TEMA DELL’ANNO

AMATI E CHIAMATI

“Renditi umile, forte e robusto”

#makethedream

0. Premessa

In continuità con lo scorso anno accogliamo, adattandola, la proposta formativa degli SDB, FMA ed MGS, articolata su tre anni in vista del bicentenario del sogno dei nove anni.
Lo scorso anno la tematica era incentrata sul mondo i in cui i giovani sono chiamati a vivere, a crescere e ad agire. Come il piccolo Giovannino fu chiamato a essere nel centro del cortile, anche i giovani sono chiamati a vivere la loro esistenza nel cuore del nostro tempo, e a essere proprio lì lievito, sale, luce. #LI- VEtheDREAM era l’hashtag proposto per quell’anno pastorale; la cittadinanza responsabile era invece l’obiettivo fondamentale proposto: infatti la Strenna del 2020, che chiedeva a tutti di essere “onesti cittadini” perché “buoni cristiani”. Papa Francesco, con la Laudato si’, ci ha indicato che l’impegno nella società si configura anche come “cura della casa comune” e come cambiamento dei nostri stili di vita.
Nel secondo anno in preparazione al bicentenario del “sogno dei nove anni”, vengono poste al centro le parole di Maria che invitano Giovannino Bosco a lavorare sul suo carattere, ad assumere una personalità tanto tenera quanto solida: “Renditi umile, forte e robusto”. Il sogno della missione salesiana va costruito, non si può improvvisare: ecco perché l’hashtag di quest’anno è #MAKEtheDREAM. E verrà scandito da due verbi fondamentali dell’identità cristiana: amare e chiamare.
Si definisce così un cammino di ricomposizione della propria identità personale che riscopre e rinnova la propria esperienza di Cristo come fatto che definisce e motiva l’esistenza perché è l’unico che può chiamare per nome, l’unico che può dire chi siamo e perché siamo al mondo.
In questo percorso interiore ci riferiremo a san Francesco di Sales, maestro di vita cristiana e di spiritualità. La strenna del rettor maggiore del 2022 «fate tutto per amore, nulla per forza» orienterà il cammino.
Continuiamo a farci interpellare anche dalla Strenna del Rettor Maggiore del 2021 sul tema della speranza: Mossi dalla speranza (“Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5)), speranza che «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condiziona- menti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. […] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa». (FT n. 55)
Dopo un anno, segnato a livello mondiale dalla fatica della pandemia, ci sentiamo chiamati a riscoprire il valore della speranza cristiana, che si definisce anche nella capacità di sognare che è la consapevolezza di una direzione da seguire e la capacità capire le cose giuste da fare in quel momento ovvero l’abitudine al discernimento.

Avremo come riferimento anche la Fratelli tutti che ci narra dell’amicizia sociale, attuazione nella realtà della esperienza fattuale di Cristo nella nostra vita.

1. Punti Chiave

I riferimenti di contenuto che aiutano a interpretare in maniera corretta il progetto Formativo sono in parte quelli definiti lo scorso anno.

  1. Lo stile e la metodologia: la “sinodalità missionaria” espressione ma- turata durante il Sinodo dei giovani e ben esplicitata nel Documento finale. Siamo Chiesa in quanto abbiamo un solo Maestro che ci rende tutti fratelli (cfr. Mt 23,8) e ci invia insieme in missione (cfr. Mt 28,16-20). La sinodalità missionaria segna un approccio sistemico alla realtà pastorale: non siamo invitati semplicemente a prendere in mano qualche aspetto della nostra esistenza e della nostra missione, ma siamo chiamati ad assumere un modo alternativo e profetico di abitare il mondo e di procedere insieme come Chiesa (Rossano Sala).
  2. I temi proposti sono trattati alla luce del carisma salesiano. È necessario saper leggere la realtà che ci circonda, le esigenze dei giovani e del mondo in cui siamo immersi attraverso l’insegna- mento di don Bosco. Il riferimento carismatico diventa “filtro” e “chiave” di lettura.
  3. Il filo rosso del cammino è stato individuato nel sogno dei nove anni, di cui festeggeremo il duecentesimo anniversario nel 2024. È stato fonda- mentale nella vita di don Bosco e lo è tuttora per noi una chiave di lettura di tutto l’operato del nostro Santo e del cammino che ha ispirato la nascita della Famiglia Salesiana.
  4. Il riferimento alla Fratelli tutti il cui titolo è una citazione di san Francesco ed è un invito alla fraternità universale, nel senso che viene ampia- mente illustrato lungo tutto il percorso dell’Enciclica.
  5. Il riferimento al capitolo 3 del Vangelo di Marco

2. Focus sul Tema

  • I frutti del Sinodo sui giovani

Il mondo è sempre di più un villaggio globale dove tutto è connesso e raggiungibile, dove la Chiesa deve esercitare la sua missione.

