Il Sacerdote Giovanni Bosco – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Banner Don Bosco Teatro
Banner Cascina Don Bosco
Banner Colle Don Bosco

Il Sacerdote Giovanni Bosco

/Il Sacerdote Giovanni Bosco
Il Sacerdote Giovanni Bosco 2017-05-22T14:18:38+00:00

Icona

La storia di Don Bosco 169.50 KB  Visualizza Dettagli >>

Note biografiche ...

Don Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 ai Becchi, frazione di Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) da una famiglia di poveri contadini. Orfano del papà, Francesco, a soli due anni, la mamma, Margherita Occhiena, lo allevò con tenerezza ed energia insegnandogli a lavorare la terra e a vedere Dio dietro le bellezze della natura.

Mamma Margherita insegnò a Giovannino a vedere Dio soprattutto nel volto degli altri, dei poveri, degli abbandonati, dei miseri. A nove anni Giovannino ha il primo, grande sogno che segnerà tutta la sua vita: una turba di ragazzi poverissimi che giocano e bestemmiano. Un uomo maestoso gli dice: “Con la mansuetudine e la carità dovrai conquistare questi tuoi amici”, e una donna altrettanto maestosa aggiunse: “Renditi umile, forte e robusto. A suo tempo tutto comprenderai”.

Gli anni che seguirono la vita di Giovannino furono orientati da quel sogno provando subito a dedicarsi ai ragazzi poveri. Studia i trucchi dei prestigiatori, i segreti degli equilibristi per avvicinarli a sé e indurli poi a pregare con lui. I giochi e la parola di Dio trasformano pian piano i ragazzi, egli è sicuro che, per far del bene ai ragazzi, ai giovani, deve studiare e diventare sacerdote. Il fratello Antonio di 18 anni, maggiore di Giovannino, contadino rozzo, si oppone subito ostacolandolo e picchiandolo. Una gelida mattina del febbraio 1827, Giovanni parte da casa e va a cercarsi un posto da garzone. Ha solo 12 anni, ma per le violente litigate con Antonio, in casa la vita è ormai impossibile. Per tre anni lavora come ragazzo di stalla nella cascina Moglia, vicino a Moncucco. Conduce le bestie al pascolo, munge le mucche, porta il fieno fresco nelle mangiatoie, guida i buoi che arano i campi. tre anni dopo, Antonio si sposa. Giovanni può tornare a casa e frequentare prima le scuole di Castelnuovo, poi quelle di Chieri. Per mantenersi impara a fare il sarto, il fabbro, il barista, dà ripetizioni. E’ intelligente e brillante, e attorno a lui si coagulano i migliori ragazzi della scuola. Con loro fonda il suo primo gruppo. La “Società dell’allegria”. A vent’anni, nel 1835, GiovanDon Giovanni Bosconi Bosco prende la decisione più importante della sua vita: entra in seminario. Sei anni di studi intensi che lo portano al sacerdozio.

Il 5 giugno 1841 l’Arcivescovo di Torino consacra sacerdote Giovanni Bosco. Ora Don Bosco potrà finalmente dedicarsi ai ragazzi disperati che ha visto in sogno e va a cercarli per le strade di Torino. Nei suoi primi mesi di sacerdozio incontrò Michelino Rua, andò per la città, per farsi un’idea delle condizioni morali dei giovani e ne rimase sconvolto vedendoli in fermento, in continua rivolta; adolescenti che vagabondavano per le strade, disoccupati pronti al peggio. L’impressione più sconvolgente, Don Bosco la provò vedendo la popolazione carceraria di quei tempi per lo più formata da ragazzi dai 12 ai 18 anni, sani, robusti, svegli.

Decise allora di impedire ad ogni costo che ragazzi così giovani finissero in carcere.

Le parrocchie di Torino erano sedici e i parroci sentivano il problema dei giovani, ma li aspettavano nelle sacrestie. Don Bosco li andò a cercare nelle strade, nelle piazze, nei vicoli, dove loro trascorrevano la loro vita. Cresceva anche l’immigrazione e gli schemi di comportamento erano saltati. Don Bosco avvicinò il primo ragazzo immigrato l’8 dicembre 1841 e tre giorni dopo attorno a lui erano nove, tre mesi dopo venticinque, nell’estate ottanta. Nasce il suo oratorio!

