Profilo Storico dell’Associazione – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia
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Profilo Storico dell’Associazione

di Nicola Ciancio

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Profilo Storico dell’Associazione2018-08-07T12:51:33+00:00

l. Le umili origini

La sera del 19 settembre 1970, al nostro Congresso mondiale del centenario, in Torino, l’accademia in onore del Rettor Maggiore toccò il suo culmine quando i rappresentanti della Federazione italiana si fecero avanti per offrire al successore di Don Bosco un ricco servizio da caffè a ricordo di quelle povere sei tazzine offerte a Don Bosco da un gruppetto di suoi “antichi allievi” interni dell’Oratorio il 24 giugno 1870, giorno onomastico del Santo. Come racconta il biografo di Don Bosco, don G.B. Lemoyne, nel 11° volume della vita, a pag.120, l’iniziativa era partita da Carlo Gastini, capo rilegatore nella tipografia dell’Oratorio, legato a Don Bosco dal 1847 da una vivissima affezione, il quale aveva riunito alcuni dei suoi vecchi compagni e li aveva capitanato da Don Bosco, col modesto regalo fra le mani, subito dopo la Messa, nella sala che è dalla parte opposta alla sagrestia della Basilica.

La improvvisazione e la spontaneità del gesto di Gastini e compagni non ebbe lì per lì eco e testimonianze; la cosa passò quasi inosservata nell’ambiente ormai vasto e movimentato dell’Oratorio; ma, appena un anno dopo, quando l’omaggio si ripeté in forma più solenne e circostanziata, la testimonianza reale ci fu e si trattò di una elegante cartella ‑ che ancora si conserva ‑ riccamente rilegata, contenente la lista degli exallievi aderenti ai festeggiamenti augurali (per la storia, erano 45).

Nel 1874 ‑ come racconta un testimone oculare, il prof. Alessandro Fabre ‑ ci fu un fatto nuovo: Don Bosco, troppo impegnato nel giorno onomastico, volle dedicare una giornata tutta per gli exallievi e ricambiarli dell’omaggio del 24 giugno con un invito a pranzo. La prima “agape fraterna” ebbe luogo il 19 luglio 1874: nasceva, per così dire, il “convegno annuale”, quello che ancora oggi si realizza in ogni casa salesiana una volta all’anno e che può essere definito la manifestazione tipica della nostra vita associativa.

Nell’anno successivo, 1875, il gruppo dell’omaggio del 24 giugno era diventato una discreta folla con banda in testa, una banda ‑ si precisa nelle Memorie Biografiche – anch’essa costituita da exallievi, e il dono consisté in un artistico ostensorio a raggi, alto circa un metro, oggi ancora in uso nella Basilica dell’Ausiliatrice.

Dell’incontro del 1877 resta agli archivi, con la lista di partecipazione (175), il testo del discorso celebrativo, pronunciato da un exallievo sacerdote, don Giovanni Turchi. Un discorso che per noi assume una particolare importanza, perché in esso si cita una “Commissione organizzatrice posta a capo di una società di antichi allievi dell’Oratorio, sorta 8 anni prima”, e cioè appunto nel 1870. E’ per incarico di questa commissione che don Turchi parla e dà alla stampa il discorso.

Dunque la storia delle chiccherette da caffè non era rimasta un episodio a se stante, un gesto solitario e senza conseguenze. La conseguenza c’era stata col sorgere di una aggregazione di persone e con la designazione di un vero e proprio gruppo responsabile, quella tale Commissione che, animata dal gran cuore di Gastini, proietterà negli anni futuri la celebrazione del 24 giugno, con tanta convinzione e concretezza che essa continuerà anche dopo la morte di Don Bosco, fino al 1914.

Nel 1878, il convegno annuale successivo alla festa onomastica avviene il 4 agosto, aderenti 194 exallievi dei quali ben 103 sacerdoti.

