CONVERSAZIONE CON GLI EXALLIEVI DELL’UNIONE DI LECCE
DOMENICA 16 GIUGNO 2019

SOLENNITÀ DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

“QUALI EXALLIEVI PER I GIOVANI D’OGGI ALLA LUCE
DEL SINODO DELLA CHIESA CON I GIOVANI

E DEL PROSSIMO CAPITOLO GENERALE 28 DEI SALESIANI”

1. Gli Exallievi di Don Bosco, tra il Sinodo dei Vescovi con i giovani e il Capitolo Generale 28.

I giovani sono sempre stati al centro dei sogni e delle iniziative pastorali di Don Bosco. La Famiglia Salesiana ha fatto propria la missione di Don Bosco di essere accanto ai giovani consapevole che essi sono anche il sogno di Dio. È un sogno che continua nella Famiglia Salesiana. Come per Don Bosco, anche per i laici dei vari gruppi che si ispirano a lui c’è la scelta di essere mediazione di Dio che vuole la felicità dei giovani. Condotti da guide sagge all’incontro con Gesù, i giovani possono e sperimentare il suo amore e la gioia della fede cristiana. Gli Exallievi di Don Bosco sono degli adulti che da ragazzi e da giovani hanno fruito della missione educativa nelle varie opere guidate dai Salesiani e, opportunamente orientati e accompagnati entrano volentieri a far parte delle Unioni Locali. Esprimono così la riconoscenza verso Don Bosco e verso gli educatori avuti nel periodo della adolescenza e della giovinezza e continuano a condividere lo spirito e la missione di Don Bosco, oltre che nella propria sfera personale, anche nella forma associativa. Inseriti nella Famiglia Salesiana, vivono ispirandosi al metodo educativo di Don Bosco e partecipano alla missione che i figli di Don Bosco svolgono. Essi oggi rinnovano la scelta di stare con Don Bosco, con i giovani e la Chiesa, sostenuti da due eventi di straordinaria importanza. Uno è già trascorso: si tratta del Sinodo dei giovani le cui conclusioni sono raccolte nel Documento Finale e nella Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Cristo Vive”. L’altro è il prossimo Capitolo Generale 28 dei Salesiani che è stato ufficialmente convocato dal Rettor Maggiore Don Ángel Artime il 24 maggio 2018 e che sarà celebrato tra il 16 febbraio e il 4 Aprile 2020 a Torino Valdocco.

2. Gli Exallievi si lasciano interpellare dal Magistero della Chiesa e dal Magistero Salesiano.

Gli Exallievi di Don Bosco dell’unione di Lecce, continuando a vivere la spiritualità salesiana che ha già caratterizzato il loro glorioso passato, in comunione con tutte le altre Unioni sono chiamati a prendere ulteriore coscienza di due preziose sensibilità proposte, rispettivamente, dai due eventi ecclesiali del Sinodo e del Capitolo Generale 28. Si tratta di due aspirazioni pastorali di primaria importanza: la sinodalità come stile di vita della comunità cristiana ce la raccomanda il recente Sinodo dei giovani e la rinnovata freschezza carismatica della scelta preferenziale dei giovani ce la sollecita il Capitolo Generale 28 dei Salesiani.

2.1 II profilo odierno degli Exallievi di Don Bosco che sono e vivono per i giovani, alla luce del Capitolo Generale 28 della Congregazione Salesiana.
Sembra immediatamente plausibile e doveroso che, mentre i Salesiani di Don Bosco nel loro prossimo Capitolo Generale 28 si confronteranno sul tema: “Quali Salesiani per i giovani d’oggi”, anche a livello di Famiglia Salesiana e, nel caso che ci riguarda oggi, anche per gli Exallievi di Don Bosco, ci si chieda: “Quale Famiglia Salesiana per i giovani d’oggi”, “Quali Exallievi per i giovani d’oggi”?

Si è Famiglia Salesiana, si è “salesiani”. Spesso gli Exallievi di Don Bosco si presentano e sono conosciuti come “salesiani”. Ciò vuol dire che la loro esperienza giovanile vissuta con Don Bosco, ora come Exallievi, diviene per loro missione ecclesiale: vogliono donare quanto hanno vissuto, soprattutto a favore dei giovani di oggi. E allora, quale deve essere il loro profilo?