In questo villaggio i giovani ci chiedono a tutti i livelli di essere o divenire al più presto “profeti di fraternità”. Se questo non avverrà, la Chiesa nel suo insieme sarà sempre più insignificante per loro e per tutti. Il senso finale del sinodo sembra essere stato che la questione dei giovani non è un affare della pastorale giovanile ma della Chiesa in quanto tale. I giovani hanno sfidato la Chiesa nel suo insieme, e quindi anche i Salesiani cooperatori e gli Exallievi/e di Don Bosco, sul modo in cui si presentano in questo mondo. Loro ci rivolgono un appello su un’idea dell’essere della Chiesa prima ancora sul suo fare e i suoi mecca- nismi di funzionamento interni ed esterni. La domanda alla quale rispondere è “Chi siamo chiamati ad essere con i giovani?”. Si tratta di attivare “cammini di conversione spirituali, formativi e pastorali”. Si parte dal nostro cuore, dalla nostra interiorità, perché è lì – nel nostro spirito – che si gioca la vera conver- sione. Se non si arriva alla coscienza e alla libertà non si tocca veramente l’umano nel suo punto proprio.

  • Strenna 2021
Di fronte alla dura e dolorosa realtà, con le sue pesanti conseguenze del Covid e del post Covid, il Rettor maggiore ci in- vita, come Famiglia Salesiana, ad affermare che un uomo da solo non può ricostruire sé stesso, reinventarsi, trarre forza dalla propria debolezza per superare le avversità. È necessario, al contrario, essere mossi dalla speranza: Dio col suo Spirito continua a fare “nuove tutte le cose”.
Dobbiamo far riferimento al nostro Padre Don Bosco per- ché egli stesso lungo tutta la sua vita ha dovuto affrontare la durezza di tante situazioni, di tante tragedie e dolore e la fede cristiana mostra continuamente come Dio, attraverso il suo Spirito, accompagna la storia dell’umanità, anche nelle condizioni più avverse e sfavorevoli.

Il Rettor maggiore ci ricorda che molte sono le letture prodotte in questo momento storico; un momento che ciclicamente si ripete nella storia con grandi crisi che colpiscono l’umanità per un motivo o per un altro. In ogni caso, quale risposta possiamo dare? Quale contributo possiamo offrire come Famiglia Salesiana? Quali valori evangelici, letti in prospettiva salesiana, sentiamo di poter offrire? Come possiamo, come educatori, offrire come alternativa una “educazione alla speranza”? In quali luoghi apprendere ed esercitare la speranza?

Il Rettor maggiore indica come possibilità la fede come autentico cammino, la preghiera come scuola di speranza l’azione, la fatica nella vita quotidiana, la sofferenza e i dolori presenti in ogni vita umana come porta necessaria per aprirsi alla speranza, i poveri e gli esclusi; tutti grandi valori del Vangelo e della sua verità.

Tutto ciò guardando a Maria come Madre della Speranza.

  • Strenna 2022
Il tema è legato alla Spiritualità di San Francesco di Sales – nel 2022 ricorre il IV centenario dell’anniversario della morte – “sorgente dello spirito salesiano di Don Bosco, a cui il nostro Padre e Fondatore si abbeverava e che contemplava in ogni momento” e ispiratore dell’incipiente Congregazione Salesiana per lo stile educativo ed evangelizzatore: «Ci chiameremo Salesiani»”.
Don Bosco dichiara: «[L’oratorio] cominciò a chiamarsi di San Francesco di Sales […] perché [per] la parte di quel nostro ministero esigendo grande calma e mansuetudine, ci eravamo messi sotto alla protezione di questo santo, affinché ci ottenesse da Dio la grazia di poterlo imitare nella sua straordinaria mansuetudine e nel guadagno delle anime».

