Cortile e confini del mondo – Exallievi ed Exallieve di Don Bosco

Il mio cortile e i confini del mondo

di Don Enrico Peretti, sdb

//Cortile e confini del mondo

Cortile e confini del mondo

Nasce sempre come un’esperienza bella. Nasce con la gioia dei risultati raggiunti, degli obiettivi perseguiti con costanza, della fatica quotidiana e del lavoro ben fatto. Ti trascina verso il desiderio di garantire ciò che hai ottenuto, per i tuoi cari, per gli amici, per quelli che sono come te. E tiri su dei muri a difesa di quanto raggiunto. Ma in un mondo sempre più plurale il bene non condiviso inacidisce, crea disagi e fa nascere scontri.

La storia lo racconta con l’interminabile sequenza di guerre e conflitti regionali e locali.

In un tempo in cui la comunicazione tra gli uomini è resa possibile da tutte le tecnologie e quello che accade a migliaia di chilometri è immediatamente sui nostri schermi, molti si fermano a contare solo i propri piccoli vantaggi.

Probabilmente anche gli inglesi dopo l’ubriacatura dell’orgoglioso referendum che ha prodotto la Brexit tornerebbero volentieri indietro a ricucire i rapporti con l’Europa che è si caotica ed invadente, ma che si presenta come l’unica identità possibile in un mondo globalizzato.

L’economia e gli spostamenti cercano facilitazioni, non confini e muri. Eppure continuano i richiami e le tentazioni di isolarsi, di staccarsi, di rendersi autonomi.

La Catalogna ha sicuramente una storia e una cultura particolare all’interno della Spagna.

Ha diritto sicuramente a chiedere una maggiore garanzia per la propria identità ma a quale costo se staccarsi dal governo centrale la metterebbe fuori dall’Europa, chiederebbe nuovi confini e barriere doganali, provocherebbe (come  ha già fatto!) la fuga di aziende e produzioni. Meglio il dialogo che favorisca condizioni diverse che muri invalicabili e guerre di confine. Ho preso l’esempio più palese ai nostri giorni, ma potremmo descriverne tanti di movimenti indipendentisti, dal referendum in Lombardia e in Veneto, ai tanti localismi della nostra bella Italia, dove sembrano più forti le voci di chi cerca ciò che divide, non ciò che unisce.

Non è un discorso politico il mio, anche se ogni politica si sostanzia di scelte più profonde.

Se ogni uomo è mio fratello perché come me è figlio di Dio, come posso escluderlo dal bene che io vivo? Certo sarà necessario dare delle regole, porre dei controlli perchè nessuna struttura umana si regge senza di esse, ma alla base di tutto c’è una giustizia che è distribuzione dei beni della terra che è di Dio.

In questi giorni in cui la nostra coscienza è coinvolta in giudizi seri sulla realtà che tra referendum ed elezioni ci proporranno diversi modelli di sviluppo, dalla chiusura egoista di tanti paesi dell’est e del nord, dall’Austria all’Ungheria, ai localismi di movimenti “nordisti” in Italia, al desiderio autonomista di chi non vuole condividere il suo bene, e vuole il suo cortile come confine del mondo, cerchiamo di pensare che nella Bibbia le categorie dei poveri sono quelle che anche oggi bussano alle nostre porte, e sono quelle dei profughi, degli orfani e delle vedove, poveri allora come poveri oggi.

E se davvero come sarebbe giusto dobbiamo “aiutarli a casa loro” ci sia una responsabile condivisione di beni non solo un allontanamento del problema, quasi a voler nascondere la polvere sotto il tappeto. L’esperienza cristiana raccontata dagli Atti degli Apostoli partiva proprio dalla corresponsabilità con le chiese sorelle per cui Paolo invocava collette e solidarietà. Il cristiano di oggi a fronte della complessità è chiamato a rispondere allo stesso modo, con la solidarietà.

Dobbiamo seminare questa carità in tutte le aggregazioni cui apparteniamo per evitare di chiuderci nel nostro piccolo benessere quando alle porte di casa si muore di fame.

Ieri in una periferia di Roma ho visto un dignitoso vecchietto (in realtà avrà avuto solo qualche anno più di noi ma era segnato dalla vita…) cercare qualcosa di utilizzabile tra i resti del mercato della verdura. Mi sono avvicinato è ho raccolto per lui un po’ di verdura acciaccata. Mi ha detto che gli spiaceva fossero gettati dei beni ancora commestibili. Mi sono commosso per la dignità di chi non voleva esporre il suo bisogno. Gli ho lasciato dieci euro che avevo in tasca. Ha ringraziato con gli occhi lucidi e mi ha stretto la mano.

Quanto è piccolo anche il mio cortile quando non vedo o non mi accorgo di tanta povertà!

Ma quanto è piccola la mia comunità, la mia nazione se è contenta solo di allontanare il problema dei poveri e non si attiva per risolverlo!

Chiediamo al Signore occhi per vedere, cuore per amare e braccia per accogliere.

Si può cominciare da casa nostra.

Un abbraccio e un ricordo a Maria nel mese del Rosario.

In questo gli  exallievi sono  esemplari con  lo straordinario impegno missionario cui sono dedicati.

 

     

By | 2017-10-31T23:14:52+00:00 ottobre 24th, 2017|Exallievi|Commenti disabilitati su Cortile e confini del mondo
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