato che soffre anche i disagi dei ritardi della sanità, al giovane che non ha a chi rivolgersi e che tuttavia ha idee e ingegno da impiegare in campo lavorativo, ma che, ahimè!, resta disoccupato e deluso dalla vita. E questo elenco di spazi da servire continuerebbe…
7.12 È necessario che la nostra comunità ecclesiale assuma la doppia responsabilità di incoraggiare e sollecitare l’impegno non solo di chi amministra, ma anche di tutti gli amministrati, attraverso il dialogo che ammette il pluralismo, la dialettica delle differenze e che realizza una democratica convivenza civile.
7.13 Il “dover essere” della comunità cristiana è quello di scuotere le coscienze, dando slancio e vigore al desiderio sopito di partecipazione, di impegno propositivo nella gestione della cosa pubblica per la promozione del benessere della collettività.
7.14 Non si può essere soli, perché si continuerebbe a delineare una “calabresità” individualistica dove il forte di turno, l’intelligente e l’“onorato signore” l’avrebbero vinta.
7.15 Si, tutto dipende anche da noi! Se per il Cristiano non vige più ormai l’ingiunzione del clero per chi votare, e ciò è un bene, come mai nella propria coscienza dobbiamo sottostare ad ordini di altre cattedre meno autorevoli e spesso nemmeno etiche o oneste? Né tanto meno per il cattolico può divenire valore assoluto la fedeltà alla famiglia o al comparaggio che, secondo il Vangelo, spesso diviene una sudditanza antistorica.
A tal proposito ricordiamo il pluricitato familismo che, creando legami e dipendenze indissolubili, attenta alla morale evangelica della carità solidale, non riuscendo ad amare Cristo oltre la logica affettiva umana, e a volte anche contro i valori umani più cari della parentela (Mt 10, 37). Viviamo la politica con libertà, da protagonisti, invece di legarci da soli a catene invisibili ma molto forti. Non vale la pena di compromettere la credibilità dell’annuncio del Vangelo e con l’immagine di “buoni cristiani e onesti cittadini, come ci chiede Don Bosco”.
7.16 Proprio il nostro Santo, Don Bosco, compatrono della nostra città, ci invita a non divenire proprietà di nessuno: “Mai nessuno mi avrà”, diceva a chi voleva usarlo. Sì, il Cristiano faccia interesse per la “Politica del Padre Nostro” (d. Bosco). Ciò permetterà la venuta di quel regno di Dio che farà sorgere il sole del bene comune su tutti (Mt 5, 38-45). Sarà proprio la “consacrazione” dell’amministratore al bene comune che costituirà la novità vincente.

7.17 A fronte di un carrierismo di strategie di gruppi, di un rafforzamento di casati e famiglie che garantiscono voti, di potentati di nomi e di progetti culturali, il cristiano sa che l’esercizio dell’amministratore porta con sé questa verità illuminante: la dignità del servizio secondo l’ispirata espressione evangelica: “chi di voi vuole essere il primo, sia servo di tutti” (Mc 10, 44).

8. UNA PEDAGOGIA SPIRITUALE NELL’EDUCATIVO SOCIO POLITICO.

8.1 La nostra vocazione al servizio politico cresce nel ritmo metodologico e spirituale della pedagogia del Sistema Preventivo, che matura nella logica dei “processi formativi” e non tanto e solo nell’esperienze. Si tratta dunque di un discepolato che non si improvvisa alla vigilia di scadenze.

8.2 Approfittiamo della recente pubblicazione dell’Esortazione Postsinodale sul Sinodo dei Giovani “ Christus Vivit” per citare due brani che situano noi, come Famiglia Salesiana, nella vocazione di accompagnare i giovani, ma anche noi stessi, nella formazione a questo tema così rilevante che non può non essere proposto a noi tutti, pena il rischio di renderci degli “gnostici” e astorici, senza tempo e spazio e, peggio ancora, dei disadattati nell’uso di questo mondo che è fatto di risorse e di persone, non solo da amministrare ma anche da promuovere come protagonisti della libertà di amare.

