Dalla potatura al frutto della Pasqua – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
Exallievi ed Exallieve di Don Bosco - Puglia

Dalla potatura al frutto della Pasqua

di Don Giuseppe Ruppi

///Dalla potatura al frutto della Pasqua

Dalla potatura al frutto della Pasqua

In questi tempi e nelle nostre regioni ferve, nei vigneti, la potatura. Gesù, attento osservatore della vita quotidiana, prende spunto dal lavoro del vignaiolo, per poter dire ai suoi discepoli che così fa il Padre con i suoi amici: li pota come ha fatto Lui stesso!

Fulcro dell’Anno Liturgico, come ci viene ricordato nell’Annuncio proclamato durante la Solennità dell’Epifania, è il Triduo del Signore crocifisso, morto e sepolto che culminerà con il giorno radioso della Resurrezione. Poiché l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale.

Indicazioni storiche

Il mistero pasquale, posto come fondamento di tutto il culto cristiano, viene attualizzato nella liturgia, in modo particolare nel sacramento del battesimo, per il quale si compie nei fedeli la morte-Risurrezione di Cristo, e nell’Eucaristia che ripresenta la vittoria e il trionfo di Cristo sulla morte.

L’espressione «mistero pasquale» si incontra per la prima volta nell’Omelia sulla Pasqua di Melitone di Sardi, datata tra il 165 e il 185.

Il termine Pasqua è invece molto più antico, è la traslitterazione greca dell’aramaico paschà e dell’ebraico pesah. Sembra che originariamente il termine volesse indicare la danza rituale che si svolgeva in occasione del primo plenilunio di primavera. Veniva e viene celebrata dagli Ebrei il 14 del mese di Nisan (Marzo-Aprile) con la luna piena che può verificarsi dal 22 marzo al 25 aprile. La festa è celebrata in primavera perché all’inizio di quella stagione Israele uscì dall’Egitto, ed è festa notturna, perché l’esodo ebbe luogo in una notte rischiarata dalla luna piena.

Indicazioni riguardanti la celebrazione di una festa di Pasqua dei cristiani si ha in 1Cor 5,7-8 e nella prima lettera di Pietro, considerata un’omelia pasquale e battesimale. La celebrazione liturgica della Pasqua si è sviluppata a partire dalla veglia pasquale, la quale commemorando la Notte Santa in cui Cristo è risorto, è considerata “la madre di tutte le sante veglie”. La Pasqua non è solo un ricordo, la celebrazione di un passato che essa si appropria e che rivive sacramentalmente, ma è una realtà viva e nuova, promessa e speranza, celebrazione anticipata della liberazione totale.

La Liturgia del Triduo Pasquale

Le celebrazioni del triduo sacro iniziano con la Messa vespertina In Coena Domini, che commemora un triplice mistero: l’istituzione della Sacra Eucaristia, l’istituzione del sacerdozio e l’amore infinito di Cristo manifestata ai suoi discepoli nel Cenacolo con l’espressione del comandamento dell’Amore. Al termine della celebrazione, l’Eucaristia, che tornerà ad essere celebrata solo nella Veglia pasquale, viene portata in solenne processione e deposta sull’altare della reposizione.

Nel Venerdì Santo viene commemorata la passione e morte del Signore, un giorno questo estremamente espressivo dal punto di vista teologico e liturgico. La Chiesa rimembra il sacrifico del suo Cristo, Agnello senza macchia condotto al patibolo della croce, dal cui fianco squarciato è stata generata. La croce, segno di morte e sofferenza, viene adorata: da strumento di umiliazione si trasforma in trono di gloria.

In questo giorno, seguendo un’antichissima tradizione, non si celebra l’eucaristia, ma i fedeli sono chiamati a riunirsi per la celebrazione della Passione del Signore. Per quel che riguarda la liturgia della parola, essa prevede tre letture (il Vangelo della Passio è quello di Giovanni) e la preghiera universale. Mentre la distribuzione della comunione avviene con le ostie consacrate la sera prima.

Il Sabato Santo, chiamato anche grande sabato dai cristiani d’Oriente, o giorno dell’attesa, onora il riposo di Cristo nel sepolcro, la sua discesa agli inferi e l’incontro con quanti attendevano l’apertura delle porte del cielo. La Chiesa in questo giorno, apparentemente “morto”, liturgicamente parlando, non conosce nessuna celebrazione, eccezion fatta per la Liturgia delle Ore.

Nella Veglia Pasquale, considerata da Sant’Agostino la «Madre di tutte le veglie», notte in cui Cristo vince definitivamente la morte, la Chiesa è in vigilante attesa della Resurrezione del suo Signore per poi celebrarla attraverso i sacramenti del battesimo, cresima ed eucaristia.

La veglia va celebrata dopo l’inizio della notte e prima dell’alba della domenica. Essa è dunque il centro del triduo e dà inizio al tempo pasquale.

A livello puramente teologico, la veglia pasquale racchiude insieme il mistero di Cristo salvatore e quello del cristiano salvato. Al giorno d’oggi la veglia è formata da quattro riti caratterizzati da una forte matrice simbologia: il lucernario o liturgia della luce, la liturgia della parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica.

La liturgia della luce simboleggia Cristo, luce del mondo, che con la sua morte e la sua risurrezione vince le tenebre del peccato e del male.

Questo particolare spazio della liturgia consiste nella benedizione del fuoco, la benedizione e l’accensione del cero, la processione con il cero e il canto del preconio pasquale. La Liturgia della parola prevede ben nove letture: sette delle quali tratte dall’Antico Testamento che sviluppano i temi della storia della salvezza: la creazione, il sacrifico di Abramo, il passaggio del Mar Rosso, la nuova Gerusalemme. Alla fine di ogni lettura, accompagnata da un salmo responsoriale, c’è un’orazione che spiega il significato dei testi alla luce del mistero di Cristo. Invece le letture del Nuovo Testamento sono focalizzate sul tema del battesimo, sacramento della partecipazione alla morte e resurrezione di Cristo. Il Vangelo proclama i fatti della mattina della domenica di Pasqua.

La veglia pasquale è da sempre considerata come luogo proprio del battesimo. Il rito consiste nelle litanie, a cui fa seguito la benedizione dell’acqua. In caso in cui ci fossero dei battesimi, il rito del battesimo verrebbe celebrato in quel preciso momento insieme alla rinnovazione delle promesse battesimali.

La veglia raggiunge il suo apice con la liturgia eucaristica, ripresentazione sacramentale del sacrifico pasquale di Cristo. L’orazione sulle offerte mette in relazione l’eucaristia con la vita nuova che nasce dai sacramenti pasquali. Il prefazio focalizza l’attenzione sul mistero pasquale della morte e glorificazione di Cristo e l’orazione dopo la comunione contempla l’eucaristia come sacramento pasquale che dona e richiede la carità fraterna universale. La potenza creatrice della «Pasqua», con cui Dio chiama ogni uomo all’esistenza e gli affida una missione nella vita, possa aiutarci a rotolare la pietra del sepolcro della nostra vita riconoscendo che Lui è vivo, ora e sempre. Solo così anche noi potremo sentir pronunciare il nostro nome come lo sentì Maria di Magdala la mattina di Pasqua.

By |2018-03-30T17:38:27+00:00marzo 29th, 2018|Exallievi, Federazione Pugliese|Commenti disabilitati su Dalla potatura al frutto della Pasqua
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