Natale è attendere qualcuno… – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
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Natale è attendere qualcuno…

di Don Enrico Peretti, sdb

//Natale è attendere qualcuno…

Natale è attendere qualcuno…

Natale è attendere qualcuno… che ci amerà!

Carissimi amici, ho trovato quest’articolo sul Corriere del  10 dicembre scorso ed ho pensato di condividerlo per la buonanotte di dicembre.

Da sempre il Natale ci porta a vivere la tenerezza e la famiglia rivivendo la nascita di Gesù, l’accoglienza di Giuseppe e Maria e del mondo semplice dei pastori insieme al rifiuto egoista di Erode. La storia è esemplare e capace di suggerire una seria riflessione a ciascuno sul mondo che stiamo costruendo per le generazioni future. Pensiamoci non con pregiudizio, ma come portatori di misericordia, capaci di curare le ferite della vita. Questo vuol dire accogliere Dio che si è fatto uomo: prendersi carico del suo desiderio di salvezza per ogni uomo, per chi è giusto e per chi ha sbagliato, per ogni padre e per ogni figlio, per ogni madre e per ciascuna persona. I cristiani buoni accolgono tutti i poveri e come onesti cittadini creano le condizioni perché ciascuno possa vivere sereno nella propria casa e nella propria terra.

“Non chiedo aiuto, ma invito a riflettere”.

“Sono  un papà separato.  La mia  situazione economica non mi consente di pensare ai classici addobbi natalizi. Così con il mio bambino meraviglioso di sei anni, quando è con me, abbiamo recuperato per strada un pallet abbandonato. Con le assi di legno abbiamo realizzato questo albero di Natale. Le decorazioni sono i fondi delle bottigliette in plastica dipinte con i colori di scuola. Buon Natale”.

È la mail arrivata in redazione da Luciano, sessant’anni, della provincia di Venezia, un papà che lavora, diventato povero dopo la separazione, ma che al suo bambino non vuole fare mancare nulla.
Una storia di Natale piena di poesia. Perché Luciano per rendere felice il suo bimbo, trasforma la realtà (difficile) di ogni giorno in una favola popolata di magie e giochi speciali, proprio come Roberto Benigni nel film La vita è bella. «I bambini hanno il diritto  di sognare e non di essere oppressi e schiacciati dai problemi degli adulti», dice Luciano, con semplicità. Così l’idea per non fare mancare l’albero di Natale al suo piccolo, è stata «cercare alternative in Rete» e inventare un gioco insieme, una caccia al tesoro tra oggetti che non si usano più, ma che la fantasia e la creatività possono trasformare nel più artistico degli alberelli: assi di legno, bottiglie di plastica, i colori della scuola, un pomeriggio insieme a costruire ed ecco l’albero di Natale più bello del mondo.

“La mia è una storia uguale a quella di tanti altri padri separati – racconta Luciano, con dolore, ma senza mai una parola negativa nei confronti della ex moglie –. Con la separazione la nostra casa è rimasta a lei e al bambino, io ho dovuto trovare un appartamento in affitto: quaranta metri quadri, l’unica stanza che c’è l’ho preparata per mio figlio, quando viene da me. Ho uno stipendio da impiegato, pago gli alimenti, pago parte del mutuo della mia ex casa, pago cinquecento euro di affitto del monolocale dove vivo ora. E non mi resta niente. Spesso salto i pasti, se c’è la bolletta della luce da pagare do la precedenza a quella. O all’affitto. E non mangio. Anche in ufficio, ormai ho rinunciato al caffè con i colleghi. Non posso permettermelo”. Una situazione difficile. Ma dove i soldi non arrivano, ci pensa l’amore di un papà, che senza recriminazioni, senza chiedere nulla, mette il bene del suo piccolo davanti a tutto. “Al di là della mia gratificazione  di adulto e papà – dice – penso al benessere di mio figlio. Vorrei stare con lui in ogni momento ma non insisto per andare a prenderlo a tutti i costi a quella determinata ora di mattina, se quel giorno vuole dormire di più o alzarsi tardi e pranzare a casa della sua mamma… Adesso con il Natale diventa tutto più difficile. Ad esempio non potremmo stare insieme la Vigilia. E poi ci sono i regali”.

