FEDERAZIONE ITALIANE EXALLIEVI/E DI DON BOSCO

PROPOSTA FORMATIVA 2020-2021

Tema dell’anno

NEL CUORE DEL MONDO
“Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare”
#livethedream

PREMESSA

Abbiamo accolto anche per questo anno il tema della proposta formativa degli SDB, FMA e MGS, “Il cuore del mondo”, nato dall’importante evenienza che nel 2024 ricorre il bicentenario del sogno che Giovanni Bosco fece all’età di 9 anni e che ne segnò indelebilmente tutta la vita e la missione.

Esso è stato articolato su tre anni con lo scopo di far vivere un “bagno nella realtà”, riconoscendo che il Regno di Dio nasce e cresce in mezzo agli uomini e che la fede suppone una cultura incarnata nella storia. La missione della Chiesa non è autoreferenziale, ma è una chiamata a collocarsi nel cuore del mondo: un mondo che Dio ha tanto amato da mandare il suo Figlio (cfr. Gv 3,16-17).

Il tema ci interessa e ci riguarda perché si lega con la Strenna del 2020, che chiede a tutti di essere “onesti cittadini” perché “buoni cristiani”, evidenziando che l’essere cristiani si deve includere all’interno di una cittadinanza responsabile.

Si tratta allora di chiarire la nostra posizione nel mondo: “Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare” dice la donna vestita di luce al piccolo Giovannino. Proprio nel bel mezzo di un cortile deve esprimere il meglio di sé e proprio “nel cuore del mondo” sta la missione salesiana (e cristiana).

I Salesiani cooperatori e gli Exallievi/e di don Bosco stanno già riflettendo sul ruolo che i loro associati devono assumere oggi nel contesto socio-politico alla luce della loro identità di credenti vissuta nella società.

Papa Francesco, con la Laudato si’, ci indica che l’impegno nella società si configura anche come “cura della casa comune” e come cambiamento dei nostri stili di vita. L’enciclica, d’altra parte, non solo si pone in una prospettiva ecologica ma si configura come una enciclica sociale a tutto campo.

Ulteriori riferimenti sono poi le schede del Servizio Nazionale PG della CEI “Dare casa al futuro” e naturalmente la stessa “Strenna” del Rettor Maggiore per il 2020 “Buoni cristiani e onesti cittadini”.

Il progetto di identità per il triennio avrà come elemento simbolico predominate il segno “9” (nove). Con esso, nei tre anni di cammino, si vuole suggerire un percorso “dinamico” di approfondimento attraverso il sogno del carisma salesiano oggi.

PUNTI CHIAVE

Cinque sono i riferimenti di contenuto che aiutano a interpretare in maniera corretta il progetto formativo:

1. Lo stile e la metodologia: la “sinodalità missionaria” espressione maturata durante il Sinodo dei giovani e ben esplicitata nel Documento finale: Siamo Chiesa in quanto abbiamo un solo Maestro che ci rende tutti fratelli (cfr. Mt 23,8) e ci invia insieme in missione (cfr. Mt 28,16-20). La sinodalità missionaria segna un approccio sistemico alla realtà pastorale: non siamo invitati semplicemente a prendere in mano qualche aspetto della nostra esistenza e della nostra missione, ma siamo chiamati ad assumere un modo alternativo e profetico di abitare il mondo e di procedere insieme come Chiesa (Rossano Sala).

2. I temi proposti sono trattati alla luce del carisma salesiano. È necessario saper leggere la realtà che ci circonda, le esigenze dei giovani e del mondo in cui siamo immersi attraverso l’insegnamento di don Bosco. Il riferimento carismatico diventa “filtro” e “chiave” di lettura.

3. Il filo rosso del cammino è stato individuato nel sogno dei nove anni, di cui festeggeremo il duecentesimo anniversario nel 2024. È stato fondamentale nella vita di don Bosco e lo è tuttora per noi una chiave di lettura di tutto l’operato del nostro Santo e del cammino che ha ispirato la nascita della Famiglia Salesiana.

4. Il papa ci invita a riconsiderare in questo “anno speciale” la Laudato si’, la cui lettura ci invita a rivedere la nostra presenza nel mondo e i nostri stili di vita.