La Strenna 2022 costituirà un’opportunità, per i Gruppi della Famiglia Salesiana, per “riconoscersi e ritrovarsi nella spiritualità di San Francesco di Sales” e apprezzarne le caratteristiche dello spirito salesiano di Don Bosco, così come i valori della spiritualità giovanile salesiana: “Senza dubbio ci vedremo riflessi in loro e ci sentiremo chiamati ad essere oggi “più salesiani” nella nostra Famiglia Salesiana”.

  • San Francesco di Sales
Nel 2022 si celebreranno i 400 anni dalla morte di San Francesco di Sales e il suo messaggio di vita spirituale è quanto mai attuale oggi nella Chiesa. Si Pensi soprattutto alla Filotea, un testo straordinario che ha condotto infinite persone a diventare “amiche di Dio”. Le 1300 edizioni in 4 secoli lo confermano!
L’attuale Papa ha recentemente scritto: “Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire” (EG nn. 169-171).

Il Papa, da buon gesuita, è attento all’importanza dell’accompagnamento spirituale, perché ciò risponde ad un bisogno della nostra epoca: in una società dell’immediato, dove si va sempre più in fretta, è necessario fermarsi per rileggere la propria vita e per raccoglierne i buoni frutti. Il cammino verso il Signore è un cammino che dà grande gioia al cuore, ma è in salita ed esige decisione e capacità di faticare. E la spiritualità di san Francesco di Sales può aiutare in questo cammino.

  • Fratelli tutti
Nella Basilica di San Francesco ad Assisi si possono ammirare affrescate da Giotto 28 scene che narrano la vita del Santo. In realtà le scene avrebbero dovuto essere 29, ma all’epoca i ricchi e i notabili della città, che finanzia- vano l’opera, non vollero pagare la realizzazione della ventinovesima scena, quella del bacio e dell’abbraccio di san Francesco con il lebbroso a Rivotorto. Quell’abbraccio che ha fatto di Francesco un uomo nuovo, quell’abbraccio che ha fatto assaporare a Francesco, e a tutti coloro che lo hanno seguito, il gusto della fraternità. Ciò che a Francesco risultava amaro, e cioè l’accostarsi ai lebbrosi, dopo quell’abbraccio fu tramutato in dolcezza. Il motivo per cui non si autorizzò la realizzazione pittorica di quella scena è molto semplice: i signori della città non volevano che si sapesse della presenza di lebbrosi ad Assisi. La città ne avrebbe sfigurato. I poveri, coloro che ci sembrano diversi da noi, che con la loro presenza ci interrogano, escono dalla storia, ma anche dalla sua narrazione.
Tutto il magistero di Papa Francesco, fin dall’inizio, ha denunciato con forza la cultura dell’indifferenza e dello scarto, ha invitato a guardare il mondo a partire dalle periferie, quelle economiche, materiali ed esistenziali. In questa Enciclica Fratelli tutti si vuole dipingere, con realismo, ma anche con speranza, proprio quella ventinovesima scena che era stata scartata. Essa è un invito a comprendere le implicazioni concrete della fraternità. E ad agire di conseguenza. E per farlo si confronta con la parabola evangelica del buon samaritano (Lc 10,25-37), che viene posta come prospettiva di interpretazione dei tempi che stiamo vivendo e nello stesso tempo come faro per guidare la direzione dei nostri passi.

(Da guida alla lettura della Fratelli tutti di A. Smerilli)

3. Logo e Hashtag

Il logo di quest’anno è la casa salesiana, è il porticato dentro cui c’è sempre vita.

Siamo chiamati ad entrare in questo spazio ed essere accolti da don Bosco e dai suoi figli. È una casa con le sue stanze e le sue sfaccettature e quando siamo all’interno ci sentiamo sempre accolti ed amati. Il 9, che quest’anno è di colore rosso, è il cuore del metodo e dello stile salesiano, è la fedeltà a Maria Ausiliatrice e a Gesù Eucarestia, è l’amore filiale che cresce tra le rose e le spine. È il cortile con i suoi momenti di gioco e di attività, è il cortile digitale che i giovani di oggi abitano. E troviamo anche la centralità del Sistema preventivo con la parolina all’orecchio. È l’intelligenza nelle mani di tanti ragazzi che hanno trovato lavoro grazie alle nostre case. La narrazione del logo si conclude con due elementi: un pezzo di pane che ci consente di fare gli ultimi gradini per arrivare alla finestra che ci spalanca verso il cielo. Il logo rievoca il porticato dell’oratorio come perimetro di vita. Siamo invitati a entrare dentro questo spazio dove Don Bosco e Madre Mazzarello ci accolgono nei volti di chi ne rivive lo spirito. È una casa da percorrere (non in cui scappare) in ampiezza, lunghezza, altezza e profondità per “conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3,19). Nel cortile, fisico e digitale, ci si incontra e ci si esprime; in classe o in laboratorio ci si prepara alla vita e ad inserirsi nel mondo del lavoro; la “parolina all’orecchio” è espressione di un Sistema Preventivo che cura relazione e accompagnamento integrando i giovani più poveri e bisognosi. Il Pane eucaristico è alimento per il viaggio; l’Ausiliatrice è madre che previene e soccorre nel sentiero della vita, cosparso di rose e spine, fino a intravedere la meta del Cielo da una finestra aperta su di noi, così il cammino si rinvigorisce perché il sogno si faccia realtà: “makethedream!”.