Del discorso di ringraziamento di Don Bosco, ecco una parte nel riassunto stilato da don Barberis: “Egli (il Santo) accenna alla gioia di trovarsi insieme, che per il prossimo anno converrebbe fare il pranzo all’aperto, sotto i portici, a causa del caldo, e poi suggerisce l’idea di una società di mutuo soccorso per venire incontro ai bisogni dei giovani che, uscendo dall’Oratorio, siano bisognosi di aiuto o di coloro che cadono ammalati. Tutti gli anni ‑ egli disse ‑ si fa una piccola raccolta o questua per Don Bosco; ed io cedo volentieri questo tanto e desidero che piuttosto vada in pro di giovani che fossero nel bisogno”.

Gastini, il sempre pronto, raccoglierà l’idea della Società di mutuo soccorso, anticipatrice delle attuali varie forme di sicurezza sociale, e la farà diventare subito realtà.

Cito anche il 1879 per una notizia particolarmente interessante: il Bollettino Salesiano, che aveva iniziato la sua pubblicazione nell’agosto del 1877, comincia, con il numero di luglio 1879, a parlare degli “antichi allievi” dell’Oratorio, come protagonisti e campioni di riconoscenza della festa onomastica di Don Bosco.

Nel 1884, a quindici anni di distanza da quel fatidico 24 giugno 1870, in una circolare, a firma di Gastini e degli altri membri della Commissione, per indire la 15° manifestazione, si legge: “Compiono ormai tre lustri, quando alcuni operai tra i primi educati dal chiarissimo sacerdote don Giovanni Bosco nel suo Oratorio di Torino, si proposero di festeggiare con donativi ed onoranze l’onomastico del grande e benemerito ecclesiastico che con paterna amorosissima cura li aveva raccolti nella loro giovinezza e guidati per il sentiero della virtù”.

Come era da presagire, il nobile progetto trionfò!… (tanti) chiesero di unirsi al piccolo drappello, il quale perciò ingrossato man mano, diventò l’attuale Società di oltre 300 membri con a capo una Commissione direttiva. L’Associazione, la cosiddetta “società”, nacque quindi con l’episodio delle tazzine da caffè; ebbe la sua struttura organizzativa, sia pure embrionale, in quella Commissione firmataria di circolari e organizzatrice, sia della manifestazione augurale, sia dell’incontro estivo alla tavola del Santo; si presentò fin dagli inizi con alcune note caratteristiche, che possiamo indicare in questi contenuti e valori:

  1. grande rispondenza all’affetto magico, al fascino straordinario del Santo, con slanci di fedeltà ed affetto che, dopo la scomparsa di Don Bosco, si travasarono con felice spontaneità nei suoi successori e in tutti i salesiani. Morto Don Bosco, don Rua sentì il bisogno di scrivere una lettera personale a Gastini, in data 27 febbraio 1888, nella quale tra l’altro si diceva: “…Ti posso accertare che tiene un posto importante la dichiarazione da te fatta a nome degli antichi allievi, e specialmente del loro Comitato per le onoranze a Don Bosco, che l’affetto che avevate per il caro Padre lo serberete per quelli che ne hanno raccolto l’eredità e che animati dallo spirito di Lui ne proseguiranno l’opera benefica. Questa dichiarazione è di grande conforto a me e ai miei confratelli, a nome dei quali pure ti rispondo. Quanto poi a me in particolare ti posso dire con verità che vorrei avere un cuore grande e tenero come il caro Don Bosco per amarvi al pari di lui”;
  2. impegno a conservare l’educazione ricevuta e a continuare l’opera di Don Bosco, promuovendo le sue opere e diffondendone il pensiero: è il tema che ricorrerà in tutti i discorsi che gli exallievi, designati dalla Commissione, tenevano in occasione dell’incontro annuale con Don Bosco, molti dei quali dati alle stampe e tuttora conservati;
  3. amicizia e solidarietà fraterna tra i soci, anche in forme di mutuo soccorso. Queste note caratteristiche, che qualcuno con felice espressione ha chiamato del “filo d’oro”, sono rimaste tali per oltre un secolo, hanno accompagnato lo sviluppo della Società degli exallievi in tutto il mondo, sono tuttora fra le componenti irrinunciabili dell’essenza dell’Associazione.

