Lettera di Don Viganò – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
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Lettera di Don Viganò

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Di Don Egidio Viganò ...

GLI EXALLIEVI DI DON BOSCO

Lettera Di Don Egidio Viganò ai Salesiani

Introduzione. – L’articolo 5 delle Costituzioni. – L’«educazione ricevuta». – 17 anni con Don Bosco. – Don Rinaldi ispiratore e organizzatore. – Exallievi «di Don Bosco». – I valori dell’educazione salesiana. – Vari gradi si assimilazione dei valori. – Alcuni modi di partecipazione degli Exallievi alla missione di Don Bosco. – Il compito delle Comunità salesiane. – Importanza vitale della spiritualità. – Conclusione.

Lettera pubblicata in ACG 321

Roma, 19 marzo 1987 – Solennità di S. Giuseppe

Cari Confratelli,
ho la gioia di trasmettervi uno speciale saluto e l’apostolica benedizione del Santo Padre. Infatti il venerdì 13 febbraio il Rettor Maggiore e tutto il suo Consiglio sono stati ricevuti in udienza particolare dal Sommo Pontefice. Abbiamo voluto ringraziare Sua Santità per quanto ci ha concesso in vista delle celebrazioni centenarie dell’88: in modo particolare per il Breve Apostolico circa lo speciale «Anno di grazia» e per la promessa di un suo viaggio a Torino nella prima quindicina di settembre dell’88. L’udienza si è svolta in clima familiare con un colloquio amichevole, nel quale abbiamo potuto constatare di nuovo la predilezione del Papa per i giovani, la sua profonda ammirazione per Don Bosco e il paterno apprezzamento che nutre verso la nostra Congregazione e verso tutta la Famiglia Salesiana. Si è rallegrato nel conoscere il numero dei componenti la Famiglia. Tra i vari commenti fatti sulle persone e sulle attività, ci ha ricordato che noi siamo «carismatici dei giovani» e, nel congedarci, ha ripetuto sorridendo che lo dobbiamo essere soprattutto nell’attuale tempo di trapasso culturale. È stato un significativo anticipo della densità spirituale ed ecclesiale con cui speriamo di commemorare l’evento centenario.
Con questa incoraggiante udienza si è conclusa anche la sessione plenaria del Consiglio generale, riunito dal 1° dicembre per oltre due mesi di lavoro. Abbiamo potuto, tra l’altro, esaminare discutere ed approvare più di 40 Capitoli ispettoriali. È stato consolante vedere la serietà e la concretezza con cui sono stati elaborati i Direttori ispettoriali. Mi convinco sempre più che il Signore ci vuol bene e ci accompagna nel mettere basi solide per un futuro migliore.

Ci prepareremo a esprimere il nostro grazie a Dio Padre, tutti insieme, con un atto particolarmente significativo. Il 14 maggio 1988 – come viene comunicato in questo stesso numero degli Atti – rinnoveremo (nelle Ispettorie e nelle Case) la nostra Professione religiosa. È un sabato del Mese di Maria Ausiliatrice; ricorda l’anniversario della Professione salesiana di Don Bosco e dei primi suoi scelti giovani di Valdocco. In quel giorno la Congregazione si sentirà spiritualmente rinnovata e pronta per affrontare i tempi nuovi con lo stesso ardore e la stessa audacia inventiva del Fondatore. Prendiamone atto già fin d’ora e diamoci da fare, personalmente e comunitariamente.[1]

L’Articolo 5 delle Costituzioni
La Strenna di quest’anno (di cui spero abbiate meditato il commento) ci invita a intensificare la comunione e l’azione della Famiglia Salesiana perché cammini verso l’88 (e oltre!) come un vero «Movimento ecclesiale» di “missionari dei giovani”. Nella Famiglia, i vari Gruppi consacrati hanno già i loro testi e sussidi, nati dal rinnovamento conciliare, che li possono guidare a una maggior autenticità. Ultimamente i Cooperatori hanno elaborato il nuovo testo del loro Regolamento di Vita Apostolica di cui voi, cari confratelli, spero abbiate tutti avuto una copia. Siete anche stati stimolati già da una mia lettera circolare a dedicarvi a comprendere bene il pensiero di Don Bosco al riguardo e ad assumere personalmente e comunitariamente la responsabilità della loro animazione.[2]
Ora desidero riflettere e approfondire insieme con voi l’importanza degli Exallievi, la natura della loro Associazione e la ragione specifica della loro partecipazione alla Famiglia e, quindi, alla missione di Don Bosco.
Considero questo un tema rilevante nel rinnovamento della nostra Congregazione. Ogni confratello ha bisogno di riflettere su di esso, e le comunità ispettoriali e locali sono invitate a rivedere e rilanciare la loro concreta corresponsabilità per l’animazione e la rivitalizzazione di questa immensa e promettente Associazione.
Il cuore e l’attività del salesiano non possono infatti esaurirsi all’interno della sua casa. Le riflessioni che vi presento possono considerarsi un approfondimento e uno sviluppo sia della circolare sulla Famiglia Salesiana[3] sia di quella sulla promozione del Laico.[4]

Punto di partenza e di riferimento è l’articolo 5 delle Costituzioni, il quale afferma che gli Exallievi fanno parte della Famiglia Salesiana. Dà come ragione della loro appartenenza l’educazione ricevuta; questa educazione fa nascere in essi, di fatto, livelli differenti di partecipazione più o meno stretta alla missione salesiana nel mondo. La recente Guida alla lettura delle Costituzioni Salesiane osserva che «gli Exallievi sono, di per sé, particolarmente preparati, appunto per l’educazione ricevuta, ad assumere una responsabilità di collaborazione secondo le finalità proprie del progetto salesiano. La scelta evangelizzatrice fatta da non pochi di loro non è alternativa al titolo dell’“educazione ricevuta”, ma è una sua espressione privilegiata: non costituisce, quindi, un titolo differente da applicare a una specie di nuovo Gruppo».[5] Penso che quanto viene affermato dall’articolo 5 ha bisogno di una più attenta considerazione da parte nostra; servirà a richiamarci alcuni impegni concreti da non trascurare e che esigono in noi chiarezza di visione e consapevolezza di responsabilità.

L’educazione ricevuta
Il titolo d’appartenenza degli Exallievi alla Famiglia Salesiana «per l’educazione ricevuta» è denso di contenuti e carico di valori. Ci sprona a un ampio esame di coscienza circa la nostra attività educativa e pastorale. Uno sguardo alla storia delle origini ce ne rivelerà l’importanza, indicandoci i vincoli che nascono da un’autentica pedagogia salesiana.
L’Associazione degli Exallievi non ha avuto direttamente un «fondatore»; come scrive don Ceria, essa è nata «con la forza delle cose che traggono origine e vita da cause naturali e spontanee»;[6] è sgorgata dallo spirito di famiglia del Sistema Preventivo all’Oratorio di Valdocco. Don Bosco stesso aveva scritto che il suo stile d’educazione «rende amico l’allievo», (e fa che l’educatore possa) parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell’educazione, sia dopo di essa, (anche quando l’antico allievo) si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio».[7] È un metodo educativo che ha portato a profondi cambiamenti di condotta (per esempio, Michele Magone), a raggiungere le vette della santità (per esempio, Domenico Savio) e a una permanente comunione di ideali e di sentimenti con gli educatori lungo tutta la vita (ecco, per esempio, gli Exallievi). L’atmosfera di convivenza, di allegria, di promozione e di amicizia, respirata da giovani di origine, cultura e condizioni sociali differenti, ha in sé la forza di creare tra educatori e allievi una specie di parentela spirituale con vincoli di mutuo apprezzamento, di affetto, di ideali di vita che si prolungano nel tempo.

