Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Ignazio Stuchly

//Ignazio Stuchly
Ignazio Stuchly2018-10-25T17:28:48+00:00

IGNAZIO STUCHLY

SERVO DI DIO
(1869-1953)
Inizio dell'Inchiesta diocesana il 5-3-1993
Conclusione dell'Inchiesta il 20-1-2001

Nacque il 14 dicembre 1869 nel villaggio di Bolesław nell’Alta Slesia. I genitori, che vivevano in una fattoria, avevano una fede incrollabile, in un tempo in cui i cattolici venivano esposti a durissime rappresaglie. Il piccolo Ignazio s’imbevve di questo clima di fede coraggiosa. Sin dalle scuole elementari sentì parlare di sacerdozio dal suo ottimo maestro Giovanni Kolibaj e ne avvertì il primo fascino. Questo sogno diventò realtà solo all’età di 22 anni quando fu indirizzato ai Salesiani e fu don Rua, primo successore di don Bosco, a chiamarlo a Torino. Il 25 agosto 1895 iniziò il noviziato a Ivrea. Suo ardente desiderio era partire per le missioni: per questo studiò, insieme alla filosofia, anche agronomia, ma don Rua un giorno enigmaticamente gli disse: “La tua missione sarà al Nord!”.

Cominciò per Ignazio una serie di tappe diverse, raggiunte, si direbbe, a marcia forzata. È inviato innanzitutto a Gorizia, all’epoca città dell’Impero austro-ungarico. Insegna ai convittori del ginnasio e nello stesso tempo studia teologia. Allo studio si aggiungono non pochi altri incarichi, tra cui quello di seguire i lavori edilizi in casa. Nel 1901 viene ordinato sacerdote.

Pur conservando i suoi tanti impegni, comincia a far parlare di sé come direttore spirituale; diventa un confessore molto ricercato, soprattutto dai pellegrini del Sacro Monte di Gorizia. Nel 1910 è inviato a Lubiana (Slovenia). Anche qui si deve occupare della costruzione della chiesa di Maria Ausiliatrice, che era stata interrotta per difficoltà economiche. Erano tempi difficili: bisognava dar da mangiare a tanti ragazzi, sostenere il noviziato di Radna. Egli, da buon economo, riesce in tutto, compreso il completamento del santuario. Per provvedere i suoi ragazzi del necessario, non esita a questuare.

Stava pregustando già una vita fatta di maggior presenza tra i giovani, quando è chiamato a Torino per una nuova obbedienza. Egli era uno dei pochi direttore spirituale. I superiori intendevano mandarlo a Perosa Argentina per iniziare un’opera a favore degli aspiranti provenienti dalla Boemia e dalla Moravia. Egli vi trascorse tre anni in una situazione di grande povertà, ma non apparve mai preoccupato, soprattutto in mezzo ai ragazzi con i quali era sempre di buon umore. Si rese necessario trasferire poi questi giovani nella loro patria d’origine. È ancora don Ignazio a esserne incaricato. Partì perciò per Frysták (nella Cechia) dove venne ceduta a tale scopo una casa dalle Suore dell’Immacolata Concezione. Don Ignazio ne fu il direttore per sei anni.

Un fortunato sviluppo vocazionale spinse i superiori a fare della Cecoslovacchia una Provincia autonoma. Don Stuchly ne fu il primo ispettore. Era il 1935. In pochi anni fece fiorire a dismisura la nascente ispettoria: dopo quattro anni, i confratelli erano circa 400. Quando l’ispettoria cecoslovacca si divise in due (Slovacchia e Boemia-Moravia) don Stuchly continuerà a essere responsabile di quest’ultima.

Dopo aver annesso la Boemia e la Moravia alla Germania nazista e avendo reso la Slovacchia uno stato vassallo, il 1° settembre 1939 Hitler ordina l’invasione della Polonia, dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Seguirono anni terribili: case sequestrate, Salesiani inviati ai lavori forzati. Il “nonnino” (come ormai don Ignazio veniva chiamato) fu il sicuro punto di riferimento nello smarrimento generale, rafforzando nei confratelli la fede e la speranza e operando con carità verso i più deboli. Finì la guerra e il settantenne don Stuchly chiese la sostituzione, ma l’obbedienza affidò ancora a lui la difficile gestione del periodo postbellico. E fu vera rinascita: furono aperti l’aspirantato, il noviziato, gli studentati filosofico e teologico.

Era quasi ottantenne quando finalmente gli si diede un successore. Egli poté ritirarsi allora nella sua cara casa di Frysták dove si dedicò al ministero delle confessioni. La tempesta ricominciò: per lui e per la società. Nel 1950 fu colpito da un ictus cerebrale che lo rese bisognoso di continua assistenza da parte dei confratelli. Nello stesso anno, i nuovi padroni, i sovietici, fecero sentire la propria presenza, insediando in ogni casa salesiana commissari governativi. Il nostro patriarca raggiungeva la vetta del calvario assistendo, giorno dopo giorno, alla distruzione di quanto egli aveva creato: una distruzione da lui profetizzata molti anni prima. Molti i confratelli deportati. Egli stesso andò a finire in un ospizio per anziani, prima a Zlín e poi a Lukov. Nonostante la bufera, il suo animo si mantenne sereno. Un secondo ictus ne stroncò però la vita: era il 17 gennaio 1953. La sua salma riposa a Frysták, meta di visite ininterrotte da parte dei confratelli e della gente.

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