NON LASCIAMOCI RUBARE IL DESIDERIO E LA PRATICABILITÀ DELLA SANTITÀ

Ai Responsabili e ai Consigli dei Gruppi Laicali della Famiglia Salesiana

Carissimi fratelli e sorelle dei Gruppi Laicali della nostra Famiglia Salesiana, vi giunga il mio saluto alla Don Bosco: “Salve, salvando, salvati”.

Facendo eco ai vari interventi dei nostri Superiori religiosi e dei nostri Responsabili laici centrali, come fratello SdB, raccogliendo sollecitazioni, provocazioni e, talvolta da qualcuno, anche “graffiate”, nei vari incontri e giri per i nostri ambienti associativi, sento l’opportunità di riflettere con voi su quell’orizzonte così coinvolgente della Santità Salesiana particolarmente in rapporto alla nostra identità carismatica nel servizio associativo e istituzionale che rendiamo.

Anche l’anno indetto dal nostro Ispettore, Don Angelo Santorsola, sulla santità giovanile e “saviana”, ci stimola a chiederci se nei servizi che noi tutti, consacrati e laici, rendiamo nel coordinamento provinciale, ispettoriale e locale dei nostri Gruppi Salesiani, davvero cresciamo nella volontà di Dio, e quindi nella santità. E se riusciamo a proporre espressamente itinerari di santità. E se animiamo il discernimento e l’accompagnamento per tutti nostri fratelli.

Come anche, se il Vangelo salesiano della santità del “lì dove si è” (cfr la Proposta Pastorale anno 2019-20), e perciò nel concreto e nel ferialmente ordinario delle Beatitudini Salesiane (le troverete nei vari siti nostri salesiani), ci aiuta a trasferire, quasi in dissolvenza, i nostri vissuti nei “Cieli aperti” (Atti 7,56) )dei nostri cortili, delle nostre sale di incontri, nelle camminate ai bordi dei cortili o anche per le “strade” di “cafassiana” memoria. Ebbene, ci chiediamo ancora se in queste “contingenze” ci ritagliamo silenzio, adorazione, connessione essenziale col quel primo Tu, Uomo-Dio, che ci unifica, facendoci superare quella diffrazione interiore che tanto stanca e ci demotiva!

1. SANTIFICARE SÉ STESSI SANTIFICANDO

Sì, cari Laici della FS, spesso, forse quasi emuli di alcuni di noi religiosi salesiani, anche voi rischiate di passare nella Chiesa solo come operatori o anche come dei “privatisti” di una via di santità molto autoreferenziale che, perciò, viene taggata di “canisciolteria”. E quindi potete essere usati, da parte di terzi, che a seconda dei loro bisogni (catechismo, pgs, sevizi vari…) vi tengono sul palmo della mano, e poi magari vi scaricano perché, appunto, non ritenuti espressivi di una appartenenza carismatica e “comunitaria”. E quindi, valutati meno idonei, di fatto, a porre gesti di santità “certificata” secondo il carisma riconosciuto: incapaci, cioè, di comunione, di progettualità, di retta intenzione… Sì, mi capite, in certi ambienti davvero i laici vengono usati e poi alla fine… pensionati. E ciò anche perché in alcuni contesti c’è assenza di accompagnamento, nel sostenere anche le vostre la fragilità, da parte di chi per mandato, invece, dovrebbe assolvere a questo compito di presidenza nel servizio del munus sanctificandi. E mi riferisco al Delegato, che per suo primo compito ha quello, cioè, di assumere e accompagnare anche le fragilità dei laici.
Dobbiamo pur dirlo, non raramente alcuni Delegati, che devono essere garanti del carisma salesiano, e proprio per questo devono essere anche le guide autorevoli della spiritualità del Sistema Preventivo, purtroppo, ahimè, si riducono ad essere preti “missari” o confessori generici e non hanno tempo per curarvi…

Ecco, miei cari, il senso del saluto boschiano iniziale: “Salve, Salvando, Salvati”. E cioè, stare nella bagna, assumere, coinvolgere, aprire varchi di perfezione evangelica a misura del soggetto, e mentre si fa tutto ciò, crescendo nel cammino della santità personale anche da parte di chi santifica e anima gli altri.