Il tema del prossimo Capitolo Generale 28 “Quali salesiani per i giovani di oggi?” ci spinge a guardare a noi stessi posando lo sguardo su Don Bosco, per discernere come siamo e come dobbiamo essere. Educhiamo come comunità, come CEP, insieme preti, religiosi e laici, perché possiamo dare la migliore risposta possibile ai giovani, specialmente ai più poveri e più bisognosi, incontrandoli non solo nei nostri oratori, ma anche nei “cortili del mondo”.
Il tema del Capitolo Generale 28 è articolato in tre nuclei tematici:
  1. le priorità della missione, cioè discernere e “verificare se le opere e le attività dei Salesiani sono al servizio dei giovani poveri” (Reg. SDB, 1), attente alle loro preoccupazioni, ai loro problemi come la mancanza del lavoro, le sfide dell’universo digitale, i diritti umani, l’ecologia;
  2. il profilo del salesiano, con la necessità di un riferimento più esplicito a Don Bosco, alla fraternità nella Famiglia Salesiana, e per questo c’è quindi bisogno di autoformazione e di formazione permanente;
  3. la condivisione della missione e della formazione SDB e laici (CEP), comprendersi in relazione con le altre vocazioni della Famiglia Salesiana, agire insieme sinfonicamente.
Come indica la Traccia di riflessione e lavoro sul tema del CG 28 (in ACG 427), non si tratta di tre argomenti separati, ma di elementi collegati in modo che il tema risulti unitario.
Quali salesiani per i giovani di oggi? Tale interrogativo esplicita il desiderio, la volontà e l’impegno di porsi in vero ascolto dei giovani. Gli Exallievi si mettono in discernimento insieme a tutti i componenti della Famiglia Salesiana. È tempo di riflettere e lavorare insieme. La reciprocità che ha sempre caratterizzato la relazione tra Salesiani ed Exallievi per cui i Salesiani hanno sempre collaborato perché gli Exallievi in ogni tempo potessero esprimere al meglio la propria missione e per cui gli Exallievi hanno sempre favorito la più generosa risposta dei Salesiani alla propria vocazione religiosa, deve consentire una piena sintonia da parte degli Exallievi al discernimento capitolare e un’assunzione in proprio, fatte le debite differenze, degli obiettivi prefissati.
Anche gli Exallievi fanno proprie le aspirazioni affidate al Capitolo Generale 28 dei Salesiani per quanto attiene alla missione giovanile: priorità e centralità degli adolescenti e dei giovani più poveri e bisognosi; accompagnamento e presenza affettiva nel loro approccio all’avventura digitale.

Sul versante della formazione anche gli Exallievi si propongono di creare condizioni favorevoli perché i giovani si orientino a scelte di vita impegnate nella Chiesa, la vocazione nuziale, e quella per la vita religiosa e per il ministero ordinato, prospettando anche, come è stato per il passato, l’opzione di seguire Don Bosco.

2.2 Gli Exallievi si lasciano interpellare anche dal recente Sinodo dei Giovani.
Il primo richiamo che gli Exallievi possono cogliere dal Sinodo dei giovani è che essi si devono sentire parte di una Chiesa significativa oggi per i giovani. Il testo conclusivo “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” della convocazione sinodale con la partecipazione dei giovani, tenutasi dal 3 al 28 ottobre 2018 ci fa rivivere l’esperienza vissuta da due discepoli di Gesù nel giorno della Risurrezione e raccontata nel Vangelo di Luca (24, 13 – 35). In tre scene successivamente richiamate all’inizio delle tre parti del Documento, La Chiesa si sente interpellata ad essere, per i giovani d’oggi, Gesù Risorto che li accompagna lungo il cammino della propria vita per orientarla e farla diventare una risorsa di salvezza per sé e per gli altri. La nota su cui, tanto il Documento Finale quanto l’Esortazione Apostolica “Cristo vive” insistono continuamente è la “sinodalità missionaria”. Nella comunità dei credenti in Cristo, tutti personalmente presi o associati in gruppo, sono partecipi e responsabili del compito che il Risorto ha affidato alla Chiesa: essere ed apparire come “la giovinezza del mondo” (DF n. 118) e riconoscere che i giovani sono “l’oggi di Dio” (CV titolo del Cap. III).