2. L’espansione

Come già detto, la Società continua la sua attività anche con don Rua, fermo re­stando l’attaccamento alla memoria di Don Bosco come se fosse vivo: gli exallievi accorrono alla tomba di Don Bosco a Valsalice e vi posano, il 4 giugno dell’89, una lapide; accorrono ai Becchi, prendendo l’iniziativa del restauro della vecchia povera stamberga dei Bosco (la fotografia più antica che si conservi del cascinale è di un exallievo, Carlo Deasti, 1891); celebrano con i salesiani nel 1891 il cinquante­nario dell’Oratorio; cominciano a moltiplicarsi, seguendo di pari passo lo sviluppo della Congregazione.

La prima associazione, dopo quella degli interni di Valdocco, di cui si ha notizia è quella che sorge in Francia, a Lilla, nel 1893, la quale si dà un primo regolamento in forma di associazione di mutuo soccorso, allargandone significato e scopi con un successivo regolamento del 1900: sarà l’associazione degli antichi allievi dell’orfanotrofio di Lilla ad elevare una energica protesta presso il Senato della Repubblica a difesa dei salesiani, colpiti anch’essi, come tutti gli altri ordini religiosi nel 1901, dall’ordine dì confisca (Leggi Combes), e a porsi, in attesa di tempi migliori, come continuatrice dell’opera soppressa. I salesiani non poterono più tornare a Lilla, ma l’associazione degli antichi allievi continuò le sue attività ancora per parecchi anni e nel 1910 entrò a far parte della Federazione Internazionale.

Ad un anno di distanza dai fatti di Lilla, inizia in Torino la sua attività una seconda associazione, quella degli “esterni” dell’Oratorio festivo, ad iniziativa di un altro personaggio alla Gastini, il maestro di banda Giovanni Garbellone. L’associazione si dà uno statuto nel quale compare per la prima volta il termine “Unione”, mentre, come abbiamo visto, negli atti della società “primaria” di Valdocco si parla sempre di società o sodalizio.

Continua intanto l’espansione. Il 1896 è l’anno di nascita delle Unioni di Nizza e Marsiglia: una curiosità, nello statuto dell’Unione di Marsiglia si parla ‑ credo per la prima volta ‑ di “quota associativa”, per coprire le spese dell’Unione, fissata in franchi 0,50 mensili … Nel 1897 è la volta dell’Unione di Faenza; nel 1899 nasce a Barcellona, in occasione della visita in Spagna di don Rua, l’Unione di Sarrià e quella di Liegi nel Belgio: sarà questa Unione ad avere il privilegio di pubblicare il primo giornaletto unionale: “L’ami des anciens”. Nel 1901 è la volta dell’Argentina.

Lo sviluppo del Movimento e i suoi aspetti del tutto positivi avevano entusiasmato don Rua, il quale ne volle trattare in modo esteso e lusinghiero nella prima lettera circolare scritta ai membri della Congregazione il 20 gennaio 1900. Possiamo affermare che è con questa lettera di don Rua che incomincia, agli albori del nuovo secolo, il secondo periodo di vita del Movimento, quello cioè della strutturazione organizzativa e della diffusione a livello dell’intera Congregazione. Don Rua aveva scritto: “…in parecchie città dell’Europa, dell’America e dell’Africa (negli archivi è conservato un gruppo fotografico dell’Unione di Orano in Algeria del 1904) l’associazione degli antichi allievi è già stabilita ad imitazione di quella che possiamo chiamare “primaria” fondata da anni a Torino. Anche in questo ramo dell’attività salesiana ricevo consolanti notizie”. E, dopo aver descritto le principali attività di questi exallievi associati e sottolineato il gran bene compiuto, don Rua così concludeva: “Come vedete, con queste associazioni (noi salesiani) si continua a fare gli Angeli Custodi ai nostri alunni, come l’abbiamo fatto a loro giovanetti”. Don Rua fu davvero, per il giovane Movimento, l’Angelo Custode.