4. Obiettivo Generale e itinerario

Ricomporre la propria identità personale, riscoprendo e rinnovando la propria esperienza di Cristo nel solco del sogno di don Bosco

  • riconoscendo la crisi e affrontando il rischio del momento presente (sognare e non pianificare)
  • assumendo la responsabilità personale di costruirsi (renditi) speranza come apertura alla trascendenza
  • sognandosi umili, forti e robusti
  • assumendo la vita spirituale come relazione con Dio esperienza
  • vivendo la comunità come luogo di custodia, sostegno ed educazione della speranza

5. Il Percorso in QUATTRO TAPPE

  • PRIMA TAPPA

Riconoscere la crisi e affrontare il rischio del momento presente (Col 1,3-23)

Nella prima tappa ci interroghiamo sul “rischio” della crisi. La crisi, infatti, sia nella vita di un individuo, come nella storia di una civiltà, è un evento traumatico, che però viene ad evitare il peggio, ovvero la possibilità di vivere tutta la vita in modo superficiale, senza essersi mai fermati a domandarsi il senso, la direzione della propria esistenza. Rischiare vuol dire aprire un nuovo spazio di possibilità La pandemia globale del Covid ha messo il mondo intero in ginocchio. Viviamo oggi un tempo liminale, di passaggio, tra un passato conosciuto, familiare, un futuro ancora ignoto ed un presente che ci spaventa, perché destruttura le nostre certezze. Che cosa ci aspetta? Domani, potremo sprofondare definitivamente nel baratro, oppure inaugurare un mondo nuovo, più umano, più rispettoso della creazione, più solidale.

La crisi, però, non apre un passaggio in modo automatico. Pone piuttosto l’essere umano di fronte alla scelta: rischiare il passaggio, o rassegnarsi alla morte? Accettare o rifiutare il rischio per superare la crisi è, infatti, cosa della nostra libertà. Rischiare significa aprire un nuovo spazio di possibilità.

Solo una speranza certa può sostenere il prezzo del rischio. La speranza nella vittoria definitiva del Cristo sulla morte è il cuore del kerigma pasquale. Nella luce della resurrezione di Gesù, infatti, possiamo credere con certezza che ogni morte è preludio di una vita più grande! Risorto con Cristo, il credente impara giorno per giorno a riconoscere nel tempo presente l’apertura dentro la quale è possibile accedere ad una relazione con la verità.

[…] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa. Camminiamo nella speranza.» (FT n. 50)

  • SECONDA TAPPA
Assumere la responsabilità personale di costruirsi speranza come apertura alla trascendenza renditi umile, forte e robusto (Galati 5,22-23)
Nella seconda tappa riflettiamo, sulla scorta della esperienza di don Bosco, sull’assunzione di impegno a diventare persone autenticamente buone nel confronto delle diverse situazioni biografiche e storiche.

Per essere educatori efficaci è necessario che viviamo autenticamente i valori che proponiamo ai giovani.

