Andrej Majcen – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
Santità Salesiana

Andrej Majcen

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Andrej Majcen2018-07-19T08:17:40+00:00

Andrej MajcenANDREJ MAJCEN

Servo di Dio

“Sono grato a Dio di avermi chiamato e di avermi fatto coraggio nel seguire la sua chiamata. È molto significativa l’avventura della vita, nella quale Dio ci manda!”. Una frase che riassume una storia lunga di giorni, di avventure, di un originale desiderio-profezia: vivere 95 anni! E ciò si realizza in modo puntuale nel giorno stesso del compleanno: il 30 settembre 1999. Una storia, quella di don Andrea Majcen, da patriarca, con diverse chiamate, partenze, abbandoni e soprattutto con la gioia e la grazia di avere una grande discendenza di figli spirituali, frutto delle fatiche e delle prove apostoliche. Un esodo continuo verso nuove terre promesse, dove Dio conduce per svolte mirabili, umanamente incomprensibili, ma che poi si mostrano come la via giusta.

Nato il 30 settembre 1904 a Maribor (Slovenia), in famiglia riceve una buona educazione cristiana; il padre Andrej è un uomo pratico e sempre pronto ad aiutare le persone in difficoltà. Nel cuore del figlio egli mette come norma: “Sii buono con tutti e non ti pentirai mai!”. La madre, Marija Šlik, molto devota, consiglia al figlio la vocazione ecclesiastica, ma prevale il parere del padre che lo vuole maestro, poiché solo così potrà aiutare la gente. Sua madre, temendo che abbia a smarrirsi, gli raccomanda: “Non dimenticare Maria Santissima!” e gli offre come lettura spirituale la Filotea di San Francesco di Sales. Rimane affascinato dalla vita di don Bosco e nel 1924 decide di entrare nel noviziato salesiano. Sperimenta diverse umiliazioni come sospetti e calunnie, il prolungamento del noviziato, eppure egli persevera, modellando il suo carattere sullo spirito di don Bosco.

I dieci anni trascorsi a Lubiana-Rakovnik sono un tempo di preparazione alla vocazione missionaria. A causa della debole conoscenza del latino vogliono dimetterlo, e in seguito a un lavoro affaticante e a causa di un’alimentazione insufficiente, rischia seriamente per la salute. La notizia del martirio del vescovo Luigi Versiglia e del sacerdote Callisto Caravario (Cina, 1930) risvegliano nel suo cuore il desiderio delle missioni. L’incontro con il missionario don Jožef Kerec (1932) lo porta alla decisione di partire proprio per la Cina. Nel 1933 viene ordinato sacerdote e il 15 agosto 1935, nel santuario di Maria Ausiliatrice a Rakovnik, ricevendo il crocifisso missionario, conclude un’alleanza a vita con l’Ausiliatrice.

Inaugura quest’avventura sperimentando la fecondità del Sistema preventivo a Kunming (Cina). Il suo motto programmatico è: “Annunzierò il Vangelo ai cinesi nella lingua cinese, perciò io sarò cinese con i cinesi”. Si affeziona a loro come a fratelli e a sorelle e impara in breve la loro lingua. Non si lascia condizionare dal risentimento di alcuni missionari e coltiva un amore preferenziale per i giovani poveri e per la gente misera. Tutti trovano in lui un amico sincero e un padre sollecito. Già allora si diceva: “Sii umile e buono come don Majcen e potrai diventare santo anche tu!”. Persino le autorità del regime comunista di Mao vedono in lui un uomo che lavora per il bene dei cinesi; e mentre gli altri missionari sono già espulsi o patiscono nelle carceri, lui per un anno è insegnante di lingua russa nella scuola media statale. Dopo questo egli sperimenta la prima espulsione, il primo esilio, ma non si dà per vinto.

Ad Hanoi in Vietnam avvia l’orfanotrofio con cinque dollari in tasca. I poveri orfani – erano 550 – trovano in lui un padre premuroso. Dopo il crollo del Vietnam del Nord, trasferisce verso il Sud tutti gli orfani e salva loro la vita. Segue l’età d’oro del suo lavoro missionario. Dal nulla, nei venti anni trascorsi in Vietnam, fa fiorire un immenso albero salesiano e con magnanimità di vedute inizia e consolida la presenza salesiana. Per questo è chiamato “il don Bosco del Vietnam”. Direttore, vicario dell’ispettore, primo maestro dei novizi, ma soprattutto suscitatore e formatore di vocazioni religiose, è l’uomo che trapianta il carisma di don Bosco nell’anima vietnamita, secondo il suo principio: “Con i Vietnamiti vietnamita, alla maniera vietnamita”. È il primo che, con l’aiuto di alcuni collaboratori, traduce le Costituzioni salesiane in lingua vietnamita. Accoglie tutti nelle case salesiane, senza escludere nessuno, privilegiando i più bisognosi. Tutto questo suscita nei suoi confronti grande simpatia e profonda stima. Quando giunge al potere il comunismo, don Majcen respinge l’offerta di un generale americano di trasportare lui e i Salesiani all’estero. Dice: “I Vietnamiti devono restare con i Vietnamiti e io con loro!”. Poi spedisce i confratelli in campagna, in piccoli gruppi, e in tal modo li salva. Anche qui i nuovi padroni riconoscono il suo lavoro per il bene del popolo. Sebbene cittadino straniero ha il diritto di votare nell’Assemblea popolare. Alla sua partenza gli dicono: “Avete educato bene i Salesiani vietnamiti, che ora continuano il vostro lavoro…”. E di nuovo è espulso in modo soft e con un gran riconoscimento. Fisicamente esaurito, secondo l’ordine del medico deve tornare per sei mesi in patria per ristabilirsi. Sarà una partenza senza ritorno.

In patria, essendo la Jugoslavia uno stato socialista collegato con lo stato del Vietnam, don Andrea è l’unico riferimento per il collegamento con il mondo dei Salesiani del Vietnam. A Lubiana forma intorno a sé un vasto cerchio di gente che raccoglie materiale e aiuti finanziari per le missioni. Di questi vent’anni rimangono tantissime lettere, a lui scritte dai Salesiani vietnamiti, da altra gente del Vietnam, dalla Cina, dai superiori, dai cooperatori… In queste lettere don Majcen viene chiamato: “Mosè”, “il Babbo”, “il Padre Luce”, ecc. titoli che dicono la profonda ammirazione e il grande affetto verso quest’uomo di Dio. Dopo la celebrazione del giubileo d’oro di sacerdozio (1983) don Majcen capisce che non avrebbe potuto ritornare tra i suoi in Vietnam; così indirizza tutte le energie verso il cammino della santità.

Tale tensione quotidiana alla santità e l’impegno spirituale sono documentati nei diari spirituali, nelle meditazioni e negli appunti. Esistono 6.500 pagine di manoscritti: ogni giorno egli progetta e controlla con precisione il proprio impegno spirituale. Molto sentite sono le quattro ricorrenze della sua vita: il giorno del Battesimo quando diventò figlio di Dio; il giorno della professione religiosa quando diventò Salesiano; il giorno dell’ordinazione sacerdotale quando diventò sacerdote di Cristo; il giorno della consegna del crocifisso missionario, quando diventò messaggero e apostolo di Cristo. Insieme all’animazione missionaria, dedica gran parte del tempo alla direzione spirituale e al ministero della riconciliazione. È una guida spirituale molto ricercata, anche da parte di sacerdoti e religiosi. Muore a 95 anni, il 30 settembre 1999, come egli stesso aveva chiesto al Signore.

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