«Gli allievi si sentivano amati da Don Bosco, non come semplici discepoli, ma come figli, per cui, una volta adulti, sorse tra di loro naturale il pensiero di ritornare alla casa paterna. Così continua a riprodursi questo ritorno spontaneo alle Case di educazione dove si semina quel “sensus revertendi” sentito dagli Exallievi e si lavora con lo stesso spirito e metodo di Don Bosco. Il Movimento Exallievi non fu, quindi, istituito dagli educatori come associazione post-scolastica con elementi scelti, con finalità associative, ma venne su da sé», con la vitalità di un carisma nelle sue origini.[8]

17 anni con Don Bosco
Il Gruppo Exallievi cominciò a prendere consistenza quando viveva ancora Don Bosco. Il primo inizio si può porre nel 1870 per il giorno della sua festa, il 24 giugno. In quell’anno si riunirono ufficialmente una dozzina di antichi allievi; si diedero come capo il simpatico e generoso Carlo Gastini, che considerò sempre l’Oratorio come la sua seconda famiglia; s’impegnarono a cercare un maggior numero di aderenti; nominarono poi una commissione per organizzare meglio in seguito quelle annuali manifestazioni di affetto e di gratitudine.
Così la festa aumentò di anno in anno divenendo un vero trionfo della riconoscenza. Qualche anno dopo si dovette dividere la manifestazione in due incontri: in domenica per gli Exallievi laici, e in giovedì per gli Exallievi sacerdoti; questi ultimi erano non pochi e ad essi il buon Padre raccomandava continuamente la cura della gioventù.[9] A poco a poco, soprattutto dopo la morte di Don Bosco, si suddivisero in gruppi locali, in unioni e società, fino alla vera organizzazione promossa da don Filippo Rinaldi.
Il periodo che va dal 1870 al 1888, ossia i 17 anni di relazioni dirette con Don Bosco vivo, sono per noi un momento privilegiato su cui riflettere; possiamo percepire con più incisiva chiarezza il significato del titolo d’appartenenza alla Famiglia «per l’educazione ricevuta».
Sappiamo quanto Don Bosco amasse i suoi allievi; terminato il loro curricolo educativo, non li dimenticava, li seguiva, li aiutava, li invitava, li accoglieva, li incoraggiava, li orientava ancora, li ammoniva se fosse il caso, si preoccupava del loro bene soprattutto spirituale. «Vedo – disse loro in uno di quei numerosi incontri – che molti di voi hanno già la testa calva, i capelli incanutiti e la fronte solcata da rughe. Non siete più quei ragazzi che io amavo tanto; ma sento che ora vi amo ancora più d’una volta, perché colla vostra presenza mi assicurate che stan saldi nel vostro cuore quei principi di nostra santa religione che io vi ho insegnati e che questi sono la guida della vostra vita. E poi vi amo ancora di più, perché mi fate vedere che il vostro cuore è sempre per Don Bosco… (e vi dico) che sono tutto vostro nel fare e nel pensare, in ogni mia azione. Voi eravate un piccolo gregge: questo è cresciuto, cresciuto molto, ma si moltiplicherà ancora. Voi sarete luce che risplende in mezzo al mondo, e col vostro esempio insegnerete agli altri come si debba fare il bene e detestare e fuggire il male. Sono certo che voi continuerete ad essere la consolazione di Don Bosco».[10]
E in un’altra occasione: «Una cosa più di ogni altra vi raccomando, o miei cari figlioli, ed è questa: dovunque vi troviate, mostratevi sempre buoni cristiani e uomini probi… Molti di voi hanno già famiglia. Ebbene, quella educazione che voi avete ricevuta nell’Oratorio da Don Bosco, partecipatela ai vostri cari».[11]
In quelle riunioni di antichi allievi il caro Padre – assicura il can. Berrone – «non mancava mai di esortarli ad essere perseveranti nel mantenere in mezzo alla società lo spirito dell’Oratorio; e molti di loro in quella circostanza ricorrevano a lui per consiglio».[12]
Nel 1883, durante il suo viaggio a Parigi, Don Bosco stesso parlando del suo metodo educativo rispose a chi esprimeva dei dubbi sulla perseveranza dei giovani artigiani una volta usciti dall’Oratorio ed entrati nell’esercito o nel mondo del lavoro: «A Torino – disse – il sabato sera e la domenica mattina, vengono molti a confessarsi. Nell’esercito italiano poi si sa benissimo che i provenienti dai nostri laboratori sono praticanti; infatti li chiamano i “Bosco”. Se ne trovano in tutti i gradi della milizia».[13]
E il 26 luglio 1884, quasi a testamento, raccomanda agli antichi allievi: «Ovunque andiate e siate, rammentatevi sempre che siete i figli di Don Bosco, i figli dell’Oratorio… Felici voi se non dimenticherete mai quelle verità che io ho cercato di scolpire nei vostri cuori quando eravate giovanetti».[14]
Anche nelle altre case salesiane da poco fondate si verificava questa comunione di vita per l’educazione ricevuta. Così, per esempio, leggiamo che a Montevideo sotto la guida di don Lasagna, che vi portò lo spirito dell’Oratorio, non pochi giovani «sia quando andavano alle vacanze sia dopoché lasciavano il collegio, mettevano su nelle loro case veri oratori festivi»; e così si venne formando un’organizzazione di oratori presieduta dall’Exallievo dott. Lenguas con un piccolo Regolamento dal titolo suggestivo di «Oratori festivi di Montevideo gestiti dagli Exallievi del Collegio Pio».[15]
Durante gli anni di contatto diretto con Don Bosco ci sono due iniziative particolarmente significative per gli antichi allievi.
La prima è dell’anno 1876, quando Don Bosco potè finalmente lanciare la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani dopo lunghi anni di esperienze e progetti. Egli dava molta importanza a questa sua fatica di Fondatore e invitava gli antichi allievi più impegnati a iscriversi in questa Pia Unione. In una delle manifestazioni degli antichi allievi che seguirono quella data Don Bosco dirà: «La proposta di eccitare ciascuno di voi all’incremento dell’Opera dei Cooperatori Salesiani, è una proposta delle più belle, perché i Cooperatori sono il sostegno delle opere di Dio, per mezzo dei Salesiani… È (un’Opera) fatta per scuotere dal languore, nel quale giacciono, tanti cristiani, e diffondere l’energia della carità».[16]
Così nel 1877 – come scrive don Favini (in Don Bosco e Gli Exallievi) – «i Cooperatori figuravano ufficialmente per la prima volta; …e siccome gli antichi allievi andarono a gara a farsi iscrivere alla Pia Unione (come attesta una lettera del can. Anfossi: MB XIII, 612) erano probabilmente in prima fila» nella manifestazione degli Exallievi.[17]
La seconda è dell’anno 1878: Don Bosco propone agli antichi allievi una «Società di mutuo soccorso» per far fronte alle difficoltà: «Fate che questo vantaggio non si limiti solo a voi, ma si estenda a quei giovani di buona condotta che uscissero dall’Oratorio, od a quei compagni che già voi conoscete, od a tutti voi che siete radunati qui».[18] Carlo Gastini, capo degli antichi allievi, si preoccupò subito dell’organizzazione servendosi di uno statuto compilato anni addietro dallo stesso Don Bosco per un’identica istituzione tra i giovani operai.[19]

Don Bosco, dunque, offriva ai suoi giovani la possibilità di far fruttificare «l’educazione ricevuta», o nel gruppo impegnato degli antichi allievi, o nella Pia Unione dei Cooperatori, o nella vita sacerdotale e religiosa, o nella sua Congregazione salesiana. Ciò che interessa sottolineare era l’importanza che egli dava alla fecondità operativa dell’educazione nell’Oratorio.