L’Oratorio di Don Bosco non è un centro di beneficenza, né si esaurisce la domenica. Egli cerca un lavoro per i suoi ragazzi e rincorre per loro condizioni migliori facendo scuola e cercando di dare un tetto a chi non ne ha. Nel maggio 1847 ospita nelle tre stanze che ha acquistato nel quartiere basso di Valdocco, e dove abita con sua madre, un ragazzotto immigrato dalla Valsesia.

Dopo il ragazzo della Valsesia, ne arrivano altri sei, i soldi incominciano a diventare un grosso problema per Don Bosco e lo saranno per tutta la vita! La sua prima benefattrice non è un benestante ma sua madre Margherita, povera, di 59 anni che ha lasciato la sua casa ai Becchi per venire a fare da madre ai ragazzi di suo figlio. Preparando loro del cibo caldo, rattoppando i vestiti e insegnandoli ad amarsi, dopo aver venduto tutto quello che aveva: l’anello, gli orecchini, la collana che fino allora aveva custodito gelosamente.

I ragazzi ospitati da Don Bosco diventano 36 nel 1852, 115 nel 1854, 470 nel 1860, 600 nel 1861, fino a toccare il tetto degli 800. E tra quei ragazzi qualcuno chiede di diventare come lui, di spendere la vita per gli altri ragazzi in difficoltà. Nascerà così la Congregazione Salesiana. I primi a farne parte sono Michelino Rua, Giovanni Cagliero (che diventerà cardinale), Giovanni B. Francesia.

Don Bosco incomincia a stipulare contratti tra i suoi ragazzi firmandoli egli stesso e il datore di lavoro obbligando quest’ultimo a impegnarli solo nel loro mestiere. I padroni picchiavano, e Don Bosco esige che le correzioni siano fatte solo a parole.

Nell’autunno del 1853 Don Bosco inizia nell’Oratorio di Valdocco i laboratori dei calzolai e dei sarti sistemati in un locale strettissimo, accanto al campanile della chiesa che ha appena costruito. Dopo i calzolai e i sarti vengono i legatori, i falegnami, i tipografi, i meccanici: laboratori per gli orfani e i ragazzi totalmente poveri e abbandonati. Per questi suoi laboratori che presto vengono trapiantati in tutte le opere salesiane fuori Torino, Don Bosco inventa un nuovo genere di religiosi: i coadiutori salesiani. Di uguale dignità e diritti dei preti e chierici, ma specializzati per le scuole professionali.

Negli anni che seguono, con un lavoro a volte estenuante, Don Bosco realizza opere importanti. Accanto ai Salesiani fonda l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e i Cooperatori Salesiani (ora Salesiani Cooperatori). Costruisce il santuario di Maria Ausiliatrice in Valdocco e fonda 59 case di Salesiani in sei nazioni. Inizia le Missioni Salesiane inviando preti, coadiutori e suore nell’America Latina. Pubblica e scrive lui stesso collane di libri popolari per la gente cristiana e i ragazzi del popolo. Inventa un sistema di educazione familiare, fondato su tre valori: Ragione, Religione, Amorevolezza.

Ben presto tutti riconoscono quello di Don Bosco “il sistema ideale” per educare i giovani. Quando qualcuno gli elenca le opere che ha creato, Don Bosco dice: “io non ho fatto niente. E’ la Madonna che ha fatto tutto”. Morì all’alba del 31 gennaio 1888. Ai Salesiani che vegliavano attorno al suo letto, mormorò nelle ultime ore: “Vogliatevi bene come fratelli. Fate del bene a tutti, del male a nessuno… . Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso”.

A distanza di oltre cento anni Don Bosco ha un messaggio da rivolgere ad ogni giovane: “Io ero una persona come te. Ho voluto dare un senso pieno alla mia vita. Con l’aiuto di Dio ho rinunciato ad avere una famiglia mia per diventare papà, fratello, amico di chi non aveva papà, fratelli, amici.”

Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
FEDERAZIONE ISPETTORIALE PUGLIESE

Contact Info

Via Martiri d'Otranto 65 - C/o Opera Salesiana Redentore

Telefono: 080.57.50.111

Fax: 080.57.50.179

Web: Vai alla pagina contatti