Maddalena Morano – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
Santità Salesiana

Maddalena Morano

//Maddalena Morano
Maddalena Morano2018-04-10T12:21:00+00:00
Maddalena MoranoMADDALENA MORANO

(1847-1908)

Beata
Beatificata il 5-11-1994

La vita di questa beata si può dividere in due trentenni: il primo vissuto da secolare, il secondo da religiosa. Nacque a Chieri (Torino) il 15 novembre 1847 da una famiglia povera che però avrebbe potuto essere ricca se il papà, di condizioni molto agiate, non fosse stato diseredato per aver sposato una modesta casalinga di Chieri, Caterina Pangella. Degli otto figli che nasceranno, di cui tre moriranno subito, Maddalena è la sesta. Nel 1855 le muore il papà, logorato dalla vita militare. Il mese successivo Francesca, la sorella maggiore. Dopo ancora un anno è la volta di Giuseppe: in tre anni, tre bare! È facile immaginare il dolore e l’estrema povertà della mamma rimasta sola con tre figli. Caterina è costretta a interrompere la scuola per cominciare a lavorare: un piccolo telaio accanto a quello della mamma per tessere fettucce dalla mattina alla sera. Fu un cugino materno, don Francesco Pangella, a far ritornare Maddalena a scuola assumendosene le spese e dando un modesto contributo alla famiglia. Benedetta iniziativa! Fu come rimettere la ragazza sulla strada a lei più idonea. “Potessi diventare maestra!”.

Aveva solo 15 anni quando questo sogno si avverò. Il parroco di Buttigliera, avendo aperto una scuola materna, ne affidò la responsabilità a quest’adolescente capace e intelligente. Conseguito il diploma magistrale nel 1864, è subito assunta come maestra elementare a Montaldo Torinese. Qui seppe subito conquistarsi il cuore delle ragazze e la stima di tutto il paese, “più di quanto ne avessero lo stesso parroco e lo stesso sindaco”. Rivelò eccezionali doti didattiche. Di lei si è detto che è stata un’educatrice nata: capace di disciplina, chiara e avvincente nell’esposizione, generosa nella dedizione. Mise subito la propria arte pedagogica a servizio della catechesi parrocchiale. Il Catechismo! Sarà la “passione dominante” di tutta la sua vita, sino a pochi giorni prima di morire!

Risale al periodo di Montaldo un episodio particolarmente significativo. Un povero mendicante tutto sporco e cencioso cadde ammalato. Nessuno aveva il coraggio di entrare nel suo tugurio. Caterina, venutane a conoscenza, non ebbe dubbi. Nonostante la ripugnanza e il rischio di un malevolo commento della gente, vi andò, lo accudì, lo preparò a ben morire. Non si tratta di un gesto sporadico. Già da anni coltivava il desiderio di consacrarsi al Signore e al prossimo a tempo pieno. A trattenerla sino a quel momento era stata la situazione economica della famiglia. Ora però che con il proprio stipendio mensile aveva potuto assicurare alla mamma una casa e un piccolo terreno, rivelò la sua vocazione. La mamma, che cominciava a sognare finalmente un periodo un po’ più tranquillo, accolse la notizia piangendo. Il parroco esclamò: “Oh, povero me… Sarebbe stato meno danno per la parrocchia e per il paese se mi avessero tolto il curato!”.

Si chiudeva il primo trentennio di vita e l’età già poneva un problema per entrare in una Congregazione. Dove andare? In clausura? Passando un giorno da Torino volle parlarne a don Bosco, il quale la mandò da don Cagliero. E questi: “Suora di clausura? Oh no! – le rispose – Vi cadrebbe il libro dell’Ufficio dalle mani, perché non potreste star ferma”. E divenne Figlia di Maria Ausiliatrice. Entrò a Mornese nell’agosto del 1878. A riceverla fu madre Mazzarello. Fu subito messa a insegnare. Nel 1880 si consacra a Dio con i voti perpetui, e chiede al Signore la grazia “di rimanere in vita finché non abbia completato la misura della santità”. Fu proprio nell’anno in cui morì santa Maria Domenica Mazzarello (1881) che ricevette la sua prima obbedienza: direttrice a Trecastagni (Catania). Dal Piemonte alla Sicilia! Le toccò far di tutto: direttrice, formatrice, catechista, infermiera, cuoca… Per quattro anni dirige, insegna, lava, cucina, è catechista, ma soprattutto testimone, tanto che cominciano a bussare le ragazze: “Vogliamo essere come lei!”. Dopo una pausa di un anno a Torino, dove dirige la casa di Valdocco, è rimandata in Sicilia come visitatrice, direttrice e maestra delle novizie. Le fu affidata la responsabilità di tutta l’isola. Piovevano le richieste dei vescovi. Lei rispondeva con generosità, aprendo sempre nuove case. Risale al 1890 la nascita della casa di Alì Marina (Messina): un vero faro d’irradiazione per tutta la nascente ispettoria. Madre Morano fu molto stimata dal Servo di Dio cardinale Guarino, dal Beato card. Dusmet e dal suo successore cardinale Francica Nava, che affidò proprio a lei l’intera “Opera dei Catechismi” in diocesi di Catania. Devotissima di San Giuseppe e di Maria Ausiliatrice, che la guidarono nelle nuove fondazioni, riuscì a inculturare fedelmente il carisma di don Bosco e il Sistema preventivo. Fu una donna di azione, una donna di governo, materna e ferma allo stesso tempo. Ha affermato l’ispettore del tempo, don Giuseppe Monateri: “Avevo l’impressione di vedere nella sua persona Santa Teresa d’Avila, sempre accesa di amor di Dio, ma sempre in movimento”. Nella sua molteplice attività fu sorretta da una profonda vita interiore. Estremamente umile: “Se il Signore non mi avesse voluta religiosa, forse a quest’ora io sarei in galera”. Attingeva forza ed efficacia nella preghiera e nella costante unione con Dio: “Diamo uno sguardo alla terra e dieci al cielo”.

Iniziava la sua giornata sempre con la Via Crucis. Ebbe il carisma di una fondatrice: aprì 19 case, 12 oratori, 6 scuole, 5 asili, 11 laboratori, 4 convitti, 3 scuole di religione, suscitando l’ammirazione di tutti, autorità civili e gerarchie ecclesiastiche. Di lei si diceva: “È una gran donna, è una donna straordinaria”. Fu un’eccezionale formatrice: alla sua morte, le suore erano 142, le novizie 20, le postulanti 9. Minata da un’affezione tumorale, il 26 marzo 1908 madre Morano si spegne a Catania. Quando morì, la Superiora Generale, madre Caterina Daghero, esclamò: “Con la morte di madre Morano, abbiamo perduto lo stampo”.

La sua salma è venerata ad Alì Terme (Messina).

Nella stessa città dove morì, Giovanni Paolo II la proclamò beata il 5 novembre 1994.

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