Don Rinaldi ispiratore e organizzatore
Dopo la morte di Don Bosco gli antichi allievi continuarono con don Rua le loro manifestazioni annuali facendo della festa del Rettor Maggiore il grande giorno della riconoscenza. Da quando don Rua chiamò a Torino dalla Spagna, dove era Ispettore, don Filippo Rinaldi affidandogli l’importante ufficio di suo Vicario o Prefetto generale (ossia dal 1° aprile 1901), i vari gruppi degli antichi allievi ebbero uno straordinario animatore e un valido organizzatore.
Durante i vent’anni della sua carica di Prefetto generale don Rinaldi riuscì a smuovere le cose con umile discrezione, facendo apparire in primo piano gli antichi allievi stessi o qualche confratello suo stretto collaboratore; e così si poté dare struttura organica a un movimento di affetti, di riconoscenza, di ideali di vita che facesse dell’«educazione ricevuta» una forza più viva ed operante.
Nel 1906 fondò con gli antichi allievi a Torino il «Circolo Giovanni Bosco» che fiorì ben presto in una delle migliori filodrammatiche salesiane e servì d’esempio a organizzazioni simili.
Nel 1907 a un confratello inviato in Spagna diceva: «Cura molto gli Exallievi: sono la nostra corona; o, se vuoi, sono la nostra stessa ragione di esistere, perché, essendo noi una Congregazione educatrice, è chiaro che non educhiamo per il collegio, ma per la vita. Orbene, la vera vita, la vita reale comincia per essi quando lasciano le nostre Case».[20]
All’animazione don Rinaldi aggiungeva il senso lungimirante della necessità di un’organizzazione, ispirandone concretamente le modalità. Il 25 giugno 1909 lanciò l’idea di una Confederazione internazionale; per promuoverla si valse della benemerita «Commissione degli Antichi Allievi di Don Bosco» che promuoveva, fin dal tempo di Gastini, le annuali manifestazioni a Valdocco. La struttura nacque formalmente nel 1° Congresso internazionale degli Exallievi il 1911, quale Federazione delle varie unioni locali, circoli e società. Fino allora si erano chiamati «Antichi Allievi»; da quella data in poi (e già prima con don Rinaldi) si chiameranno «Exallievi».
Nel giugno del 1912 si poté già costituire il «Consiglio direttivo» e nominare il primo Presidente nella persona del prof. Piero Gribaudi. «Si scrisse non a torto – commenta don Ceria – che questo fu un fatto nuovo nella storia della pedagogia».[21]
In quegli anni don Rinaldi, confessore delle suore e assiduo animatore del loro Oratorio femminile, si preoccupò pure dell’organizzazione delle Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice affinché crescessero e si strutturassero anch’esse in federazione.
Come Rettor Maggiore si interessò costantemente per il buon funzionamento e la vitalità dell’Unione Exallievi e soffriva nel sapere che non tutti i confratelli ne avevano ancora compresa l’importanza; per questo la raccomandava alle cure degli Ispettori e dei Direttori: «Alcuni credono – disse in un convegno di 25 Ispettori e 300 Direttori a Valsalice nel 1926 – che l’Organizzazione degli Exallievi sia opera inutile, e perciò la trascurano. Ricorderei loro che gli Exallievi sono il frutto delle nostre fatiche. Noi nelle nostre Case non lavoriamo perché ci paghino la pensione, o per ottenere che i giovani siano buoni solamente mentre stanno con noi, ma per farne dei buoni cristiani. Perciò l’Organizzazione è opera di perseveranza: con essa vogliamo richiamarli se sono fuorviati; …ci siamo sacrificati per loro e il nostro sacrificio non deve andar perduto».[22]
Trovandosi una volta in un convegno di Exallievi – attesta il cav. Arturo Poesio – ed «avendo appreso che questi erano assai preoccupati di far fronte integralmente alla spesa di Lire 1.500, che rappresentava il costo del banchetto, per non aggravare in alcun modo le finanze dell’Istituto, il Servo di Dio, pur compiacendosene, ci tenne a dichiarare che, quand’anche una Casa salesiana avesse in cassa soltanto 1.500 lire, egli avrebbe approvato che tutte fossero impiegate per il banchetto degli Exallievi, perché nessun sacrificio sarebbe stato più gradito al suo cuore, qualora ciò giovasse a veder raccolti intorno a sé i suoi figlioli».[23]
Osserva don Ceria: «Fu detto scultoriamente e con tutta verità che don Rinaldi “disciplinò con genialità d’intuizione il Movimento Exallievi e lo volle qual forza viva, organica e operante nel mondo del bene”».[24]
Cari confratelli, ho voluto sottolineare, pur brevemente, l’opera e il pensiero di don Rinaldi, perché la sua figura oggi rinasce nei nostri cuori con la speranza della sua prossima beatificazione. Di lui ha detto don Francesia (vissuto tanti anni vicino al nostro Fondatore) che gli mancava solo la voce di Don Bosco, ma che tutto il resto l’aveva. Fu un fedelissimo e fecondo discepolo del Padre che ne intuì il cuore e la magnanimità e che ne sviluppò alcuni semi preziosi non ancora germinati. Conosciamo, per esempio, la storia delle Volontarie di Don Bosco; anche quella degli Exallievi è altrettanto chiara.
Scrive infatti il cav. Arturo Poesio: «L’eloquenza (di don Rinaldi) era semplice, spontanea, paterna e convincente. Soltanto una volta assunse un aspetto e un linguaggio di autorità dichiarando, nella sua qualifica di Rettor Maggiore della Società Salesiana, che l’organizzazione degli Exallievi deve essere considerata nel novero di quelle «novas familias» per merito di Don Bosco fiorite nella santa Chiesa, a cui si allude nell’Oremus proprio del Santo».[25]

L’intercessione di don Rinaldi ci aiuti oggi a promuovere, in una Chiesa rinnovata dal Vaticano II, la promettente Associazione degli Exallievi come Gruppo dinamico della Famiglia Salesiana.

Exallievi «di Don Bosco»
È bello e stimolante notare che la denominazione data agli antichi allievi delle nostre Case non è quella di Exallievi «salesiani», bensì quella di Exallievi «di Don Bosco». La considero una scelta che, formulata storicamente per la prima volta all’Oratorio e continuata poi ovunque nel tempo e nello spazio, è per noi veramente e concretamente programmatica. Gli Exallievi sono nati, diciamo così, per autogenerazione (come abbiamo visto) dall’«educazione ricevuta» da Don Bosco e dai suoi primi collaboratori. Un’educazione che costruì legami di vita e che volle esprimersi sempre nel solo nome di colui che l’aveva ispirata e sviluppata con donazione di cuore e con genialità pedagogica, e che aveva concentrato tutte le sue doti e i suoi straordinari doni nel trasmetterla ai suoi: «Basta che siate giovani, perché io vi ami assai; per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto a dare la vita».[26] Don Bosco si dedicò davvero all’educazione dei giovani con tutta la sensibilità del suo cuore oratoriano, «con fermezza e costanza, fra ostacoli e fatiche: “non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù”».[27] I suoi allievi lo sperimentarono di persona e sentirono nascere in se stessi i profondi vincoli di figliolanza, di riconoscenza e di testimonianza dei valori contenuti nella sua amorosa opera educativa.
È in lui che troviamo il segreto originale e le ricchezze pedagogiche di una educazione che crea legami di famiglia.
Nel 1° Congresso degli Exallievi del 1911 si decise di erigere un monumento alla memoria di Don Bosco sulla piazza di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Il periodico mensile «Federazione», apparso nel 1913, raccoglieva l’adesione entusiasta e la collaborazione di numerosi Exallievi ed Exallieve che vi «figuravano senza distinzione».[28] Tra i 62 bozzetti fu scelto, non senza difficoltà, quello dell’artista Gaetano Cellini. Il primo presidente degli Exallievi, prof. Gribaudi, ne diede la motivazione scrivendo che «in un monumento nei prati di Valdocco Don Bosco non poteva essere rappresentato che in mezzo ai fanciulli. L’avevamo visto così, sempre così. Io stesso, che pure avevo solo dieci anni quando entrai nell’Oratorio, ero rimasto meravigliato nel vedere la folla di fanciulli che quasi pendevano dalle mani di lui, quando attraversava il cortile. Gli correvamo tutti attorno, e ci accontentavamo di toccare con un dito la sua mano; ed egli ci sorrideva con quegli occhi suoi scuri vivacissimi… Quello era Don Bosco, il padre nostro, il padre di noi fanciulli».[29]
A causa della prima guerra mondiale l’inaugurazione del monumento si fece solo il 23 maggio 1920. Fu un’apoteosi, con tre congressi internazionali dei Cooperatori, degli Exallievi e delle Exallieve, rappresentanti di ben 23 nazioni.
Chi scende a Valdocco e contempla il grande monumento dovrà pensare al significato vivo e mondiale dell’«educazione ricevuta» nelle opere di Don Bosco.
Parlare oggi di «educazione ricevuta» per indicare il titolo d’appartenenza degli Exallievi alla Famiglia Salesiana, significa rievocare il vissuto carismatico delle origini e considerarne il prolungamento e lo sviluppo omogeneo di questi ormai più che cento anni.