2. NON SOLO QUANTITÀ’ MA QUALITÀ’ SECONDO LA “BEATITUDINE EDUCATIVA”

Mi permetterete l’immagine, a volte mi sembra di passare in quelle piazze dalle grandi e fantasmagoriche luminarie d’occasione, ma che poi, nel lunedì successivo si devono già rimuovere e per rincorrere altrove … altro mercato religioso. Sì, a volte c’è il rischio di una frenesia per tante cose da inventare e da fare. Finitane una, in un modo irrequieto, subito, in un tempo senza respiro di interiorità, si deve pensare subito un’altra e così si rischia di non vivere quella ordinarietà vitale del respiro spirituale, che comunque, invece, va verificato per accertarsi che non si respiri in apnea spirituale. Fuori dell’immagine, rischiamo di amministrare ruoli e funzioni senza assumerli nel loro declinarsi in qualità, ma in modo rutinario e deprivandoli della loro invocazione di novità, di quella novità dell’amore che muove e fa nuovo tutto (Ap 21,5).
E in questo orizzonte ispirativo permettetemi che mi soffermi a considerare alcuni fenomeni relativi a processi formativi e a convocazioni della nostra vita associativa.
  • Il fenomeno di numeri inopportunamente grandi relativamente agli spiranti o a quanti iniziano il cammino di adesione alla vita salesiana laicale, dovendo considerare il genere vocazionale delle nostre Associazioni: gruppi dai grandi numeri di aspiranti Cooperatori; raccolta d’occasione per quegli Exallievi che rinnovano i loro impegni a Don Bosco il 31 gennaio e poi scomparsi; centri di Adma traboccanti di soci al 24 del mese, sebbene il Rettor Maggiore al 150 dell’Adma a Torino abbia detto che compito dell’Adma deve essere anche altro. E, poi, dopo questi grandi numeri? Ahimè, rivisitando questi dati un anno o qualche anno dopo, si assiste ad uno scenario di forti e consistenti riduzioni, non solo di numeri ma anche di spessore di qualità motivazionale! Ben a ragione ci dice la sapienza antica: “Non multa sed multum”, e cioè, non molte cose, ma abbi cura di una qualità grande!
  • Mi piace ricordare una Beatitudine “Educativa” del Vangelo, e quindi da curare particolarmente da parte di noi della FS, perché siamo una famiglia di educatori alla santità. E mi riferisco a quella per la quale Gesù dice: “Beato quel servo che il Signore al suo ritorno troverà vigilante e fedele (Lc 12,33-48)”. Leggete questa beatitudine evangelica in chiave di spiritualità salesiana. Don Bosco la sintetizza nel motto “lavoro e temperanza”: Questa sua richiesta sa di una mistica dall’equilibrio interiore che si lima e si “bonifica” tra la cura dell’”Estasi dell’azione” (Don Rinaldi, citando S. Francesco di Sales) e del “Cosa che incalza cosa”, e pur tuttavia ponendo attenzione anche all’”Ottimo che è nemico del bene” (frasi di Don Bosco).
  • Permettetemi ancora di dirvi. Si nota tra voi laici tanta disponibilità a fare gli apostoli, ad essere i fratelli giovani che aiutano certi confratelli appesantiti. Magari ci si dona ad organizzare in un modo irreprensibile e sino all’ultimo grido. Ma si osserva che, come capita anche a noi religiosi, avvertite il peso del tanto da fare e da animare, e magari avvertite anche il morso della sconfitta e della stanchezza, e quindi riducete la qualità del dono vocazionale, che, invece, offrite in modo poco fascinoso, rinunziando agli appelli della “misura alta della santità”. E così mi capita di sentire anche da altri delegati, che anche coloro che presiedono a livelli centrali di coordinamento, di animazione e di governo, rinunziano a fare chiamate alla santità, e come alcuni di voi rischiano addirittura di fare solo retate di adepti e proseliti. Ahimè, quanti di noi SdB ed Fma che abbiamo fatto così, abbiamo poi accusato l’inutilità del tanto inopportuno metodo di chiamata, che in alcuni casi si è rivelato solo un vitalistico “contagio entusiastico”. A volte nella preoccupazione del restare pochi ci si affida allo stordimento del social e non alla preghiera, perché, possa intervenire la chiamata di un… Altro!
  • Sì, va detto che l’entrata nella Asc, nell’Associazione Exallievi e nell’Adma, pur considerando rispettivamente i loro diversi livelli di intensità vocazionale e spirituale, è chiaramente una chiamata e non un’operazione di marketing. Se stiamo a curare la logica del marketing tra di noi, per cui a fine anno dobbiamo “conteggiare” quanti sono entrati sotto il nostro mandato, rischiamo di offendere davvero la logica della gratuità e della imperscrutabilità del disegno di Dio.
  • Oggi il metodo del quantum e dell’accompagnamento privatistico dell’uomo “carismatistico” (non carismatico) non solo non è rispettoso di certe fragilità – che peraltro vanno “discrete” con occhi attenti e con l”ausilio anche dalle scienze umane – ma può diventare una “simonia associativa” dove si risponde al trend della moda dell’affettività, delle amicherie, delle ascendenze culturali o associativo-oratoriane, di un certo coinvolgimento spiritualistico, di un certo “entusiasmo di pancia”, ma ahimè, non spirituale, o addirittura proiettivo di certe povertà umane personali di chi si autoreferenzializza. Ahimè tali fenomeni a lungo andare minano la stessa identità vocazionale!