3. Nascita della Federazione internazionale

L’iniziativa parte, manco a dirlo, da alcuni soci dell’Unione primaria; si concretizza in un convegno del 1908, presieduto da don Rinaldi; l’anno dopo si approva una bozza di statuto e si dà mandato ad una commissione provvisoria di indire per il 1910, in occasione del giubileo sacerdotale di don Rua, il primo congresso internazionale.

La morte di don Rua, avvenuta il 6 aprile 1910, sconvolse in parte questo programma. Del problema della nascente federazione fu investito il Capitolo della Congregazione, relatore don Rinaldi.

Approvata la bozza dello Statuto dal Capitolo, veniva convocato il congresso per l’8 settembre 1911, con il pieno appoggio del neo Rettor Maggiore don Albera. In data 30 giugno 1911, don Albera scriveva al Comitato del Congresso: “… Noi affrettiamo col più vivo desiderio la data fissata per il nostro convegno che porgerà occasione di mostrarci a vicenda che né il tempo né la distanza valsero a diminuire l’affetto che sempre ci portammo fin da quando c’incontrammo in collegio… Venite adunque in gran numero, noi vi attendiamo a braccia aperte…”.

In effetti gli exallievi vennero in gran numero al Congresso e da ogni parte del mondo, con delegazioni di 22 Nazioni. Impedito l’on. Micheli da gravi impegni di governo a presiedere il congresso, sarà sostituito all’ultimo momento da Arturo Poesio, un protagonista e apostolo infaticabile che tale rimarrà nel Movimento per oltre mezzo secolo.

Le tre relazioni congressuali e il dibattito confermarono in pieno le caratteristiche originarie dell’associazione; fu approvata la proposta di una tessera di riconoscimento; fu eletto a scrutinio segreto il consiglio di presidenza della Federazione (primo presidente sarà eletto dal consiglio il prof. Piero Gribaudi, vicepresidente il giovane Poesio); fu plebiscitariamente assunto l’impegno di erigere un monumento a Don Bosco. Questo primo congresso, una vera novità nelle consuetudini del tempo, fu a ragione definito il trionfo della pedagogia di Don Bosco.

4. Fra le due guerre mondiali

Seguirono anni di assestamento e di fervore: se alla data del primo congresso si contavano 89 società o circoli, nove anni dopo saranno quasi quattrocento. Di fervore, soprattutto per l’impegno dell’erigendo monumento (finanziamento, progettazione ecc.), che ebbe una inevitabile battuta d’arresto al divampare della guerra mondiale nel 1914.

Il ritorno della pace consentiva finalmente la inaugurazione del monumento: nella scelta dei bozzetti aveva avuto la meglio (si disse che il cuore aveva battuto il giudizio artistico) quello che rappresentava il Santo in mezzo ai suoi ragazzi, e gli antichi ragazzi erano a migliaia in piazza Maria Ausiliatrice quel memorabile giorno del 23 maggio 1920, provenienti da ogni parte del mondo, per rendere omaggio universale a colui che era stato definito l’autore di una internazionale della bontà. Forte della partecipazione di delegazioni di 25 nazioni, fu il Congresso: dal quale scaturì la struttura (Unione ‑ Federazione ispettoriale ‑ Federazione nazionale – Confederazione internazionale) che ancor oggi caratterizza la nostra associazione; nel quale si ribadì, non senza qualche contrasto, che l’ambito operativo dell’associazione restasse rigidamente circoscritto a quello dell’attività salesiana; nel quale si chiese ed ottenne dal Rettor Maggiore l’inserimento nelle preghiere della sera della famosa Avemaria per gli exallievi.

Prime conseguenze del Congresso furono: la istituzione di un segretariato presso la Casa Madre come organo esecutivo e la nascita della “Rivista dei Giovani”, come organo confederale, e di “Voci Fraterne”, come organo della Federazione Italiana.

Toccherà a Voci Fraterne, fallito ben presto il progetto di conservare la Rivista dei Giovani (diretta da don Coiazzi) come organo confederale, di tenere praticamente un certo collegamento di stampa fra tutte le federazioni, fino al 1966, anno in cui si realizzò il definitivo distacco organizzativo della Confederazione Mondiale dalla Federazione italiana.