5. Il riferimento alla lettera a Diogneto: un piccolo testo di una decina di pagine scritto tra l’inizio del II secolo e prima del 313, quando per i cristiani fu sancita la libertà di culto, sotto forma di lettera diretta al pagano Diogneto, desideroso di conoscere i contenuti della fede cristiana. In questo testo il cristianesimo non viene presentato con una serie di dogmi e precetti morali, ma come uno stile di vita, una mentalità che affonda le sue radici non nella carnalità di questa terra, ma nella trascendenza del mondo celeste: “Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. […] Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri”.

FOCUS SUL TEMA

  •  I frutti del Sinodo sui giovani

Il mondo è sempre di più un villaggio globale dove tutto è connesso e raggiungibile. In essa la Chiesa deve esercitare la sua missione.

In questo villaggio i giovani ci chiedono a tutti i livelli di essere o divenire al più presto “profeti di fraternità”. Se questo non avverrà, la Chiesa nel suo insieme sarà sempre più insignificante per loro e per tutti. Il senso finale del sinodo sembra essere stato che la questione dei giovani non è un affare della pastorale giovanile ma della Chiesa in quanto tale. I giovani hanno sfidato la Chiesa nel suo insieme, e quindi anche i Salesiani cooperatori e gli Exallievi/e di Don Bosco, sul modo in cui si presentano in questo mondo. Loro ci rivolgono un appello su un’idea dell’essere della Chiesa prima ancora sul suo fare e i suoi meccanismi di funzionamento interni ed esterni. La domanda alla quale rispondere è “Chi siamo chiamati ad essere con i giovani?”. Si tratta di attivare “cammini di conversione spirituali, formativi e pastorali”. Si parte dal nostro cuore, dalla nostra interiorità, perché è lì – nel nostro spirito – che si gioca la vera conversione. Se non si arriva alla coscienza e alla libertà non si tocca veramente l’umano nel suo punto proprio.

  • Strenna 2020

Il Rettor Maggiore nella Strenna del 2020 ha scelto un tema che incarna l’essenza dell’educazione Salesiana: aiutare i nostri ragazzi, ragazze e giovani a essere “buoni cristiani e onesti cittadini”. Per questo è necessario approfondire sempre più la nostra identità di evangelizzatori ed educatori della fede. Il Rettor Maggiore si chiede che cosa stiamo ottenendo e quale evangelizzazione stiamo portando avanti se non si educano i giovani a un forte senso di cittadinanza, giustizia sociale e valori evangelici che portino a interiorizzare, come programma di vita, il servizio agli altri, l’impegno nella vita pubblica, l’onestà personale e l’“allergia” a tutti i tipi di corruzione, la sensibilità verso il mondo della migrazione, verso il creato e la “casa comune” che ci è stata donata, nell’impegno per la tutela degli indifesi, di quanti non hanno parola e vengono scartati.

Se non siamo noi stessi per primi “buoni cristiani e onesti cittadini” come possiamo educare i giovani? Occorre rivedere la propria vita di fede nel Signore con la guida dello Spirito Santo, vivendo insieme in “uscita” da sé le sfide degli ambienti non cristiani e post-credenti, nella consapevolezza che i giovani ci aspettano nella “casa della Vita” e che quindi è necessario educarci ed educare alla cittadinanza e all’impegno sociale e politico, ai valori dell’onestà e nella sensibilità e corresponsabilità sui temi delle migrazioni, dei diritti umani e in particolar modo dei minori.

  • Strenna 2021

Di fronte alla dura e dolorosa realtà con le pesanti conseguenze del Covid e del post-Covid, il Rettor maggiore ci invita, come famiglia salesiana, ad affermare che un uomo da solo non può ricostruire sé stesso, reinventarsi, trarre forza dalla propria debolezza per superare le avversità. È necessario, al contrario, essere mossi dalla speranza: Dio col suo Spirito continua a fare “nuove tutte le cose”.

Dobbiamo far riferimento al nostro Padre Don Bosco perché egli stesso lungo tutta la sua vita ha dovuto affrontare la durezza di tante situazioni, di tante tragedie e dolori e la fede cristiana mostra continuamente come Dio, attraverso il suo Spirito, accompagna la storia dell’umanità, anche nelle condizioni più avverse e sfavorevoli.

