La vocazione della famiglia… – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

La Vocazione della Famiglia nel Mondo Contemporaneo

di Don Enrico Peretti, sdb

//La vocazione della famiglia…

La vocazione della famiglia…

Dice Sant’Ignazio di Antiochia ai romani giungendo nella città per ricevere il martirio: “In tempi difficili, il cristianesimo non è opera di convincimento, ma di grandezza”.

In un mondo lacerato dalla “dittatura del desiderio” che ha dimenticato il significato della vita, compito del cristiano non è ripetere la condanna per convincere con dotti ragionamenti, ma comunicare la gioia della vita per attrarre e coinvolgere.

Nel nostro tempo una distorta visione della vita ci conduce a credere che la felicità consista nella soddisfazione di ogni desiderio che perciò diventa la legge cui obbedire, per cui non conta la responsabilità, il tempo faticoso ma ricco di soddisfazione dell’attesa di una vita che cresce, quella mia personale, della mia famiglia, della mia comunità, ma solo il diritto individuale che chiede tutto e subito.

Ne avremmo da raccontare delle nostre piccole storie segnate da amori che non crescono, da dipendenze mai maturate… Credo dovremmo invece acquisire uno sguardo sereno sulla nostra fragilità per poterla riconoscere e cambiare.

Perché la risorsa più grande per l’evangelizzazione è la proclamazione del vangelo di una vita risanata, non impeccabile o perfetta (è impossibile!) ma sempre capace di rimettersi in cammino.

Che belle le famiglie che in un mondo lacerato da invidie e discordie dispensano serenità e accoglienza. Come fanno battere il cuore i gesti quotidiani di accoglienza e perdono!

«Molte volte abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente, con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità» (Papa Francesco, AL 38).

Spesso i cristiani più che annunciatori della buona novella assomigliano a profeti di sventura dai quali conviene tenersi distanti.

L’esperienza cristiana della famiglia deve farsi visibile come grembo della vita di tutti e accoglienza di ciascuno, capace di offrire sempre solidità e rifugio.

Chiamare il male con il suo nome rimane un compito del cristiano, ma molto di più è indicare il bene da vivere il proprio dell’evangelizzazione.

“Perché L’alleanza d’amore dei coniugi cristiani, mentre risponde al bisogno umano fondamentale di essere amati e di amare, è sacramento vivente dell’amore sponsale di Cristo per la Chiesa” (Giovanni Paolo II).

Definendola sacramento alla pari dei sette che conosciamo, Giovanni Paolo II definisce la famiglia come “segno efficace” che cioè “rende possibile” la comunione con Dio.

Questo spesso dimentichiamo, che per salvare il mondo (o più umilmente per renderlo migliore) basta vivere da cristiani, testimoni visibili del “di più” che abbiamo trovato nell’amicizia con Gesù, perché questo educa alla preghiera e alla comunione con Dio.

Se è dono d’amore e grembo che genera la vita, la famiglia può educare a vivere l’amore e la sessualità come un dono per la felicità e il compimento dell’esistenza di ciascuno nella dimensione del “per sempre” che tanto vorremmo, per accompagnare altre vite alla stessa gioia che abbiamo vissuto. La famiglia è anche costruzione della comunità che non esisterebbe senza questa prima scuola di relazioni positive e alla responsabilità della cittadinanza.

Papa Francesco ci invita a rendere visibile la nostra storia di famiglie leggendole nella loro verità che è fatta di fatiche e responsabilità, ma è soprattutto “la casa in cui abitiamo”, l’amore che ci doniamo, l’abbraccio che ci rappresenta la presenza di Dio.

Sono luminose le tante testimonianze di accoglienza delle famiglie, dall’amore sempre rinnovato e misericordioso dei coniugi, alla vita generata nella gioia trepidante della gestazione e nella fatica dell’educazione. Ma ogni famiglia che vive in comunione con Dio compie ogni giorno il miracolo di renderlo presente. Siamo così abituati da non accorgerci di quanto riceviamo.

In piazza Venezia davanti all’altare della Patria, c’è una piccola cappellina, dove è esposto il Santissimo. Spesso nei miei percorsi romani mi fermo un po’ a riposare in preghiera. Pochi giorni fa mentre ero in preghiera, sono entrati devotamente in silenzio un ragazzo e una ragazza giovanissimi, con il loro bambino nel passeggino. Si sono fermati in fondo alla chiesa, la testa di lei appoggiata alla spalla di lui, facendo il segno della croce e guardando il Santissimo. Il bimbo gorgheggiava “distraendo” affettuosamente i presenti. La suora al primo banco si è girata sorridente, quasi a ringraziare quella vocina che inconsapevolmente cantava la sua felicità.

Ho ringraziato il Signore per tanta bellezza, pregando per le famiglie, per quelle che faticano di più. Quei tre me li porto nel cuore come un’icona della Sacra Famiglia, perché anche Giuseppe, Maria e Gesù hanno vissuto la nostra storia e conservato nel cuore la voce di Dio, il Padre, il Suo progetto per ciascuno.

Mi auguro che così continui a essere per ciascuno di noi in ascolto della voce del Padre, conservando nel cuore la verità cui siamo chiamati, per diventare un segno efficace della Sua presenza fra gli uomini.

   

By |2018-02-24T11:06:04+00:00marzo 8th, 2017|Exallievi|Commenti disabilitati su La vocazione della famiglia…
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
FEDERAZIONE ISPETTORIALE PUGLIESE
DON ANGELO DRAISCI 

Nominato Delegato
della
Federazioe Ispettoriale Pugliese

Exallievi ed Exallieve
di
Don Bosco

Per saperne di più
close-link
DON ANGELO DRAISCI
Nominato Delegato
della Federazione Ispettoriale Pugliese Exallievi ed Exallieve
dii Don Bosco
close-link
Breaking News