Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

Incontro Exallievi Brindisi

di Valerio Martorana

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di Valerio Martorana Direttore della Rivista "Voci Fraterne" ...
Relazione presso l’Unione Exallievi ed Exallieve di Don Bosco di Brindisi
9 settembre 2017

“La famiglia …il ruolo degli Exallievi”

La Famiglia / Salesiana
Da chi è composta la platea?
Credibilità e attendibilità, coerenza all’educazione ricevuta
Chi sono gli Exallievi? (le 4 categorie di Don Chávez)

Dobbiamo avere visione, passione e missione per lasciare un segno, per non tradire l’educazione ricevuta, per essere dei veri figli di Don Bosco. Attraverso la bellezza, che dura nei secoli, possiamo smuovere le coscienze, possiamo parlare un linguaggio universale. Di fronte al bello (interiore ed esteriore), il cervello umano attiva dei meccanismi di riconoscimento che superano la mediocrità e la cattiveria umana. “L’adulazione- ricorda Charles Rollin – è un commercio di menzogne, fondato da una parte sull’interesse, dall’altra sulla vanità”. Noi dobbiamo riscoprire la comunione, vivendo in comunità, partendo dalle nostre famiglie: è lì la nostra missione, lì ci giochiamo tutto, la nostra credibilità, il nostro credo a Don Bosco.

Con la bellezza e la bontà cammineremo insieme, per essere incisivi nelle realtà territoriali in cui operiamo. Ricordiamoci che spesso nulla è come appare, ecco perché dobbiamo avere la capacità di pensare, di agire e, da credenti, costruire. Per fortuna in mezzo a voi Exallievi vi sono tante rose che lasciano profumo e non hanno bisogno di predicare, sta in queste persone la nostra forza e la nostra speranza. Non dobbiamo cambiare la nostra natura se qualcuno ci fa del male, non dobbiamo perdere la nostra essenza, dobbiamo prendere solo adeguate precauzioni. Noi dobbiamo essere costruttori di felicità, non la dobbiamo solamente perseguire.

Preoccupiamoci più della nostra coscienza che della nostra reputazione, perché la nostra coscienza è ciò che siamo e la nostra reputazione è ciò che pensano gli altri di noi. E quello che pensano gli altri, non è un problema nostro, è un problema loro. Avanti, con forza e determinazione!

Non dimentichiamoci che Don Bosco è molto più di quello che possiamo capire noi! Abbiamo un sogno su cui ruota attorno la nostra vita: l’idea di un mondo diverso. Non perdiamolo questo sogno, è tutto da riscrivere. Proteggiamo i valori dell’educazione ricevuta, questa genuinità del nostro modo di essere, trasmettiamola a chi ci sta accanto. I colori della vita ci danno ottimismo, in fondo al tunnel c’è sempre la luce che ci aspetta.

Volete essere felici per un istante? Vendicatevi! Volete essere felici per sempre? Perdonate! Non giudichiamo le persone dai loro errori, ma dalla loro voglia di rimediare. Papa Giovanni Paolo II a tutti noi ci ricorda che dobbiamo andare sempre avanti, anche perché quando le nostre gambe saranno stanche, cammineremo con il cuore.

Vorrei cominciare ricordando che le Associazioni di Exallievi e di Exallieve non furono fondate da Don Bosco né dai Salesiani. Esse sono nate da un senso di gratitudine vissuta e condivisa. La riconoscenza è il primo frutto di una buona educazione, perché essa continua ad essere “cosa del cuore”.

  • Gli Exallievi si uniscono e costituiscono l’Associazione perché sentono dei legami di riconoscenza e pensano che insieme con i Salesiani possono vivere secondo l'”educazione ricevuta”, aggiornarla e farla fruttificare.
  • Parlare oggi di “educazione ricevuta” per indicare il titolo d’appartenenza degli Exallievi di Don Bosco alla Famiglia Salesiana, significa rievocare il vissuto carismatico delle origini e considerarne il prolungamento e lo sviluppo omogeneo di questi ormai più che cento anni. Ci troviamo dunque in presenza di un titolo d’appartenenza che fa parte genuinamente del carisma del Fondatore. Per capirne meglio la natura e per chiarirne le esigenze operative ed organizzative nell’attuale svolta culturale ed ecclesiale, bisognerà rifarsi al Sistema Preventivo.
  • L’assimilazione dei valori avrà gradi e modalità differenti secondo le culture, le religioni, la qualità educativa dell’opera, la capacità di recezione dei singoli.
  • Si possono identificare, di fatto, quattro tipi di appartenenza degli Exallievi di don Bosco, che possono contribuire a definire differenti livelli di identità. Infatti quanti sono stati studenti o hanno frequentato un ambiente salesiano, possono vivere questa esperienza come:
  • un fatto di vita, per cui l’esperienza di essere stato in una opera salesiana viene vista come un semplice aneddoto, che non ha segnato particolarmente la propria vita;
  • una grazia: quella d’essere stati toccati dal fascino di Don Bosco, totalmente uomo e autenticamente santo, per cui dappertutto ci si ritiene Exallievi di Don Bosco;
  • una missione: quella di sentirsi responsabili di comunicare alla società la ricchezza dell’educazione ricevuta e voler che altri possano sfruttare della grazia della educazione salesiana;
  • un progetto di vita, che porta al bisogno di aggregarsi in associazione, con senso di istituzione, per promuoverne la crescita, continuare la propria formazione, e realizzare progetti a favore della società e della Chiesa vivendo ed attuando l’educazione che avete ricevuto. L’educazione salesiana è un’educazione che aiuta a divenire seme nel mondo e che ci insegna ad impostare “gli affari del mondo” sotto la luce del Vangelo.