Il Rettore ci ricorda che molte sono le letture prodotte in questo momento storico; un momento che ciclicamente si ripete nella storia con grandi crisi che colpiscono l’umanità per un motivo o per un altro. In ogni caso, quale risposta possiamo dare? Quale contributo possiamo offrire come Famiglia Salesiana? quali valori evangelici, letti in prospettiva salesiana, sentiamo di poter offrire? Come possiamo, come educatori, offrire come alternativa una “educazione alla speranza”? In quali luoghi apprendere ed esercitare la speranza.

Il Rettore indica come possibilità la fede come autentico cammino, la preghiera come scuola di speranza l’azione, la fatica nella vita quotidiana, la sofferenza e il dolore presenti in ogni vita umana come porta necessaria per aprirsi alla speranza, i poveri e gli esclusi; tutti grandi valori del Vangelo e della sua verità.

Tutto ciò guardando a Maria come Madre della Speranza.

  • L’anno speciale della Laudato si’

Quest’anno ricorre il quinto anniversario dalla pubblicazione della Laudato si’ e il Papa ha chiesto un anno speciale di riflessione.

Nell’enciclica Francesco ci invita a prendersi cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle “più fragili” e richiama l’attenzione sul “grido” della Terra e dei poveri.

La domanda al centro del documento di Papa Francesco, Laudato si’, sulla cura della casa comune è la seguente: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”.

Non è una domanda ideologica, né “tecnica”, ma un interrogativo forte che pone la questione ecologica come centrale per la nostra umanità. E così prosegue il Pontefice: “Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in senso stretto, perché non si può porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare in eredità, ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori.

Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti” (Ls 160).

La prospettiva di questa enciclica non è esclusivamente “ecologica” nel senso che il suo contenuto non si limita a fenomeni — peraltro molto importanti — quale il cambiamento climatico. La Laudato si’ è una vera e propria enciclica sociale a tutto campo.

In particolare, nel sesto e ultimo capitolo dell’enciclica, Papa Francesco va al cuore della “conversione ecologica”. Le radici della crisi culturale agiscono in profondità, e non è facile ridisegnare abitudini e comportamenti. L’educazione e la formazione restano sfide centrali: “ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo” (Ls 15) che coinvolga “la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi” (Ls 213). Scrive il Papa: “Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione” (Ls 202).

Ancora un invito ad una conversione spirituale.

Per noi, questo invito, diventa un impegno a mettere in dialogo i temi della Laudato si’ con il Piano di Vita Apostolica dei Salesiani cooperatori e con l’impegno sociale degli Exallievi, perché viviamo sempre più consapevoli e diventiamo davvero significativi nel campo che ci è stato affidato.

1. TITOLO E HASHTAG

La tematica principale dell’anno pastorale è incentrata sul “mondo” per indurre a compiere un serio “bagno di realtà” approfondendone le dinamiche sociali, economiche, ecologiche, politiche. Siamo in questo mondo non frutto del caso ma perché raggiunti, come per Giovannino, dall’appello del Signore mediato dalla Vergine Maria: “ecco il tuo campo”. Lavoriamo in questo mondo con una dinamica che tiene conto dell’iniziativa di Dio (“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” Gv 3,16) e di un modo preciso in cui stare (“voi non siete del mondo ma io vi ho scelti dal mondo” Gv 15,19). Il sogno di Giovanni è da assumere e far nostro: “live the dream!”.

2. LOGO

Il logo è composto sia dalla presenza umana, attraverso palazzi e costruzioni, sia dalla natura rigogliosa e generosa ma anche feroce e terribile (ne abbiamo la riprova avendo a che fare con il “nemico invisibile” che è il Covid-19); l’ingegno dell’uomo si intreccia con bellezze naturali da contemplare e custodire, la gratitudine per il dono della vita e della grazia che si accompagnano alla vigilanza, alla fatica dello studio o del lavoro e alla lotta contro il male e il peccato.

