IL LAICO CATTOLICO ADULTO NELLA REALTÀ ECCLESIALE DEL TERZO

di Don Luciano Scarpina

Con questo intervento voglio ripercorrere le tappe fondamentali della storia dell’Azione Cattolica Italiana, dai suoi esordi come Società della Gioventù cattolica, nel 1867, fino ai nostri giorni, ma con un’attenzione principalmente rivolta agli aspetti spirituali, formativi e missionari del cammino associativo. Il profilo storico risulta, dunque, un contesto utile e funzionale all’analisi di tali aspetti e soprattutto risponde ad un’esigenza legata a quello che è il fine generale degli studi storici, cioè uno studio del passato finalizzato ad una migliore comprensione del presente.

Il percorso compiuto dall’Associazione, che si interseca con il più generale percorso del movimento cattolico e con i grandi avvenimenti che hanno caratterizzato il secolo scorso, è esaminato soprattutto a partire dal confronto diretto con gli statuti associativi, che riflettono i grandi cambiamenti conosciuti dall’organizzazione associativa spesso anche in conseguenza di importanti cambiamenti storici.

Lo statuto del 1923, approvato da Pio XI, costituiva in un certo senso il frutto di una stagione di apertura al “problema sociale”. Propugnando, infatti, “un’unità nella molteplicità” voleva un’Associazione che avesse un’azione non solo religiosa ma anche sociale e il cui operato fosse posto sotto il controllo della Gerarchia, attraverso la mediazione degli assistenti ecclesiastici.

La modifica statutaria del 1931, invece, riflette pienamente il tentativo di sanare quei contrasti che erano sorti con il regime fascista, soprattutto per il “monopolio” della sfera educativa (mi sembra doveroso sottolineare a questo proposito il fatto che l’AC si configurava come un “baluardo” di resistenza morale al regime per il suo autentico apostolato, l’educazione ai principi morali, il rispetto per la dignità e la libertà dell’uomo). Nello statuto del ’31, in effetti, si riscontra una compenetrazione ancora più stretta fra la struttura ecclesiastica e l’organizzazione laicale e soprattutto un’accentuazione degli aspetti più formativi e religiosi. Lo statuto del 1939, d’altra parte, rispondeva più che altro all’esigenza di mettere l’AC al riparo dagli attacchi rivolti dal regime, senza mettere in dubbio la stretta dipendenza dell’associazione dalla Gerarchia degli ecclesiastici.

Con la transizione verso un regime di tipo democratico poi, si affermava anche la necessità di riflettere sui caratteri dell’Associazione, riflessione che avrebbe portato all’elaborazione dello Statuto del 1946, nel quale si affermava la specificità dell’AC rispetto a tutte le altre associazioni e soprattutto si riconosceva che i suoi rapporti con la gerarchia erano improntati alla “collaborazione”.

Dopo un breve excursus dei cambiamenti conosciuti dall’AC nel corso degli anni attraverso le diverse modifiche statutarie, bisogna sottolineare la centralità e l’importanza rivestita dal Concilio Vaticano II- apertosi nel 1962 con Giovanni XXIII e conclusosi nel 1965 sotto il magistero di Paolo VI- nel passaggio cruciale verso l’affermazione di una “teologia del laicato”. Il Vaticano II, infatti, è stato l’unico concilio a parlare espressamente dei laici e dell’Azione Cattolica come di un qualcosa di organico e di necessario nel disegno costitutivo della Chiesa.

Il Concilio ha messo in evidenza come il laicato avesse uguale dignità rispetto agli altri membri del popolo ecclesiastico, in quanto ogni battezzato diventa mediante il sacramento un christifidelis e pertanto viene chiamato a collaborare con la gerarchia in diverse maniere, soprattutto nella misura in cui la condizione dei laici li rende “competenti” nelle questioni proprie della vita quotidiana, in alcune delle quali la Chiesa riesce ad essere presente solo tramite di essi. Proprio nell’Apostolicam Actuositatem, documento conciliare dedicato ai laici, è proposta l’immagine della Chiesa come “corpo di Cristo”, in cui “tutto il corpo, secondo l’energia propria a ogni singolo membro, contribuisce alla crescita del corpo stesso”.

Il Concilio, dunque, veicola l’immagine di una Chiesa aperta e sensibile a tutte le dimensioni della vita, interpretando le richieste di novità, di speranza e di fiducia, ma soprattutto di una pratica religiosa che non sia vissuta come qualcosa di separato dalla vita. In questo contesto si colloca anche la valorizzazione del pensiero di Yves Congar, cardinale e teologo francese, il quale in uno studio pubblicato già nel 1953, Punti-base per una teologia del laicato, aveva posto fine alla concezione tradizionale del laicato basata su una definizione dei laici “in negativo”, come non-chierici e non-religiosi, e approdava ad una definizione positiva di essi, come soggetti caratterizzati da una vocazione e chiamati a partecipare attivamente alla missione della Chiesa, in particolare nell’ordine temporale. La determinazione in positivo, quindi, si basava su una valorizzazione delle differenze dei laici rispetto a chierici e religiosi, tutti chiamati a prendere parte con le proprie “specificità” alla missione della Chiesa.