“Renditi umile, forte e robusto”
Un carattere — ancor di più una virtù — si forma, non è formato da altri o da altro. E per la speranza, umana o cristiana che sia, non basta un carattere, ma occorre una virtù aperta alla trascendenza, meglio se aperta a Dio, ancor di più se aperta al Dio di Gesù Cristo.
Il “renditi”, è il segno di una responsabilità inalienabile e immediata di fronte ad una situazione di inadeguatezza da colmare. Giovannino si impegnò a rendersi una persona interamente buona non scissa tra emozioni controllate e comportamenti normativamente corretti. Oggi, per noi abitanti del mondo dell’immagine e del virtuale il rischio di essere parvenza, noi stessi, cioè di apparire senza essere, è grande. I comportamenti buoni non bastano, occorrono atteggiamenti buoni; le azioni buone pure non bastavano, occorreva essere persone buone. Solo una persona buona è credibile e affidabile e può interrogare realmente ed efficacemente chi non lo è. Non basta un carattere, seppur necessario, occorre qualcosa di più, una virtù. È necessario essere persone autentiche, persone unificate.
Ma quali virtù sono necessarie per la speranza oggi? L’umiltà, la fortezza e la robustezza. Umile da “humus” (terra), forte da “fermo”, robusto da Robur (quercia)

A queste qualità vogliamo educare i ragazzi e le ragazze. Consapevoli che l’educazione non è un semplice strumento, ma è un organismo, è un ambiente, che ha sempre a che fare con un modello di società riteniamo necessario, da adulti e da educatori, incarnare quei valori. È necessario che ci domandiamo se siamo umili, se siamo forti, se siamo robusti, se viviamo i valori a cui vogliamo educare.

  • TERZA TAPPA

La vita spirituale come relazione con Dio Mc 3,7-13

«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». (Deus Caritas Est – Benedetto XVI)

«Essere completamente di Dio, vivendo in pienezza la presenza nel mondo. Questa è probabilmente la proposta più “rivoluzionaria” di San Francesco di Sales.» (Strenna 2022)

Nella terza tappa ci soffermiamo sulla vita spirituale come esperienza relazionale: Gesù ci chiama per nome e ci dice quello che davvero siamo e da qui il motivo per il quale siamo al mondo. Amati amiamo.

Gesù chiede uno spazio dove lui possa avere la possibilità di chiamarci per nome. Questo spazio è la vita spirituale. Uno spazio relazionale nel quale ci si sente amati e quando uno si sente amato avverte di non essere sbagliato e vive tutto con gratitudine. Sappiamo chi siamo perché siamo amati.
Il nostro compito attuale è quello di assicurare una nuova speranza a chi si sente senza energie e senza prospettive all’interno di realtà storiche, politiche, geografiche, economiche, sociali, religiose… Allora si tratta di offrire Gesù. Ma per farlo riconoscere occorre che se ne faccia esperienza reale: il Cristo che voglio dare ai miei fratelli come esperienza, lo incontro come un fatto, come una esperienza?
L’essere chiamati “per nome” fa diventare sempre di più consapevole di sé stessi. Come colui che deve porsi “alla testa di quei fanciulli” deve impostare il proprio agire non sull’ “imperialismo del sapere”, ma agire con il cuore; non accontentarsi dei primi passi nell’avvicinarsi ai giovani (giocare, ripetere la predica, fare il saltimbanco), ma impegnarsi a portare nella loro vita la vera novità, verità e maturità – fino alla pienezza di Cristo (cfr. Ef 4,13).

«Se la musica del Vangelo smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati. Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna». (Discorso nell’incontro ecumenico – Riga, 24 settembre 2018).

  • QUARTA TAPPA
Vivere la comunità come luogo di custodia, sostegno ed educazione della speranza (Rm 8,28-30)
«Le speranze degli individui si travasano nella comunità e le speranze che sostengono una comunità influenzano gli individui (speranza sociale).» (E. Castellucci, Seminatori di speranza. Messaggio alla città per la solennità di San Geminiano 31/01/2019)
La quarta tappa si occupa della dimensione comunitaria della speranza che nella comunità va custodita, sostenuta, ed educata. Occorre camminare insieme come Chiesa con spirito sinodale, permeato da amore fraterno e corresponsabilità. Occorre creare comunità che educhino alla speranza capaci di attuare una formazione che metta al centro il cuore e l’affettività.
Per i cristiani, l’unica speranza compiuta, è quella soprannaturale. Essa spera appunto la vita eterna, promessa da Dio a coloro che lo amano.
Oggi è prioritario e decisivo tenere desta la preoccupazione per conoscere, custodire e diffondere la specificità della speranza cristiana, in altre parole, accogliere con gratitudine, conservare con fedeltà e vivere nell’umiltà la novità unica e universale che viene dalla morte e risurrezione di Gesù e dagli orizzonti che esse aprono. Non da soli: individualmente, ma anche socialmente. Infatti, la singola persona vive dentro ad una rete di rapporti che è la comunità.