“Poiché il tempo è superiore allo spazio”, dobbiamo suscitare ed accompagnare processi, non imporre percorsi o esperienze o prassi. E i processi sono sempre legati alle persone e perciò non ci sono ricette omologanti. È importante saper leggere e decodificare i segni positivi e negativi di questo tempo e ciò anche nella coscienza ed educazione alla politica. (Christus Vivit n. 297)

8.3 L’oggi della trasformazione

8.3.1 Non rimandare a domani quello che puoi già iniziare oggi (Don Bosco).
La Pedagogia salesiana si sfoglia secondo le regole della gradualità, ma si ritma nell’oggi di ogni situazione, seppur si proietta di una novità definitiva che si svela secondo la logica dell’”A suo tempo tutto comprenderai” (Sogno dei 9 anni di Don Bosco).
La Trasformazione delle belve in agnellini avviene secondo i tempi di un “liberatore” che chiede ai suoi collaboratori “lavoro e temperanza” nei servizi alla redenzione.
Sarà sempre vero, anche nel servizio dell’educazione politica, la promessa biblica “Io faccio una cosa nuova, proprio oggi germoglia. Non ve ne accorgete? (Is 43, 16-21).
È dunque questione di imprenditoria della carità. La logica del talento sotterrato è il fallimento dell’investimento della forza di Dio ad opera dell’uomo.
Ma il germoglio va curato, perché porti frutto e chiede sempre la memoria delle origini della buona terra. Sì, il credente che fa politica si deve ricordare che nonostante la corruzione, all’inizio c’è stata la radice buona, quella del servizio in nome della carità! (cfr. Parabola del fico della radice buona Lc 13, 6-9).

Ben a ragione dirà il Papa nell’Esortazione apostolica posto sinodale ai giovani Christus vivit: “La vita non è nel frattempo. Voi siete l’adesso che Dio vuole fecondi” (n. 178).

8.3.2 Per il credente “la vocazione alla carità politica “ha la sua garanzia nella professione del riconoscimento del fondatore di questa scuola, Colui che dice di sé: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,1-12).

9. IL BEATO ALBERTO MARVELLI, L’EXALLIEVO SOCIO POLITICO.

9.1 Mi piace concludere questa riflessione sul servizio socio politico a voi Exallievi col ricordo di un exallievo santo, il Beato Alberto Marvelli, exallievo dell’oratorio di Rimini.
Nasce a Ferrara il 21 Marzo 1918.
Giovane che pratica tutti gli sport, cura la sua vita spirituale ed eucaristica e catechista.
Ingegnere e generoso professionista.
Durante la seconda guerra allevia le sofferenze di tanti e si adopera a liberare i giovani dalla deportazione.
Dopo il 1945 viene scelto come Assessore civico nella Giunta del Comitato di Liberazione e a 27 anni gli affidano la commissione più difficile, quella degli alloggi. Poi successivamente gli affidano anche la sezione del Genio civile. Quindi si scrive alla DC su invito di Zaccagnini. Gli affidano ancora i laureati cattolici, esplicitando così il suo programma in questa associazione: Cultura e Carità.
È tra i fondatori delle ACLI e costituisce una Cooperativa “bianca” in un territorio rosso.
Muore nel 5 ottobre del 1946.
Il nostro Alberto nella sua giovane vita appare come precursore del Vaticano II circa l’impegno dei laici nella realtà socio politica.

Viene beatificato il 5 settembre 2004 durante il Convegno Nazionale Italiano della CEI a Loreto.

9.2 Alcuni suoi pensieri:
  • “La vita è azione, è movimento, ed anche la mia vita deve essere azione, movimento continuo, senza pause. Movimento ed azione tendenti all’unico fine dell’uomo: salvarsi e salvare. Ho bisogno di orizzonti sconfinati, di cieli luminosi e stellati, di mari e di oceani immensi”.
  • “Servire è migliore di farsi servire. Gesù serve”.
  • “Quando facciamo qualcosa non dobbiamo chiederci che si dirà di noi, ma piuttosto che avverrà degli altri”.
  • “Per puntellare la libertà occorrono non i cannoni, ma la purezza e santità di coscienza”.
  • “Dobbiamo lavorare in profondità. In alcuni posti si lavora molto, ma non si conclude niente. Bisogna lavorare in grazia di Dio”. “È immensamente triste una giovinezza, senza la passione delle altezze”.
  • “Bisogna abituarsi ad esaminare ogni idea, a studiare, a meditare e ripensare. Il Signore mi ha dato una intelligenza, una volontà, una ragione: ebbene, queste devo adoperarle, tenerle in esercizio, farle funzionare. Se non si adoperano, si arrugginiscono e si finisce per essere delle nullità”.
  • “Il campo politico è il campo di una carità più vasta, la carità politica”.

