Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

Strenna 2019 Presentazione

Don Ángel Fernández Artime

/Strenna 2019 Presentazione
Strenna 2019 Presentazione2018-11-11T21:23:01+00:00
STRENNA 2019

Presentazione del tema

“Perché la mia gioia sia in voi” (Gv, 15,11)

LA SANTITÀ ANCHE PER TE

I. DIO CI CHIAMA ALLA SANTITÀ

È evidente che Papa Francesco vuole puntare l’attenzione nella sua esortazione su ciò che è essenziale nella nostra vita cristiana, aiutandoci ad avere un ampio sguardo, senza cadere nella tentazione di perdere l’orizzonte. Per questo il Papa cerca di aiutarci rivolgendo una chiamata alla santità incarnata nel contesto attuale, con i rischi, le sfide e le opportunità belle che Dio offre nel camino della vita, affinché “La mia gioia sia in voi” (Gv 15,11).

1. La Sacra Scrittura ci invita a essere santi: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”, e “Siate santi, perché io il Signore, sono santo” (Lev 11,44).

– La santità è un dono, un mandato e un compito. La santità è per tutti perché corrisponde al progetto fondamentale di Dio su di noi. Diventare santi non è alienarsi da sé o allontanarsi dai propri fratelli, ma vivere sé in una intensa (e talvolta faticosa) esperienza di comunione.

2. Un Dio vicino che si rivela in Cristo: “Senza di me non potete fare nulla”; “Vi ho dato l’esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Cf. Gv 13, 15).

– La santità non è una teoria della perfezione morale, ma una vita conforme a quella di Gesù. Alcune caratteristiche della vita di Gesù vicine, concrete, belle, appassionanti per ciascuno, a cui magari le persone non pensano mai o pensano poco.

II. UNA CHIAMATA ALLA SANTITÀ per TUTTI
3. Nei secoli molti uomini e donne hanno vissuto la santità, ma solo alcuni sono stati dichiarati santi. Ci sono tanti esempi.

→ L’importante è essere santi, non venire dichiarati tali. I santi canonizzati rappresentano come la facciata di una chiesa; ma la chiesa contiene molti preziosi tesori all’interno, che tuttavia restano invisibili. Questa parte interiore ma meno visibile, è quella che la Strenna vuole invitare a scoprire e di cui risvegliare la sete e la nostalgia.

4. La “santità della porta accanto” e la chiamata universale alla santità: san Francesco di Sales, don Bosco; il Concilio Vaticano II; Jan Tyranowski e Karol Wojtyla alla scuola di don Bosco.

III. Don BOSCO VUOLE I SUOI GIOVANI FELICI NEL TEMPO e NELL’ETERNITÀ
5. Nell’incipit della sua Lettera da Roma, dal 10 maggio 1884, don Bosco scrive ai suoi giovani: “Uno solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità”.
Al termine della sua vita terrena, queste parole condensano il cuore del suo messaggio ai giovani di ogni epoca e di tutto il mondo. Essere felici, come meta sognata da ogni giovani, oggi, domani, nel tempo. Ma non solo. “Nell’eternità è quel di più che solo Gesù e la sua proposta di felicità, la santità appunto, sa offrire. È la risposta alla sete profonda di ‘per sempre’ che brucia in ogni giovani.
Il mondo, le società di tutte le nazione, neanche possono proporre il ‘per sempre’ e la felicità eterna. Dio si.

Per don Bosco tutto ciò era chiarissimo. Le sue ultime parole ai giovani furono: “Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso”. Per questo il ‘Da mihi animas, coetera tolle’.

IV. GESÙ È LA FELICITÀ CHE VOI, CARI GIOVANI, CERCATE

6. Questa è stata la grande sfida di San Giovanni Paolo II nella Veglia di Preghiera della XV GMG (2000 Roma Tor Vergata) quando dice ai giovani del mondo: “In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi el a società, rendendola più umana e fraterna”.