Nella parte inferiore del logo è evocato il sogno con l’illustrazione di colline e di animali selvaggi che tuttavia non diventano dominanti nella composizione: si vuole ispirare uno sguardo positivo, non ingenuo e capace di “guardare oltre”. Lega, poi, la parte inferiore a quella superiore dominata dagli edifici, una strada che siamo invitati a percorrere per raggiungere una casetta rossa: è la “casa salesiana”, memoria vivente di quel primo luogo nel quale don Bosco ha iniziato la sua opera e dove, oggi come ieri, avviene l’incontro di tanti giovani con quel carisma che vuole condurli ad essere “buoni cristiani, onesti cittadini e futuri abitatori del Cielo”. La casetta diviene, quindi, essendo l’unico elemento con un colore diverso, anticipazione della tematica del secondo anno della Proposta Pastorale triennale.

3. OBIETTIVO GENERALE E ITINERARIO

Riscoprire nel Sistema preventivo di don Bosco una spiritualità che orienta a divenire “buoni cristiani e onesti cittadini”:

  • partendo dal cortile come modo di porsi carismaticamente nel mondo;
  • guardando il mondo con gli occhi di Dio attenti ai segni dei tempi;
  • riscoprendo i tratti fondamentali della vocazione cristiana alla santità, anche attraverso nuovi stili di vita;
  • vivendo la cittadinanza responsabile per educare ad essa.

4. IL PERCORSO PER GLI EXALLIEVI DI DON BOSCO CONSTA DI QUATTRO TAPPE

Come è consuetudine la proposta formativa per gli Exallievi di Don Bosco viene suddivisa in quattro tappe, le cui cadenze temporali sono solo indicative e potranno essere adattate alle esigenze locali dai responsabili della formazione delle singole Unioni.

PRIMA TAPPA

(ottobre-novembre)

A quell’età ho fatto un sogno: Il cortile luogo dell’incontro tra Dio e i giovani

Il sogno dei nove anni condizionò tutto il modo di vivere e di pensare di don Bosco. E in particolare, il modo di sentire la presenza di Dio nella vita di ciascuno e nella storia del mondo. Esso ci spiega la disponibilità interiore di un bambino a lasciarsi istruire dalle parole del sogno che attesta la presenza profetica di Dio. È la riproposizione della “strategia dell’incarnazione”: Dio non aspetta che gli uomini vadano a Lui, ma manda il suo figlio a loro.

Don Bosco sarà chiamato ad evangelizzare i luoghi ordinari della crescita dei giovani. Il cortile simboleggia la vicinanza della grazia divina al “sentire” dei ragazzi: per accoglierla non occorre uscire dalla propria età, trascurarne le esigenze, forzarne i ritmi. Il cortile simboleggia anche la necessità di intendere l’educazione a partire dal suo nucleo più profondo, che riguarda l’atteggiamento del cuore di Dio verso di noi. Attraverso il cortile siamo davvero prossimi ai giovani che desideriamo incontrare. Il carisma salesiano non fugge, non si distacca dal mondo, ma si pone esattamente nel cuore del mondo.

SECONDA TAPPA

(dicembre-gennaio)

Lo sguardo di Dio e del discepolo sul mondo Dio ama da sempre il mondo

Dio ama da sempre il mondo; Dio ha mandato suo Figlio Gesù. C’è un movimento dall’alto verso il basso, da Dio verso il mondo, un movimento di amore che è il movimento dell’incarnazione. Non è l’uomo che deve “conquistare” Dio lasciando il mondo, ma è Dio stesso che ama il mondo.

Noi abbiamo il dovere di amare il mondo con il cuore di Dio che è il cuore di Cristo. Noi discepoli possiamo immetterci in questo dinamismo di dono per far sì che l’amore di Dio raggiunga tutte le situazioni, tutti i tempi, tutte le pieghe della nostra vita. Dobbiamo solo offrire il nostro umile e concreto “sì” a questo straordinario disegno di amore.

Qual è la lettura salesiana del momento presente? Quale risposta possiamo dare? Quale contributo possiamo offrire come Famiglia Salesiana? Quali valori evangelici, letti in prospettiva salesiana, sentiamo di poter offrire? Come possiamo, come educatori, offrire l’alternativa di una “educazione alla speranza”?

TERZA TAPPA

(febbraio-marzo)

Perché buoni cristiani: nuovi stili di vita come espressione di santità

Il Vangelo “è discorso non solo informativo, ma operativo, non è solo comunicazione, ma azione, forza efficace, che entra nel mondo salvandolo e trasformandolo” (J. Ratzinger, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, pp.69- 70). Il mondo in cui vive il cristiano è quello che Dio ama. È questo il campo di missione verso cui don Bosco ci ha spronato a immergerci, sollecitandoci all’azione; è questo il territorio di vita dove i giovani si trovano a vivere.