10. ALTRE FONTI DI CONSULTAZIONE.

10.1 GAUDETE ET EXSULTATE

N. 100. Purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Da una parte, quello dei cristiani che separano queste esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall’unione interiore con Lui, dalla grazia. Così si trasforma il cristianesimo in una sorta di ONG, privandolo di quella luminosa spiritualità che così bene hanno vissuto e manifestato san Francesco d’Assisi, san Vincenzo de Paoli, santa Teresa di Calcutta e molti altri. A questi grandi santi né la preghiera, né l’amore di Dio, né la lettura del Vangelo diminuirono la passione e l’efficacia della loro dedizione al prossimo, ma tutto il contrario.

N. 101. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto. Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente

10.2 COSTITUZIONI SDB

Art. 27: I giovani degli ambienti popolari che si avviano al lavoro e i giovani lavoratori spesso incontrano difficoltà e sono facilmente esposti ad ingiustizie.

Art. 33: Don Bosco ha visto con chiarezza la portata sociale della sua opera.
Lavoriamo in ambienti popolari e per i giovani poveri. Li educhiamo alle responsabilità morali, professionali e sociali, collaborando con loro, e contribuiamo alla promozione del gruppo e dell’ambiente.
Partecipiamo in qualità di religiosi alla testimonianza e all’impegno della Chiesa per la giustizia e la pace. Rimanendo indipendenti da ogni ideologia e politica di partito, rifiutiamo tutto ciò che favorisce la miseria, l’ingiustizia e la violenza e cooperiamo con quanti costruiscono una società più degna dell’uomo.

La promozione a cui ci dedichiamo in spirito evangelico, realizza l’amore liberatore di cristo e costituisce un segno della presenza del regno di Dio.

10.3 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA -PARTE TERZA SEZIONE SECONDA – art. 7 “IL SETTIMO COMANDAMENTO” – Vocazione dei laici nel sociale – Cap. V “Giustizia e solidarietà tra le nazioni”.

N. 2442 Non spetta ai pastori della Chiesa intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione della vita sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei fedeli laici, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini. L’azione sociale può implicare una pluralità di vie concrete; comunque, avrà sempre come fine il bene comune e sarà conforme al messaggio evangelico e all’insegnamento della Chiesa. Compete ai fedeli laici “animare, con impegno cristiano, le realtà temporali, e, in esse, mostrare di essere testimoni e operatori di pace e di giustizia” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 47; cf 42].

N. 2444 “L’amore della Chiesa per i poveri. . . appartiene alla sua costante tradizione” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 57]. Si ispira al Vangelo delle beatitudini, [Cf Lc 6, 20-22] alla povertà di Gesù [Cf Mt 8, 20] e alla sua attenzione per i poveri [Cf Mc 12, 41-44]. L’amore per i poveri è anche una delle motivazioni del dovere di lavorare per far parte dei beni “a chi si trova in necessità” (Ef 4, 28). Tale amore per i poveri non riguarda soltanto la povertà materiale, ma anche le numerose forme di povertà culturale e religiosa [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 57].

N. 2445 L’amore per i poveri è inconciliabile con lo smodato amore per le ricchezze o con il loro uso egoistico: E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza (Gc 5, 1-6 ).

N. 2446 San Giovanni Crisostomo lo ricorda con forza: “Non condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro la vita. Non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri” [San Giovanni Crisostomo, In Lazarum, 1, 6: PG 48, 992D]. “Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia perché non si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia” [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 8].

