Il carnevale deriva, probabilmente, dalle feste religiose agrarie che, nella Roma antica, accompagnavano l’inizio della primavera o dell’anno. Infatti, nelle varie tradizioni carnevalesche odierne ricorrono maschere, danze, lancio di confetti, di coriandoli e di frutta, pietanze speciali, pasti abbondanti…, tutti motivi che ricordano, seppur modificati, momenti degli antichi riti di fertilità.

La parola deriva forse dal latino carrus navalis, o dal latino medievale carnem levare, “togliere la carne” dalla dieta (in osservanza al divieto cattolico di mangiare carne durante la quaresima); dal latino medievale carnem laxare, “lasciare la carne”.

L’uccisione del fantoccio di carnevale ed il più libero comportamento durante le feste, ad esempio, possono essere paragonati alla sorte del capro espiatorio che era sacrificato per liberare l’intero gruppo umano dal peso dei peccati commessi e tale cerimonia era spesso preceduta o seguita da un periodo di sfrenatezza generale. Inoltre, il carnevale si può anche ritenere una prosecuzione dei Saturnali, un’antica festa latina in onore di Saturno, celebrata a partire dal 17 dicembre, per tre giorni, al tempo dell’imperatore Augusto e, più tardi, per circa una settimana. Tale festa evocava l’uguaglianza primitiva degli uomini e costituiva una specie di grande carnevale, con spettacoli, giochi e banchetti pubblici ed in quest’occasione speciale, inoltre, cessava l’autorità dei padroni sui propri schiavi che avevano la facoltà di parlare e di agire come volevano.

Anche il carnevale odierno si configura come un periodo di spettacoli, mascherate, balli… ed è festeggiato nei paesi cattolico-romani, spesso con particolare vivacità, come a Venezia ed a Viareggio.

Il giorno d’inizio del carnevale variò secondo i luoghi ed i tempi, ma, in ogni caso, non fu mai fissato prima del Natale. Nell’ultimo giorno, di solito il martedì grasso, precedente l’inizio della Quaresima o mercoledì delle Ceneri, le feste raggiungevano e raggiungono tuttora, la massima intensità. Nel martedì grasso, in varie regioni d’Italia, ma anche di Francia e di Spagna, ancora si svolgono cerimonie burlesche, durante le quali una grottesca figura di paglia, di cartone o di legno, alla quale si attribuiscono nomi diversi, è pubblicamente processata e messa a morte o se ne fa il funerale tra schiamazzi e finti lamenti.

Anche l’usanza di mascherarsi durante le feste carnevalesche trae origine dall’antichità e, in particolare, dal teatro greco. Infatti, esse furono sempre usate nell’attività drammatica dei Greci, mentre i Romani le adottarono, forse, verso il 100 a. C. Le maschere, col tempo, acquistarono quel valore interiore di carattere fisso che passò, poi, nel mondo moderno. Nel Medioevo le maschere furono consuete negli spettacoli profani, specie dei giullari ed anche in quelli sacri, particolarmente per i personaggi demoniaci. Durante il Rinascimento, la commedia dell’arte rese una cosa sola l’attore ed il tipo scenico rappresentato: l’Italia e l’Europa s’affollarono di maschere, come Pantalone, il Dottor Balanzone, Brighella il servo furbo, Arlecchino il servo sciocco, Pulcinella d’origine napoletana… e tuttora questi personaggi sopravvivono nelle varie e differenti tradizioni italiane.

Alcune città sono particolarmente celebri per i festeggiamenti carnevaleschi: a Rio de Janeiro le scuole di samba animano la festa coinvolgendo migliaia di persone nelle danze per strada; a New Orleans si svolge la sfilata del Mardi Gras, di origine francese; a Venezia la tradizione si protrae dal Settecento e richiama turisti mascherati da ogni parte del mondo; a Viareggio si possono ammirare i magnifici carri allegorici; a Ivrea si esegue la tradizionale “battaglia delle arance”.

Dolci tipici del carnevale italiano sono i tortelli e le chiacchiere.