Esistono tre grandi ambiti che si presentano oggi ai nostri occhi come urgenza per la loro “gravità” e per la “colpevole” dimenticanza o disinteresse: l’ecologia, l’economia e la politica.

Durante il momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, Papa Francesco ha affermato: “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Ci sono due richiami: il primo a rivedere i propri stili di vita, il secondo a rivederli insieme agli altri.

Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali.

QUARTA TAPPA

(aprile-maggio)

Cittadinanza responsabile

La Chiesa si sente interpellata a coltivare il seme della civiltà dell’amore, posto da Dio in ogni popolo e in ogni cultura, e a riaffermare questo impegno prioritario con sempre nuova consapevolezza e energia.

Si tratta di alimentare con coraggio la cultura dell’incontro e di esercitare un ruolo profetico nei confronti della società quando alcuni valori vengono calpestati. Una fede impegnata a costruire la civiltà dell’amore può riscoprire nel Sistema preventivo di don Bosco una spiritualità che orienta a divenire “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Scrive il Rettor maggiore: “Per i giovani che ci aspettano nella “casa della Vita”, occorre educarci ed educare i nostri giovani nella Cittadinanza e nell’impegno sociale … nell’impegno e nel servizio politico … nell’onestà e nel tenersi liberi dalla corruzione… renderci sensibili e corresponsabili in un mondo in movimento e migrazione … occuparci della casa comune come ci chiedono i giovani … impegnarci nella difesa dei diritti umani e specialmente nei diritti dei minori.

5. LA STRUTTURA DELLE SINGOLE TAPPE
Le tappe, dopo una breve introduzione al tema scelto, avranno la seguente struttura:
  • L’ispirazione: ci suggerisce di approfondire i documenti del “magistero” salesiano o dell’esperienza di don Bosco; il punto di partenza è il sogno dei nove anni.
  • La parola e il discepolato: è un invito a rivitalizzare le nostre conoscenze approfondendo brani commentati del Vangelo nel confronto con il quale comprendere l’identità cristiana secondo un approccio squisitamente vocazionale. Il mondo è amato da Dio e nel mistero dell’incarnazione diventa lo spazio della sua rivelazione.
  • L’apostolato: pensarsi in azione nel confronto con i testi della dottrina sociale della Chiesa e in particolare la
    Laudato si’.
  • Figure di santità: i santi sono coloro che meglio di tutti hanno incarnato la vita cristiana e quindi sono i veri maestri da cui apprendere l’arte della vita buona. La scelta di alcune figure, che non è esclusiva, è stata data dalla rilevanza “civile” della loro fede.
  • La lente di ingrandimento: una semplice cronaca di un avvenimento, poco conosciuto, che ci porti nel cuore del mondo.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  1. Papa Francesco, Laudato si’, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html;
    À. F. Artime, Presentazione del tema della Strenna 2021, in https://www.sdb.org/it/Rettor_Maggiore/Strenna/Strenna_2021/Presentazione_del_tema_della_Strenna_2021;
  2. NPG nr. 5, 2020 numero estivo, in https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15999:npg-estate-2020&catid=575&Itemid=1006;
  3. F. Pesce, La Laudato si’: basi teologiche per discernere i segni dei tempi, in https://www.semprenews.it/files/event/files/Programma_corso_online_formazione_Animatori_LS.pdf;
  4. J. Ratzinger, Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007;
  5. R. Sala, Quaderno giovani Mgs: Il sogno dei nove anni, in https://donboscoitalia.it/ecco-il-tuo-campo-ecco-dove-dovrai-lavorare-presentazione-del-quaderno-giovani-2020-2021/;
  6. A. Spadaro, Laudato si’. Guida alla lettura dell’enciclica di Papa Francesco, “La Civiltà Cattolica”, n. 3961, 11 luglio 2015, pp. 3-22.
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Proposta 2020 - 2021
Exallievi/e di Don Bosco
Categoria,
Versione2020-21
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Inserimento1 Ottobre 2020
Aggiornamento1 Ottobre 2020
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