Si parla dell’educazione come di un atto di speranza. Inoltre, di educare dalla speranza, con speranza, nella speranza. (cfr. Francesco, Ricostruire il patto educativo globale. Messaggio per il lancio 12/09/2019).

Ma cosa vuol dire educare alla speranza cristiana? Oggi vuol dire anche abilitare a vivere nel mondo come persone armoniche che siano testimoni della Parola e presenza edificante e per questo serve una formazione costante che metta al centro il cuore e l’affettività.

Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme». Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! (FT n. 8)

6. La STRUTTURA delle singole tappe

Le tappe, dopo una breve introduzione al tema scelto, avranno la seguente struttura.

L’ispirazione

Suggerisce approfondimenti del Progetto di Vita Apostolica (PVA), del Regolamento e dello Statuto, ma anche di altri documenti del “magistero” salesiano o dell’esperienza di don Bosco. Il punto di partenza resta il sogno dei nove anni.

La parola e il discepolo

Invita a rivitalizzare le nostre conoscenze, approfondendo brani commentati del Vangelo nel confronto con il quale comprendere l’identità cristiana secondo un approccio squisitamente vocazionale. Il mondo è amato da Dio e nel mistero dell’incarnazione diventa lo spazio della sua rivelazione.

L’apostolo nel sociale e nel politico

Promuove azioni scaturenti dal confronto con i testi della Dottrina Sociale della Chiesa e in particolare della Laudato si’ e della Fratelli tutti. Realizzata in collaborazione con il settore sociopolitico delle due associazioni e con riferimento ai temi della scuola di alta formazione all’impegno sociale e politico in corso presso lo Iusve.

Francesco di Sales: un modello per Don Bosco

In preparazione al 2022, anno in cui celebreremo il IV centenario dell’anniversario della sua morte, approfondiremo la spiritualità di San Francesco di Sales, sorgente dello spirito salesiano, cui di Don Bosco si abbeverava e che contemplava in ogni momento.

La lente di ingrandimento

Una semplice cronaca di un avvenimento, poco conosciuto, che ci porti nel cuore del mondo.

7. Eventi

  • 2022: IV centenario della morte di san Francesco di Sales
  • 2022: 150° della fondazione dell’Istituto delle FMA
  • 2022: GMG a Lisbona dal tema “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39)

Il Papa ha sottolineato l’importanza di mettersi in cammino in un percorso di discernimento, ponendo l’attenzione sul fatto di essere sempre pronti ma mai ansiosi.

  • Recezione dei Capitoli Generali di SDB e FMA

8. Riferimenti bibliografici

  • Papa Francesco – Laudato si’ http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html
  • À. F. Artime – Presentazione del tema della Strenna 2022 https://www.sdb.org/it/Rettor_Maggiore/Strenna/Strenna_2022
  • À. F. Artime – Strenna 2021 https://www.sdb.org/it/Rettor_Maggiore/Strenna/Strenna_2021
  • NPG nr. 5, 2021 numero estivo
  • Introduzione Biblico Teologica alla proposta pastorale 2021-2022 a cura di don Luigi Maria Epicoco al Convegno di PG 2021 dell’IME https://www.youtube.com/watch?v=HthE3nKcPoY&t=42s
  • Papa Francesco – Fratelli tutti  https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html
  • V. Mancuso – La vita autentica – Raffaello Cortina Editore 2009.
  • R. Sala – “Amati e chiamati”: presentazione del Quaderno di lavoro MGS 2021/2022 https://donboscoitalia.it/amati-e-chiamati-presentazione-del-quaderno-di-lavoro-mgs-2021-2022/
  • V. Lucarini – Strumenti e tecniche di Animazione – LDC
  • G. Bucellato – Tu per me sei importante – EDB 2014
  • Henry J.M. Nouwen – Sentirsi amati – Querinania 1993
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Proposta 2021 - 2022
Exallievi/e di Don Bosco
Salesiani Cooperatori
Categoria, ,
Versione2021-22
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Inserimento16 Settembre 2021
Aggiornamento3 Ottobre 2021
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Descrizione
A cura dei Salesiani Cooperatori
Categoria,
Versione
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Inserimento7 Giugno 2017
Aggiornamento1 Ottobre 2021
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Descrizione
A cura degli Exallievi/e di Don Bosco
Categoria,
Versione
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Inserimento20 Agosto 2016
Aggiornamento4 Ottobre 2021
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