10.4 COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.

N. 411 La correzione politica tradisce la morale della giustizia sociale

Tra le deformazioni del sistema democratico, la corruzione politica è una delle più gravi, perché tradisce al tempo stesso i principi della morale e le norme della giustizia sociale; compromette il corretto funzionamento dello Stato, influendo negativamente sul rapporto tra governanti e governati; introduce una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, causando una progressiva disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti, con il conseguente indebolimento delle istituzioni. La corruzione distorce alla radice il ruolo delle istituzioni rappresentative, perché le usa come terreno di scambio politico tra richieste clientelari e prestazioni dei governanti. In tal modo, le scelte politiche favoriscono gli obiettivi ristretti di quanti possiedono i mezzi per influenzarle e impediscono la realizzazione del bene comune di tutti i cittadini.

N. 554 Il servizio sociale e politico è espressivo della cultura e delle culture

La cultura deve costituire un campo privilegiato di presenza e di impegno per la Chiesa e per i singoli cristiani. Il distacco tra la fede cristiana e la vita quotidiana è giudicato dal Concilio Vaticano II come uno degli errori più gravi del nostro tempo. Lo smarrimento dell’orizzonte metafisico; la perdita della nostalgia di Dio nel narcisismo autoreferenziale e nella dovizia di mezzi di uno stile di vita consumistico; il primato assegnato alla tecnologia e alla ricerca scientifica fine a se stessa; l’enfatizzazione dell’apparire, della ricerca dell’immagine, delle tecniche di comunicazione: tutti questi fenomeni devono essere compresi nei loro aspetti culturali e messi in rapporto con il tema centrale della persona umana, della sua crescita integrale, della sua capacità di comunicazione e di relazione con gli altri uomini, del suo continuo interrogarsi sulle grandi questioni che attraversano l’esistenza. Si tenga presente che «la cultura è ciò per cui l’uomo diventa più uomo, “è” di più, accede di più all’“essere”».

N. 555 Un servizio sociale e politico ispirato al Vangelo Un particolare campo di impegno dei fedeli laici deve essere la coltivazione di una cultura sociale e politica ispirata al Vangelo. La storia recente ha mostrato la debolezza e il radicale fallimento di prospettive culturali che sono state a lungo condivise e vincenti, in particolare a livello sociale e politico. In questo ambito, specialmente nei decenni posteriori alla Seconda Guerra Mondiale, i cattolici, in diversi Paesi, hanno saputo sviluppare un impegno alto, che testimonia, oggi con evidenza sempre maggiore, la consistenza della loro ispirazione e del loro patrimonio di valori. L’impegno sociale e politico dei cattolici, infatti, non è mai limitato alla sola trasformazione delle strutture, perché lo percorre alla base una cultura che accoglie e rende ragione delle istanze che derivano dalla fede e dalla morale, ponendole a fondamento e obiettivo di progettualità concrete. Quando questa consapevolezza viene meno, gli stessi cattolici si condannano alla diaspora culturale e rendono insufficienti e riduttive le loro proposte. Presentare in termini culturali aggiornati il patrimonio della Tradizione cattolica, i suoi valori, i suoi contenuti, l’intera eredità spirituale, intellettuale e morale del cattolicesimo è anche oggi l’urgenza prioritaria. La fede in Gesù Cristo, che ha definito sé stesso «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), spinge i cristiani a cimentarsi con impegno sempre rinnovato nella costruzione di cultura sociale e politica ispirata al Vangelo.

N. 557 L’impegno sociale e politico del fedele laico ha direzioni precise

L’impegno sociale e politico del fedele laico in ambito culturale assume oggi alcune direzioni precise. La prima è quella che cerca di garantire a ciascuno il diritto di tutti a una cultura umana e civile «conforme alla dignità della persona, senza discriminazione di razza, di sesso, di nazione, di religione o di condizione sociale». Tale diritto implica il diritto delle famiglie e delle persone ad una scuola libera e aperta; la libertà di accesso ai mezzi di comunicazione sociale, per la quale va evitata ogni forma di monopolio e di controllo ideologico; la libertà di ricerca, di divulgazione del pensiero, di dibattito e di confronto. Alla radice della povertà di tanti popoli ci sono anche varie forme di privazione culturale e di mancato riconoscimento dei diritti culturali. L’impegno per l’educazione e la formazione della persona costituisce da sempre la prima sollecitudine dell’azione sociale dei cristiani.