Ma papà Luciano ha saputo trovare l’idea creativa per fare accettare a suo figlio l’impossibilità di coprirlo di doni. “Siamo andati insieme in un negozio di giocattoli – racconta – voleva fotografare i regali che avrebbe chiesto a Babbo Natale. E gli ho spiegato che è faticoso per le renne e Babbo Natale trasportare i pesantissimi regali chiesti dai bambini di tutto il mondo. Perché non aiutiamo Babbo Natale a non restare schiacciato sotto il peso dei regali? Così a mio figlio è venuto naturale chiedere solo due regali. È stato felice: Babbo Natale farà meno fatica”.

Insomma, la vita con papà Luciano è tutta una bella favola. Anche se tante cose sono cambiate. “Ma non voglio che soffra, cerco di rendere bella e accettabile la realtà”. Non ci sono i nonni ad aiutare questo papà separato. “Posso contare solo sulle mie forze, l’importante è non deludere mio figlio. Quando entra nel piccolo monolocale dove sto ora, vorrei che a lui sembrasse un castello. L’altro giorno mi ha chiesto di trovare il modo di mettermi d’accordo con sua mamma e tornare a vivere insieme perché per lui è difficile dividersi tra due case. Una richiesta straziante, mi fa capire quanto sta soffrendo”.

E qui Luciano invita a riflettere sulla situazione di tanti padri separati, ridotti in miseria, che non riescono nemmeno a vedere i loro bambini.

“Ho trovato sostegno e aiuto nell’Associazione Padri Separati, nel Veneto c’è una sede a Venezia, ma anche a Padova e in altre città. Lì ho conosciuto storie tremende: papà costretti a vagare ore per le strade con i figli perché non hanno un posto dove portarli, o che non possono vederli perché non hanno i soldi per pagarsi un viaggio nella città in cui mamma e bambini si sono trasferiti”. Luciano non chiede (né vuole) soldi. Vive la povertà con molta dignità. E con la capacità di sognare. L’abbiamo cercato noi perché ci ha colpito la foto di un albero di Natale fatto di nulla, ma dietro cui c’è amore, fantasia, sacrificio, positività.

Mi auguro sia per tutti una lettura che fa bene: non vuole solo commuovere (troppo facile!), ma aiutare a capire che a Natale siamo messi di fonte all’amore di Dio in maniera esemplare, cioè di esempio per ciascuno di noi. Sapere che ci sarà sempre un Erode che rifiuta la vita, disposto a toglierla di mezzo se infastidisce.

Preghiamo perché i potenti del mondo la smettano di combattere guerre al fine di mantenere privilegi, anche uccidendo generazioni di bambini e delle loro famiglie come in Siria, in Egitto e in Terrasanta.

Preghiamo per chi non è stato in grado di mantenere l’amore nella famiglia che ha costruito, e aiutiamolo a curare le ferite e a renderlo ancora capace di amare.

Preghiamo per tutti bambini cui non è dato di pensare con gioia al futuro immersi in un presente senza speranza.

Non lasciamo solo chi soffre, facciamogli compagnia, diamo loro un po’ della nostra vita, del nostro tempo. Non solo a Natale, ma “se non ora, quando?”.

Gesù bussa alla nostra porta: si chiami Luciano, o Matteo suo figlio, si chiami Omran, Samir o Francesco, non trovi la risposta di Erode o di chi si gira dall’altra parte per non vedere. Trovi invece un abbraccio fraterno, il sorriso di chi vuol bene e l’aiuto di cui ha necessità. Sarà la nostra gioia, sarà fare davvero il presepio per accogliere Gesù che viene. Per salvarci.

Auguri a voi e a tutte le vostre famiglie.

     

By | 2017-10-30T17:48:35+00:00 dicembre 24th, 2016|Exallievi|Commenti disabilitati su Natale è attendere qualcuno…
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