Forse che sto esagerando? Certo, questa realtà descritta è presente in parecchie parti, ma non dovunque. E se pur capisco che siamo figli di questa cultura del like, della liquidità e della fragilità affettiva e anche motivazionale, tuttavia non possiamo non dirci che il Vangelo va sì, inculturato, ma non deve essere fagocitato dalla mentalità di questo mondo (Rm 11,21): le nostre Associazioni sono state fondate dal nostro grande Padre, apostolo-mistico, per annunciare quell’”utopia” (parola di Don Bosco) che invece è autentica profezia.

3. UNA NUOVA CULTURA VOCAZIONALE

È questione di nuova cultura vocazionale e di nuovi criteri di chiamata, che vanno anche studiati, pregati e per i quali ci si deve confrontare. E non si può aspettare che ciò lo dica solo il delegato, al quale, poi, alla fine diciamo: “Sì, è proprio vero, meno male che l’avete detto voi delegati…” Ma queste cose erano vere anche se non le diceva il delegato. E forse che non dovevi dirle anche tu, laico da Vaticano II?

Allora in questa situazione ci rendiamo conto che senza un forte asso spirituale, anche chi presiede è schiacciato da quel “tanto da fare” che immediatamente gratifica, ma proprio “questo tanto da fare” lo smentisce, perché si è lavorato non secondo discernimento… Questo modo di fare spirituale, appunto secondo discernimento, ci porta per sentieri meno rumorosi, meno sottoponibili all’Instagram del pensiero e dell’anima ma ci riconduce all’icona dei nostri santi fondatori. Don Bosco, al quale pur piaceva “Far conoscere il bene” per la gloria di Dio, diceva anche che il “Bene va fatto bene” e “Che il bene a Torino va fatto come gli orologi a Ginevra” (oggi, relativamente alla perfezione delle applicazioni direbbe anche altre località). Il far bene per i santi ì significa “per la gloria di Dio”.

Ora senza una cura della professionalità nel presiedere e senza la cura della vita interiore da parte di chi presiede ci si espone a schiacciamenti del tanto da fare. Non si può presiedere solo obbedendo a “dove ci porta il …sentire”. E spesso certe opere si fanno solo perché diciamo: “lo sento”. E se poi dopo di noi viene un altro che “sente” proprio il contrario di ciò che sentivamo noi? E qui va recuperato il senso del collegiale di cui parlano i nostri Statuti. Il discernimento non è mai di una sola persona. È nella comunità che si discerne e poi alla fine il responsabile ultimo può e deve decidere!

4. È NECESSARIO CHE LE PERSONE CHE PRESIEDONO SIANO NON TANTO TECNICI O TRAINER SYSTEM MA SPIRITUALI E SINODALI E SECONDO I SENTIMENTI DI CRISTO (Fil 2,5).

Se un responsabile laico è catturato continuamente da queste logiche aziendali efficientistiche, che comunque vanno curate secondo il necessario, – e comunque non inopportunamente esibite – allora tutta l’associazione diventa una Amazon pastorale della vita associativa. Il Papa parla di mondanità ecclesiale ed associativa…Attenti dunque, cari fratelli e sorelle! Aiutiamoci a difenderci da questa malattia spirituale.

