Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

Festa diocesana Settore Adulti di AC

di Sr. Diana Papa, osc

////Festa diocesana Settore Adulti di AC

Festa diocesana Settore Adulti di AC

OTRANTO

Sintesi della relazione di suor Diana Papa alla Festa diocesana del Settore Adulti di Azione Cattolica

“Che cosa scegliamo?”

Alcuni interrogativi in questo tempo provocano la nostra vita: Dove sono io e dove siamo noi oggi? Quale consapevolezza ho/abbiamo della presenza di Dio e degli uomini e delle donne che continuano ad esserci e sono contemporanei al nostro esistere? Siamo anche noi tentati di isolarci, di chiuderci nel culto dell’indifferenza?

Se facciamo un’analisi del nostro vivere quotidiano ci rendiamo conto che, a volte, la mente, l’istinto, le emozioni, i sensi, ecc. viaggiano in equilibrio, altre per conto proprio e altre in contrapposizione. Spesso mettiamo il senso della vita sullo sfondo, ma non permettiamo che esso orienti la nostra esistenza. Per chi o per che cosa vivo? Sembrano domande ormai superate, ma in realtà si presentano soprattutto quando ci affacciamo sulla scena di questo mondo e vediamo l’appiattimento dell’esistenza: tutto regolare, tutto prevedibile, tutto organizzato. Non c’è spazio per una visione mistica – contemplativa della vita. Tutto sembra dipendere da noi, pretendiamo che anche Dio si debba mettere in fila!

Stiamo perdendo anche il senso della cultura. La stessa scuola è impegnata a far acquisire agli allievi competenze, perché possano “produrre da sé il proprio sapere al fine di crearsi un cammino personale” (Bellamy). Sembra che gli adulti non abbiano più nulla da trasmettere: tutto deve avere una valenza ludica.

Non custodiamo la memoria, viviamo in un eterno presente privo di radici e mancante di prospettive future. Nella storia della salvezza Jahvé, quando parlava faccia a faccia, si presentava al suo popolo facendo memoria della sua relazione con i chiamati nel tempo: io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Noi abbiamo interrotto la trasmissione non solo della cultura, ma anche della fede. Rischiamo di diventare burocrati o attivisti del sacro, ci chiudiamo nell’intimismo e non portiamo Cristo nella storia. Ma il Signore continua a chiamarci, a destare la nostra attenzione sulla certezza che egli c’è sempre. Ci interroga la sua fedeltà: Dio c’è e noi dove siamo?

Che cosa scegliamo?

La fedeltà a Cristo non si improvvisa. Per poterla consolidare occorre la cura della formazione. Viviamo in un tempo in cui dedichiamo molte energie per la formazione, ma spesso essa viene trasformata in bulimia dell’informazione. Spesso la formazione è identificata con le acquisizioni di conoscenze, pur indispensabili (conoscere le regole per guidare un’auto non significa però saperla guidare!), ma non ha permesso di acquisire la capacità di imparare sempre dalla vita di ogni giorno, nel proprio ambiente e contesto, dall’associazione, dalle mediazioni, dalle persone che incontriamo, da ogni cultura, dalle cose ordinarie e straordinarie, dalla preghiera, dagli avvenimenti, da ogni storia.

Il Vangelo si studia, ma spesso rimane su un piano teorico. L’approccio che a volte si limita ad un insieme di elaborazioni mentali, non sempre ci abilita a favorire l’incontro con il Signore vivente da incarnare nella quotidianità, per acquisire uno stile di vita profetico.

È urgente una formazione che ci aiuti quotidianamente a superare l’individualismo, il soggettivismo, l’indipendenza e l’autoreferenzialità, l’egolatria, perché ciascuno impari a collocare la propria esistenza dalla parte di Gesù Cristo, per seguirlo senza condizioni nel centro della città o nelle periferie, in ambienti agiati o marginali, nell’ascolto di ogni grido del popolo che sale verso Dio, divenendo compagni degli uomini e delle donne di oggi.

É la relazione con lui che permette ai membri di vivere costantemente in uno stato di conversione, di prendersi cura di sé e di ogni altro. La lettura del Vangelo non è un vademecum per acquisire tecniche, ma il luogo e il tempo di relazione con Dio dove ognuno impara a trasformare la propria vita per donarla gratuitamente.