Ci troviamo dunque in presenza di un titolo d’appartenenza che fa parte genuinamente del carisma del Fondatore. Per capirne meglio la natura e per chiarirne le esigenze operative ed organizzative nell’attuale svolta culturale ed ecclesiale, bisognerà rifarsi al Sistema Preventivo.

I valori dell’educazione salesiana
L’educazione è qualcosa di più e di diverso da una semplice introduzione all’ambiente e alla cultura propri di una società. Certamente oggi, ovunque, bisogna tenere conto della profonda evoluzione umana in corso, sia nel mondo che nella Chiesa, con i conseguenti problemi: in negativo, il pluralismo relativista, il disorientamento dottrinale ed etico, le istanze politiche totalizzanti, le situazioni economiche ingiuste, i conflitti e gli antagonismi, il laicismo e l’ateismo, la crisi familiare, l’emarginazione e le nuove forme di abbandono della gioventù; oppure, in positivo, una nuova crescita di valori umani promossi dai segni dei tempi, le coraggiose prospettive ecclesiali volute dal Concilio, il grande impegno di una nuova evangelizzazione, un senso più concreto della solidarietà e della pace, una volontà operante di aprire spazi alla civiltà dell’amore, ecc. Tutto questo indica la straordinaria urgenza di illuminare e formare meglio la libertà dell’uomo fin dalla sua giovinezza.
L’ora storica che viviamo mette in primo piano l’educazione, ponendo allo stesso tempo numerosi problemi di revisione e di prospettiva riguardanti i fini, i contenuti, i metodi, i mezzi e le istituzioni. Urge avere una concezione rinnovata di educazione che sia concreta e puntuale, non astratta e generica, integralmente umana e attuale in consonanza con le esigenze di ciascun Paese; dedita a formulare obiettivi e strategie alla luce di una genuina visione antropologica e di fede; ordinata al raggiungimento di una libertà matura e retta mediante processi di crescita differenziati secondo le età e le condizioni esistenziali; capace di un discernimento critico nella promozione della persona perché non venga plagiata da mode e ideologie; veramente liberatrice da oppressioni e tabù; realista e creativa e perciò aperta a una continua autorevisione che intende elaborare con essa un progetto di vita.
Non è possibile dedicarci, qui, ad affrontare una problematica tanto vasta e complessa. Però se vogliamo rilanciare gli Exallievi perché non siano solo degli «ex-scolari» ma un vero Gruppo della Famiglia Salesiana, dovremo rifarci al Sistema Preventivo di Don Bosco per percepirne i grandi principi ed approfondire con prospettive di futuro le sue linee portanti; solo così rimarrà vivo e fecondo, per i nostri Exallievi, il titolo d’appartenenza «per l’educazione ricevuta».
Il Sistema Preventivo è considerato una delle componenti del carisma di Don Bosco; in questo senso è stato ripensato in profondità nei nostri lavori postconciliari, specialmente nel CG21.
L’educazione è per noi la strada su cui procede la consacrazione apostolica salesiana; noi evangelizziamo «educando»; facciamo cultura «educando»; partecipiamo all’impegno per la giustizia e la pace «educando»; promuoviamo la persona «educando»; edifichiamo la Chiesa «educando»; facciamo pastorale (giovanile, vocazionale e popolare) «educando». Se facciamo pastorale «educando», vorrà dire, tra l’altro, che i nostri Exallievi non proverranno solo dalle scuole, ma da tutti i tipi di presenza e centri giovanili in cui operiamo «educando».
Il Sistema Preventivo, ci ha detto il CG21, «non indica soltanto un insieme di contenuti da trasmettere o una serie di metodi o di procedimenti per comunicarli; esso non è pura pedagogia né sola catechesi. Il Sistema Preventivo, come è stato vissuto da Don Bosco e dai suoi continuatori, apparve sempre come ricca sintesi di contenuti e di metodi; di processi di promozione umana e, insieme, di annuncio evangelico e di approfondimento della vita cristiana; nelle sue mete, nei suoi contenuti, nei suoi momenti di attuazione concreta esso richiama contemporaneamente le tre parole con le quali Don Bosco lo definiva: ragione, religione, amorevolezza».[30]
Questo trinomio attraverserà i secoli. A noi oggi tocca ripensarne l’applicazione secondo le differenti culture in cui operiamo, ma guardando sempre all’Oratorio di Don Bosco come modello a cui ispirarci.
Riflettiamo dunque, assai rapidamente, su alcuni suggerimenti che ormai sembrano ovvi per tutti noi, ma che interpellano il nostro rinnovamento pedagogico in vista del rilancio degli Exallievi e delle concrete finalità della loro Associazione.
– Il termine ragione, oltre che al «buon senso» di fondo, fa appello oggi alle diverse discipline antropologiche che costituiscono quell’insieme di «scienze dell’educazione» al cui sviluppo, approfondimento e docenza sono dedicate anche due Facoltà salesiane a Roma, quella dell’UPS e l’«Auxilium» delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Le differenti culture e i cambiamenti provocati dai segni dei tempi esigono nuove competenze negli educatori e la capacità di continua revisione del progetto educativo in azione. La visione umanistica, nell’integralità dei suoi contenuti, la formazione della libertà alla prosecuzione e cura del bene (preventività!), la concezione genuina dell’amore e la visione oggettiva della sessualità, la proposta di ideali in cui la vita appaia come missione, la responsabilità di una competenza professionale, l’avviamento al mondo del lavoro, il retto discernimento morale della coscienza, il senso della solidarietà, la proiezione familiare e politica della vita, le realtà dell’ordine temporale nella loro autentica laicità, la dignità e il ruolo della donna, i grandi orizzonti della giustizia e della pace, l’iniziazione alla promozione dei valori umani in collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, un’adeguata disciplina di vita, ecc., sono tutte sfide concrete oggi per gli educatori affinché la loro attività pedagogica sia davvero secondo «ragione».
– Il termine religione costituisce per Don Bosco una componente assolutamente indispensabile dell’educazione. Nel nucleo centrale di ogni cultura si trovano sempre dei valori religiosi; persino in una ipotetica cultura atea sta al centro, come fermento della sua strutturazione, la negazione di Dio. In Don Bosco la religione è il motivo e la spinta di tutta la sua opzione pedagogica. Per lui «religione» significò di fatto la Fede cattolica; egli educò al Vangelo di Cristo, promuovendo e facendo maturare pedagogicamente l’opzione battesimale dei suoi giovani. Oggi il Vaticano II ha aperto ampie frontiere di rinnnovamento al riguardo; esse esigono da noi educatori una forte novità di competenze evangelizzatrici e catechetiche. Urge saper assumere l’eredità profetica del Concilio.
In particolare, il termine «religione», oltre a significare un’aggiornata sensibilità ecumenica tra cristiani non cattolici, esige per molti tra noi una conoscenza diretta e la valorizzazione di quelle Religioni non cristiane che sono praticate in numerose zone dove si trovano i nostri centri educativi. L’apertura al trascendente, la ricerca della verità su Dio, la pedagogia della preghiera, il valore delle celebrazioni cultuali, il significato della fratellanza umana, la sacralità della vita, un’etica e una spiritualità di condotta, una concreta modalità di ascesi, la gratuità del dono nel modo di vivere e di lavorare, i particolari valori e anche i difetti della religiosità popolare, ecc., sono aspetti importanti per una pedagogia che vuol formare la libertà nel concreto. In questo campo è assai delicato, ma indispensabile, avere oculatezza per saper individuare oggettivamente e saper far evitare prudentemente certi atteggiamenti superstiziosi e tabù religioso-culturali indegni della dignità della persona umana e in evidente contraddizione con la storia della salvezza.
– Infine, il termine amorevolezza comporta quel coinvolgimento affettivo nell’educazione che costituisce l’aspetto più caratterizzante della metodologia pedagogica di Don Bosco. Creare un ambiente educativo permeato dallo spirito di famiglia, dalla mutua confidenza, dal dialogo facile, dall’amicizia, dall’allegria, da una convivenza interessata non solo agli aspetti scolastici ma anche alle svariate possibilità del tempo libero, allo sport, al teatro, alla musica, all’associazionismo, alle iniziative di servizi sociali e apostolici, ossia a quel «clima oratoriano» per cui l’opera educativa diviene per i giovani «casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria».[31] In questo clima si favorisce e si accompagna il protagonismo degli stessi giovani in iniziative, gruppi, associazioni che danno senso, utilità e attrattiva al tempo libero.