Voi a volte ci rimproverate che non sappiamo “capire” le vostre stagioni di spiritualità, e avete anche ragione. Ma, ahimè, ho il timore che non pochi ci vogliate imitare nello stordimento del moltiplicare tante iniziative. Alcune delle quali anche molto carine, ma non vi sfugga il fine ultimo del tutto: la personale santificazione. Ma ciò può essere di fatto frustrato dal quel … fare scontato che poi oscura lo scopo primario. Quanto è necessario farsi aiutare perché non si incorra nel rischio dell’andamento scontato. Don Bosco parlava di come l’inferno fosse lastricato di buone intenzioni. Oggi davvero le “cattive amicizie” (Don Bosco) sono quelle che ottundono la mente e il cuore con lo stordimento del fare, dell’apparire, del presenziare e del like. A tal proposito sarebbe opportuno rileggersi il colloquio di Domenico Savio con Don Bosco ai Becchi e come Don Bosco indichi al Savio che per santificarsi basta fare bene “l’esatto compimento dei propri doveri”. Non ci santifichiamo con l’ansia del fare sempre altro e poi altro ancora. Come anche non ci preoccupiamo di moltiplicare sempre …amici!

Anche nei ruoli apicali spesso, e lo dicono in tanti, ci si riduce a fare gli organizzatori, magari anche curatori di celebrazioni carine, rivelandosi apostoli della comunicazione quotidiana e tempestiva. Si diventa abili inseguitori di news da inviare o di stati d’animo da twittare, deprivando l’altro del tempo per pensare e quindi anche per pregare con qualità e con l’amare in docilità allo Spirito che non ci vuole stampini.

Quanti di noi, che abbiamo avuto la fortuna di aver conosciuto salesiani, religiosi e laici, di autentica “scuola spirituale salesiana”, avvertiamo come ora ci mancano questi profili di santità vera e non truccata o da ripetitivi “cliché indistinti di emoticon”. Siamo tutti capaci di organizzare – e si badi che salesianamente l’organizzazione, fatta in un certo modo, è indice di ordine interiore – ma facciamo fatica a parlare di “cose spirituali”.

Un’ultima considerazione per quanti si possano sentire ai margini della vita associativa.

E mi riferisco al fenomeno secondo cui si rileva che alcuni membri della FS, raggiunti una certa età, o delusi per non stare più “in mezzo” alle cose da fare, ci lasciano per aver perso lo smalto.
Eppure nelle nostre Associazioni si possono vivere delle opportunità umane in cui si danno tempi privilegiati nei quali si possono segnalare domande “altre” di leadership che non siano solo quelle di garantire il mantenimento dello status quo delle istituzioni. Ecco perché bisogna stare attenti a non moltiplicare le iniziative, le convocazioni e gli appuntamenti. A volte alcune persone giocano, quasi irrequiete e “turiste associative”, passando, da evento ad evento, tra il nazionale, il regionale-provinciale, ma sono latitanti a livello locale, cioè quel locale dove bisogna vivere la spiritualità del “lì dove si è” e si è conosciuti per quello che si è ordinariamente.

I nostri organismi di servizio non si rinsaldano consegnandoli a uomini e donne solo esperti e carichi di entusiasmo per la “cosa associativa”, sebbene non vadano sminuite certe abilità. Ma in questa stagione complessa, liquida, e da continuo confronto con un pluralismo di sistemi, si necessita di persone che vivano “come se vedessero l’invisibile” (è detto dello stile di Don Bosco). Anche le vostre Associazioni, e quindi non solo gli Sdb e le Fma, hanno bisogno di persone che di Don Bosco, “calamita dei giovani”, sanno imitare soprattutto la vita interiore e abbiano il gusto di promuovere le motivazioni e quella metodologia che interiorizza. E se pure si deve stare nella complessità, che spesso ci carica di cosa de fare, ci si deve stare secondo quel metodo del discernimento che mi fa scegliere. La gestione del molto da fare nella complessità, secondo il discernimento, e non solo secondo l’organizzazione, mi aiuta anche a saper gestire il rischio di una comunicazione a singhiozzo che non lascia il tempo al tempo dell’anima. E inoltre c’è bisogno di persone che sappiano vivere la sinodalità, senza caricarsi da soli delle cose da fare. E ciò, certo, è bello che venga fatto anche con la grinta di un fascino personale offerto e finalizzato a Lui, ma sempre nello stile di chi vuole camminare insieme e capace di chiedere anche aiuto, secondo “i sentimenti di Cristo”.
Bisogna stare attenti che non si corra molto, ma si corra fuori strada!

Carissimi, sto presentando profili impossibili?

Sarà anche vero, ma m’interessa che non si diano per scontati, per ripiego, quei profili più a misura di un’agitazione “operosa” e che poi, pian pianino, mettano a tacere la voce della contemplazione, del mistero, della gradualità. Profili che non siano schiavi della logica del dover “risolvere subito i problemi”. Le persone che sono desiderose di santità, che in qualche modo si provano a discernere, riescono meglio anche nel decidere. Invece le altre riescono a “sistemare” sì, ma non secondo i tempi dello Spirito.

