Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
Loading...

La Fiera di San Giorgio

Area Corigliano d'Otranto

//La Fiera di San Giorgio
La Fiera di San Giorgio2018-10-25T20:58:44+00:00
Vi era in Corigliano una chiesa di Calogeri greci, a circa un chilometro e mezzo dalla città, i quali vivevano sotto la tutela di S. Giorgio Matire, molto onorato in Oriente ove erano solito invocarlo durante le battaglie.
San Giorgio è stato introdotto in tutta la Japigia e Magna Grecia per la stretta comunicazione con i popoli orientali e furono erette nel territorio salentino molte chiese in onore del santo. Fu eretta anche in Corigliano una delle più imponenti, disposta su tre navate sostenuta da colonne tutte d’un pezzo, dietro la quale si trovavano le abitazioni dei Calogeri che insegnavano le scienze greche ai Coriglianesi e agli abitanti dei paesi vicini che si recavano presso di loro.

Non si ha memoria di chi fosse il fondatore, essendosi disperse o bruciate le scritture del 970, quando scacciati da Ottone I, dovettero fuggire e ritornare dopo circa dieci anni e, giacchè pochi, si unirono ai Calogeri di S. Nicolò a circa tre chlilometri da Otranto ove per diverso tempo insegnarono le lettere greche a chiunque e soprattutto, mantenendoli a proprie spese essendovi obbligati, ad alcuni giovani coriglianesi.

“…un tal del Casal di Zollino, che sta a tre miglia lungi da Corigliano, e due dalla mentovata Chiesa di S. Giorgio, che sperduto avendo un suo bove, e cercato per giorni tre ricorse alla fine alli detti Calogeri, e venerata icona di S. Giorgio facendo voto, che se il santo, gli faceva grazia di ritrovare il suo bove; Egli in rendimento di grazie lo porterebbe nella suddetta di lui Chiesa, donde uscendo lo ritrovò quasi genuflesso avanti la porta. Dallo che divulgato n’avvenne, che in ogni anno dalle prime Vesperi, che incominciano alle 22 per tutto il giorno del 23 Aprile, giorno dedicato al Martirio del Santo, convenivano per divozione da tutti i luoghi vicini colli loro bovi, per essere benedetti dai cennati Calogeri, prendendosi detto Santo per loro Protettore, ma anche suddetti Animali. Quindi ne avvenne, che seguendone per tal concorso molti contratti di vendite, e cambi, ebbe l’origine, quell’Universale, plausibile, e fiorentissimo Mercato, non essensovi il simile nella provincia tutta; quale poi in decorso di tempo essendo Marchese di Corigliano D. Giovanbattista Dei Monti, che per più commodo de’ concorrenti con privilegio di Ferdinando II; confirmato indi da Carlo V fu trasferito in detta Città, e proprio fuori dalla gran porta in quel smisurato, e gran largo, che è demaniale dell’Università, ove in ogni anno in detti giorni concorrono li bestiami della Provincia tutta, e mercanti di ogni genere, ed alla pur fine dalla Città di Napoli molti Marronari per provvedere di grasso la Città suddetta e non ponno negoziare se prima non s’albera la bandiera dell’Università. Oltre di ciò anticamente vi era ogni Venerdì Mercato siccome da privilegio, ma oggi si tiene ogni Martedì; ed il prefato D. Giovanbattista assai bramoso di far rinnovare le greche lettere, che in buona parte erano dismesse. Con introdurre e far insegnare di bel nuovo i greci Calogeri in Corigliano;…”

(Corigliano d’Otranto, Lorenzo Capone Editore, 1979)

Per molti anni la Fiera di San Giorgio è stato un fiorente mercato di bestiame; in epoca più recente, fino agli anni ’70, è stato ospitato dalla porzione della “Villa Comunale” ove attualmente insiste il parco giochi. Nella configurazione corrente della fiera si svolgono giochi, manifestazioni e si rievocano antiche usanze e tradizioni.

La vita di San Giorgio
San Giorgio è venerato come santo e martire da tutte le Chiese cristiane. Visse nel III secolo e morì prima di Costantino I, probabilmente a Lydda (presso l’odierna Jaffa in Palestina), secondo alcune fonti nel 303. Il suo culto risale al IV secolo. Non ci sono notizie certe sulla vita e sulla stessa esistenza di San Giorgio.

Secondo fonte agiografica Giorgio era originario della Cappadocia (zona dell’odierna Turchia), figlio di Geronzio, persiano, e Policromia, cappadoce, nato verso l’anno 280. I genitori lo educarono alla religione cristiana fino al momento in cui entrò nel servizio militare. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell’esercito dell’imperatore Diocleziano, comportandosi da valoroso soldato fino al punto di giungere a far parte della guardia del corpo dello stesso Diocleziano, divenendo ufficiale delle milizie.