Dobbiamo scegliere il bene, non il proprio tornaconto! Dobbiamo favorire la comunione, la sinodalità, l’associazionismo. L’associazione non è mia! La mia preoccupazione è arrivare tranquillo e sereno la sera. Dobbiamo essere dei modelli proponibili.

Cosa si richiede agli Exallievi? La capacità di andare Oltre, oltre la mediocrità, oltre gli interessi, oltre il proprio orticello, Oltre!

Ci si chiede di saperci confrontare, avendo rispetto dei nostri interlocutori!

Vietato lamentarsi, l’appello del nostro Rettor Maggiore e, nell’ultima strenna, ci esorta a ritornare al clima di Valdocco. Siamo nati per essere testimoni di Dio, ci ricorda don Angel. Dobbiamo riuscire ad essere – esorta madre Reungoat – forza profetica nel mondo di oggi. Don Bosco ha capito che non si può educare senza la presenza di una famiglia e in un clima di affetto sano, di libertà, di fiducia, di allegria, di speranza, creando in tal modo la possibilità per i suoi giovani di formarsi vivendo in una famiglia”.

Papa Francesco vi ha dedicato due sinodi sulla Famiglia: Quando diciamo: “Siamo Famiglia! Ogni casa, scuola di Vita e di Amore”, intendiamo affermare, sin dall’inizio, che tutti noi, ognuno di noi, abbiamo l’esperienza di essere nati nel seno di una famiglia, con la bellezza e i limiti di ogni famiglia, ognuno nella sua. Siamo nati nel seno di una famiglia e siamo segnati dal fatto di essere famiglia; quello spazio nel quale l’ideale è che ogni ambiente sia scuola di vita e di amore. Siamo convinti che la famiglia dovrebbe essere quella realtà umana e concreta nella quale sia apprende l’arte della Vita e dell’Amore. La famiglia, le famiglie del mondo – pur nella loro diversità – sono formate da persone che amano, che si parlano e comunicano, che condividono e si sacrificano per gli altri; persone che si custodiscono a vicenda e difendono la vita dei propri membri. Siamo cresciuti – ci ricorda don Angel – come persone vivendo, ordinariamente, in famiglia, respirando il calore della nostra casa, ricevendo in seno ad essa, dai nostri genitori, o da uno di loro, il nome e la dignità che questo comporta. Nella famiglia abbiamo fatto esperienza dei primi affetti e abbiamo gustato l’intimità di sentirci a casa. In famiglia abbiamo imparato a dire grazie, a chiedere persone e permesso.

Come singoli individui abbiamo un legame con la famiglia salesiana, abbiamo un vincolo con la nostra famiglia religiosa. “Una responsabilità – conclude nella sua lettera di presentazione della strenna, Don Ártime – che chiede a noi, in quanto educatori di ragazzi e ragazze, di adolescenti e giovani, di fare una lettura salesiana della realtà delle famiglie di oggi e di offrire il nostro umile contributo”.

È necessario essere educati all’affettività. La misura della nostra umanità è data dalla qualità della relazione con l’altra metà: potrai essere un grande professionista ma un povero uomo. L’amore è la capacità di riconoscere l’unicità dell’altro. L’amore è l’accesso alla nostra insostituibilità.

Quindi essere famiglia significa sapersi ascoltare, saper programmare, sapersi rialzare: non limitiamoci ai tablet ed ai cellulari, a Whatapp ed a Facebook. Sono strumenti tecnologici importanti, utili ma militari! Non siamo Gesuiti, non siamo l’esercito del Papa. Siamo salesiani, un modo diverso di concepire e relazionarci con la società, principalmente con il SORRISO e la GIOIA salesiana. Sono due armi importantissime che disarmano tutto e tutti.

Voi con la formazione, in questo istituto, lasciate il segno. Sta a voi animatori far uscire fuori quel segno inciso nel cuore di ciascun ragazzo e canalizzarlo per il bene della società.