Dopo il congresso del movimento (1920) continua l’espansione soprattutto durante il rettorato di don Rinaldi 1922‑32, il quale già era stato il vero ideatore della internazionale e al quale si attribuisce una sublime definizione degli exallievi: “Gli exallievi sono la nostra corona o, se vuoi, sono la nostra stessa ragione di esistere, perché, essendo noi una congregazione educatrice, è chiaro che non educhiamo per il collegio ma per la vita” (a don Fierro, nel 1907).

In questo periodo la storia della Federazione Internazionale si confonde con la storia delle singole federazioni nazionali, la quale è punteggiata da vari convegni e congressi, alcuni come quelli in America Latina ad estensione continentale, animatore dei quali dal 1942 in poi sarà, come segretario confederale, don Umberto Bastasi, accanto a don Giorgio Seriè prima e a Don Borra e don Fiora dopo, come “delegati del Rettor Maggiore”.

5. L’opera di don Bastasi

Nel citare per la prima volta in questo profilo storico don Bastasi, lo facciamo non senza commozione, sia perché il rimpianto per la scomparsa è ancora vivo, sia perché il passare del tempo fa apparire più grande e più provvidenziale la sua figura. Don Bastasi sarà per il Movimento:

  • l’uomo della rinascita, dopo gli sconvolgimenti portati dall’immane conflitto (riuscirà a portare Voci Fraterne a una tiratura di 50.000 copie);
  • l’uomo della stabilizzazione e qualificazione, operando tenacemente, in seno alla Congregazione perché crescesse la coscienza dei salesiani nelle loro responsabilità verso gli exallievi (valorizzazione delle funzioni dei “delegati”) e, in seno alla Confederazione, perché crescesse la coscienza associativa e la sensibilità per una pastorale dei compagni “lontani”.

Capolavori di don Bastasi, nel periodo fra il secondo dopoguerra e il Concilio, sono, come già accennato, i congressi nazionali e internazionali da lui voluti, promossi e guidati con silenziosa dedizione e con una tecnica d’avanguardia.

Cito fra tutte queste manifestazioni i Congressi dell’America Latina, l’incontro dirigenti a Torino per la canonizzazione di Domenico Savio nel 1954, quello della Federazione Italiana (il 6°) nel 1957 a Roma, quello europeo (il 10°) a Torino nel 1965. Un particolare cenno merita l’incontro dirigenti del 1954 a Torino: erano presenti 36 presidenti di federazioni nazionali, altri 21 erano rappresentati; fu varato il nuovo Statuto che portò il cambiamento della denominazione da Federazione internazionale a Confederazione Mondiale, quella tuttora in vigore; fu più esplicitamente ribadita la estraneità dell’associazione alla politica e ad operazioni finanziarie compromettenti; furono aperte le porte dell’associazione agli exallievi non cristiani, facendo così della nostra associazione il primo organismo ecumenico della Chiesa.

Don Bastasi fu anche l’uomo dell’apertura, inizialmente sofferta, poi prudentemente ma senza reticenze attuata, verso le altre associazioni di exallievi della scuola cattolica. Il primo passo fu quello dell’adesione della Federazione Italiana alla Confederex. Questo moto rispondente ai bisogni dei tempi di realizzare una situazione favorevole allo scambio di esperienze e ad un impegno coordinato, fatta salva l’autonomia delle singole associazioni aderenti, porterà nel 1963, dopo il Congresso eucaristico di Monaco, alla costituzione in Roma di una Commissione di studio per arrivare ad una intesa a livello internazionale. Nasceva così nel 1967 l’OMAEC (Organisation Mondiale des Anciens et Anciennes Elèves de l’Ecole Catholique), con il proposito di portare una voce cristiana nei grandi organismi politici internazionali (ONU, UNESCO ecc.), in difesa della libertà dell’insegnamento e per la promozione dell’uomo. Il contributo degli exallievi salesiani in seno all’Omaec, come è stato più volte riconosciuto, è stato ed è essenziale.