N. 567 L’impegno politico del fedele laico è un servizio delle carità agli altri

Nel contesto dell’impegno politico del fedele laico, richiede una precisa cura la preparazione all’esercizio del potere, che i credenti devono assumersi, specialmente quando sono chiamati a tale incarico dalla fiducia dei concittadini, secondo le regole democratiche. Essi devono apprezzare il sistema della democrazia, «in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno», e respingere gruppi occulti di potere che mirano a condizionare o a sovvertire il funzionamento delle legittime istituzioni. L’esercizio dell’autorità deve assumere il carattere del servizio, da svolgere sempre nell’ambito della legge morale per il conseguimento del bene comune: chi esercita l’autorità politica deve far convergere le energie di tutti i cittadini verso tale obiettivo, non in forma autoritaria, ma avvalendosi della forza morale alimentata dalla libertà.

N. 572 Il principio di laicità

Il principio di laicità comporta il rispetto di ogni confessione religiosa da parte dello Stato, «che assicura il libero esercizio delle attività di culto, spirituali, culturali e caritative delle comunità dei credenti. In una società pluralista, la laicità è un luogo di comunicazione tra le diverse tradizioni spirituali e la nazione». Permangono purtroppo ancora, anche nelle società democratiche, espressioni di intollerante laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della fede, cercando di squalificare l’impegno sociale e politico dei cristiani, perché si riconoscono nelle verità insegnate dalla Chiesa e obbediscono al dovere morale di essere coerenti con la propria coscienza; si arriva anche e più radicalmente a negare la stessa etica naturale. Questa negazione, che prospetta una condizione di anarchia morale la cui conseguenza ovvia è la sopraffazione del più forte sul debole, non può essere accolta da alcuna forma di legittimo pluralismo, perché mina le basi stesse della convivenza umana. Alla luce di questo stato di cose, «la marginalizzazione del Cristianesimo… non potrebbe giovare al futuro progettuale di una società e alla concordia tra i popoli, ed anzi insidierebbe gli stessi fondamenti spirituali e culturali della civiltà».

N. 573 Esigenze del Discernimento nelle scelte degli strumenti politici

Un ambito particolare di discernimento per i fedeli laici riguarda la scelta degli strumenti politici, ovvero l’adesione a un partito e alle altre espressioni della partecipazione politica. Bisogna operare una scelta coerente con i valori, tenendo conto delle effettive circostanze. In ogni caso, qualsiasi scelta va comunque radicata nella carità e protesa alla ricerca del bene comune. Le istanze della fede cristiana difficilmente sono rintracciabili in un’unica collocazione politica: pretendere che un partito o uno schieramento politico corrispondano completamente alle esigenze della fede e della vita cristiana ingenera equivoci pericolosi. Il cristiano non può trovare un partito pienamente rispondente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e dall’appartenenza alla Chiesa: la sua adesione a uno schieramento politico non sarà mai ideologica, ma sempre critica, affinché il partito e il suo progetto politico siano stimolati a realizzare forme sempre più attente a ottenere il vero bene comune, ivi compreso il fine spirituale dell’uomo.

[1] In occasione delle elezioni comunali a Soverato (centro urbano e significativo dopo la Provincia di Catanzaro e la città di Lamezia) il Consiglio Pastorale Parrocchiale Salesiano elaborò una riflessione articolata per i canditati alle Comunali. Tale documento riscosse l’attenzione di tutte le forze politiche del comprensorio. Si tenga presente che tale esperienza fece seguito anche a due fatti di sangue ad opera della locale ndrangheta.

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L’impegno dell'Exallievo/a di Don Bosco per il servizio nel bene della comunità nella dimensione socio politica
Don Tobia Carotenuto, sdb
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Inserimento13 Aprile 2019
Aggiornamento15 Aprile 2019
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