La costruzione di un simile «ambiente educativo», in cui si sviluppano i rapporti amichevoli tra educandi ed educatori, è senza dubbio l’elemento che assicura di più la nascita e la crescita di quei legami di affetto e di vita (quasi di parentela) che, finita la tappa della educazione giovanile, permarranno nella vita degli Exallievi; è soprattutto per questo che essi continueranno a sentirsi famiglia con Don Bosco e i suoi.

Vari gradi di assimilazione dei valori
L’articolo 5 delle Costituzioni parla di educazione «ricevuta».
Non è sufficiente aver frequentato un’opera salesiana per divenire poi un vero Exallievo.
Quel prefisso o particella «Ex» può risultare ambiguo. Se infatti indicasse semplicemente la condizione di chi in gioventù è passato per un’opera salesiana e l’ha lasciata come si lascia un albergo o come chi se ne va disilluso, non servirebbe per indicare esattamente la natura dell’Associazione e la sua appartenenza alla Famiglia Salesiana: significherebbe soltanto un gruppo di antichi compagni (pochi o molti che siano), dei quali l’Associazione dovrebbe interessarsi in vista di rilanciare fra essi alcuni valori dell’educazione rimasti solo in stato seminale e sopraffatti in seguito da rovi e zizzanie della vita. Invece quel prefisso, unito alla parola allievo, vuol indicare di fatto la realtà dell’assimilazione di tanti valori educativi, la loro maturazione e, quindi, la continuità di un atteggiamento di «formazione permanente» lungo la vita. Ciò costituisce appunto la caratteristica della natura dell’Associazione.
Gli Exallievi si uniscono e costituiscono l’Associazione perché sentono dei legami di riconoscenza e pensano che insieme con i Salesiani possono aggiornare l’«educazione ricevuta» e farla fruttificare.
Evidentemente l’assimilazione dei valori avrà gradi e modalità differenti secondo le culture, le religioni, la qualità educativa dell’opera, la capacità di recezione dei singoli.
In particolare: i valori della «ragione» e della «religione» potranno essere sviluppati, in situazioni diverse, con una certa pluriformità; a livello di «amorevolezza», invece, si dovrebbe avere sempre un intenso grado di presenza in ogni opera salesiana, divenendo così il metro per giudicare la fedeltà al Sistema Preventivo da parte dei Salesiani e lorocollaboratori nelle singole opere. È questo il filo d’oro che apre continuamente la strada ad ogni azione formativa anche nella vita. Considero davvero inspiegabile che ci siano opere salesiane che non hanno né curano gli Exallievi; la storia dell’Oratorio di Valdocco è ben altra.
La considerazione della varietà di modi e di gradi di partecipazione è espressa nell’articolo costituzionale quando afferma che l’appartenenza degli Exallievi alla nostra Famiglia «diviene più stretta quando s’impegnano a partecipare alla missione salesiana nel mondo».[32]
Innanzitutto è importante osservare che ogni Exallievo si rapporta alla Famiglia Salesiana attraverso la sua Associazione; c’è, anche per lui (come per i Salesiani, per le Figlie di Maria Ausiliatrice e per i Cooperatori), un impegno assunto personalmente: quello di iscriversi all’Associazione, acquistando così in pienezza il titolo di appartenenza a uno dei Gruppi «istituiti».[33]
Il suo «Gruppo istituito» è un’Associazione che ha come caratteristica di base, comune a tutti i suoi membri, il riferimento all’«educazione ricevuta» e il proposito di farla fruttificare.
Una «più stretta» intensità del grado di appartenenza si esprimerà, poi, di fatto in modalità diversificate, perché «la missione salesiana nel mondo» può essere vissuta e partecipata in situazioni religiose e secondo convinzioni personali oggettivamente differenti, purché negli Exallievi associati rimanga un fondamento reale di comuni valori «per l’educazione ricevuta».
Nello Statuto proprio dell’Associazione si legge che essi «intendono consolidare il vincolo di amicizia che li lega ai loro educatori e li unisce fra loro, e conservare e sviluppare i principi che furono alla base della loro formazione, per tradurli in autentici impegni di vita»;[34] e parlando della Confederazione mondiale vi si afferma che «ha come fine che i soci conservino, approfondiscano e attuino i principi educativi salesiani ricevuti».[35]
L’Associazione degli Exallievi, quindi, presenta, in quanto tale, una caratterizzazione specificamente propria «senza distinzioni etniche e di religione».[36] Per questo, non è facile stabilire, a livello mondiale di Confederazione, la possibile varietà di gradi di «più stretta» partecipazione alla missione salesiana; indicheremo più avanti alcuni modi concreti già sperimentati nel vissuto.
Qui sembra importante far osservare che la vita dell’Associazione procede dal basso, ossia dalle Unioni o Centri locali dove le persone si conoscono ed hanno una visione più concreta ed omogenea dell’«educazione ricevuta» e possono, quindi, determinare nella pratica in che cosa consiste per ciascun Centro o Unione una «più stretta partecipazione alla missione salesiana» nell’ambito del proprio territorio e della propria situazione religiosa, culturale e sociale. In questo senso, nessuno si meraviglia che la situazione degli Exallievi vari da luogo a luogo. Il tendere a strutturare troppo a livelli più alti può risultare non benefico. L’animazione più incisiva e più appropriata è legata in primo luogo alla vitalità dei gruppi locali. È lì soprattutto che bisogna puntare come strategia d’incontro e di formazione permanente. La vita delle Unioni locali è percepita più facilmente dagli associati ed è più sentita.
Certamente una adeguata organizzazione a livello ispettoriale, nazionale e mondiale è non solo utile ma necessaria; essa stessa, però, va rivolta a servire, animare, suggerire, stimolare e appoggiare (a volte anche supplire) le iniziative proprie delle Unioni locali, affinché sappiano far fruttificare concretamente «l’educazione ricevuta».
Oggi, dopo il Vaticano II, una partecipazione «più stretta» alla missione salesiana può venire illuminata anche dagli orientamenti ecumenici,[37] dall’apertura al dialogo con le Religioni non cristiane[38] e da attività di servizio all’uomo con il coinvolgimento anche di non-credenti di buona volontà.[39]
Un aspetto peculiare sottolineato dal CG21[40] è quello degli Exallievi cattolici «che hanno fatto la scelta evangelizzatrice». La loro partecipazione «più stretta» li avvicina molto ai Cooperatori Salesiani. Appunto per questo sono invitati a iscriversi tra i Cooperatori: «La comunità – affermano i nostri Regolamenti – aiuti i più sensibili ai valori salesiani a maturare la vocazione di Cooperatore».[41]
Tuttavia le due Associazioni si distinguono, in quanto tali, l’una dall’altra. Quella degli Exallievi ha una sua fisionomia propria, legata alle finalità della comunione e alle iniziative derivanti dall’«educazione ricevuta».
L’Associazione dei Cooperatori non è, di per sé, alternativa a questa degli Exallievi; costituisce piuttosto un centro di riferimento spirituale ed ecclesiale per coloro che hanno fatto la scelta evangelizzatrice. Gli Exallievi «Cooperatori» assumono generosamente, come «laici» convinti, le finalità della propria Associazione di Exallievi e mettono a sua disposizione le ricchezze della grazia di Cristo secondo lo spirito di Don Bosco per far fruttificare tra gli associati e tra gli antichi compagni lontani «l’educazione ricevuta».

Dunque: l’assimilazione dei valori del Sistema Preventivo presenta una svariata gamma di possibilità di più o meno stretta partecipazione alla missione salesiana nel mondo. Per ciò che dipende dalle nostre comunità ha straordinaria importanza la cura, da parte degli Ispettori e dei Direttori (con i loro Delegati), di un’animazione che assicuri la fedeltà alle finalità dell’Associazione e alla genuina ispirazione di Don Bosco. Dovremo tutti saper ricordare e imitare la comprensione, l’accoglienza, la dedicazione e le iniziative del nostro Fondatore e di don Rinaldi. Non è un lavoro facile; ci vogliono persone competenti e influenti che sappiano trattare con uomini maturi e che abbiano chiaro e aggiornato il patrimonio dei valori del Sistema Preventivo.

