Alberto Marvelli – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Santità Salesiana

Alberto Marvelli

//Alberto Marvelli
Alberto Marvelli 2017-07-23T18:14:20+00:00
Alberto MarvelliALBERTO MARVELLI

(1918-1946)

Beato
Morte il 5-10-1946
Beatificato il 5-9-2004
Nato a Ferrara il 21 marzo 1918, secondogenito di sei fratelli, cresce in una famiglia veramente cristiana, in cui la vita di pietà si coniugava con l’attività caritativa, catechetica e sociale.

Traferitosi a Rimini con la famiglia nel 1930, frequenta l’oratorio salesiano e l’Azione Cattolica dove, sull’esempio di Domenico Savio, matura la propria fede con una scelta decisiva: “Il mio programma si compendia in una parola: santo”. Prega con raccoglimento, fa catechismo con convinzione, manifesta zelo, carità, serenità. È forte di carattere, fermo, deciso, volitivo, generoso; ha un forte senso della giustizia e un grande ascendente fra tutti i compagni. È un giovane sportivo e dinamico, ama tutti gli sport: il tennis, la pallavolo, l’atletica, il calcio, il nuoto, le escursioni in montagna. Ma la sua più grande passione sarà la bicicletta, anche come mezzo privilegiato del suo apostolato e della sua azione caritativa.

Matura la propria formazione culturale all’università e quella spirituale nella FUCI. Sceglie come modello Piergiorgio Frassati. Conseguita la laurea in Ingegneria meccanica il 30 giugno 1941, il 7 luglio deve partire militare. L’Italia è in guerra; una guerra che Alberto condanna con lucida fermezza: “Scenda presto la pace con giustizia per tutti i popoli, la guerra sparisca sempre dal mondo”. Congedato, perché ha altri tre fratelli al fronte, lavora per un breve periodo alla FIAT di Torino.

Dopo i tragici eventi del 25 luglio 1943, la caduta del fascismo, dell’8 settembre 1943, la proclamazione dell’armistizio con gli Alleati, e la conseguente occupazione tedesca del suolo italiano, Alberto torna a casa a Rimini. Sa qual è il suo compito: diventa l’operaio della carità. Dopo ogni bombardamento è il primo ad accorrere in soccorso ai feriti, a incoraggiare i superstiti, ad assistere i moribondi, a sottrarre alle macerie i sepolti vivi. Non solo macerie, ma anche fame. Alberto distribuiva ai poveri tutto quello che riusciva a raccogliere: materassi, coperte, pentole. Si recava dai contadini e negozianti, comprava ogni genere di viveri. Poi in bicicletta, carica di sporte, andava dove sapeva che c’erano fame e malattia. A volte tornava a casa senza scarpe o senza bicicletta: aveva donato a chi ne aveva più bisogno. Nel periodo dell’occupazione tedesca salvò molti giovani dalle deportazioni e riuscì, con una coraggiosa ed eroica azione, ad aprire i vagoni, già piombati e in partenza nella stazione di Santarcangelo, e a liberare uomini e donne destinati ai campi di concentramento.

Dopo la liberazione della città, il 23 settembre 1945, si costituì la prima giunta del Comitato di Liberazione. Fra gli assessori c’è anche Alberto Marvelli: non è iscritto ad alcun partito, non è stato partigiano, ma tutti hanno riconosciuto e apprezzato l’enorme lavoro da lui compiuto a favore degli sfollati. È giovane, ha solo 27 anni, ma ha concretezza e competenza nell’affrontare i problemi, il coraggio nelle situazioni più difficili, la disponibilità senza limiti. Gli affidano il compito più difficile: la commissione alloggi, che deve disciplinare l’assegnazione degli alloggi in città, comporre vertenze, requisire appartamenti, non senza inevitabili risentimenti. Poi gli affidano il compito della ricostruzione, come collaboratore della Sezione distaccata del Genio Civile.

Su un piccolo block-notes Alberto scrive: “Servire è migliore del farsi servire. Gesù serve”. Laico cristiano, cresciuto nell’oratorio salesiano di Rimini, esprime la sua fede cristiana in particolare nell’impegno politico e sociale, inteso come un servizio al bene comune: “Con l’aiuto del Signore desidero e propongo di essere sempre di esempio ai compagni e di difendere la mia fede in ogni occasione senza rispetti umani, ma con la mente sempre rivolta alla maggior gloria di Dio”. È con questo spirito di servizio che Alberto affronta l’impegno civico. Quando a Rimini rinascono i partiti, s’iscrive al partito della Democrazia Cristiana. Sentì e visse l’impegno in politica come un servizio alla collettività organizzata: l’attività politica poteva e doveva diventare l’espressione più alta della fede vissuta.

In quel tempo il vescovo lo chiama a dirigere i Laureati Cattolici. Il suo impegno si potrebbe sintetizzare in due parole: cultura e carità. “Non bisogna portare la cultura solo agli intellettuali, ma a tutto il popolo”. Così dà vita a un’università popolare. Apre una mensa per i poveri. Li invita a Messa, prega con loro; poi al ristorante scodella le minestre e ascolta le loro necessità. La sua attività a favore di tutti è instancabile: è tra i fondatori delle ACLI, costituisce una cooperativa di lavoratori edili, la prima cooperativa “bianca” nella “rossa” Romagna.

L’intimità con Gesù Eucaristico non diventa mai ripiegamento su se stesso, alienazione dai suoi impegni e dalla storia. Anzi, quando avverte che il mondo attorno a lui è sotto il segno dell’ingiustizia e del peccato, l’Eucaristia diventa per lui forza per intraprendere un lavoro di redenzione e di liberazione, capace di umanizzare la faccia della terra.

La sera del 5 ottobre 1946 si reca in bicicletta a tenere un comizio elettorale; anche lui è candidato alle elezioni della prima amministrazione comunale. Alle 20,30 un camion militare lo investe. Morirà, a soli 28 anni, poche ore dopo, senza aver ripreso conoscenza. La madre Maria, forte nel dolore, gli è accanto. Largo fu in tutta Italia il rimpianto per la sua morte. Nella storia dell’apostolato dei laici la figura di Alberto Marvelli è quella di un autentico precursore del Concilio Vaticano II, per quanto riguarda l’impegno dei laici nell’animazione cristiana della società.

Fu, come voleva don Bosco, un buon cristiano e un onesto cittadino, impegnato nella Chiesa e nella società con cuore salesiano.

Venerabile il 22 marzo 1986; beatificato il 5 settembre 2004 da Giovanni Paolo II.
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