IL NATALE DELL’EXALLIEVO TRA I CORSI E RICORSI DELLA STORIA

Formazione del Delegato Nazionale

L’ingresso di Dio nella storia fa da spartiacque tra ciò che è prima e ciò che sarà dopo Cristo. Pur dando inizio a una nuova era, l’incarnazione di Gesù non distrugge il passato, ma lo assume e lo rinnova.

Nei primi secoli del cristianesimo, infatti, le celebrazioni pagane non sono abolite, ma trasformate: la festa della primavera confluisce nella Pasqua, quella del Sol Invictus nel Natale, le liturgie spettrali dei morti acquistano una nuova luce con la solennità di tutti i Santi e i riti orgiastici dei lupercali sono corretti con la celebrazione della candelora. I templi pagani non sono distrutti, ma riadattati e trasformati in chiese.

Con la nascita di Gesù gli dèi sono diventati inutili e superflui, perché il Dio vero che gli uomini avevano cercato fin dagli albori della storia, ora è venuto Egli stesso ad abitare nelle vicinanze dell’uomo, manifestando il suo vero volto, che è quello dell’Amore. Il Natale dà inizio a una nuova società, nella quale non trovano più spazio i giochi gladiatori, scompare il diritto da parte del padre di uccidere un figlio nato storpio ed è abolita la legge che fa lapidare le adultere. Con la venuta di Gesù nasce un uomo nuovo che vede nell’altro non un nemico da eliminare, ma un fratello da amare. L’esortazione di Gesù, “ogni cosa fatta al più piccolo è fatta a me”, nei secoli diventa sempre più fonte d’ispirazione per la difesa dei diritti di tutti, permettendo anche ai più poveri della terra di avere strade, acquedotti, ospedali e scuole.

Purtroppo, oggi, viviamo in una società che vuole emarginare Dio. Ma l’uomo, separato dalla sua radice, vive spaesato e disorientato, in balia dei nuovi idoli, che fanno dipendere la felicità da una t-shirt firmata o dal possesso dell’ultimo smartphone; un uomo che si commuove per una balena spiaggiata, ma resta indifferente di fronte a migliaia di fratelli lasciati morire in mare; un uomo che fa battaglie ideologiche e pseudo libertarie per il crocifisso nelle aule, ma poi chiude gli occhi di fronte alla violenza su cristiani e non, torturati e uccisi; un uomo che, spesso, di fronte al profitto non si cura del pianeta che si ammala. L’indifferenza nei confronti di Dio ha un riflesso anche sulle feste che, da cristiane, ritornano a essere pagane: quella di tutti i Santi è inghiottita dai riti macabri di halloween e il Natale si riduce spesso a una frenetica corsa nei supermercati. Sembra profilarsi oggi la profezia di Vico, quando affermava che il corso storico di una civiltà verso l’ideale, a un certo punto, entra in crisi, perché i valori e gli stili di vita si indeboliscono e si corrompono. Se in questo frangente, continua il filosofo napoletano, l’umanità si mostra incapace di rinnovarsi, si intravede la drammatica prospettiva di un regresso o ricorso della storia, una specie di nuova barbarie, nella quale si ripro- ducono le forme di vita e di comporta- mento proprie dell’età dei primitivi bestioni.

L’uomo oggi è indifferente a Dio, ma Dio non è indifferente all’uomo, anzi continua a cercarlo e ad amarlo. E lo fa attraverso noi cristiani! Infatti, con il Natale, Dio ci invita a imitare il suo metodo, facendoci prossimi a ogni nostro fratello. Questo ha fatto don Bosco e questo è il compito di ogni Exallievo. Un impegno che evidentemente non è possibile realizzare da soli, ma insieme. La voce del singolo è debole, ma unita ad altre voci, nelle varie Unioni locali, diventa una forza straordinaria che crea cultura e stili di vita nella società. Alla scuola del santo educatore abbiamo imparato a non disprezzare il mondo, ma ad amarlo. L’Exallievo, per- tanto, tratta tutti con benevolenza e pratica il confronto cordiale anche con chi ha idee diverse dalle sue. Non ostenta la forza del potere o la certezza arrogante di chi alza barriere, perché i sentieri che passano per Valdocco e conducono a Betlemme sono quelli dell’umiltà, della carità e della mitezza di cuore. Non condanna o rifiuta certe manifestazioni storiche, anche se contrarie al suo credo religioso, ma coltiva una vicinanza gentile e amorevole, sapendo scorgere “il punto accessibile al bene” anche in quegli eventi che a prima vista sembrano contrastare col vangelo. Agisce così perché sa cogliere la presenza dello Spirito che, come il vento, soffia dove e come vuole, e che per questo può manifestarsi anche in persone o eventi che sembrano a primo acchito lontani da Dio.

La voce del singolo è debole, ma unita ad altre voci, nelle varie unioni locali, diventa una forza straordinaria che crea cultura e stili di vita nella società. Alla scuola del santo educatore abbiamo imparato a non disprezzare il mondo, ma ad amarlo.

Nello stesso tempo, il cristiano non si adegua supinamente alla mentalità dominante, ma pungola l’uomo, aiutandolo a vedere nel prossimo non un semplice mezzo per trarne un profitto, ma un fratello da accogliere ed amare; lo esorta a non sentirsi predone e padrone del creato, ma difensore e custode della casa di tutti. Alla scuola di don Bosco, l’Exallievo testimonia al mondo che la gioia cristiana è un antidoto al pessimismo e alla disperazione; annuncia che il vangelo è una forza che ci permette di rialzare sempre la testa dopo ogni sconfitta. Il cristiano rivela all’uomo di oggi che solo Dio ci offre la speranza più grande di ogni attesa umana, che è quella di vivere con coraggio e senza paure, perché neppure la morte ha potere su di noi.
I dottori della legge, al tempo della nascita di Gesù, erano religiosissimi, ma non si recarono alla grotta di Betlemme perché non credevano in un Dio che usciva fuori dai loro schemi e che si faceva bambino tra luridi pastori. Non cadiamo nello stesso errore. Oggi Dio continuerà a sorprenderci per la sua libertà di manifestarsi nei posti più impensati. Simili ai re magi, mettiamoci in cammino per comprendere il luogo e il tempo della sua nascita e per aiutare l’uomo di oggi, troppo ripiegato su se stesso, ad alzare lo sguardo verso gli orizzonti di luce che si irradiano dalla grotta di Betlemme.

Da Voci Fraterne, n. 4 dicembre 2019