Gesù ascolta i due viandanti rattristati perché dopo la morte di Gesù non hanno ancora riscontrato l’avveramento della risurrezione del Crocifisso e quindi stanno andando via dalla comunità degli apostoli, rincresciuti e delusi, decisi ad abbandonare una aspettativa di vita nuova, suscitata dal Maestro, che inizialmente li aveva attratti. È la storia della Chiesa, è la storia di tutti, è la storia dei giovani, specialmente di quelli che dopo aver fatto il primo tratto di iniziazione cristiana con la ricezione del Sacramento della Cresima, oppure prima, si allontanano dalla Chiesa disorientati dalla cultura postmoderna che sottovaluta i valori religiosi ed esalta la visione esclusivamente terrena dell’esistenza. Il rischio di essere “colonizzati” dalla cultura secolarizzata, è alla portata di tutti (n. 14).

“Camminava con loro”: Il Risorto desidera fare la strada insieme ad ogni giovane, accogliendo le sue attese, anche se deluse, e le sue speranze, anche se inadeguate. Gesù cammina, ascolta, condivide.

Gli Exallievi, alla scuola di Don Bosco fanno dell’ascolto il primo movimento del cuore che si dona mobilitandosi poi in iniziative concrete. “Fatti un giro per Torino”, disse Don Cafasso a Don Bosco appena divenuto sacerdote. Cosa avvenne poi lo sappiamo. “Riconoscere, vedere e ascoltare”: sono atteggiamenti sempre doverosi e generativi se vissuti con “empatia”. La novità dell’ambiente digitale, il fenomeno drammatico delle migrazioni, gli abusi di tutti i tipi, le vulnerabiltà giovanili sono permanenti scossoni che Don Bosco oggi ci dà invitandoci a renderlo presente e operoso anche oggi in noi.

“L’oratorio all’inizio fu un semplice catechismo” si dice nei nostri racconti di famiglia. Anche voi, Exallievi di Lecce, avvertite il disagio di riscontrare che la iniziazione cristiana dei nostri ragazzi non li prepara adeguatamente ad affrontare le difficoltà della giovinezza che incombe e ritenete urgente sostenere, come meglio potete, la comunità cristiana nel suo impegno di maggiore incisività nel preparare i giovani alla vita adulta.

“Molti notano come i percorsi dell’iniziazione cristiana non sempre riescono a introdurre ragazzi, adolescenti e giovani alla bellezza dell’esperienza di fede. Quando la comunità si costituisce come luogo di comunione e come vera famiglia dei figli di Dio, esprime una forza generativa che trasmette la fede; dove invece essa cede alla logica della delega e prevale l’organizzazione burocratica, l’iniziazione cristiana è fraintesa come un corso di istruzione religiosa che di solito termina con il sacramento della Confermazione. È quindi urgente ripensare a fondo l’impostazione della catechesi e il legame tra trasmissione familiare e comunitaria della fede, facendo leva sui processi di accompagnamento personali” (DF n.19). Il fatto che alcuni giovani a causa della interruzione dei cammini di fede non aderiscano alla comunità ecclesiale (DF n. 49), pur avendo predisposizioni positive e specificità notevoli su tanti fronti, come l’apertura all’amicizia, ampia ed inclusiva, l’impegno e la partecipazione sociale, il gusto per l’arte, la musica e lo sport, una certa voglia di spiritualità, fa pensare all’urgenza di approcciarli sul loro cammino per fare riardere il cuore dal momento che il Risorto attraverso di noi intende farsi presente sul loro cammino.

Ma tanti giovani hanno incontrato Cristo e lo seguono nella sua Chiesa rendendosi disponibili con un desiderio di protagonismo virtuoso e responsabile: accettare la loro disponibilità a beneficio di altri giovani è sempre possibile per chi vuole dare alla Chiesa un contributo per essere come i giovani la vogliono: “brillante per autenticità, esemplarità e competenza” (DF n. 56).