Alcuni modi di partecipazione degli Exallievi alla missione di Don Bosco
Il titolo dell’educazione ricevuta non è, come abbiamo visto, qualcosa di superficiale che si sovrappone artificialmente come la doratura di un metallo. Si tratta di una realtà vitale di gratitudine, di comunione e di propositi alla luce stessa del progetto educativo vissuto, con nuove esperienze di vita, di lavoro, di studio, di prospettive personali e sociali.
La natura e l’attività dell’Associazione è legata intrinsecamente a questo titolo d’appartenenza. Ne deve saper percepire i vasti orizzonti senza confondersi né con l’Associazione dei Cooperatori, né con una qualsiasi associazione profana, a sé stante, travisando così la sua identità.
In che modo, dunque, l’Associazione degli Exallievi partecipa alla vita e alle attività della Famiglia Salesiana? Cerchiamo di dare una risposta orientatrice partendo dalla sua storia e dalla sua realtà odierna.
— Un primo modo è quello di preoccuparsi della formazione permanente degli associati. È un compito inerente alla stessa «educazione ricevuta», in quanto ogni educazione (soprattutto in quest’ora di trapasso culturale) ha bisogno di crescere e di adeguarsi alle nuove esigenze in forma continua e aggiornata. Lo Statuto della Confederazione mondiale afferma che gli Exallievi intendono «conservare e sviluppare i principi che furono alla base della loro formazione, per tradurli in autentici impegni di vita»,[42] e che «vedono nel Rettor Maggiore la figura stessa di Don Bosco e riconoscono in lui la guida; desiderano l’assistenza dei Salesiani per una educazione spirituale permanente, incisiva e adeguata».[43]
In questo settore c’è un ambito assai concreto del servizio di animazione proprio delle nostre comunità e dei confratelli verso gli Exallievi. Saper far programmare e far funzionare iniziative di formazione permanente servirà a irrobustire la qualità dei Centri o Unioni locali e delle Federazioni ispettoriali per la loro partecipazione alla missione.
– Un’altra attività propria dell’Associazione è quella di realizzare l’esortazione fatta agli antichi allievi dallo stesso Don Bosco: di «tenersi uniti e aiutarsi» preoccupandosi non solo del rafforzamento organizzativo e funzionale dell’Associazione,[44] ma anche del mutuo aiuto dei singoli nelle necessità e, soprattutto, di un contatto benefico con antichi compagni divenuti lontani per mille motivi differenti. È ben vero che coloro che «non si sono iscritti ad un determinato Centro locale, non sono soci effettivi della Confederazione, ma essi sono considerati appartenenti al “movimento Exallievi di Don Bosco”».[45] Per questo si vogliono conservare i loro nomi in uno schedario apposito per mantenere vivo il loro ricordo e per cercare di coinvolgerli nelle attività di formazione e di bene.
Ecco un campo di espansione naturale dell’Associazione a cui possono apportare particolari aiuti i confratelli che hanno conosciuto gli antichi allievi adesso lontani.
– Un altro importante compito dell’Associazione è quello riguardante la vita familiare dei singoli. Ciò suppone la conoscenza e la difesa dei diritti e doveri della famiglia nella società. Nello Statuto si legge che gli Exallievi si propongono di promuovere e difendere i grandi valori della famiglia umana,[46] che attraversa oggi un pericoloso momento di crisi. Lì, nella loro famiglia, hanno anche modo, come già suggeriva loro Don Bosco, di praticare la metodologia pedagogica appresa durante gli anni dell’educazione.
Ecco un’altra interpellanza assai attuale per misurare l’impegno pedagogico, di ieri e di oggi, delle nostre comunità educatrici. Come si applica il Sistema Preventivo (da esportare poi nelle famiglie)? che formazione si dà ai giovani in vista del matrimonio? in che consiste programmaticamente la formazione all’amore? come si affrontano le esigenze di una retta educazione sessuale? quale etica coniugale si propone? come si insiste sulla sacralità della vita? ecc. Questi aspetti fanno vedere a noi l’urgenza di una concreta «pastorale familiare» da progettare e realizzare (in sintonia con la pastorale giovanile) nelle nostre Case secondo le possibilità inerenti al tipo di presenza educativa.
Ricordiamo la penetrante osservazione fatta da un Vescovo nell’assemblea del Sinodo dell’80 sulla famiglia; ve ne ho parlato in una circolare, ricordando che «il tema della famiglia, più che un settore su cui far convergere le nostre revisioni programmatiche, è un’angolatura privilegiata da cui ripensare e progettare più realisticamente e più intelligentemente, in consonanza con il progetto divino, tutta la pastorale»:[47] quindi la nostra pastorale giovanile e i concreti progetti educativi delle Ispettorie e delle Case devono saper tenere debitamente in conto questa ottica veramente strategica. Disse allora quel Vescovo: «La famiglia è minuscola, ma possiede in sé un’energia superiore a quella dell’atomo. Dall’umile piccolezza di milioni di focolari, la Chiesa può rilanciare la potenza dell’amore necessaria a fare di se stessa il Sacramento dell’unità tra gli uomini».[48]
Se l’essenza di ogni genuina educazione è di saper condurre all’amore, bisognerà che tutta la pastorale della Chiesa (e quindi anche la nostra) concorra a far sì che la famiglia umana divenga effettivamente «la scuola dell’amore». Aiutiamo gli Exallievi a rendere efficace l’educazione salesiana all’interno delle loro famiglie!
– Un altro impegno caratterizzante l’attività dell’Associazione è quello di condividere e di privilegiare il grande problema dell’educazione della gioventù. Gli Exallievi affermano che «in considerazione dell’urgenza del problema della gioventú del nostro tempo, (l’Associazione) attende a realizzare al massimo le attività atte ad interessare i giovani nei diversi campi di azioni socioapostoliche; ne incoraggia le iniziative e li aiuta ad assumere responsabilità a tutti i livelli».[49]
Tutti conosciamo l’urgenza di questo problema e la necessità di dar vita a molteplici iniziative per collaborare, anche se limitatamente, a una sua soluzione. È un problema universale; lo si incontra ovunque nel mondo, anche se con diverse condizioni giovanili. Per fortuna anche lo spirito di Don Bosco è universale, e si trova già vivo e operante in tutti i continenti: un unico spirito, una medesima missione, nella pluralità delle situazioni culturali, sociali e pastorali. Per quali valori dovranno impegnarsi gli Exallievi a favore della gioventù?

In fedeltà al carisma di Don Bosco essi dovranno saper analizzare le urgenze giovanili in relazione alle tre dimensioni del Sistema Preventivo. Nell’ambito della «ragione», i problemi relativi ai valori umani; nell’ambito della «religione», quelli relativi alla fede e a una spiritualità della vita; nell’ambito dell’«amorevolezza», quelli concernenti il metodo considerando il degrado della scuola (spesso) e soprattutto della famiglia e dell’amore: urge davvero illuminare i criteri di una valida metodologia pedagogica da applicare.