Conversione
Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso (che però in molte versioni è sostituito da Daciano imperatore dei Persiani), il quale convoca settantadue re per decidere che misure prendere contro i cristiani.

Giorgio dona ai poveri tutti i suoi averi, e, davanti alla corte, si confessa cristiano; all’invito dell’imperatore di sacrificare agli dei si rifiuta ed iniziano le numerose scene di martirio.

LA LEGGENDA AUREA
Il racconto
La Legenda Aurea, scritta dal vescovo di Genova Jacopo da Varagine, fissa la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l’ispirazione figurativa degli artisti e della fantasia popolare. Essa narra che in una città chiamata Selem, in Libia, vi era un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti gli offrivano per placarlo due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte.
Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Questi terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago. In quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo dalle narici, Giorgio non si spaventò e lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra.
Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro».

Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

Origine della leggenda

La leggenda era sorta al tempo delle Crociate, e probabilmente, fu influenzata da una falsa interpretazione di un’immagine dell’imperatore cristiano Costantino, trovata a Costantinopoli, in cui il sovrano schiacciava col piede un drago, simbolo del «nemico del genere umano». La fantasia popolare ricamò sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l’Egitto, dove San Giorgio ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante, spesso ripresa nell’iconografia.
San Giorgio non è l’unico personaggio che uccide un drago: anche ad altri le leggende riconoscono simili imprese, come ad esempio in Italia San Mercuriale, protovescovo e patrono di Forlì, spesso raffigurato nell’atto di rinchiudere appunto un drago in un pozzo. È facile anche confondere San Giorgio, soprattutto nelle icone greche, con San Demetrio: le differenze tra i due santi sono, sempre per quanto riguarda l’iconografia greca, il colore del cavallo (Giorgio lo ha bianco, Demetrio nero) e il “bersaglio” del cavaliere (Giorgio uccide un drago, Demetrio un moro). Anche San Teodoro martire d’Amasea nell’iconografia è rappresentato a cavallo o a piedi in atto di uccidere un drago o un serpente.

Il culto
Grande venerazione riscosse il sepolcro del martire e le sue reliquie furono trasferite, probabilmente durante l’invasione persiana all’inizio del sec. VII o, poco dopo, all’arrivo dei musulmani in Palestina.
Nel Medioevo la lotta di San Giorgio contro il drago diviene il simbolo della lotta del bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria vi vide incarnati i suoi ideali. La leggenda del soldato vincitore del drago contribuì al diffondersi del suo culto che divenne popolarissimo in Occidente ed in tutto l’Oriente bizantino, ove è per eccellenza il «grande martire» e il «trionfatore». Rapidamente egli divenne un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano.
Vari Ordini cavallereschi portano oggi il suo nome e i suoi simboli, fra i più conosciuti si hanno: l’Ordine della Giarrettiera, l’Ordine Teutonico, l’Ordine Militare di Calatrava; il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, e molti altri.
Il nome di San Giorgio era invocato contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra e la sifilide e, nei paesi slavi, contro le streghe.
A testimonianza dell’ampia diffusione del culto di San Giorgio sono le numerossissime chiese dedicate al suo nome.

La festa liturgica si celebra il 23 aprile. La sua memoria è celebrata in questo giorno anche nei riti siro e bizantino. Viene onorato, almeno dal IV secolo, come martire di Cristo in ogni parte della Chiesa. Nel 1969 la Chiesa cattolica declassò il santo nella liturgia a una memoria facoltativa, ma la devozione dei fedeli è continuata. Dal 1996, dietro autorizzazione ecclesiastica, San Giorgio è il santo protettore delle “Guardie Particolari Giurate”.