“Si aprirono loro gli occhi”. Gesù ascolta gli affanni del cuore dei due pellegrini e attraverso un colloquio sincero con loro e nella convivialità di un veloce spuntino che fa rivivere l’esperienza dello “spezzare il pane”, “permette loro di aprire finalmente gli occhi” (DF n. 58) e di ripercorre la strada, ritornando presso la comunità degli apostoli. Gesù Risorto affida allo Spirito di accompagnare la Chiesa e i suoi figli a vivere la fede e a diffonderla ovunque. “Se è vero che la vita è risvegliata solamente attraverso la vita, diviene chiaro che i giovani hanno bisogno di incontrare comunità cristiane radicate realmente nell’amicizia con Cristo, che ci guida al Padre nella comunione dello Spirito Santo” (DF 62). Gli Exallievi sono stati orientati da Don Bosco ad essere generativi di vita, capaci di condurre i giovani “alla bellezza, alla bontà e alla verità” (DF n. 59) e per coinvolgerli nell’ottica del dono. Il beato Alberto Marvelli ricorda loro tanto un capolavoro dell’educazione cristiana il cui “esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo” (DF n. 65), quanto il credente adulto che ha saputo “pensare la propria vita nell’orizzonte della missione” (DF n. 69). La sensibilità salesiana che ispira il vissuto di ogni Exallievo di Don Bosco lo rende disponibile a fare della relazione educativa in famiglia una esperienza che orienti anche i giovani a coraggiose “scelte di vita”, “guardando al futuro in una logica vocazionale” (DF n. 72).

Nella CV al n. 246 il Papa Francesco tratteggia i lineamenti di un accompagnatore dei giovani verso le scelte dì vita. Egli individua nell’anziano questo compito. E noi possiamo tranquillamente vederlo in ogni Exallievo che sta qui quest’oggi.

Dice il Papa: I giovani stessi ci hanno descritto quali sono le caratteristiche che sperano di trovare in chi li accompagna, e lo hanno espresso molto chiaramente: «Un simile accompagnatore dovrebbe possedere alcune qualità: essere un cristiano fedele impegnato nella Chiesa e nel mondo; essere in continua ricerca della santità; essere un confidente che non giudica; ascoltare attivamente i bisogni dei giovani e dare risposte adeguate; essere pieno d’amore e di consapevolezza di sé; riconoscere i propri limiti ed essere esperto delle gioie e dei dolori della vita spirituale.
L’accompagnamento del giovane può essere orientato alla chiamata all’amicizia con Gesù. “La cosa fondamentale è discernere e scoprire che ciò che vuole Gesù da ogni giovane è prima di tutto la sua amicizia. Questo è il discernimento fondamentale” (CV 250).

Il giovane è chiamato ad essere per gli altri. “Vorrei ora soffermarmi sulla vocazione intesa nel senso specifico della chiamata al servizio missionario verso gli altri. Siamo chiamati dal Signore a partecipare alla sua opera creatrice, offrendo il nostro contributo al bene comune sulla base delle capacità che abbiamo ricevuto” (CV 253). “Questa vocazione missionaria riguarda il nostro servizio agli altri… lo sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Di conseguenza, dobbiamo pensare che ogni pastorale è vocazionale, ogni formazione è vocazionale e ogni spiritualità è vocazionale” (CV 254).
La chiamata al Matrimonio. “I giovani sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia e costruire una vita insieme …” (CV 259).
“La famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento per i giovani. I figli apprezzano l’amore e la cura da parte dei genitori, hanno a cuore i legami familiari e sperano di riuscire a formare a loro volta una famiglia. Indubbiamente l’aumento di separazioni, divorzi, seconde unioni e famiglie monoparentali può causare nei giovani grandi sofferenze e crisi d’identità” (CV 262). “Queste difficoltà incontrate nella famiglia di origine portano certamente molti giovani a chiedersi se vale la pena formare una nuova famiglia, essere fedeli, essere generosi. Voglio dirvi di sì, che vale la pena scommettere sulla famiglia e che in essa troverete gli stimoli migliori per maturare e le gioie più belle da condividere. Non lasciate che vi rubino la possibilità di amare sul serio. Non fatevi ingannare da coloro che propongono una vita di sregolatezza individualistica che finisce per portare all’isolamento e alla peggiore solitudine.” (CV 263).

“Oggi regna una cultura del provvisorio che è un’illusione. Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna. Molte volte «c’è chi dice che oggi il matrimonio è “fuori moda”. […] Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive. (…) lo, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente». [146] lo invece ho fiducia in voi, per questo vi incoraggio a scegliere il matrimonio” (CV 264).

La chiamata al lavoro.