Oggi, se si osserva attentamente, nella FS c’è una forte invocazione di interiorità, liberandosi da quell’alone mediatico che, ahimè, spesso avvolge anche la comunicazione del Vangelo e ingessa anche l’apostolo. E ciò riduce l’aspetto misterico dell’annuncio. Dobbiamo aiutarci a comunicare più silenzio di mistero.
Il nostro don Bosco è stato anche un mistico!

E non solo un “pallonaro e celebratore di Messe”, come è stato definito da un giornalista nel centenario. No non è stato solo un influencer o un personal trainer. No, non è stato solo un organizzatore o un comunicatore. Ma poiché si è “fatto fare” e piallato (!) dallo Spirito Santo, proprio per questo ha dato un servizio di qualità spirituale nell’organizzazione e nella comunicazione.

5. IL DA MIHI ANIMAS: LUOGO SPIRITUALE DOVE CI SI FORMA E SI PUÒ DIVENTARE “CONTEMPLATTIVI”

Il Da Mihi Animas di Don Bosco dovrebbe costituire sempre di più il luogo operativo-spirituale-ascetico-sacramentale di tutta la nostra opera.
E, mi permettete che lo dica? C’è un indicatore di questa assenza di connessione con il Da Mihi Animas: l’uso pigro o la frequenza tradita della Confessione.
E in ciò Don Bosco è maestro “furbo” e carismatico, con un suo uso tipico dei …social del suo tempo: i sogni, invenzione pedagogica e talvolta anche dono dell’Alto. Rileggersi qualche sogno relativo all’uso buono o cattivo della Confessione ci aiuterebbe tutti, piccoli e grandi.
La santificazione avviene se sappiamo frequentare, e ciò fare sistematicamente e liberamente, la Confessione.

Per stare a certi posti di servizio non si può latitare da queste forze su cui poggia tutto il Sistema Preventivo (cfr Strenna 2020). Altrimenti si scade nel grande peccato dell’ovvietà e della superficialità!

Carissimi, chi di voi ha letto la programmazione che i l Coordinamento della nostra Ime si è data quest’anno come Fs, vedrà che quanto vi sto comunicando costituisce uno sviluppo più articolato di quanto ho scritto a settembre relativamente a Traguardi-Obiettivi, Processi e Passi (troverete per esteso nell’Agenda degli Sdb consegnata in giro a settembre). Coraggio, dunque! Vogliamo muoverci in progettualità e continuità per dare praticabilità a grossi impegni che non vogliamo restino in aria.

La presente e articolata riflessione può anche aiutare quelle regioni o centri locali che prossimamente sono chiamati a scegliere persone che presiedano al cammino spirituale-apostolico delle Associazioni.

Ma voglio pensare che aiuteranno anche nell’ordinario vivere il servizio delle realtà locali secondo i propri Statuti associativi.
Girando, sarei contento di sentire riflessioni o criticità circa questo piccolo “prontuario” per e non morire di burnout per il troppo da fare tra di noi.

Grazie per la pazienza nell’avermi letto. E se vi ho tediato, credetemi, non l’ho fatto apposta!

Mamma Margherita, laica credente e salesiana, che celebriamo in questo mese il p. 25, ci accompagni nel definire sempre meglio il nostro profilo di apostoli santi.
Mi piace concludere con una delle frasi più significative su Don Bosco da parte di Don Rua, che liturgicamente abbiamo celebrato l’ultimo 29 di ottobre.

“Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa alcuna che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Veramente non ebbe a cuore che la salvezza delle anime!”

Carissimi, auguro a voi e a me di farci santi “qui dove siamo” e secondo il Sistema Preventivo.

Caramente
Don Tobia Carotenuto
Delegato Ispettoriale della Famiglia Salesiana
Santeramo in Colle, 4 novembre 2019.

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Descrizione
Non lasciamoci rubare il desiderio e la praticabilità della santità
di Don Tobia Carotenuto
Salesiano di Don Bosco
Delegato ispettoriale della Famiglia salesiana
Ispettoria salesiana meridionale (IME)
Ai responsabili e ai consigli dei gruppi laicali della Famiglia Salesiana
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Versione2019
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Inserimento16 Dicembre 2019
Aggiornamento16 Dicembre 2019
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