Guardate che non ci si chiede di essere eroi in una terra di codardi e approfittatori, ci si chiede solamente di essere dei buoni cristiani ed onesti cittadini.

Don Bosco ha segnato profondamente la nostra storia, il nostro modo di essere, la nostra vita. Ecco perché vi chiedo: da quell’esperienza educativa cosa abbiamo imparato? È stata un’esperienza educativa significativa?

Non possiamo vivere senza responsabilità, senza offrire un servizio, in virtù di quell’educazione ricevuta. Noi Exallievi abbiamo un quid in più, abbiamo una responsabilità in più. Non possiamo sottrarci all’essere famiglia di don Bosco nella Chiesa e nella Società. Il mondo sta cambiando repentinamente e velocemente.

Basta aspettare il cambiamento, siamo noi il cambiamento, non deleghiamo gli altri, potrebbero rivelarsi degli usurpatori, dei trafficanti dell’exallievità.

Coraggio di camminare a testa alta – per raggiungere qualsiasi obiettivo, cari Exallievi, occorre avere pazienza, costanza e perseveranza.

NON SONO VENUTO QUI A DARVI DELLE SOLUZIONI, MA, spero di esserci riuscito, a farvi riflettere.

Agli adulti, ai responsabili: quale appello? Creare rete, creare sinergia, creare opinione. Difettiamo in questo, ecco perché risulta essere facile isolarci, ecco perché nel dibattito politico-sociale siamo ininfluenti. Abbiamo tanti validi professionisti che hanno ricevuto l’educazione di don Bosco, ma operano singolarmente! Prima di accogliere gli altri, dobbiamo essere in grado di saper accogliere noi stessi, i nostri fallimenti, i nostri difetti, la nostra parte di personalità che subdolamente non accettiamo. Non accettandoci per come siamo, scarichiamo sugli altri la nostra peggiore faccia.

“I selvaggi si divorano l’un l’altro, gli uomini civili si imbrogliano l’un l’altro, e questo si chiama l’andamento del mondo” – afferma Shopenhauer. Per fortuna c’è una terza categoria: i figli di Don Bosco, sarà vero?

Anche perché è stato acclarato che l’unica azienda in Italia che favorisce il ricambio generazionale è la criminalità organizzata…siamo proprio messi male!!! Un’esortazione: siate folli, uscite dai canoni, scommettetevi, osate andare contro corrente, ribellatevi a questa nuova schiavitù decisa da chi ci governa, ritornate a sognare l’attualità e non il marketing dormiente propinato dalla società! Coraggio, alziamoci!

Nell’editoriale di settembre riportavo una citazione di Alberoni: “L’entusiasta è un infaticabile sognatore, un inventore di progetti, un creatore di strategie, che contagia gli altri con i suoi sogni. Non è cieco, non è incosciente. Sa che ci sono difficoltà, ostacoli talvolta insolubili. Sa che su dieci iniziative nove falliscono. Ma non si abbatte. Ricomincia da capo, si rinnova”. Ecco dove sta la chiave del nostro futuro, come associazione, come famiglia, come Exallievi.

Secondo il cow boy che fa il presidente degli Stati Uniti l’insulto più sanguinoso non è assassino ma loser, perdente. E meno male che le ideologie erano morte. È proprio vero che i contesti culturali, che gli opinion maker fanno tanto!

Assistiamo tutti insieme, da un paio di anni, a questa nuova ventata del NIENTE. Riflettiamoci su questo

Il Rettor Maggiore a Torino, accogliendo i novizi salesiani, ha affermato che: “La congregazione non ha bisogno di ‘Salesiani-business’, ma di Salesiani che diano tutto ai giovani”, ecco, noi non abbiamo bisogno di Exallievi business, ma di Exallievi che diano tutto alla società, in virtù di quell’educazione ricevuta. Siamo debitori nei confronti di don Bosco.

Ricordatevi: Noi siamo allenati alla Speranza, siamo allenati all’entusiasmo, siamo allenati ai Sogni! Siamo allenati alla riconoscenza, verso Don Bosco, verso la Congregazione salesiana, proviamoci!
Dobbiamo essere improvvisatori, «non significa fare le cose senza pensare» ma, sulla scia di papa Francesco, è «il contrario di calcolatore». – Card. Gualtiero Bassetti, nuovo presidente della CEI.

Non voglio insegnarvi ad essere i primi, ma a fare del vostro meglio, in tutti quei settori in cui la società vi chiamerà ad esercitare il ruolo di Exallievi.

Cari amici, il punto è che su Don Bosco avevo giurato di non affezionarmi, invece ci ho perso la testa. C’est la vie!

W Don Bosco, W gli Exallievi.

Dott. Valerio Martorana
Direttore della Rivista “Voci Fraterne”

 

   

By |2018-02-20T16:34:41+00:00settembre 18th, 2017|Unioni Pugliesi|Commenti disabilitati su Incontro Exallievi Brindisi

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