“Quando uno scopre che Dio lo chiama a qualcosa, che è fatto per questo – può essere l’infermieristica, la falegnameria, la comunicazione, l’ingegneria, l’insegnamento, l’arte o qualsiasi altro lavoro – allora sarà capace di far sbocciare le sue migliori capacità di sacrificio, generosità e dedizione. Sapere che non si fanno le cose tanto per farle, ma con un significato, come risposta a una chiamata che risuona nel più profondo del proprio essere per dare qualcosa agli altri, fa sì che queste attività offrano al proprio cuore un’esperienza speciale di pienezza” (CV 273).

Che rapporto può esserci tra gli exallievi – “anziani” e le vocazioni di una consacrazione speciale?

Possono maturare al termine di un ordinario accompagnamento prestato da voi con i criteri del discernimento “come criterio di impegno forte per seguire meglio il Signore” (CV 295). Queste scelte delibate appena hanno poi bisogno di ulteriori cammini di formazione e approfondimenti.

“Partirono senza indugio”. Rileggiamolo questo meraviglioso finale di un dialogo di amore iniziato sulla Via di Emmaus che simbolicamente richiama il cammino di ogni uomo del quale il Risorto intende fasi compagno di strada.
«Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane» (Le 24,32-35) (n. 114).

Da questo quadro il Sinodo raccoglie alcune sensibilità e alcune tensioni che sempre dovrebbero rifiorire nel cuore di chi incontra frequentemente Gesù Risorto sulla via. Alcune espressioni ci sembrano appartenere al linguaggio tradizionale della esperienza salesiana. “Camminare con i giovani” (DF n. 116), “raggiungere tutti i giovani…, nessuno escluso” (DF n. 117), sono gli impegni ricorrenti della nostra missione salesiana. Ma una nuova istanza deve trovare spazio nel nostro cuore: la conversione allo stile sinodale. “La sinodalità caratterizza tanto la vita quanto la missione della Chiesa, che è il Popolo di Dio formato da giovani e anziani, uomini e donne di ogni cultura e orizzonte, e il Corpo di Cristo, in cui siamo membra gli uni degli altri, a partire da chi è messo ai margini e calpestato”. (DF n. 121).

In una Chiesa chiamata ad essere partecipativa e responsabile, “nessuno deve essere messo o deve mettersi in disparte” (DF n.123; CV 206).
Voi Exallievi di Lecce, prevalentemente anziani, costituite una presenza provvidenziale all’interno di una comunità ecclesiale che vuole essere sempre più sinfonica a beneficio dei giovani. L’esperienza di ciascuno di voi e la indiscutibile coesione associativa e saldezza di orientamenti carismatici salesiani fa del vostro gruppo una rassicurante compagnia nel cammino di un rinnovato slancio missionario che le Comunità ecclesiali in cui vivete sentono di dovere attuare. Incoraggiatele soprattutto nell’evangelizzazione dei giovani, che deve essere sempre in chiave vocazionale, come tutta la pastorale giovanile, e deve richiamare due aspetti importanti: il kerigma e la catechesi.
“L’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto, che ci ha rivelato il Padre e donato lo Spirito, è vocazione fondamentale della comunità cristiana. Fa parte di questo annuncio l’invito ai giovani a riconoscere nella loro vita i segni dell’amore di Dio e a scoprire la comunità come luogo di incontro con Cristo. Tale annuncio costituisce il fondamento, sempre da ravvivare, della catechesi dei giovani e le conferisce una qualità kerigmatica (cfr. FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 164). Va tenuto vivo l’impegno a offrire itinerari continuativi e organici che sappiano integrare una conoscenza viva di Gesù Cristo e del suo Vangelo, la capacità di leggere nella fede la propria esperienza e gli eventi della storia, un accompagnamento alla preghiera e alla celebrazione della liturgia, l’introduzione alla Lectio divina e il sostegno alla testimonianza della carità e alla promozione della giustizia, proponendo così un’autentica spiritualità giovanile.