Questo prendere coscienza della realtà internazionale, diventato nel vecchio continente “coscienza europea” ispirerà i nostri congressi europei (Torino 1965, Lovanio 1975, Madrid 1978, Lugano 1981) e raggiungerà un ambìto obiettivo con l’accoglimento della nostra Confederazione, nel 1979, tra gli organismi consultivi non governativi accreditati presso il Consiglio d’Europa.

Don Bastasi fu infine l’uomo del nuovo volto dell’associazione. Ecco le novità emerse dopo cent’anni, per le mutazioni della realtà ecclesiale: l’autonomia organizzativa degli exallievi; la loro apertura all’apostolato esterno in una visione sociopolitica dei propri impegni e delle proprie attività; la loro situazione di presenza attiva nella vita della Congregazione in uno scambio amorevole di doni e servizi.

6. La svolta conciliare

Per comprendere questa svolta, bisogna ricordare due avvenimenti: il Concilio Vaticano II e il Congresso mondiale del Centenario. A pochi mesi di distanza dal 1° Congresso Europeo del 1965 aveva visto la luce la Costituzione dogmatica sulla Chiesa, la “Lumen Gentium”, promulgata il 21 novembre 1964, nella quale si riscopre il popolo di Dio e si rende compartecipi tutti i battezzati, in unità di missione e pluralità di ministeri, della missione salvifica del Cristo. Di qui la riscoperta della dignità del laico e del suo posto come cristiano nel mondo, convalidata più tardi dal Decreto “Apostolicam Actuositatem” sull’apostolato dei laici (8 novembre 1965) e dalla Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” (7 dicembre 1965).
Si arrivò così alle celebrazioni centenarie del Movimento, indette per il settembre 1970, in un autentico clima e fervore innovatore. Questo 3° Congresso Internazionale, forte della partecipazione di 60 delegazioni nazionali, si svolse a Torino e si concluse a Roma, Rettor Maggiore don Luigi Ricceri, presidente confederale il madrileno J. Taboada Lago, intorno ad un tema “gli exallievi di Don Bosco nel nostro tempo”, valido di per sé a suscitare la tensione dei congressisti e a schiudere alla Confederazione tempi nuovi. In sostanza il Congresso ‑ che fu una rilettura dei cento anni di vita del Movimento alla luce del Concilio ‑ arriva a questi traguardi:

  1. ribadisce, collocandoli al posto giusto, quegli elementi originari del cosiddetto “filo d’oro”;
  2. postula sul piano organizzativo l’autonomia responsabile dei laici nella direzione dell’associazione e ciò anche per meglio assicurare la funzione spirituale e di animazione dei salesiani, gli “Angeli Custodi” di cui aveva parlato don Rua;
  3. affronta il problema dei giovani exallievi e degli allievi da preparare all’exallievità;
  4. allarga gli orizzonti delle fìnalità e il campo delle attività, proponendo per gli exallievi cattolici aderenti alla Confederazione una scelta di apostolato, intesa ad assicurare meglio una presenza cristiana e salesiana nelle realtà temporali e prevedendo nuove e più strette forme di collaborazione tra gli exallievi e la Congregazione.

In questa visuale trova spiegazione un piccolo ma significativo episodio in sede di dibattito congressuale: l’insorgere dei nostri amici della delegazione francese contro il termine “movimento”, a loro giudizio insufficiente ad esprimere l’impegno incombente sugli exallievi, doverosamente proiettati ad estendere l’educazione ricevuta nel proprio ambiente e nel mondo esterno. Il rilievo sarà recepito dallo Statuto del 1973, che riporta nell’art.1 il termine “movimento” per indicare il complesso intero mondo degli exallievi, la massa comunque attratta dal “fascino” di Don Bosco, e parla di “associazione” quando si riferisce alla Confederazione Mondiale, alla quale si aderisce con atto volontario e determinato, con lo specifico intento di conservare e mettere a frutto l’educazione ricevuta. Ovviamente, il primo campo di apostolato degli exallievi associati è proprio quello rappresentato dalla massa degli exallievi, il cui ricordo sarà sempre vivo nella preghiera e nell’azione (art. 2 del Documento aggiunto allo Statuto).

