Nella foto Don Tobia Carotenuto

Sabato 13 aprile 2019, si è svolto a Santeramo in Colle (BA) il Convegno Regionale dell’Exallievo e dell’Exallieva di Don Bosco. Relatore Don Tobia Carotenuto, Delegato per la Famiglia Salesiana dell’Ispettoria Meridionale che ha trattato il tema L’impegno dell’Exallievo/a di Don Bosco per il servizio nel bene della comunità nella dimensione socio-politica”.

Nell’introduzione alla sua relazione, Don Tobia, su un passaggio della Costituzione Conciliare Gaudium et Spes che recita:

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta da uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.”

Altri punti importanti della relazione, La sfida di una laicità adulta, L’educazione sociopolitica nel magistero salesiano odierno.
In Don Bosco educatore e operatore di politica, la Famiglia Salesiana trova le sue origini generative: “Don Bosco, invitato dal marchese liberale Massimo Taparelli d’Azeglio (1798-1866) a partecipare con i suoi giovani alla festa dello Statuto del Regno di Sardegna, declinò l’invito dicendo: «In fatto di politica io non sono né a favore né contro». Ciò non significa […] che egli non facesse politica, tutt’altro. I suoi scritti, i suoi interventi e le sue attività erano comportamenti politici. Criticato da d’Azeglio «per troppa religione», Don Bosco non volle mai rinunciare alla visione religiosa del mondo, né all’educazione religiosa e morale dei suoi ragazzi, che esortava spesso a essere «buoni cristiani e onesti cittadini». Un’esortazione che solo apparentemente era limitata alla dimensione personale e alla sfera della morale individuale, ma aveva di fatto una potenziale rilevanza sociale e politica.

L’invito del santo a essere buoni cristiani e buoni cittadini suscita un interrogativo legittimo e d’indubbia attualità, da più parti formulato, cioè se si possa «fare politica» — forma elevatissima di carità, come ha ricordato anche Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (n. 6) – anche senza iscriversi a partiti politici, operando sul piano civico-culturale e dell’animazione cristiana dell’ordine temporale, secondo l’espressione contenuta nel decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem (Associazioni prepolitiche, terzo settore, volotariato… Questa forma di politica, altrimenti denominata della società civile, interesserebbe in Italia quasi un milione di persone, impegnate in associazioni, comitati, movimenti, che si danno da fare per concorrere alle scelte quotidiane degli amministratori pubblici).

Se allora per politica s’intende la ricerca e la promozione del bene comune, della cura e del bene della propria polis, queste centinaia di migliaia di persone fanno politica anche senza i partiti e possono applicare al loro operato la definizione secondo cui «politico» significa tutto ciò che si riferisce alla città, e quindi cittadino, civile, pubblico e anche sociale. D’altronde la politica, prima della sua professionalizzazione e nella cultura laica non confessionale e prima della sua costituzione in scienza, propria dell’epoca moderna, prima coincideva con il sociale.”

Don Tobia si sofferma in particolar modo sulla politica intesa come servizio citando anche Benedetto XVI: “Ai laici tocca agire direttamente nelle strutture pubbliche in coerenza con la fede e la morale cristiana. La loro presenza deve essere una garanzia di competenza, che nasce da preparazione professionale qualificata, aggiornata, capace di invenzione continua, una garanzia di moralità, non solo per la coerenza di fede, ma per amore del Paese, a una democrazia autentica, al dovere del servizio”.

Non poteva mancare, infine, il richiamo all’impegno politico del giovane Alberto Marvelli, con queste parole: “Mi piace concludere questa riflessione sul servizio socio politico a voi Exallievi col ricordo di un exallievo santo, il Beato Alberto Marvelli, exallievo dell’oratorio di Rimini. Nasce a Ferrara il 21 Marzo 1918. Giovane che pratica tutti gli sport, cura la sua vita spirituale ed eucaristica e catechista. Ingegnere e generoso professionista. Durante la seconda guerra allevia le sofferenze di tanti e si adopera a liberare i giovani dalla deportazione.
Dopo il 1945 viene scelto come Assessore civico nella Giunta del Comitato di Liberazione e a 27 anni gli affidano la commissione più difficile, quella degli alloggi. Poi successivamente gli affidano anche la sezione del Genio civile. Quindi si scrive alla DC su invito di Zaccagnini. Gli affidano ancora i laureati cattolici, esplicitando così il suo programma in questa associazione: Cultura e Carità.
È tra i fondatori delle ACLI e costituisce una Cooperativa “bianca” in un territorio rosso.

Muore nel 5 ottobre del 1946. Il nostro Alberto nella sua giovane vita appare come precursore del Vaticano II circa l’impegno dei laici nella realtà socio politica. Viene beatificato il 5 settembre 2004 durante il Convegno Nazionale Italiano della CEI a Loreto”.

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