È un impegno, questo, che apre un vastissimo panorama d’interventi.
Evidentemente anche qui c’è da rivedere tutta la programmazione delle nostre comunità educative e il significato attuale delle nostre opere in vista di una risposta pratica alle sfide giovanili. Si potrà così orientare meglio le iniziative degli Exallievi irrobustendo o completando gli interventi nostri con i loro e persino arrivare, secondo le esigenze concrete dei territori, a qualche piano d’insieme di tutta la Famiglia Salesiana ivi operante.
– Un’altra finalità che l’Associazione degli Exallievi si propone è: «la difesa e promozione dei valori inerenti alla persona umana e il rispetto della dignità dell’uomo»; e «la promozione e l’elevazione culturale, sociale, morale, spirituale e religiosa, conforme all’educazione ricevuta».[50] Nel loro «Documento Aggiunto» (per l’applicazione dello Statuto) gli Exallievi esplicitano ancora di più quest’ambito di tipo socioculturale così caratteristico: «stimolare una sana e profonda preparazione sociopolitica degli Exallievi – oggi più che mai urgente e necessaria – che non si limiti solo alla teoria, ma vada anche all’impegno di assolvere il proprio dovere politico di buon cittadino e a pratiche realizzazioni sociali, la creazione di associazioni aventi carattere di mutuo soccorso, ecc.»; e «dare impulso ad attività apostoliche-sociali, con particolare riguardo all’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità».[51]
Bisogna aggiungere l’immensa importanza che ha oggi la comunicazione sociale e come l’uso dei suoi mezzi, anche i più sofisticati, può essere sfruttato e orientato da non pochi Exallievi che ne abbiano acquisita speciale competenza.
Anche questa finalità suppone un’«educazione ricevuta» di speciale chiarezza e qualità in ordine alla retta strutturazione dell’ordine temporale. Il Vaticano II e l’insegnamento sociale del Magistero hanno aperto agli educatori dei vasti orizzonti di rinnovamento che esigono competenza e continuo aggiornamento. La nostra maniera di educare ha bisogno, cari confratelli, di rivedere tutto questo settore, non per immischiarci in una politica partitica ma per mettere davvero in pratica quanto ci propone l’importante art. 33 delle nostre Costituzioni. Dobbiamo promuovere la giustizia e la pace «educando»; e nell’educazione dobbiamo testimoniare concretamente il nostro amore preferenziale per i poveri. Siamo chiamati a realizzare un’«educazione liberatrice» attingendo alla prassi vissuta da Don Bosco nell’alveo della secolare fede cristiana illuminata continuamente dal Magistero vivo della Chiesa. Gli Exallievi aspettano da noi orientamenti chiari al riguardo.
– La partecipazione dell’Associazione alla missione di Don Bosco comporta inoltre il proposito di incrementare la comunione attiva con tutta la Famiglia Salesiana e con ognuno dei Gruppi, sia a livello di dirigenza mondiale, sia a livello ispettoriale e locale con le comunità e le persone presenti nello stesso territorio. Il titolo d’appartenenza per l’educazione collega facilmente l’Associazione a tutti i membri della Famiglia, ma in modo assai speciale ai tre Gruppi fondati da Don Bosco: ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice e ai Cooperatori.
Il rinnovamento del carisma di Don Bosco appella oggi gli Exallievi a intensificare concretamente i vincoli di partecipazione e comunione soprattutto con questi tre Gruppi, in vario modo secondo la natura e ruolo di ciascuno di essi.
Questo loro proposito deve essere continuamente ricordato e facilitato dalla nostra animazione.
L’articolo 5 delle Costituzioni assegna a noi Salesiani, «per volontà del Fondatore», la non indifferente responsabilità di «mantenere l’unità dello spirito e stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggiore fecondità apostolica».
Purtroppo alcuni confratelli hanno ancora bisogno di cambiare di mentalità al riguardo e di considerare questo aspetto come una delle «grandi linee su cui concentrare tutta la nostra attenzione e indirizzare gli sforzi concreti»; come diceva il Rettor Maggiore don Luigi Ricceri nel presentare gli Atti del CGS: «è urgente ridonare alle nostre comunità la dimensione di nucleo animatore di altre forze spirituali e apostoliche (quelle della Famiglia Salesiana!); ne trarranno esse stesse (le nostre comunità) grandi vantaggi spirituali e apostolici».[52]
Il saper coltivare e intensificare i rapporti degli Exallievi con noi, in primo luogo, e poi con gli altri Gruppi (specialmente con i Cooperatori), è un compito a volte delicato ma assai fecondo che rende davvero possibile che la nostra Famiglia si presenti, nei singoli territori, come un «Movimento ecclesiale» vivo e incisivo, così come è suggerito dalla Strenna di quest’anno.
Un bel segno della volontà politica che hanno gli Exallievi di mettere in pratica questo proposito è l’accordo che hanno fatto con l’Associazione delle Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice per la realizzazione di un comune unico Congresso internazionale nel novembre dell’88 per commemorare solennemente Don Bosco.
– Infine, un altro compito non indifferente è quello di curare gli allievi al termine del curricolo formativo mostrando loro i vantaggi di farsi membri dell’Associazione. Il flusso di giovani è ricercato dagli Exallievi, perché desiderano essere un gruppo «sempre giovane»; ciò sarà possibile se l’Associazione verrà continuamente «rinvigorita da migliaia e migliaia di giovani che escono dalle opere salesiane».[53]
Tale impegno lodevole e vitale, mentre comporta dagli stessi Exallievi una dedicazione pratica per un coinvolgimento gradito ai giovani, esige dalle nostre comunità locali un intelligente e concordato lavoro per orientare gli allievi degli ultimi corsi verso possibilità concrete di maggior crescita salesiana in quei gruppi della nostra Famiglia più consoni al loro progetto di vita, in particolare (generalmente per i più) verso l’Associazione degli Exallievi.

Dunque: il modo con cui l’Associazione degli Exallievi partecipa alla missione di Don Bosco nel mondo non èindifferente. È molteplice nelle possibilità: ne abbiamo enumerate ben sette. Tale partecipazione costituisce la prova operativa della sua appartenenza alla Famiglia Salesiana, che diverrà «più stretta» secondo il grado d’impegno dimostrato nelle concrete attività sopra indicate, senza escludere livelli differenziati che si estendono anche a modalità ecumeniche, di dialogo interreligioso o di semplice buona volontà umana.

Il compito delle comunità salesiane
Le riflessioni fin qui fatte sono un invito per gli Ispettori e i Direttori, ma anche per i singoli Confratelli, a rivedere la propria sensibilità, il lavoro personale e delle comunità e la validità ed efficacia dei servizi da prestare agli Exallievi. C’è da considerare bene l’articolo 39 dei Regolamenti.
Possiamo distinguere due momenti complementari del nostro impegno di responsabilità: – quello che si riferisce alla qualità dell’educazione che si fa nelle opere; – e quello ordinato direttamente alla vita e attività della loro Associazione.
Il primo momento (della qualità dell’educazione) lo abbiamo già indicato sostanzialmente, volta per volta, nel considerare alcune attività che l’Associazione realizza. Qui potremmo di nuovo sottolineare il chiaro pensiero di Don Bosco e di don Rinaldi: gli Exallievi rappresentano nel mondo il frutto delle nostre fatiche. L’educazione delle nostre presenze è tutta rivolta, con concretezza sociale ed ecclesiale, alla vita matura dell’onesto cittadino e del buon cristiano. Lavoriamo dunque perché si formino degli autentici Exallievi; promuoviamo un’educazione che garantisca una posteriore loro appartenenza alla Famiglia Salesiana. Prescindere da questo sarebbe sentenziare come superato il Sistema Preventivo di Don Bosco.
Il secondo momento è quello della cura e animazione dell’Associazione stessa. Se pensiamo al numero molto elevato dei nostri Exallievi, se siamo convinti (perché lo constatiamo giorno dopo giorno) che l’eredità dello spirito di Don Bosco è oggi assai viva e benefica, se guardiamo alla crescente e immensa massa di giovani bisognosi verso i quali il nostro Fondatore si è sentito investito dall’alto di una peculiare missione, sentiremo impellente l’appello di cercare e stimolare tutte le forze disponibili della Famiglia Salesiana; in essa gli Exallievi costituiscono senz’altro una grande miniera ricca di possibilità. È una provvidenziale potenzialità salesiana da incrementare in ognuno dei settori di attività più sopra indicati.
Possiamo aggiungere, qui, anche l’invito a favorire il volontariato (specialmente degli Exallievi giovani) con molteplici prospettive anche missionarie.
Si tratta, però, di saper dialogare e fare comunione di spirito e di intenti con una Associazione di persone mature, che è per se stessa moltiplicatrice dell’educazione salesiana, e che porta con sé una ammirevole possibilità di collaborazione e di gestazione di nuove e benefiche iniziative. A tale scopo sarà necessario che le nostre comunità ne abbiano consapevolezza e ne sappiano cogliere le valide prospettive di futuro, sempre che siano comunità aperte, accoglienti, disponibili e abilitate al dialogo.
Nei programmi di animazione e di formazione permanente dei confratelli bisognerà predisporre dei tempi e dei modi di sensibilizzazione che li coinvolgano nella conoscenza e nell’attuazione degli orientamenti degli ultimi Capitoli Generali al riguardo.
L’Ispettore, in particolare, consideri importante la designazione di un Delegato ispettoriale qualificato e idoneo; pianifichi delle riunioni di Direttori in cui essi percepiscano con chiarezza le responsabilità di animazione e di azione che corrispondono alle loro comunità e sappiano scegliere, se ne sia il caso, dei Delegati locali che interpretino e traducano in pratica questo compito di ogni comunità. Va da sé che i Delegati, ai differenti livelli, non hanno il compito di sostituire i responsabili dell’animazione (che sono l’Ispettore, il Direttore e tutta la Comunità) ma di interpretarli nella loro volontà politica di azione. Sarà anche bene poter coltivare un dialogo rispettoso e pratico con le Figlie di Maria Ausiliatrice in rapporto all’Associazione delle Exallieve.
L’Ispettore e i Direttori, nell’ambito delle loro responsabilità, valorizzino la possibilità di consulte periodiche per rivedere la realtà di vita e per progettare nel territorio delle attività di comune interesse, soprattutto a favore della gioventù.