Grazie all’apporto di Congar e di altre fondamentali personalità, nell’ambito del Vaticano II si è affermata una vera e propria “rivoluzione copernicana”, che ha specificato come la corresponsabilità ecclesiale non indichi meramente “una forma di collaborazione al sacerdozio”, ma piuttosto la partecipazione di tutti all’unico e perfetto sacerdozio di Cristo. Pertanto essa non va confusa con le varie forme di ministerialità affidate ai laici, ma si intreccia con la vita concreta e quotidiana.

Conseguenza diretta del clima conciliare è stato il nuovo Statuto dell’Azione Cattolica Italiana approvato ad experimentum (cioè inizialmente con validità ristretta a un triennio) nel 1969. Infatti, nella nuova carta si insisteva sull’idea di un rapporto basato sulla fiducia reciproca tra laicato e gerarchia, con una piena responsabilità dei laici nella conduzione dell’associazione.

Si sottolineava, inoltre, l’impegno essenzialmente religioso e apostolico dell’Azione Cattolica, con quella che è stata definita la “scelta religiosa”, volta a mettere in evidenza la natura ecclesiale e la missione apostolica dell’associazione, sollevandola dai “collateralismi politici”.

Tutto ciò si accompagnava poi ad una forte crescita del “senso democratico” e portava l’ACI a percorrere la strada indicata dal Concilio, pur tra i mille problemi causati dalla progressiva modernizzazione, che non aveva fatto altro che approfondire il solco tra società e valori cristiano-religiosi.

Infine, dopo aver preso in considerazione il cammino percorso dall’Azione Cattolica Italiana dopo l’approvazione dello Statuto del 1969, passando per un periodo particolarmente problematico sia dal punto di vista ecclesiale che da quello politico e sociale, si arriva alla revisione statutaria del 2003, frutto di una stagione densa di progetti, piani pastorali, assemblee e convegni ecclesiali.

Tale aggiornamento non ha comportato un “tradimento” della tradizione associativa e dell’insegnamento conciliare, che continuano a costituire una base fondamentale, ma invece ha portato un cambiamento soltanto di ciò che appariva superato, senza “resettare” la ricchezza di trent’anni di esperienza.
Permangono, infatti, i tratti distintivi dell’AC:

  • L’unitarietà, in quanto l’associazione- ferma restando la necessità ai fini pratici di una suddivisione in settori, articolazioni e movimenti- presenta una fondamentale tensione all’unità;
  • La diocesanità, cioè il far proprie le specificità di ogni Chiesa locale, pur sempre all’interno dell’unica associazione nazionale;
  • La missionarietà, perché la missione diventa l’elemento verso cui converge ogni programma associativo, per realizzare una pastorale meno centralizzata e più legata ai problemi reali e locali;
  • La democraticità, cioè la valorizzazione della partecipazione di ogni socio, che non deve essere considerato semplicemente un “numero”, ma deve essere riconosciuto in tutte le sue potenzialità.

Un altro elemento fondamentale dello Statuto aggiornato è la presenza di un progetto formativo, che valorizza l’intenzionalità educativa della vita associativa ed esprime l’importanza centrale della maturazione della persona.

In fin dei conti, dunque, ripercorrere le tappe della storia dell’Azione Cattolica Italiana serve a sottolineare il valore del passato ai fini di un’interpretazione costruttiva del presente, in modo da essere nella condizione tale da poter rispondere in maniera adeguata alla sfida formativa che un presente sempre più complesso e problematico ci pone.

Alla base di ogni progresso si deve porre, quindi, il problema dell’educazione, che costituisce il punto di partenza obbligato per un’azione efficace all’interno della società, affinché i laici ricevano “la forma di Cristo”, il modello più alto, per acquisire la capacità di guardare il mondo con gli occhi di Dio e profondere nella missione tutte le proprie energie e il proprio impegno.

Relazione sul Testo citato in bibliografia.

Biografia:

Luciano Oronzo Scarpina, La funzione della pena nel codice di diritto canonico. Con riferimento all’abuso sessuale sul minore come delictum gravius: conseguenze e prospettive., Cittadella Editrice, Maggio 2018.

Luciano Oronzo Scarpina, L’eredità storica dell’Azione Cattolica e il nuovo statuto del 2003. Prospettive pastorali., Cittadella Editrice, Luglio 2018.

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Il laico cattolico adulto nella realtà ecclesiale del terzo millennio
di Don Luciano Scarpina, Parroco di Racale e Assistente Diocesano per l’università Cattolica, già Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e alla Segreteria di Stato.
Convegno annuale degli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco “Testimoni degli insegnamenti di Don Bosco”, Corigliano d’Otranto (LE) 19 maggio 2019.
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Inserimento23 Maggio 2019
Aggiornamento4 Luglio 2019
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