V. “SENTO IN ME UN DESIDERIO E UN BISOGNO DI FARMI SANTO” (Domenico Savio)
7. Note salesiane sulla santità:
→ Nelle Costituzioni degli sdb, fma, ss.cc, e tanti gruppi della Famiglia Salesiana.
→ Chiamate diverse nel Magistero della Congregazione (sdb) alla santità.
→ Alcuni punti su cui la spiritualità salesiana può dire molto:
  • Santità è fioritura dell’umano. Dove c’è il santo, si vede l’uomo e la donna. (Cf. don Rinaldi alle VDB di essere vere donne, con un tocco di femminilità, ecc.)
  • Santità e comunità: farsi santi insieme.
  • Santi-con: santi per i giovani, ma soprattutto santi con i giovani. In certo senso, è del tutto logico che Domenico Savio sia il primo canonizzato dopo don Bosco, cioè i frutti della santità dei Salesiani sono i giovani santi, e la santità dei giovani è quasi indicatore retroattivo della santità dei membri della nostra Famiglia Salesiana.
  • Santità e famiglie ferite; santità e limiti personali (Francesco Convertini, Ignazio Stuchlý, ecc.); santità di limiti biografici, storici, sociali… Non c’è alcuna condizione personale, biografica, storica che sia impedente per la santità.
  • La santità giovanile… giovani santi e giovinezza dei santi (Cfr. nº 214 Instrumentum Laboris del Sinodo prossimo).
VI. LA SANTITÀ VISSUTA NEL CARISMA SALESIANO
8. Il messaggio della santità in fase di riconoscimento aiuta a rileggere e integrare il carisma salesiano.
→ Dimensione missionaria: missionari in senso stretto; missionari “di ritorno” nel loro paese (Stuchlý); persone cui era stato proposto di diventare missionari, ma che scelsero di rimanere (Zeman)…
→ santità dei salesiani vescovi
→ santità con una tonalità mariana esplicita (tante bellissime figure di FMA, e anche T. Zeman, Stuchlý, Lustosa, ecc.)
→ santità con un carisma fondazionale…
→ la santità dei salesiani coadiutori (Zatti, Srugi, Sandor, ecc.)
→ il messaggio dei martiri negli anni prima e dopo il bicentenario (Sandor, Zeman, Padre Rodolfo e Bororo Simao, Comini…)
→ dimensione oblativo-vittimale come incarnazione del “caetera tolle”. Augusto Chartorywski, Andrea Beltrami, Luigi Variara, Anna Maria Lozano, Laura Vicuña, Alessandrina Maria da Costa, ecc. Tale dimensione si esplica in molti modi:
  • la sofferenza fisica, l’immobilismo forzato
  • la separazione o l’allontanamento da dinamiche comunitarie
  • l’incomprensione dei superiori (Variara, Zeman, Della Torre, ecc.)
  • l’impossibilità di attuare i propri progetti per vincoli esterni (Vicuña, Lozano…,) o di salute (Zatti, ecc.)
  • l’eredità sofferta delle proprie famiglie d’origine (Laura Vicuña, Braga, Stuchlý che perde il papà in modo drammatico, ecc.)
  • l’esplicita partecipazione e conformazione alle sofferenze di Cristo (Alessandrina, Vera Grita, ecc.)
  • santità salesiana e contemplazione…
VII. COSA VUOL DIRE “La santità anche per te!”?
  • È una cosa vicina, reale, concreta, possibile. Anzi è la vocazione fondamentale.
  • Essere santi non è difficile, anzi è facile e ci aspetta Dio in cielo dopo il nostro camino di santità. “Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo” (Gaudete et exsultate, 122).
  • Il cammino della santità non può aggirare la dimensione della croce, ma è anche pieno di gioia: “qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”.
  • La santità non allontana dai propri doveri, interessi, affetti. Ma li assume nella carità. La santità è la perfezione della carità e risponde dunque al bisogno fondamentale dell’uomo: essere amato e amare. Tanto più santo, quanto più uomo perché “non è che la vita abbia una missione, ma che è missione” (Gaudete et exsultate, 27).
  • La santità non è un “di più” facoltativo e un traguardo solo per alcuni. È la vita piena, secondo il progetto e il dono di Dio. È dunque un cammino di umanizzazione. La vera vita spirituale è fioritura dell’umano.
  • “Ci occorre uno spirito di santità che impregni tanto la solitudine quanto il servizio, tanto l’intimità quanto l’impegno evangelizzatore, così che ogni istante sia espressione di amore donato sotto lo sguardo del Signore. In questo modo, tutti i momenti saranno scalini nella nostra via di santificazione” (G et E, 31)
  • La santità è un dovere (cioè una vocazione, una responsabilità, un impegno), ma anzitutto un dono. La santità è partecipazione alla vita di Dio, non perfezione moralisticamente intesa e che si presume di conseguire con le sole proprie forze, né d’altra parte traguardo accessibile solo ai “migliori” nel senso dei “più preparati”. È anzitutto un accogliere, attingendo agli strumenti della Chiesa, tra cui una solida vita sacramentale e di pietà.
  • Insieme, è più facile. Santità e camminare insieme ed esperienza di comunione. Questo è bello e al tempo stesso esigente.