In Italia
In Italia il culto per San Giorgio fu assai diffuso e le città e i comuni di cui è patrono sono più di 100, di cui tre capoluoghi di provincia (Campobasso, Ferrara, Reggio Calabria e Ragusa), inoltre si contano ben ventuno comuni che portano il suo nome. Erroneamente, molti pensano che San Giorgio sia anche il santo patrono di Genova, in quanto uno dei suoi simboli storici. In realtà il patrono del capoluogo ligure è San Giovanni Battista.
A Roma, Belisario (ca 527) affidò alla protezione del santo la porta di San Sebastiano e la chiesa del Velabro, dove venne poi trasferito il cranio di San Giorgio, trovato in Cappadocia da papa Zaccaria (744 – 752).
La sua croce rossa in campo bianco è simbolo anche di Genova, Bologna e di Milano.
Nella provincia di Ferrara il culto è particolarmente diffuso poiché spesso, nella credenza popolare dell’alto Medioevo, il Po ed altri corsi minori venivano considerati la tana di un drago che San Giorgio avrebbe ucciso salvando gli abitanti. In realtà il drago è stato identificato come metafora della pericolosità delle piene del fiume che rischiavano di distruggere Ferrara e gli altri centri della zona. A Ferrara le due chiese principali gli sono dedicate. Ad Argenta invece, è presente la pieve di San Giorgio, addirittura precedente alla nascita della città di Ferrara, a provare l’antichità del culto del santo.
Gli è dedicato il palio di Ferrara nel quale il premio è appunto il drappo del “Santo Zorzo” (San Giorgio nel locale dialetto), mentre a Gubbio è uno dei tre santi nel cui nome si svolge la festa dei ceri (o “corsa”) ogni 15 maggio.
A Siena, in ricordo della battaglia di Montaperti, si celebravano ogni anno a settembre i Giochi di San Giorgio.
A Soriano nel Cimino (VT), a San Giorgio è dedicata una antica chiesa romanica risalente all’XI secolo e porta il suo nome una delle quattro contrade che partecipano alla “Sagra delle Castagne”, una delle più importanti manifestazioni medioevali in Italia. Durante il corteo storico viene rievoca la battaglia del santo contro il Drago, con un grande carro allegorico in cui compaiono i protagonisti della vicenda.
A Porto San Giorgio (nelle Marche) la chiesa principale è dedicata a San Giorgio e inoltre il 23 aprile si festeggia il santo patrono con una fiera e una processione che attraversa la città.
Vi è una processione anche a Vieste, in Puglia.

A Caresana paesino della provincia di Vercelli ogni anno all’ultima Domenica del mese di Aprile si scioglie il voto a San Giorgio con la centenaria Corsa dei Buoi che consiste di far correre gli animali per duecento metri partendo dalla Chiesetta del Santo sopra citato.

All’estero
In Germania sono a lui dedicate molte acque ritenute miracolose. San Giorgio è anche patrono dell’Inghilterra, del Portogallo e della Lituania.
In Spagna è il patrono di intere regioni e della città di Barcellona, tanto che a lui Antoni Gaudí dedicò la Casa Batllò. Il santo è posto a protezione anche della Catalogna e il 23 aprile (in catalano: diada de Sant Jordi) i catalani, con una tradizione che risale probabilmente al secolo XV, festeggiano la giornata degli innamorati, in cui le coppie di amanti, ma anche gli amici, genitori e figli, si regalano delle rose e dei libri. La festa è molto popolare e, dal punto di vista dei catalani, è anche diventata una rivendicazione della loro cultura e valori nazionali.
Da ricordare ancora che portarono il suo nome sei re di Gran Bretagna e Irlanda, due re di Grecia e altri dell’Est europeo. A Malta vi è una “Baia di San Giorgio”. È presente anche sullo stemma di Mosca.
Tra gli Slavi di Carinzia assume l’aspetto folcloristico di un rito per ottenere la pioggia (Giorgio verde); tra i Georgiani, invece, si celebra il 14 agosto e ha preso il posto di una festa al dio Luno (Giorgio bianco). Altri paesi slavi sostituirono il culto di Jarylo con quello di San Giorgio.
In Istria la leggenda racconta che il santo avrebbe ucciso un drago anche presso la città di Pirano (Piran) in cui gli è dedicato il duomo e un capitello con dipinto raffigurante l’impresa, vicino alla piazza.
Secondo un articolo apparso sul Daily Mail la Chiesa d’Inghilterra starebbe considerando la possibilità di dichiarare sant’Albano patrono al posto di San Giorgio; il motivo sarebbero le scarse informazioni sulla sua storicità, ma anche la diminuzione della devozione verso la sua figura negli ultimi anni.
San Giorgio è stato il santo patrono della città croata di Sussak (Sušak). Nel 1947, Sussak fu amalgamata a Fiume. In seguito all’unificazione fu stabilito che il santo patrono della neonata città sarebbe stato San Vito, che fino ad allora era stato il Patrono di Fiume.

È inoltre noto che San Giorgio è il patrono dei Rom, i quali lo celebrano il 6 di maggio con la loro più importante festa, detta in romanè Gurgevdan (pronuncia: Giurgevdan).

Patrono degli Scout

San Giorgio è da sempre considerato santo patrono degli Scout e delle Guide. Questo non per le origini inglesi del movimento, bensì per la simbologia a lui legata, dei cavalieri e del bene che sconfigge il male. Nella tradizione italiana la Festa di San Giorgio è il giorno del rinnovo dedicato al rinnovo della promessa, proprio per la vicinanza del cerimoniale della promessa a quello della cavalleria. Nei pressi di questa data spesso vengono organizzate attività intergruppo chiamate Campo San Giorgio, che si svolgono attorno al 23 aprile. Anche nelle associazioni scout non confessionali (come per esempio quella del britannica) o il Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani il giorno di San Giorgio viene sempre festeggiato, spesso con una parata.

Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
FEDERAZIONE ISPETTORIALE PUGLIESE

Contatti >   –   Credits >

Breaking News