Non ci sarebbe stato lo Statuto 1973 senza le prese di posizione emerse e sancite nel Capitolo Generale Speciale 20° della Congregazione (1971). Per noi exallievi resta il Capitolo della Famiglia Salesiana e del Documento 19: si riscopre per dono dello Spirito il senso di famiglia voluto da Don Bosco e si individua, con illuminata larghezza di vedute, il segno di appartenenza degli exallievi alla Famiglia Salesiana “nella educazione ricevuta”.

E’ un’appartenenza dunque non vocazionale, ma egualmente ricca, opportuna e dinamica: ricca perché vede il rapporto exallievi ‑ salesiani come una relazione speciale di fraternità di animazione e di collaborazione; opportuna perché svincola l’appartenenza anche da differenze religiose e così restano con noi in pienezza di diritti e doveri i fratelli non cristiani dei paesi di missione; dinamica perché rende gli exallievi, specialmente quelli che hanno fatto la scelta di apostolato, privilegiati portatori dello spirito di Don Bosco, assimilato con l’educazione, nel mondo.

Quanto al Documento 19, si può a ragione definirlo la magna charta dell’impegno salesiano verso gli exallievi, riassunto in ben tredici orientamenti operativi, e della collaborazione che a loro volta gli exallievi possono dare alla Congregazione, partecipando al carisma salesiano nei modi a loro possibile, allargandone al mondo le dimensioni e l’efficacia.

Questa collaborazione si fonda in una chiara ed originale impostazione del rapporto salesiani ‑ exallievi, un rapporto che ha la sua chiave di volta nello “spirito di famiglia” al quale Don Bosco sempre ispirò la sua azione educatrice e si concreta ponendo ‑ come fa lo Statuto (art. 11) a base della operatività il principio che ogni deliberazione va presa di comune accordo, secondo lo stile di famiglia che distingue il mondo salesiano.

La presenza vivace della Confederazione ai lavori del CGS 20° segna certamente una tappa storica, confermata in parte dal successivo Capitolo Generale 21° del 1977, nel quale gli exallievi furono presenti su piede di parità con i capitolari quando si discusse l’impegno dei laici nella evangelizzazione, ed il capolavoro della presidenza Taboada, una presidenza illuminata, ricca di idee e di afflato caritativo. Taboada chiuderà il suo mandato con la promulgazione dello Statuto al VI Congresso, nel ’73, dell’America Latina a Città del Messico. Gli succederà proprio un messicano, J. Gongales Torres, a conferma della effettiva universalità dell’Associazione.

7. Verso il futuro

Il seguito degli avvenimenti dal ’74 in poi, come il moltiplicarsi delle manifestazioni internazionali (di eccezionale interesse, perché realizzati in terra di missione, i Congressi dell’Estremo Oriente a Hong Kong e a Manila), il congresso di Pompei (1978) della Federazione italiana, l’attività della presidenza Castelli, ecc… è storia dei nostri giorni, che non va raccontata ma vissuta.

Quali prospettive per il futuro? Sarà il nostro cammino più lento e difficile, meno gratificante, di quello che in sintesi stringata abbiamo fin qui raccontato? Forse sì, a causa delle trasformazioni tecnico‑didattiche avvenute negli istituti salesiani d’istruzione, della diminuzione numerica degli educatori salesiani, della crisi di civiltà che colpisce particolarmente i giovani. Ma una cosa è certa: le nostre Associazioni e il Movimento, con la Congregazione, avranno “più futuro che passato nella misura in cui continuerà la presenza fascinatrice di Don Bosco e l’attento amorevole interesse verso la gioventù e i suoi problemi: è quanto possiamo augurarci sulla base del nostro impegno di “fedeltà dinamica” al carisma di Don Bosco e allo spirito salesiano.

Nicola Ciancio

Da www.exallievidonbosco.it – 2008

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Inserimento3 ottobre 2016
Aggiornamento20 luglio 2018
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Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
FEDERAZIONE ISPETTORIALE PUGLIESE
DON ANGELO DRAISCI 

Nominato Delegato
della
Federazioe Ispettoriale Pugliese

Exallievi ed Exallieve
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Don Bosco

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