Gli itinerari catechistici mostrino l’intima connessione della fede con l’esperienza concreta di ogni giorno, con il mondo dei sentimenti e dei legami, con le gioie e le delusioni che si sperimentano nello studio e nel lavoro; sappiano integrare la dottrina sociale della Chiesa; siano aperti ai linguaggi della bellezza, della musica e delle diverse espressioni artistiche, e alle forme della comunicazione digitale. Le dimensioni della corporeità, dell’affettività e della sessualità vanno tenute bene in conto, giacché c’è un intreccio profondo tra educazione alla fede e educazione all’amore. La fede, insomma, va compresa come una pratica, ossia come una forma di abitare il mondo.
È urgente che nella catechesi dei giovani si rinnovi l’impegno per i linguaggi e le metodologie, senza mai perdere di vista l’essenziale, cioè l’incontro con Cristo, che è il cuore della catechesi” (DF n. 133).
Potete anche, grazie all’esperienza che avete di Oratorio e di Centro Giovanile accompagnare gli eventuali Centri Giovanili delle vostre comunità parrocchiali a roventarsi. “I Centri Giovanili, dice il testo conclusivo del Sinodo, sono spazi specifici dedicati dalla comunità cristiana ai giovani. Manifestano la passione educativa della Chiesa. Essi si declinano in molti modi, ma rimangono ambiti privilegiati in cui la Chiesa si fa casa accogliente per adolescenti e giovani, che possono scoprire i loro talenti e metterli a disposizione nel servizio. Essi trasmettono un patrimonio educativo molto ricco, da condividere su larga scala, a sostegno delle famiglie e della stessa società civile.
Nel dinamismo di una Chiesa in uscita è però necessario pensare a un rinnovamento creativo e flessibile di queste realtà, passando dall’idea di centri statici, dove i giovani possano venire, all’idea di soggetti pastorali in movimento con e verso i giovani, capaci cioè di incontrarli nei loro luoghi di vita ordinari – la scuola e l’ambiente digitale, le periferie esistenziali, il mondo rurale e quello del lavoro, l’espressione musicale e artistica, ecc. – generando un nuovo tipo di apostolato più dinamico e attivo”. (DF n. 143).

CONCLUSIONE
Il Documento Finale e l’Esortazione Apostolica “CV” successivi al Sinodo dei Giovani ci hanno comunicato una fiduciosa considerazione circa i giovani. Sono visti come “luogo teologico” dove c’è Dio presente che ci parla attraverso di loro. Le loro capacità di sognare, i loro talenti apprezzabili attendono il nostro aiuto per renderli produttivi in una prospettiva di universale efficacia salvifica. Vi riscontriamo una stretta e totale sintonia con la visione salesiana del giovane. San Francesco di Sales e Don Bosco ci hanno abituato ad accostarci ad ogni giovane con la consapevolezza che in ciascuno, anche nel più disadattato, c’è sempre un accesso immediato al cuore, una corda docile che, opportunamente stimolata, produce suoni melodiosi. Quando poi un giovane incontra Gesù nella sua vita e con lui stabilisce un rapporto di profonda corrispondenza è possibile anche riscontrare la santità che ci sprona e ci sospinge ad una maggiore fedeltà alle nostre scelte di fede e alla nostra primigenia scelta di campo, quella della adesione a Cristo Risorto, giovinezza del mondo, il primo amore della vita, al seguito del Padre e maestro dei giovani.
Grazie carissimi Exallievi, a tutti voi e soprattutto al Presidente e agli altri membri del Consiglio locale che hanno pensato di offrirmi questa bellissima opportunità di parlarvi. L’ho fatto vibrando nel mio cuore di grande commozione perché anche io sono Exallievo delle case salesiane di Corigliano d’Otranto e di torre Annunziata dove ho frequentato rispettivamente la scuola elementare e le medie e il Ginnasio. Nell’una e nell’altra casa, e poi anche altrove, ho avuto il piacere di conoscere figure di Exallievi straordinari e di delegati zelanti come il vostro indimenticabile concittadino onorario di Don Natale Di Nanni, che mi hanno accompagnato nel mio cammino verso la scelta di vita con Don Bosco.

Grazie!

Don Tommaso De Mitri, sdb.
Lecce, 16 Giugno 2019.

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Quali Exallievi per i giovani d'oggi alla luce del Sinodo della Chiesa con i giovani e del prossimo Capitolo generale 28 dei Salesiani
di Don Tommaso De Mitri, Salesiano di Don Bosco.
49° Convegno annuale degli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco dell'Unione di Lecce, 16 giugno 2019.
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Inserimento16 Giugno 2019
Aggiornamento4 Luglio 2019
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