Dobbiamo verificare il nostro vissuto alla luce del Vangelo. Chiediamoci: Chi è per me Gesù Cristo e come curo la relazione con lui? Come strutturo il tempo alla sua presenza e quando mi lascio illuminare e interpellare dalla Parola? In che modo la relazione con il Signore mi libera dall’immanenza del mio essere e dal fascino per me stesso/a (cfr. Amoris Laetitia, 285)? Come annuncio con la vita la vicinanza di Dio all’umanità? Come coltivo a livello personale e fraterno la scelta costante di vivere alla presenza di Dio?

  • Vivendo secondo il senso della vita, Gesù Cristo e il suo Vangelo, impariamo a vivere relazioni evangeliche e, quindi, umane in fraternità e con gli uomini e le donne del nostro tempo. Tutti possiamo contribuire a formare una comunità autenticamente umana e divina nella misura in cui ognuno è consapevole che l’uno è dono all’altro, perché legati da Cristo che è il centro: “La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo” (Gaudete et Exultate, 28).

Il camminare insieme non è fondato sulle simpatie, affinità, progetti condivisi con alcuni, ma è giustificato dalla scelta di vivere come Gesù, nell’aiuto scambievole. In ogni relazione ognuno è chiamato a rendere tangibile lo spazio sacro esistente tra le persone, in atteggiamento di accoglienza incondizionata di ogni altro.

  • In questo tempo sembra anacronistico parlare dell’obbedienza, soprattutto perché identificata con l’obbligo di subire il controllo dell’autorità. Lo spazio sacro da rispettare si è trasformato in difesa del proprio fazzoletto di terra, per esercitare il potere.

L’obbedienza, non passiva ma attiva, richiama invece il senso di responsabilità che la persona vive nella relazione con Dio, con se stesso, con gli altri, nella Chiesa, nel mondo e nella storia. Le regole e i valori che ogni membro attivamente riconosce come veri per sé e per la comunità, assunti come propri, diventano stile di vita, punti di riferimento nei processi decisionali personali e in vista del bene comune.

Assumersi la responsabilità del proprio agire comporta quindi non solo l’adesione alle regole, vivendo il proprio ruolo in una determinata situazione, ma soprattutto richiede la valutazione di ogni situazione vissuta nella prospettiva dei valori riferiti a quelli della Chiesa e incarnati nella società. Nessuno è metro di misura per sé e per gli altri, l’obbedienza vissuta come libertà in Dio ci porta ad essere testimoni della sua presenza.

  • Altro elemento significativo per la nostra credibilità è scegliere di vivere in uno stato esistenziale sobrio, come dice Papa Francesco. Egli ci chiede di rivedere il nostro stile di vita. La ricerca del benessere a tutti i costi è penetrata anche nelle nostre storie: non ci accontentiamo facilmente del necessario, vogliamo sempre di più.

Nella misura in cui ci impegniamo a testimoniare che Dio è la nostra vera ricchezza, allora scegliamo di vivere nella libertà di Cristo. Il Signore ci chiede di liberarci di tutto ciò che ostacola l’incontro mistico con ogni altro/a, per vivere relazioni evangeliche e umane, come ci ha insegnato Gesù.

  • Siamo chiamati, inoltre, a cercare nello Spirito la genuinità della profezia, vivendo secondo l’economia del dono sulla via della croce dove, nonostante gli ostacoli, contempliamo con gioia e stupore i segni della risurrezione di Gesù Cristo già presenti nella vita di ciascuno e nella storia.

È questa la priorità oggi: essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra … scrutando la storia nella quale ognuno vive e interpretando gli avvenimenti dalla parte di Dio.

Il profeta è colui che è capace di discernimento in ogni istante, che denuncia il male del peccato e le ingiustizie, che partecipa alla vita degli altri, portando il proprio contributo.

Chi è profeta è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio che ama con amore eterno. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte.

Chiediamoci: siamo autentici profeti? Non possiamo chiuderci nell’intimismo delle nostre sicurezze. Dio ci convoca quotidianamente a fare memoria dell’ultima cena di Gesù Cristo che amò i suoi sino alla fine, per poter tradurre la vita in gesti di carità e annunciare ai fratelli e alle sorelle di essere figli/e dell’unico Padre e per far sentire tutta la Sua prossimità.

E noi che cosa scegliamo per essere autentici uomini e donne cristiane?

Otranto, Monastero delle Clarisse
09 Giugno 2018
Sr. Diana Papa, osc
By |2018-10-02T00:10:34+00:00Ago 4th, 2018|Categories: Corigliano d'Otranto|Tags: , |Commenti disabilitati su Festa diocesana Settore Adulti di AC

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