Come vedete, cari confratelli, questo compito radicato nel mandato costituzionale ci ricorda ancora una volta che la vera identità di una comunità salesiana non è di far tutto da sé, bensì quella di essere un vero «nucleo animatore» di tante altre forze apostoliche e sociali.

Importanza vitale della spiritualità
La Strenna ’87 ci parla della necessità di nutrire e di rendere feconde alcune «idee-forza» che possano presentare la Famiglia Salesiana come un Movimento ecclesiale che incide nella storia. Senza un’interiore energia mistica non si coinvolge nessuno e non potremo essere né «missionari» né «carismatici» dei giovani. Affinché una comunità salesiana divenga realmente «nucleo animatore» ha bisogno che i suoi membri siano ricchi di interiorità e che in essa vibri una spiritualità e si respiri comunitariamente una rinnovata atmosfera pentecostale. Noi la chiamiamo oggi spiritualità giovanile, perché è tutta orientata all’educazione ed evangelizzazione della gioventù, ma è propria, prima e soprattutto, degli adulti della nostra Famiglia, affinché vivifichino in se stessi la paternità e maternità educative. Ne abbiamo una sintetica descrizione autorevole nel capitolo 2° delle nostre Costituzioni, che presenta «lo spirito salesiano» di Don Bosco.
Si tratta di uno stile speciale nell’essere discepoli del Cristo; è un modo caratteristico di vivere nel suo Spirito; è un ascolto contemplativo e operoso della Parola di Dio, come quello di Maria; è un frequente incontro eucaristico e penitenziale; è un’esperienza di fede speranza e carità per trasformare il quotidiano; è fare della nostra esistenza un sacramento di salvezza; è segno escatologico «della forza della risurrezione»[54] in sintonia con le energie fresche della gioventù; è un’incontenibile passione per il Regno («da mihi animas») in fattiva collaborazione con i Pastori della Chiesa; è amore capace del dono di sé nel sacrificio; è gioia e ottimismo, pur nella visione realistica del peccato e del male; è duttilità, lavoro e temperanza, in semplicità di famiglia; è argomento spontaneo di comunicazione di chi ha nel cuore una storia di santità da raccontare agli altri, soprattutto ai giovani. Nell’ultimo Capitolo 22° abbiamo dichiarato guerra alla superficialità spirituale; per l’88 ci siamo proposti di interiorizzare il nuovo testo della nostra Regola di vita e di rilanciare nel vissuto la Professione salesiana. Ebbene: tutta la Famiglia Salesiana, e in particolare i Cooperatori e gli Exallievi, aspettano da noi il contagio vivo e salutare dello spirito di Don Bosco; i giovani richiedono da noi l’attrattiva di una spiritualità a loro congeniale e le energie semplici ma potenti di una santità per la vita di tutti i giorni che permei la realtà, magari anche monotona, dell’ordinario, le durezze dell’esistenza e le richieste delle ore difficili e più esigenti con la vivificante trascendenza dello spirito delle Beatitudini.
Una simile spiritualità è necessaria in tutte le culture ed ha ricchi elementi vitali da far condividere anche ai cristiani non cattolici, ai membri di Religioni non cristiane e persino ai non-credenti di buona volontà.

L’esperienza ormai più che secolare della vitalità dello spirito di Don Bosco e i risultati concreti della sua pedagogia in tutti i continenti costituiscono un prezioso appello per noi nel proposito di essere, come il Fondatore, veri «carismatici dei giovani».

Cari confratelli, concludo
Noi desideriamo di tutto cuore e quanto prima la beatificazione di don Rinaldi. Egli è il grande ispiratore dell’Associazione degli Exallievi e dal cielo certamente veglia su di essa.
Invochiamo tutti da Dio, autore di ogni bene, il «dono» del riconoscimento ufficiale della sua santità salesiana; sarà significativo e benefico per i giovani e per tutta la nostra Famiglia; ma soprattutto ne godranno le Volontarie di Don Bosco e gli Exallievi.
Maria Ausiliatrice presenti al Padre, durante i prossimi mesi, questa nostra insistente preghiera:
O Signore, che nel venerabile Filippo Rinaldi, immagine viva di Don Bosco, hai dato nuovo vigore e più esteso sviluppo al carisma della Famiglia Salesiana, glorifica questo tuo Servo: fa’ di noi dei generosi suoi imitatori nella capacità di animazione di numerosi e validi missionari dei giovani!.

Don Rinaldi interceda per noi, per le Figlie di Maria Ausiliatrice, per i Cooperatori, e, in modo particolare, per le Volontarie di Don Bosco e per gli Exallievi.

Nell’attesa dell’88, vi saluto con affetto,

D. Egidio Viganò

NOTE LETTERA 32
[1]cf. ACG 319
[2]cf. ACG n. 318
[3]cf. ACG n. 304
[4]cf. ACG n. 317
[5]Il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco – Guida alla lettura delle Costituzioni salesiane, pag. 115
[6]E. CERIA, Annali I, 715
[7]Il Sistema Preventivo – testo dalle Cost, pag. 238
[8]cf. U. BASTASI, Guida organizzativa del Movimento Exallievi di Don Bosco, Torino 1965, pag. 8
[9]cf. MB XIV, 512-514
[10]MB XVII, 173-174
[11]MB XIV, 511
[12]MB IX, 885-886
[13]MB XVI, 167
[14]MB XVII, 489
[15]MB XIII, 164
[16]MB XVIII, 160-161
[17]U. BASTASI, Guida organizzativa del Movimento Exallievi di Don Bosco, pag. 23
[18]MB XIII, 758
[19]ib. 759
[20]U. BASTASI, o.c., pag. 20
[21]E. CERIA, Annali I, 712
[22]ACS n. 36, pag. 518
[23]Congregazione per le Cause dei santi, Positio, Roma 1972, pag. 32
[24]E. CERIA, Vita del Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi, SEI, Torino, pag. 252
[25]Congregazione per le Cause dei Santi, Positio, Roma 1972, pag. 28
[26]cf. Cost 14
[27]cf. Cost 21
[28]E. CERIA, o.c., pag. 254
[29]E. CERIA, o.c., pag. 256
[30]CG21 80
[31]Cost 40
[32]Cost 5
[33]cf. Il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco – Guida alla lettura delle Costituzioni salesiane, pag. 114
[34]Statuto, art. 1
[35]Statuto, art. 3
[36]Statuto, art. 1, d
[37]cf. Unitatis redintegratio
[38]cf. Nostra aetate
[39]cf. istituzione del Segretariato per i non-credenti nella Curia romana
[40]cf CG21 69
[41]Reg 39
[42]art. 1, b
[43]art. 1, e
[44]cf. Documento Aggiunto 5, 1
[45]Documento Aggiunto 2
[46]cf. Statuto 3, a
[47]ACS 299, Appelli del Sinodo ’80, pag. 8
[48]Mons. Francesco J. Cox: 14.10.1980
[49]Documento Aggiunto 5, 2
[50]Statuto 3, a
[51]Documento Aggiunto 5, d, c
[52]L. RICCERI, CGS, pag. XIX
[53]Documento Aggiunto 1, b
[54]Cost 63
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