VIII. Alcuni possibili indicatori della santità? Alcuni dinamismi per aiutare i giovani e tutti noi in questo cammino

  • Il frutto dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. La santità non è litigio, contesa, invidia, divisione, fretta. “La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia” (G et E, 34).
  • Le virtù: non solo rifiutare il male e attaccarsi al Bene, ma appassionarsi al bene, compiere bene il bene, tutto il bene… “Ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (G et E, 26).
  • La comunione: la santità si sperimenta insieme e si consegue insieme. I santi stanno sempre insieme (anche integrando la componente maschile e femminile). Dove ve n’è uno, ne troviamo sempre molti altri.
Per esempio:
→ Don Cafasso, don Bosco, Madre Mazzarello, Rosmini, marchesi di Barolo, don Guanella, don Rua, Maria Romero Meneses, Laura Vicuña, Ceferino Namuncura, Giovani martiri di Poznań, Sig. Zatti, Chartoryswki, Beltrami, Stuchlý, Zeman , Braga…, e tanti altri
La santità del quotidiano fa fiorire la comunione ed è un generatore “relazionale”.
  • La creatività e l’inventiva dello Spirito. La santità non è mai ripetitiva: da don Bosco sono fioriti i 31 gruppi della Famiglia Salesiana e altri in corso di riconoscimento, ed essi talvolta hanno saputo esprime sensibilità tra loro molto diverse, anche se convergenti nella radice. Imitare i santi non significa copiarli.
  • La comunione ecclesiale. Nessuno è “di Paolo, di Cefa, di Barnaba”, ma tutti “siamo di Cristo e Cristo è di Dio”. Essere famiglia salesiana non significa assolutizzare il messaggio di don Bosco, ma valorizzarlo inserendolo nel tutto della Chiesa. Alcune cose non si possono chiedere a don Bosco, perché Dio le ha donate alla Chiesa attraverso altri. E allora le si chiederà ad altri santi non salesiani, ad altre tradizioni spirituali della Chiesa. Ciò non significa essere meno Salesiani, ma credenti innamorati della Chiesa nella varietà dei suoi carismi, e coscienti di inserirsi in essa a partire dalla propria specificità. Lo stesso don Bosco ha attinto a questa pluralità e polifonia della santità a lui precedente: Ignazio di Loyola e Filippo Neri, per esempio, non solo Francesco di Sales, ecc. Tale trasversalità è presente anche nelle figure della nostra santità: Ignazio Stuchlý fu vicino ai Gesuiti; Vandor si orientò inizialmente ai Francescani. Vendrame visse, nel campo di prigionia, un’intesa esperienza di fraternità con i carmelitani ed era una grande devoto di Santa Teresina.
  • La fama di santità e di segni, intesa come persistente eco della bellezza di una vita, del suo profumo evangelico, della ricchezza del suo messaggio. Gli effetti sono sempre sproporzionati rispetto alle cause apparenti. Così, anche nella “santità ordinaria, della porta accanto”, è importante valorizzare i legami che sono generatori di bene, di relazioni e amicizie, di gioia.
IX. CAMMINI DI SANTITÀ OGGI?
  • “Non bisogna mettere nella santità più perfezione di quella che davvero vi è” (Adrienne von Speyr). Cioè: Eroicità cristiana non è eroismo, perfezione cristiana non è perfezionismo del supereroe.
  • Noi sappiamo che alcuni sono santi, ma mai chi è più santo di un altro. Dio solo conosce i cuori. C’è una bellezza in ogni cosa. Vi sono molti cammini per arrivare in cielo. Non si deve chiedere a una persona ciò che lei non può e non deve dare. Dirlo è incoraggiante, risanante. Altrimenti molti si convinceranno di non potere essere santi, perché non riusciranno mai ad esserlo al modo di alcuni santi proposti loro come modelli.
  • Dunque: anche i “piccoli formati” (Adrienne von Speyr) possono, a loro modo, essere perfetti.
→ Cioè: La santità non è mai scoraggiante. Non avere paura della santità. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”. Il Paradiso è come un giardino: vi è l’umile violetta o il sublime giglio e la rosa.
  • Ogni santo è una parola di Dio incarnata. Non ci sono due santi uguali. Imitare i santi non è copiarli. Ognuno necessita dei propri tempi e ha un suo cammino.
→ Quale parola di Dio sono io?
→ A cosa mi chiama questo?
→ Quale parola di Dio intuisco “sia” il giovane che ho accanto? Come aiutarlo a comprenderla e a viverla?
  • La santità si misura anche con la categoria della fecondità, ma non con quella dell’efficientismo prestazionale cui oggi siamo abituati.
  • La santità è responsabilizzante. C’è qualcosa che solo TU puoi fare. – “Senza di me non potete fare nulla”.
  • L’esperienza di una sana dipendenza. Il cammino della santità è impegno, ma mai autosufficienza. Si vive insieme e genera comunione. Santi sì, ma santi insieme! Anzitutto i santi sono il capolavoro di Dio.
  • Santità è lasciare un segno e vivere la feconda dipendenza dei legami.

Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
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